The Snowden files – Luke Harding

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Don’t you notice how many changes the 9.11 events have brought to the world? How many governments consider themselves authorized to lower citizens rights in order to rise security standards?

This is why the story of Snowden has found such a broad listening: the little man against the giants who take advantage of general fear. No wonder that Oliver Stone made a movie on it.

About the book: although the story is interesting, for me, Italian, it was rather difficult, after a while, to go on reading about all those names and acronymes that go deep into American and Britain administrations and newspapers systems.

But, although I think that the 9.11 was not a proper attack from Islamic powers (where are the mass distruction weapons that authorized the war against Saddam? Where is the corpse of Osama Bin Laden?), I made myself a question, after reading this book: if I had to choose between a governement that listens to my phone calls and reads into my e-mails, on one side, and, on the other side, an Islamic school that forces its pupils to learn by heart some verses (that pupils often do not understand, because they are in Arabic) and nothing else… what would I choose?

In these days, just as a matter of case, I had read Ayaan Hirsi Ali and I am reading Joseph Anton of Salman Rushdie: both of them were/are victims of Islamic thinking.

I do not like strong powers, neither governments nor religions, but if I had to choose… I would put at the first place peace and life, not privacy.

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Ho sposato una vegana – Fausto Brizzi

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Da vegana al 98% dico subito che questa Claudia è una straccia-organi-genitali da evitare come la peste. Poi ci meravigliamo che gli onnivori si mettono sulla difensiva. Una terrorista del genere dimostra intelligenza pari a -100, perché non ha ancora capito una mazza di come funziona la psicologia umana, italiana in particolare.

Siamo convinti che l’alimentazione vegana (o almeno tendenzialmente tale) sia la migliore per l’ambiente e il corpo? E allora non puoi divulgarla come fa questa signora, perché questa non si chiama divulgazione: si chiama mettere le persone sulla difensiva. Anche quelle che sarebbero disposte ad ascoltare quanto male fanno la carne e i latticini.

I miei complimenti a Fausto Brizzi per la sua pazienza (rinforzata certo dal fatto che la sua salute e il suo livello di energia sono migliori, quando segue una certa linea alimentare, come lui un po’ a malincuore ammette).

Gli estremi vanno sempre evitati. Sempre. Non ci si può arrabbiare come ha fatto Claudia se il gatto del vicino attacca una lucertola e il Pronto Soccorso Animali Esotici ti sbatte il telefono in faccia perché si è rifiutato di intervenire (vi prego, ditemi che questo episodio è inventato).

Rimanendo nell’ambito alimentare, lo dico, dopo aver letto libri e libri in materia, di tutte le correnti (vegane, onnivore, crudiste, mediterranee, low-fat, high-fat, alto contenuto proteico, basso contenuto proteico, senza glutine, alto contenuto di carboidrati, digiuno, Kousmine, Gerson, pescivori, PH alcalino, gruppi sanguigni, China Study, McDougall, Esselstyn, Pollan… e tanti, tantissimi altri): NON esiste la certezza assoluta (non esiste!) che l’alimentazione vegana TOTALE sia la migliore per l’essere umano.

Dunque, ognuno si regoli per conto suo. Questo significa: INFORMARSI. LEGGERE. ANCHE DISCUTERE.

Ma non rompere le palle. Non far terrorismo psicologico. Non indignarsi se uno ha la Nutella in casa. Non mettersi a piangere se il gatto ha ucciso una lucertola.

Di questi vegani qui, il veganesimo può far a meno.

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L’esperienza di una immigrata

 

imageNOMAD – AYAAN HIRSI ALI

Ritengo che sarebbe prudente insegnare ai rifugiati alcune competenze di base prima di prestar loro denaro e fornir loro carte di credito e cataloghi di mobili, prima che vengano risucchiati in una subcultura di prestiti e frodi. (…)

In Europa c’è una crescente insofferenza verso l’immigrazione, la sensazione che molti immigrati non meritino l’aiuto che ricevono da generosi sistemi sociali. Si dice che gli immigrati abusano del sistema, che si comportano come parassiti.

Questa attivista per i diritti sociali (già scampata a qualche attentato), a sua volta scappata dal suo paese per evitare il matrimonio impostole dalla famiglia, analizza con occhio critico la situazione degli immigrati nel mondo occidentale.

Lei si è data da fare. Ha imparato la lingua, i regolamenti del paese in cui è andata a vivere, gli usi. Fa un po’ sorridere il resoconto dei suoi primi tempi in Olanda, dove è stata accolta come rifugiata.

Premetto che il trattamento riservatole dal governo olandese è sicuramente diverso da quello che le avrebbero riservato qui in Italia dove certi impiegati pubblici mancano delle più basilari competenze educative anche nei confronti dei propri concittadini: in Olanda riesco a immaginarlo un impiegato che sorride e spiega con calma la procedura per ottenere un prestito sociale; in Italia ho meglio presente l’atteggiamento degli impiegati agli sportelli pubblici che reprimono sbuffi e danno del tu.

Ma quando è arrivata nei Paesi Bassi, lei non aveva alcuna competenza, né conoscenza. Uno dei problemi principali che ha dovuto affrontare è stata la gestione del denaro. Come molti immigrati, era scappata da, non era andata verso. Non si poneva il problema dei doveri di un cittadino, non sapeva cos’era la cittadinanza, perché obbediva solo a regole di clan.

Dunque, quando si è vista offrire un prestito per comprarsi l’arredamento della casa, non aveva idea di cosa avesse per le mani. Lei e una sua amica hanno speso tutto il prestito per comprare una costosissima moquette e la carta da parati, e sono rimaste senza soldi, senza mobili, senza letti, senza pentole, ecc… Senza parlare del conto del telefono, che era diventato rosso a forza di chiamare in Africa.

Quando le hanno fatto vedere come funzionava una carta di credito, e ha capito che le bastava mettere una firma per comprare oggetti, lo ha fatto. Firma qua, firma là, si è ritrovata con un debito enorme.

Le mancava un minimo di formazione finanziaria. Le mancava la capacità di dire no a una commessa, visto che era stata cresciuta per dire sempre di sì. La furbizia di pensare che in inverno bisogna riscaldare gli appartamenti e che dunque le spese vanno su. La modestia di capire che fare acquisti in un supermercato a buon prezzo non è un disonore.

Senza contare il fatto che molti dei soldi ottenuti attraverso i prestiti sociali per immigrati andavano ai parenti nei paesi di origine, perché così richiede il Corano: aiutare gli appartenenti della famiglia è tassativo. Il che è un atto buono, in sé, ma ostacola l’ascesa sociale di molte famiglie nel paese di adozione.

Questo era (è) il problema di molti immigrati: tutti vivono oltre i propri mezzi, non sanno programmare le spese. E questo è particolarmente vero tra le donne musulmane, dice la Ayaan Hirsi Ali.

Io mi ritengo una razzista non dichiarata. Cioè a parole sono contraria al razzismo ma ogni tanto mi ritrovo a pensare o ad agire secondo i dettami del razzismo strisciante. Magari non lo faccio consciamente, ma è così. Per questo sto leggendo questo libro.

E mi resta una domanda: perché Ayaan Hirsi Ali, dopo tanti tentativi ed errori, ha capito cosa sbagliava e ha corretto la direzione? Credo sia stato per un mix di fortuna e volontà. Ma la cosa va approfondita.

 

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Review: Passengers (2016)

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I particularly liked the first part, when Chris Pratt (too young for me, anyway, I would not throw him away…) must take a decision about awakening Jennifer Lawrence: a one-man life is not worth living, after all, and a romance has more probability to be seen at the cinema. But if I was on his place, I would have enjoied the one year alone, considering all the books I could have read… silence, an e-book reader, a pool, a gym… yes, you need other people to discuss what you read, but how many people do I find here, in my town, to discuss books? The situation would have been not much different!

From a sci-fi movie I do not ask for too much engineering deepness, I just need that it is probably, like this. I just wonder about the necessity of Andy Garcia at the end, in a 30 second appearance.

What do you expect from a Scifi movie? I just want that it let me forget that I must go back to work on Monday. Not much, I admit that I am not a cultured one, but I found this in Passengers.

I just made myself a question, at the end: why did they not have children? Just a couple, to have company. I am not fond of children, not at all, but in that case…

Here below you see a deeper review (not mine):

This week at the theaters brings us a space movie entitled Passengers!  With such star power involved such as Chris Pratt and Jennifer Lawrence, the movie could be a big hit if made correctly.  So …

Source: Review: Passengers (2016)

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Diario (1°) – Anais Nin

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Cosa mi piace

  • la scrittura che scherma le brutture, la volgarità, la contemporaneità
  • la rete di conoscenze artistiche che la Nin è riuscita a mettere in piedi
  • la sua capacità di riconoscere un genio prima che diventi famoso
  • i molteplici interessi della Nin (letteratura, poesia, psicanalisi, teatro, musica…)
  • il fatto che la Nin si preoccupi della sua famiglia e di aiutare gli amici, anche finanziariamente, pur non nuotando nell’oro.

Cosa non mi piace

  • Henry Miller e sua moglie June: bohèmien, ubriachi, drogati, bisognosi di bassifondi, vogliosi di stordimento.
  • la bisessualità che appare come un bisogno, non come una scelta.
  • le scenate, anche se non vengono descritte in toni crudi (ubriachi, vomito, droghe…)
  • la ricerca della Nin di una vita esagerata…

L’arte deve insegnare qualcosa. La disciplina, innanzitutto, anzi, l’autodisciplina. Bisogna mettersi dei paletti, darsi delle regole, perché lo scopo è andare sempre più in profondità, e non puoi andare in profondità se continui a fare buchi a destra e a sinistra e ad abbandonarli.

Altrimenti mettete un pennello in mano ad uno scimpanzé e poi vendetene i quadri.

Sì, lo so, è già stato fatto.

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I cani e i lupi – Irène Némirovsky

Nemirovsky

Nemirovsky


Ultima recensione dell’anno. Mi ero ripromessa di leggere un libro ambientato in un paese caldo, per contrastare la temperatura esterna, ma non sono quasi mai io a scegliere i libri, si impongono da soli.

La Nèmirovsky scrive belle storie, si leggono perché si vuol sapere cosa ne sarà dei suoi personaggi, quasi sempre condannati fin dall’inizio a qualche sorta di solitudine. Anche qui, Ada, ebrea povera, si innamora fin da piccola di Harry, ebreo ricco, e lo ama per anni, senza mai incontrarlo, finché riesce, quando sia lei che lui sono sposati con altri, ad averlo.

Ma è una storia senza futuro, perché loro due sono troppo diversi, e il mondo non perdona nulla.

A dispetto dei punti di vista che la scrittrice sfrutta (uno, due, tanti quanti i personaggi), in realtà lei non ama le sua creature. Questa mancanza di amore trapela, non tanto dal destino che riserva loro, quanto dai pensieri che lei mette a nudo.

Lei, ebrea, è spietata con gli ebrei e con il loro legame col denaro.

Anche Ada, che in teoria è la protagonista, non si lascia afferrare nella sua duplicità: ne prendiamo le difese perché sentiamo che è una vittima, ma difficile perdonarle di aver sposato uno che non ama, pur di non stare da sola in attesa di Harry. O almeno a me questo non è piaciuto. E se nel corso della storia le viene spesso rinfacciato di essere linguacciuta e sempre pronta alla risposta, in realtà questo coraggio verbale non si concretizza in un coraggio fisico, perché alla fine lascia anche Harry.

Per salvarlo, dice. Perché per riprendersi finanziariamente ha bisogno della moglie. Perché lei lo avrà sempre con sé, nella sua mente. Beh, avere una persona accanto è ben diverso che averla nella mente. E’ stata una scelta di comodo, quella di lasciarlo. Una rinuncia in partenza, prima di affrontare la vita vera.

Ottantesimo, e ultimo, libro del 2016. By the way: sei libri meno dell’anno scorso… che vergogna…

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Snowden, di Oliver Stone. Whistleblowing in the wind

Se è vero che Hollywood è una sorta di parco giochi del governo americano, un eventuale Oscar a Snowden non sarebbe una sorpresa. Perchè proprio nell’anno uno dell’era Trump, un premio …

Source: Snowden, di Oliver Stone. Whistleblowing in the wind

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