Correre. Al femminile (Alexandra Heminsley)


Non aspettatevi tabelle di allenamento o regimi dietetici per aumentare l’efficacia della corsa: questa è una biografia incentrata sulla corsa, non un manuale.
Alcuni aspetti interessanti:

– In dodici minuti (12), l’autrice, che dall’adolescenza si è sempre considerata una couch potato (poltrona), decide di iscriversi alla maratona di Londra. E quando la corre, arriva alla fine.

– Le tare mentali che si mette in testa per l’acquisto del suo primo paio di scarpe sono prettamente femminili (io non ce le ho, dunque sono un maschio). Lo stesso dicasi per il capitoletto sui cosmetici: smalti scelti ad arte, fondotinta che non si sciolgono col sudore, legacci per capelli & co.

– L’importanza dell’appoggio di amici, parenti e club vari. Per chi ce l’ha.

– Non conoscevo la storia delle prime donne “di corsa”. Negli anni Sessanta, la prima in assoluto, a Boston, ha dovuto correre di nascosto (e ovviamente i suoi tempi non hanno fatto testo). Insomma, anche nella corsa gli uomini ci volevano tenere dietro le tende, con la scusa, stavolta, che la corsa… faceva prolassare l’utero!

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Villa dei cani (Giorgio Chiesura)

Quando ho iniziato a leggerlo, dopo mesi che non prendevo in mano un romanzo, mi son detta: Ah, finalmente un romanzo che mi prende di nuovo!
Belle descrizioni di paesaggi e stati d’animo, mai troppo lunghe né troppo corte. Bella storia (un ex kapò sopravvissuto ai campi di concentramento che torna a casa e che non riesce più a toccare altro essere umano).

Poi però il tema della solitudine e dell’incomunicabilità degli orrori dell’olocausto si incarna nel feticismo spinto agli estremi.
Il protagonista – voce narrante – incontra una ragazzina di campagna che la nonna gli ha mollato là come tuttofare (tutto, nelle intenzioni della donna, e forse anche nelle aspettative della ragazzina). Non riesce a toccarla, sebbene ne sia molto attratto sessualmente, e così finisce col sviluppare l’ossessione di fotografarla nei minimi dettagli. Tutto il giorno a fotografarla.

Il dubbio più grande, e che mi ha fatto sospendere la lettura, è fino a che punto la licenza poetica non sconfini nella pornografia.
Quando mi sono trovata davanti a un passaggio del genere, ad esempio:

Avevo fotografato con insistenza il suo ano, quel piccolo bottone concavo di pelle bruna corrugata, quel foro strettamente chiuso dal suo robusto sfintere, sapendo che dietro a quello, nell’oscurità delle viscere, si svolgeva l’incomprensibile e misterioso processo per cui tutto ciò che le entrava dall’orifizio della bocca si trasformava entro di lei in succhi e linfe vitali, si trasmetteva al suo sangue, nutriva il suo esterno splendore.

Però, io non me ne intendo, di arte.

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Tutto quello che devi sapere per stare da Dio – Candace B. Pert

Il sottotitolo recita: Le basi scientifiche della salute emozionale e psicosomatica.
Non metto in dubbio che l’autrice, neuroscienziata e farmacologa che ha eseguito seri studi sulla cura dell’AIDS, conosca davvero le basi scientifiche della salute emozionale e psicosomatica. Ma di sicuro non ne ha parlato approfonditamente in questo libro, forse l’ha fatto nel libro precedente, Molecole di emozioni.
Parla sì di ricettori di peptidi sulla cellula, di come la vibrazione sia una caratteristica essenziale delle cellule e dei corpi, di come la memoria sia insita non solo nel cervello ma in tutto il corpo (mi ricorda “Il corpo cosciente” di André Cognard), agli effetti fisiologici del perdono e della felicità (il tutto misurato anche in laboratorio su piastre di Petri)… ma mi condisce il tutto con un’enormità di dettagli insignificanti.

Mi spiego: i contenuti suddetti vengono presentati come li ha esposti a vari convegni che ha fatto in giro per il mondo e durante conversazioni con amici. Ne consegue che per pagine e pagine va avanti a parlarmi di come era il tempo il giorno che sono sbarcati a Roma, di che colore aveva i capelli la tipa che ha fatto la tal domanda al tal convegno, cosa stava bevendo mentre parlava con il suo chiropratico, come si sentiva mentre esponeva i suoi risultati alla platea, quanto grandi erano i fiorellini del viale che portava all’auditorium… robe così.

Se compro un libro che parla di psicosomatica, non mi interessa come era il vestito della dottoressa che ha tenuto il discorso prima di lei al convegno!
Mi sono proprio innervosita. Chissà che neuropeptidi mi sono andati in circolo a forza di saltar pagine!!

La mente non è il prodotto di nessun organo, nemmeno del cervello. La consapevolezza è una proprietà dell’intero organismo; (…) Il corpo è la mente inconscia.
(…) il ricordo è immagazzinato in tutto il corpo, non solo nel cervello.
(…) se però i sentimenti vengono repressi, possono portare quello stesso ricordo ben al di sotto della consapevolezza, dove può influenzare percezioni, decisioni, comportamento e anche la salute, tutto inconsciamente.
(…) Proprio come fanno le droghe, le emozioni innescano stati alterati di coscienza, ciascuno con differenti memorie, comportamenti, posture e persino processi fisici.

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Più sane dentro e più belle fuori in modo naturale – Dott.ssa Joey Shulman

Tanto per sfatare le malelingue di quelli che dicono che leggo tanto in materia di nutrizione ma solo libri di una ben definita sponda, premetto che questa dottoressa non è vegana.
E ciononostante non metto in dubbio che il suo sistema funzioni, a livello di salute generale: in America è tutta una questione di estremi, si passa dagli over-size che non riescono ad entrare negli aerei a quelli iper-fissati con la nutrizione e gli smoothies.

Il programma della Shulman si articola in quattro fasi:

1) Cinque giorni per depurarsi: eliminare tutti i cereali, i latticini, la carne rossa, gli zuccheri, assumere probiotici tutti i giorni ai pasti, aumentare il consumo di alimenti ricchi di fitonutrienti, bere otto bicchieri d’acqua o di tè alle erbe al giorno, consumare un cucchiaio di semi di lino macinati al giorno.

2) Alimentazione: si basa sul rispetto delle seguenti proporzioni:
40% carboidrati integrali
30% grassi buoni (non di certo grassi trans o olio di palma!)
30% proteine (magre, non carne rossa o salumi)
ad ogni pasto.

3) Idratazione. E qua uno si aspetta che riprenda il discorso sull’acqua. E invece no: tutto il capitolo è dedicato agli Omega 3 (che secondo l’autrice non bisogna prendere solo dalle noci e dai semi di lino ma anche da certi tipi di pesci, facendo attenzione agli inquinanti).

4) Mantenimento.
Qui si trovano alcuni suggerimenti da applicare per il resto della vita, come: non mangiare dopo le 19, mangiare fino a sentirsi sazi ma non strapieni, fare almeno 4 pasti al giorno, non contare le calorie.

Ma ci sono poi altri tre elementi da integrare nella dieta: sonno, esercizio, felicità.

Ho scoperto che il tempo ideale per addormentarsi dovrebbe essere compreso fra i 10 e i 15 minuti. Se ci metti di più, hai difficoltà ad addormentarti, se ci metti di meno, sei esausto e non avresti dovuto arrivare a questo punto.

In complesso: niente di nuovo.
Noto però che quasi tutti i libri letti sul benessere ultimamente riportano la felicità tra gli elementi importanti della salute.

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Crea il tuo destino – Osho

Non è facile riassumere in due parole in libro del genere, se non dicendo che l’invito costante di Osho è quello di abbandonare le illusioni mentali e di conoscere se stessi. Lo fa raccontandoci delle storie, i cui personaggi sono presi da tutte le maggiori religioni, non perché lui sia “religioso”, ma proprio per farci vedere se la consapevolezza è al di là delle religioni stesse.

(…) i cosiddetti saggi non si avvicinano alla religione: l’oceano è per il fiume ciò che la religione è per l’uomo. La spiritualità presuppone la completa perdita di se stessi nell’esistenza: quella sarà per l’ego una morte estrema. Coloro che si vogliono salvare diventano degli stagni di ego, riuscendo così a non dissolversi nell’oceano dell’essenza divina.

Non è un manuale: ci dice cosa fare, ma non ci dice come. Per esempio: La prima condizione per trovare la verità è l’assenza di paura.
Per non avere paura bisogna meditare. Ma non spiega come meditare, perché questo è al di là degli scopi del libro.

La parte più bella, è quella in cui parla dell’eco. Se tu urli paura, la paura ti torna indietro. Se tu urli odio, l’odio ti torna indietro. Se tu urli menefreghismo, il menefreghismo ti torna indietro. Se tu urli critiche, disprezzo, noia, tutto ti torna indietro. Bisogna stare attenti a quello che si urla.

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Non seguire il mondo come va – Michela Marzano

Michela Marzano, filosofa che insegna alla Sorbona di Parigi, è stata eletta in parlamento nel 2013. Nuova della politica, racconta in questo libro le sue impressioni: parlamentari che dormono in parlamento, turpiloquio, cinismo, decisioni che vengono prese solo fuori dall’aula e solo per seguire le direttive di partito, mancanza di contenuti, destra e sinistra che non si distinguono… insomma, quello che sappiamo tutti.

Ma la Marzano, essendo una filosofa, cerca di riflettere sulla situazione. Cerca di capire perché si dà così importanza al fare in contrapposizione al pensiero e alla riflessione, perché non è più vero che volere è potere, cosa significa essere compassionevoli in politica evitando le ondate compassionevoli; l’ondata compassionevole, in particolare, pompata a dismisura dai mass media:

Invece di spingerci ad aprirci agli altri e ad accettarne l’alterità, ci porta a compiacerci della bella immagine che ci costruiamo di noi davanti allo spettacolo dell’infelicità altrui.

Parla di Renzi, di come promuova la fedeltà al capo e di come dica una cosa facendone un’altra, di come si sia buttato sulla rottamazione escludendo per partito preso tutta l’esperienza che qualcuno, anche in parlamento, può dare.

L’impressione che ho avuto leggendo questo libro, però, è che non ci siano soluzioni. Che la Marzano sia una parlamentare con un’opinione troppo alta della politica, alla maniera di un Aristotele o di un Socrate, ma lo dice anche lei: quando parla in parlamento, quei pochi (sottolineo: pochi) che la ascoltano, accolgono le sue parole con sorrisini di scherno, le danno dell’ingenua.
Ammette anche lei che ci sono altri rappresentanti del popolo che prendono le cose sul serio, che si impegnano, studiano, non pensano al proprio tornaconto. Ma (trasversali alle correnti politiche e alle fasce generazionali) sono pochi.

Posso essere d’accordo su quasi tutto dice la Marzano. Ma alla fine, cosa dobbiamo fare?
Se la legge elettorale non ci permette di scegliere davvero, se chi è dentro è intoccabile, se una volta sulla poltrona arraffano più che possono, se hanno perso il contatto col popolo, se continuano a raccontare bugie… cosa dobbiamo fare?
I momenti di crisi si risolvono con le buone o con le cattive.
Le buone non mi pare funzionino molto.

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Il fattore enzima – Hiromi Shinya

Quanto mi piacciono i giapponesi!
Hiromi Shinya è un medico gastroenterologo, che ha lanciato e sviluppato la chirurgia colonscopica. Lui parte dalle sue conoscenza approfondite sull’apparato digerente e partendo da quelle ci propone il suo stile di vita, soprattutto a livello alimentare. Ma lo fa alla maniera giapponese, con semplicità, senza paroloni, direi quasi con umiltà (nonché con un piccolo dispiacere quando si accorge dello stato generale degli intestini degli americani).

Definisce gli enzimi come aggregatori proteici che servono per il metabolismo. Senza di essi non si fa nulla, la vita on esiste. La sua ipotesi è che tra le migliaia di enzimi esistenti, ognuno specializzato in una determinata operazione, ce ne sia uno detto enzima sorgente che possa trasformarsi nell’enzima che serve in un determinato momento. Ma gli esseri umani sono dotati di un numero limitato di questi enzimi sorgenti e quando la scorta comincia a consumarsi, noi cominciamo a morire.

Tra i fattori determinanti dello stile di vita, Shinya ce l’ha a morte col fumo e con l’alcool, perché distruggono enzimi sorgente a manetta. E poi con l’eccesso di proteine animali.
Attenzione: non è vegano al 100%. Ammette un 10-15% di proteine animali, ma lo fa con un suo criterio. Ad esempio, se proprio dovete mangiare carne, scegliete quella di animali che hanno la temperatura corporea inferiore a quella umana. Questa non l’avevo mai sentita, ma lui la giustifica così: i grassi degli animali a temperatura corporea superiore a quella umana sono liquidi nel corpo dell’animale. Ma quando noi li ingeriamo, tendono a diventare collosi, perché la temperatura umana non permette loro di sciogliersi bene, e così vanno a intasare arterie e organi. Di tutti i libri letti in argomento alimentare, questa teoria è la prima volta che la sento, ma mi pare ben argomentata. Tanto che Shinya, da buon giapponese, ammette il consumo limitato del pesce, che ha temperatura corporea inferiore rispetto a quella umana.

Altra cosa che dice Shinya e che mi ha fatto pensare, è di limitare il consumo di tè, anche di tè verde, di cui io sono gran consumatrice, a max due tazze al giorno (non si capisce se sono tazze giapponesi o occidentali). Lo dice sulla base delle sue osservazioni empiriche, perché gli stomaci e gli intestini dei forti bevitori di tè sono rovinati. Dunque, max due tazze di tè, e meglio NON a stomaco vuoto.
Bè, ammetto che quando mi bevo un litro di tè a stomaco vuoto, a volte un leggero senso di nausea insorge, ma forte di quello che scrivono nei libri sul tè verde, delle sue capacità antiossidanti ecc… continuavo a berlo. Sono proprio stupida: fare quello che leggo/sento invece di ascoltare il corpo!

Shinya tratta spesso persone ammalate di cancro. La sua strategia consiste nel rimuovere chirurgicamente il cancro e poi di cambiare lo stile di vita, soprattutto l’alimentazione e l’atteggiamento mentale. Sembra che nella sua lunga carriera medica non abbia mai visto una recidiva in uno dei suoi pazienti che seguivano le sue istruzioni.

Ma ecco le sue regole d’oro:

1: una buona dieta composta dall’85-90% da alimenti vegetali (50% cereali integrali, 30% vegetali, 5-10% frutta e semi) e 10-15% proteine. Si possono aggiungere tisane, alghe, lievito di birra, cibi fermentati, polline e propoli. Evitare assolutamente latticini (e lo suggerisce sempre sulla base della sua osservazione diretta), tè e caffè, zucchero, fumo e alcol.

2: buona acqua

3: regolare escrezione

4: esercizio moderato

5: riposo adeguato

6: respirazione e meditazione

7: gioia e amore (e qua non dipende da quello che ci succede, ma dal come lo recepiamo)

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