Category Archives: Arte

Consigli a un aspirante scrittore, Virginia Woolf

Ecco l’ennesima furbata editoriale.

Intitolare una raccolta di scritto di Virginia Woolf “consigli a un aspirante scrittore”. La Woolf non ha mai scritto un manuale di self-help libresco, allora, siccome questi manuali vendono, la Bur si è “inventata” questa raccolta di scritti.

La maggior parte sono tratti dal diario della scrittrice, poi c’è una parte tratta da “Una stanza tutta per sé”, e infine, altri saggi. La Woolf scriveva a manetta, qualcosa da pubblicare sotto forma di “consiglio a uno scrittore esordiente” si trova sempre.

Basta suddividere gli scritti in tre parti:

  • Leggere: A) come si legge un libro; B) i libri degli altri
  • Scrivere: A) lettera a un giovane poeta; B) Vita di una scrittrice
  • Pubblicare: A) una stanza tutta per sé; B) editori, lettori, critici

Qualcosa della Woolf che si possa far rientrare nei titoli di cui sopra si trova sempre.

Che poi la lettura del risultato di questa scelta sia interessante e meritevole, è un altro discorso. Non mi piacciono le furbate editoriali. Anche perché quasi tutti i testi di questo libretto li avevo già letti.

Ma cosa vogliamo farci: l’industria editoriale è, appunto, un’industria. Serviamoci di un docente di Letteratura inglese presso l’Università di Trieste (Roberto Bertinetti) per selezionare i testi, e questo libretto da 5,90 euro si venderà senza tanta fatica.

E infatti l’ho comprato io…

Advertisements

2 Comments

Filed under Arte, authobiographies, autobiografie, book, Libri & C., Saggi, scrittori inglesi

L’opinione di Virginia Woolf sui blog letterari @BUR_Rizzoli

Bè, non proprio specificatamente sui blog letterari… piuttosto, sulla critica non professionale in genere.

La Woolf si chiede se non sarebbe più saggio

permettere ai critici, le autorità della biblioteca in toga ed ermellino, di decidere per noi la questione del valore assoluto di un libro.

E si risponde da sé: è impossibile. Perché il nostro giudizio sul libro non può che passare attraverso le emozioni. Apprendiamo attraverso ciò che sentiamo.

E poi…

come lettori abbiamo lo stesso le nostre responsabilità, e anche la nostra importanza. I modelli che ergiamo e i giudizi che formuliamo s’intrufolano nell’aria e diventano parte dell’atmosfera che gli scrittori respirano mentre lavorano. (…)

Se dietro gli spari casuali della stampa l’autore sentisse che c’è un altro tipo di critica, l’opinione di persone che leggono per amore di legger, con calma e non per professione, e giudicano con grande simpatia, ma anche con grande severità, non potrebbe questo migliorare la qualità del suo lavoro? E se grazie a noi i libri diventassero più forti, più ricchi e più vari, allora sarebbe un fine che varrebbe la pena perseguire.

Dunque, ben vengano i blog letterari.

Il problema, semmai, è che ci son pochi lettori. E i molti non lettori fanno sentire i lettori come “patologici” (è l’accusa che mi è stata rivolta ieri perché mi piacciono i libri).

(V. “Consigli a un aspirante scrittore”, Virginia Woolf a cura di Roberto Bertinetti, BUR)

 

 

1 Comment

Filed under Arte, authobiographies, book, Libri & C., scrittori inglesi

Elogio della letteratura, Bauman/Mazzeo @Einaudieditore

 


image

Zygmunt Bauman ci ha lasciato quest’anno: era un autore prolifico, esponente di una sociologia fuori dagli schemi, lontana dalla disciplina accademica tutta dedita ai numeri e alle statistiche.

Credo che non ci sarebbe potuto essere un ricordo più gentile, di questo libro, scritto a quattro mani col suo amico Riccardo Mazzeo.

E’ un dialogo sul rapporto tra sociologia e letteratura, che pur condividendo gli la struttura discorsiva e molti degli scopi (l’analisi dell’uomo), spesso sono viste come due discipline lontane, quando non antitetiche, visto che la prima mira a farsi definire come scienza, mentre la seconda rientra senza dubbio nel campo delle arti.

Il colloquio tra Mazzeo e Bauman verte sì sulla relazione tra le due discipline, ma finisce per toccare argomenti apparentemente molto lontani: dalla figura del padre, alla twitteratura, dalla perdita degli intercessori all’homo consumens.

Essendo un saggio breve (appena 136 pagine) non si può riassumerlo in modo valido, perché ogni frase è pregna di significati e rimandi; ma un messaggio si può cercare di trasmetterlo: è che la letteratura, per quanto dotata di un potere salvifico, da sola non può risolvere i problemi di una società, esattamente come un insegnante singolo (che sia un Affinati o un Bergoglio) non possono risolvere i problemi della povertà e dell’ignoranza.

Risulta qui essenziale la distinzione tra troubles (i problemi che ognuno di noi vive nella propria quotidianità) e gli  issues (i problemi comuni a tutti gli esseri umani che possono essere affrontati solo tramite azioni collettive).

Notevole è poi l’elenco degli autori che, nel corso del dialogo, vengono menzionati: si passa da Nietzsche a Kafka a Kraus ad Alberto Garlini a Jonathan Franzen a Luigi Zoja alla Nussbaum ecc….

Insomma, anche se a volte un po’ troppo colto, è sicuramente una lettura stimolante.

Leave a comment

Filed under Arte, automiglioramento, book, Interviste, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani, scrittori polacchi

Come un fucile carico, Lyndall Gordon @FaziEditore

Questa non è una biografia come ce ne sono tante: il suo scopo non è quello di proporci una lista dei fatti della vita di una poetessa, quanto di farci riflettere sulla difficoltà di capire CHI c’è dietro un nome famoso e, a volte, riverito. In questo caso, parliamo di Emily Dickinson.

Si parte, certo, dai fatti. Almeno da quelli che si possono appurare, coi dovuti limiti posti dal tempo.

Emily Dickinson ha avuto una vita ritiratissima, forse ciò ha contribuito in parte a creare la sua leggenda. Per motivi che la Gordon cerca di appurare, la poetessa non usciva mai dalla sua stanza: comunicava con pochi amici e parenti selezionati tramite pizzini, cartine, brevi messaggi annotati su qualunque tipo di supporto cartaceo le capitasse in mano. Ma era una poetessa: in questi stralci di carta non ci troviamo liste della spesa o elenchi di cose da fare: tutto è transunstanziato in immagini, a volte oscure.

Poi c’erano le lettere, e le poesie a tutto tondo: ad un certo punto, la poetessa ha iniziato a raccoglierle in libricini fatti a mano da lei stessa.

Ma quando è morta, sono cominciate le difficoltà.

Chi era Emily Dickinson? Chi ne ha tramandato la figura?

Dopo la sua morte, è iniziata una faida all’interno della sua famiglia per accaparrarsi il diritto di trasmettere ai posteri la verità sulla poetessa. Da un lato, sua cognata Sue, moglie dell’amato (ma anche criticabile) fratello Austin: Sue aveva costruito con Emily un rapporto molto forte, ma tale rapporto non è sempre giunto fino a noi, perché messo in ombra tramite omissioni e bugie, dall’amante di Austin, Mabel.

Attenzione: Mabel non era quella cacciatrice di dote che si potrebbe pensare. Voleva sì elevarsi socialmente, ma nonostante fosse una fedifraga, è a lei che si deve l’enorme lavoro di raccolta e sistemazione delle carte di Emily Dickinson (e solo se costretta ammetteva di non averla mai vista in viso).

Poi c’era la vera sorella di Emily, Lavinia, che nonostante volesse davvero bene alla poetessa, si è lasciata trascinare un po’ dalle due parti in lizza.

Nonostante tutto quello che le parti in causa hanno scritto su Emily Dickinson, molti sono stati i silenzi. Secondo la teoria di Lyndall Gordon, il primo importantissimo silenzio riguardava il motivo per cui la Dickinson non usciva mai di casa: soffriva di epilessia. Nella seconda metà dell’Ottocento, questa era una malattia vergognosa, soprattutto per le donne, che si doveva nascondere a tutti i costi. Si è spesso certato di travisare la verità scrivendo che la poetessa rimaneva segregata per via di un amore deluso…

Si è anche trasmessa un’idea della poetessa come donna eterea, senza bisogni fisici, quasi. Cosa che non era vera, e la Gordon ce lo spiega.

Altro grande silenzio, era la relazione tra Mabel e Austin Dickinson: chi ne ha fatto le spese, però, è stata solo Mabel, perché Austin era un avvocato importante di una famiglia importante (insomma: era un uomo); è interessante seguire pagina per pagina come si evolve un processo tra la famiglia Dickinson e Mabel senza che l’adulterio (doppio) venga mai pronunciato.

La faida è continuata anche nella seconda generazione. Le persone, gli esseri umani, si lasciano accecare dalle emozioni. Per decenni le debolezze umane hanno dato un’immagine della Dickinson poco veritiera.

Io non leggo poesia. Le poche che ho letto in questa biografia non le avrei capite se non ci fosse stata una spiegazione della Gordon.

Mai come in questa biografia mi sono trovata davanti alle prove dell’inconoscibilità dell’essere umano.

Non mi lamenterò se finalmente

quelli che ho amato qui

avranno il beneficio di capire

il motivo per cui li evitai tanto –

Svelarlo allevierebbe questo cuore

ma strazierebbe il loro –

 

 

1 Comment

Filed under Arte, biographies, book, Libri & C., Poetry, Scrittori americani

Jack London e Philip Roth @Einaudieditore @MinimumFax

Scrittori di narrativa non ne conosco, di persona. Ne incontro qualcuno alle presentazioni dei libri, ma ci sono sempre due principali ostacoli a una chiacchierata approfondita, anzi, tre:

  • Intervistatori non sempre all’altezza. Una volta un giornalista ha chiesto a Falcones perché sulle sue copertine c’era sempre una sfumatura di un certo colore in basso…
  • Certi spettatori si dilungano così tanto con le loro domande da farmi pensare che abbiano anche loro, da qualche parte, un libro da presentare.
  • Di solito la conversazione deve restare limitata all’ultimo titolo uscito, bisogna farlo per la libreria che ti ospita, e che ha preparato una pila di volumi in entrata, appena davanti alla porta a vetri.

Ma nella contemporaneità, dubito che anche se mi trovassi davanti a uno scrittore in carne ed ossa potrei spremergli grandi perle di saggezza. Un po’ perché io sarei così intimidita da non riuscire a spiaccicar domanda, un po’ perché gli scrittori ne hanno le palle piene di fan che gli fanno domande.

Gli scrittori devono scrivere. Tutto il resto è pubblicità.

Ecco perché ho adorato queste due brevi letture.

Pronto soccorso per scrittori esordienti, di Jack London

London non le mandava a dire. Bersagliato da manoscritti di sconosciuti, rispondeva chiaro e tondo cosa andava e, soprattutto, cosa non andava. Da queste lettere, comunque, si vede che la massa di gente pronta a vivere dei proventi derivanti dalla scrittura è sempre stata abbondante, ieri come oggi. Riporto solo una frase:

Non è possibile che lei, a vent’anni, sia riuscito a mettere tanto lavoro nella scrittura da meritare il successo in questo campo. Lei non ha ancora cominciato il suo apprendistato.

Libretto caustico ma trascinante, che martella sul bisogno di farsi una solida base “lavorativa” prima di pensare di poter vivere di parole. Ho avuto solo delle difficoltà a capire il senso dell’introduzione di Giordano Meacci…

Chiacchiere di bottega, di Philip Roth

Che visione, Philip Roth che passeggia per la fabbrica di prodotti chimici insieme a Primo Levi, o di lui che va a trovare Edna O’Brien mentre lei sta firmando qualche migliaio di copie del suo ultimo libro.

Sentite, ad esempio, cosa gli dice Kundera:

Il romanziere insegna alla gente a cogliere il mondo come una domanda. (…) In un mondo fondato su sacrosante certezze il romanzo muore. Il mondo totalitario, sia esso fondato su Marx, sull’islam o su qualunque altra cosa, è un mondo di risposte e non di romande, in esso non c’è posto peri il romanzo.

Che sia questa una delle ragioni per cui la gente legge così poco in Italia?

 

Leave a comment

Filed under Arte, authobiographies, autobiografie, book, Libri & C., Saggi, Scrittori americani, Scrittori israeliani, Scrittori italiani

Per me non esiste altro – Bernard Malamud @minimumfax

Ah, che belli questi librettini brevi ed intensi… Ogni riga di Malamud va letta e riletta e appuntata da qualche parte come promemoria perenne.

Malamud deve essere uno scrittore interessante, e non mancherò di leggere qualcosa di suo, ma complimenti anche a Francesco Longo che ha estrapolato queste perle di saggezza da tutta la produzione saggistica, dalle interviste e dalle lezioni di scrittura di Malamud, e le ha poi raggruppate in blocchi tematici:

  • La vocazione. Davanti al foglio bianco
  • Manuale di scrittura
  • Elogio dell’immaginazione
  • Moralità della scrittura
  • Contro i vizi
  • Il racconto e la poesia
  • Scrivere la propria vita
  • Scrivere l’ebraismo
  • Simboli, significati, letture

I consigli di Malamud sono da prendere come tutti gli altri consigli sulla scrittura: ognuno deve adattarli a sé. Per esempio, questo scrittore ammette di aver assolutamente bisogno di una scaletta prima di iniziare a scrivere e lo consiglia a tutti. Ma, solo per fare un esempio, Murakami inizia a scrivere senza scalette e poi vede come va…

Credo che questo libretto sia utile soprattutto per la dose di fiducia che ti dà; quando ad esempio ti dice “Mi dispero nel rileggere quasi tutte le prime stesure” oppure “occorre essere pazienti con quello che ci si aspetta che diventi una volta completata”, capisci che la fase del “ho scritto una ciofeca” la attraversano anche gli scrittori famosi!

Sono più di vent’anni che scrivo e certe volte, per una ragione o per l’altra, mi va così male che mi passa la voglia di continuare. Ma allora non faccio altro che riposarmi un po’ e poi passo a un altro racconto.

E poi mi piace molto la sua concezione della scrittura come mezzo per capire se stessi. Non si scrive per il mercato! Insomma, niente è obbligatorio per lo scrittore, tranne che scrivere bene, e se scrivi bene, anche se magari non diventerai miliardario, potrai mangiare con le parole.

Da leggere.

1 Comment

Filed under Arte, book, Libri & C., Saggi, Scrittori americani, Scrittori italiani

Intervista all’autore Alec Nevala-Lee: scrivere e scrivere sul blog, ogni giorno

Scrivere o postare quotidianamente sul blog, richiede disciplina. Prendiamo ad esempio Alec Nevala-Lee, che pubblica 500 parole ogni giorno su una vasta gamma di argomenti, dall’arte letteraria alla cultura pop. (…)  

Nel tuo primo post di cinque anni fa, avevi scritto che il tuo blog si sarebbe concentrato sul processo della scrittura, sul romanzo, sull’arte e sulla cultura. E’ bello vedere che non ti sei spostato dal tuo programma iniziale. Questo tuo approccio al blog ha avuto successo? Come si è evoluto, e come sei evoluto tu, in questo periodo?

E’ divertente ammetterlo adesso, dopo che ho scritto post ogni
giorno per cinque anni, ma ho preso la decisione di focalizzarmi
sulla scrittura dieci minuti prima di pubblicare il mio primo posto.
Ho messo su il sito in quattro e quattr’otto per promuovere l’ultimo
romanzo che avevo pubblicato, The IconThief, e solo quando ero pronto per lanciarlo lessi una lista di suggerimenti, di cui uno in particolare suggeriva ai blogger
di concentrarsi su un argomento specifico. (…) Non credo che questo
blog sarebbe andato così bene – in termini di audience o di
freschezza del materiale – se non mi fossi attenuto a questa
regola. E’ inoltre sintomatico il fatto che il mio primo post non
menzionasse la creatività, che emerse invece come aspetto principale
del blog; questo perché il problema di trovare nuove idee è quello
con cui mi confronto giornalmente. (…)

Come scrittore, quali sono stati i vantaggi di tenere un blog?

Ad essere sincero, dal punto di vista strettamente commerciale, i
vantaggi sono stati piuttosto modesti. A occhio e croce, basandomi
solo sull’audience del mio blog, ho venduto forse alcune dozzine dei
miei romanzi, il che non è molto, considerando il tempo e lo sforzo
impiegati. Ma sotto un punto di vista meno tangibile, il payoff è
stato enorme. Pubblicare cinquecento parole al giorno mi ha costretto
a imparare tutta una serie di trucchetti e di conseguenza sono
diventato più efficiente in ogni altro aspetto della mia vita
lavorativa. (…) Su un livello più immediato, alcune opportunità di scrittura mi
arrivano quando un post attira l’attenzione di qualcuno, e tra i
commenti al blog ce ne sono alcuni di personaggi famosi. Mi sono
costruito una piccola comunità di lettori regolari i cui punti di
vista mi sono di grandissimo aiuto.

Scrivi fiction e nonfiction, passando per  fantascienza, l’arte, la cultura pop e molto di più. Hai una zona di comfort? O ti piacciono tutti i generi?

In un certo senso, il fatto che io lavori con una ampia gamma di
generi e formati è una conseguenza dell’incertezza di uno scrittore
freelance: per sopravvivere, devi essere pronto a prendere tutto
quello che ti arriva. Ma mi piace sia la fiction che la nonfiction,
così evito di esaurirmi su un unico filone. Piuttosto, scrivere
romanzi è quello che mi spinge più di tutto lontano dalla mia
comfort zone, anche se di fatto è quello che faccio per vivere. I
saggi e le recensioni in confronto sono facili, mentre la scrittura
di racconti si situa più o meno a metà tra questi due estremi.

Da blogger attivo: può succedere che la  scrittura del blog ti distragga dai tuo romanzi e dai tuoi progetti a  lungo termine?

Al momento, qualsiasi distrazione possa portarmi il blog è minima
in confronto ad altri fattori della mia vita – in particolare, in
confronto al fatto che ho una figlia di tre anni. Ma è un bene che
io sia diventato più disciplinato: quando ho iniziato, impiegavo due
ore o più su un post, mentre ora non ci metto più di un’ora, tra
l’abbozzo e la fase finale dell’articolo. (…)

Quali sono i post del blog che vanno meglio?

Mi piacerebbe saperlo! (…)  La risposta più corretta è che non lo so, a parte il fatto che i post tendono a venir letti di più se rispettano i temi dichiarati dal
blog.

Cosa o chi stai leggendo in questo momento? (…)

Sono un grande fan di The A.V. Club, in particolare del lavoro di Will Harris (…)
Molti nuovi users creano blog e siti su WordPress.com ogni giorno. Puoi dare un consiglio agli scrittori che vogliono usare i blog come piattaforma per promuovere i loro lavori?
Oltre ai soliti suggerimenti — che si possono riassumere in “sii
utile, sii visibile, sii attivo” — Ho imparato ch epuò essere
utile mantenere un format relativamente fisso, che minimizzi il
numero di decisioni che devi prendere ogni giorno. Se guardate il mio
blog, vedrete che l amaggior parte dei miei post segue una struttura
di base simile, che ho consolidato dopo circa un anno di esperienza:
un’immagine, due paragrafi, un’altra immagine e altri due paragrafi,
sempre più o meno della stessa lunghezza, quella necessaria per
approfondire a sufficienza l’argomento di cui voglio parlare: è
tutto abbastanza conciso per esser scritto, corretto e pubblicato nel
giro di un’ora (…)
Con così tante piattaforme tra cui scegliere, perché hai scelto WordPress.com?

All’inizio sono stato attirato da WordPress.com perché offriva
una piattaforma pulita, diretta e flessibile per il tipo di blog che
volevo creare, e questo vale ancora oggi. Quello che mi fa restare
qui, tuttavia, è la community. Negli anni ho acquisito un buon
numero di lettori e followers, e molti continuano ad arrivarmene ogni
giorno (…)
Nel tuo primo post di cinque anni fa, avevi scritto che il tuo blog si sarebbe concentrato sul processo della scrittura, sul romanzo, sull’arte e sulla cultura. E’ bello vedere che non ti sei spostato dal tuo programma iniziale. Questo tuo approccio al blog ha avuto successo? Come si è evoluto, e come sei evoluto tu, in questo periodo?

E’ divertente ammetterlo adesso, dopo che ho scritto post ogni giorno per cinque anni, ma ho preso la decisione di focalizzarmi sulla scrittura dieci minuti prima di pubblicare il mio primo posto. Ho messo su il sito in quattro e quattr’otto per promuovere l’ultimo romanzo che avevo pubblicato, The Icon Thief, e solo quando ero pronto per lanciarlo lessi una lista di suggerimenti, di cui uno in particolare suggeriva ai blogger di concentrarsi su un argomento specifico. (…) Non credo che questo blog sarebbe andato così bene – in termini di audience o di freschezza del materiale – se non mi fossi attenuto a questa regola.

E’ inoltre sintomatico il fatto che il mio primo post non menzionasse la creatività, che emerse invece come aspetto principale del blog; questo perché il problema di trovare nuove idee è quello con cui mi confronto giornalmente. (…)

Come scrittore, quali sono stati i vantaggi di tenere un blog?

Ad essere sincero, dal punto di vista strettamente commerciale, i vantaggi sono stati piuttosto modesti. A occhio e croce, basandomi solo sull’audience del mio blog, ho venduto forse alcune dozzine dei miei romanzi, il che non è molto, considerando il tempo e lo sforzo impiegati. Ma sotto un punto di vista meno tangibile, il payoff è stato enorme. Pubblicare cinquecento parole al giorno mi ha costretto a imparare tutta una serie di trucchetti e di conseguenza sono diventato più efficiente in ogni altro aspetto della mia vita lavorativa. (…)

Su un livello più immediato, alcune opportunità di scrittura mi arrivano quando un post attira l’attenzione di qualcuno, e tra i commenti al blog ce ne sono alcuni di personaggi famosi. Mi sono costruito una piccola comunità di lettori regolari i cui punti di vista mi sono di grandissimo aiuto.

Scrivi fiction e nonfiction, passando per fantascienza, l’arte, la cultura pop e molto di più. Hai una zona di comfort? O ti piacciono tutti i generi?

In un certo senso, il fatto che io lavori con una ampia gamma di generi e formati è una conseguenza dell’incertezza di uno scrittore freelance: per sopravvivere, devi essere pronto a prendere tutto quello che ti arriva. Ma mi piace sia la fiction che la nonfiction, così evito di esaurirmi su un unico filone. Piuttosto, scrivere romanzi è quello che mi spinge più di tutto lontano dalla mia comfort zone, anche se di fatto è quello che faccio per vivere. I saggi e le recensioni in confronto sono facili, mentre la scrittura di racconti si situa più o meno a metà tra questi due estremi.

Da blogger attivo: può succedere che la scrittura del blog ti distragga dai tuo romanzi e dai tuoi progetti a lungo termine?

Al momento, qualsiasi distrazione possa portarmi il blog è minima in confronto ad altri fattori della mia vita – in particolare, in confronto al fatto che ho una figlia di tre anni. Ma è un bene che io sia diventato più disciplinato: quando ho iniziato, impiegavo due ore o più su un post, mentre ora non ci metto più di un’ora, tra l’abbozzo e la fase finale dell’articolo. (…)
Quali sono i post del blog più letti?

Mi piacerebbe saperlo! (…) La risposta più corretta è che non lo so, a parte il fatto che i post tendono a venir letti di più se rispettano i temi dichiarati dal blog.

Cosa o chi stai leggendo in questo momento? (…)

Sono un grande fan di The A.V. Club, in particolare del lavoro di Will Harris (…)

Molti nuovi users creano blog e siti su WordPress.com ogni giorno. Puoi dare un consiglio agli scrittori che vogliono usare i blog come piattaforma per promuovere i loro lavori?

Oltre ai soliti suggerimenti — che si possono riassumere in “sii utile, sii visibile, sii attivo” — Ho imparato che può essere utile mantenere un format relativamente fisso, che minimizzi il numero di decisioni che devi prendere ogni giorno. Se guardate il mio blog, vedrete che la maggior parte dei miei post segue una struttura di base simile, che ho consolidato dopo circa un anno di esperienza: un’immagine, due paragrafi, un’altra immagine e altri due paragrafi, sempre più o meno della stessa lunghezza, quella necessaria per approfondire a sufficienza l’argomento di cui voglio parlare: è tutto abbastanza conciso per esser scritto, corretto e pubblicato nel giro di un’ora (…)

Con così tante piattaforme tra cui scegliere, perché hai scelto WordPress.com?

All’inizio sono stato attirato da WordPress.com perché offriva una piattaforma pulita, diretta e flessibile per il tipo di blog che volevo creare, e questo vale ancora oggi. Quello che mi fa restare qui, tuttavia, è la community. Negli anni ho acquisito un buon numero di lettori e followers, e molti continuano ad arrivarmene ogni giorno (…)

(Liberamente tradotto e adattato dalla sottoscritta, trovate l’articolo originale qui)

1 Comment

Filed under Arte, Interviste, Libri & C., Scrittori americani