The starch solution – John A. McDougall, M.D.

Non l’ho trovato in italiano, e così ho dovuto leggerlo in inglese. Ma in EBook, perché il cartaceo costicchiava… che palle l’editoria italiana.

Conoscevo il dottor McDougall dal suo saggio precedente, The McDougall Program For Maximum Weight Loss, e sinceramente questo ultimo testo non si discosta molto dal Program. Gli americani sono maestri nel trarre il maggior profitto possibile da un’idea unica scrivendoci su più di un libro.
In questo, per ampliare le pagine l’autore si dilunga molto sulle diete iperproteiche e sulla necessità che la dieta vegana lasci il più possibile da parte i grassi.

Per quanto riguarda il sale: dice che è un capro espiatorio, che i paesi asiatici in cui si usa molto sale (aggiunto) ma la cui dieta si incentra sugli amidi, non hanno tassi di pressione molto alta. Dunque il problema principale è la dieta americano-occidentale, non il sale in sé.
Idem per lo zucchero: è antieconomico per il corpo trasformare gli zuccheri/carboidrati in grassi.
Dunque, senza esagerare, meglio aggiungere sale e zucchero alle proprie pietanze, piuttosto di mangiare tutto sciapito e di abbandonare un sano regime alimentare perché non ci proviamo gusto (anzi: meglio aggiungere zucchero piuttosto che olio ad un piatto).
Cerca anche di ridimensionare il terrore che i seguaci delle diete iperproteiche provano nei confronti dell’indice glicemico: le popolazioni con i tassi di diabete ed obesità più bassi sono storicamente quelle che si cibano di più carboidrati!

Per il resto, il messaggio è sempre il solito: eliminare i cibi animali, ridurre al minimo i derivati altamente elaborati della soia, mangiare fino a sentirsi sazi (amidi ed ortaggi colorati in primis), preferire i cibi più naturali (es. riso integrale rispetto al riso bianco).
Anche la frutta è ammessa, a dispetto di quelli che su youtube dicono che non la vuole: suggerisce solo di limitarla a chi deve perdere tanto ma tanto peso, per gli altri la frutta fa parte del programma.

Molti capitoletti (es. sul costo della dieta vegana, sulla B12, sulla pericolosità degli integratori, sulle pentole da acquistare, sui pasti fuori casa.

Insomma, mi direte: un libro che fa schifo e che non bisogna assolutamente leggere? Macchè, leggetelo, un ripasso fa sempre bene. E poi mi fanno morire le testimonianze degli americani: perdono centinaia di chili e sono felici perché possono mangiare la pastasciutta. Sono troppo…. americani! Non esistono aggettivi per descriverli!

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Thrive – The vegan nutrition guide to optimal peformance in sports and Life (Brendan Brazier)

Trovato solo in inglese… Brazier è un triatleta professionista che, dopo aver provato tutti i tipi di diete immaginabili allo scopo di migliorare le sue prestazioni sportive, ha scoperto l’alimentazione vegana (in gran parte crudista), e ha deciso che è la migliore.

Le nozioni di base sono sempre le stesse, ma questo libro parte con una lunga introduzione sullo stress, in particolare lo stress a cui sottoponiamo il nostro corpo quando lo costringiamo a digerire certi alimenti.

Siccome allo stesso tempo sto leggendo anche “The starch solution” del dr. McDougall (anche questo in inglese, cavoli, e per di più in E-Book, perché costava molto meno del cartaceo: editoria italiana, possiamo svegliarci per favore?), mi ha colpito la piramide alimentare di Brazier.
Entrambi sono per un’alimentazione vegana, ma mentre il dott. McDougall mette alla base della piramide i cibi a base di amido (cereali, patate, vegetali amidacei ecc…), brazier ci mette i vegetali (“fibrous” li chiama: ma i vegetali non contengono tutti fibre?), lasciando i carboidrati amidacei alla punta della piramide, cioè come alimenti da consumare ogni tanto.
Invece, Brazier è un fan scatenato degli pseudocereali (amaranto e quinoa in primis, che comunque sono amidacei, sbaglio?), e ammette gli oli aggiunti, se pressati a freddo e di un certo tipo, cosa che McDougall preferisce sconsigliare.

Brazier ha una posizione più vicina a quella del dottor Fuhrman e alla sua dieta nutritariana, con qualche eccezione.

Tutte queste differenze tra diete a base vegana mi convincono sempre di più che dell’alimentazione ne sappiamo davvero poco. Tutti questi professionisti hanno ottenuto dei risultati (dimagrimento, protezione da certe malattie, miglior umore, rallentamento dell’invecchiamento…), ma sono solo i dettagli a cambiare. Non possiamo dire “elimina i grassi” oppure “non mangiare patate” se queste affermazioni sono scollegate dallo schema generale dell’alimentazione e dello stile di vita di una persona.

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Manuale anti capricci – Elisabeth Pantley

Mi ci è voluto un po’ per leggerlo, perché, anche se io non sono mai contenta, io figlio non è proprio un capriccioso di carattere: basta farlo giocare e lui sta buono. Però questo manuale è utile perché, più che seguire un filo teoretico stretto, è adattabile ad ogni famiglia: fornisce un sacco di consigli praticissimi, e ognuno può scegliere quello che meglio si adatta alla propria famiglia (tutti i bambini sono diversi).

Quello che l’autrice sottolinea più volte è che il bambino è emozione allo stato puro, nel bene e nel male (a differenza di noi che le emozioni tendiamo a sotterrarle, per poi vedercele venir fuori come zombies quando meno lo vorremmo… ma questo lo dico io, non la Pantley). Dunque, se un bimbo si trascina attaccato al carrello del supermercato (se lo fa il mio lo decapito), non è un attacco al nostro ruolo, né una critica palese delle nostre capacità.
Bisogna sfruttare le capacità più sviluppate nel bambino, che sono quelle della fantasia e del gioco, per indirizzarlo verso certi comportamenti. Ad esempio, portando sempre con se un giochino quando si va a trovar gente adulta: non si può pretendere che un bimbo stia ad ascoltare seduto sul divano i nostri discorsi sulla crisi e sul miglior detersivo per pulire il bidet.

Ecco un paio di consigli per insegnare al bimbo come comportarsi al ristorante:
– insegnargli come si sta seduti a tavola già a casa
– abituarlo a stare più tempo a tavola, non solo per il tempo strettamente necessario per ingurgitare il cibo (intrattenerlo con giochi calmi o storie)
– ripetere le regole delle buone maniere prima di partire (usare la forchetta, star seduto senza urlare, pulirsi la bocca col tovagliolo… ecc).

Utile.

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Crea la tua realtà – Pam Grout

La tesi: viviamo in Campo di Potenzialità che ci permetterebbe di fare qualunque cosa, se davvero lo desiderassimo con tutti noi stessi, sia consciamente che inconsciamente. Dice, la Grout, che questa legge dell’attrazione è una legge scientifica (!?) e che se anche non la capiamo ciò non significa che non funzioni.
Dunque basterebbe desiderare fortemente qualcosa, e questo qualcosa si avvererebbe.
Ci fornisce addirittura nove esercizi guidati per mettere subito alla prova le enormi potenzialità di questa legge. Con tanto di deadline a cui il Campo di Potenzialità deve sottostare! Cioè, voglio questo, e lo voglio entro il giorno tot!

Non voglio essere scettica del tutto, perché sono convinta che siamo fatti di energia/musica, ma da qua a dire che se voglio vincere il Superenalotto, ce ne passa. Oppure, l’esperimento della telepatia… ma dai!
Volere è potere, sono d’accordo, ma solo per quanto riguarda i nostri sforzi, penso io. Ora mi direte: ecco, non vinci il Superenalotto perché non sei convinta! Perché, voi conoscete qualcuno che lo ha vinto perché ha messo in pratica questi esercizi?
E poi la Grout è poco credibile, quando dice che è una con un lavoro un po’ traballante col costante problema di arrivare a fine mese.

Finiamola di parlare di questa legge dell’attrazione come se fosse la soluzione ai nostri problemi materiali. Prendiamola invece nel senso spirituale:

(…) cercando di “diventare” ricchi, stiamo votando la nostra mente all’idea che non lo siamo già.

Dunque, un po’ più di gratitudine in più, un po’ più di pensiero positivo, di accettazione degli altri e degli eventi. La vita non deve essere una ricerca della felicità, ma una felicità in sé.

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Manuale di un monaco buddhista per sconfiggere la paura degli altri – Matsumoto Keisuke

La paura degli altri deriva dall’insicurezza. E fin qui niente di nuovo.

Mancanza di fiducia in se stessi +
eccessiva preoccupazione per il giudizio altrui +
ansia =
————–
Insicurezza

Questa è l’equazione riportata nel libro. Io l’avrei semplificata, riducendo tutto alla paura in generale, all’incapacità di accettare il cambiamento nell’opinione altrui, all’impermanenza dell’opinione altrui. Ma questa è la mia opinione.

In realtà questo libro non mi sembra un’opera d’arte. Non dice nulla di nuovo. Sì, lo so che in questa materia ormai è stato detto tutto, ma c’è sempre qualcuno che lo sa dire in modo innovativo, e questo qualcuno non è Matsumoto.
Tuttavia… leggetelo comunque. Un ripasso non fa mai male.

(…) vorremmo che il valore della nostra esistenza fosse riconosciuto in modo incondizionato e desideriamo essere considerati indispensabili, a prescindere da ciò che possediamo (…)
Una delle chiavi per sconfiggere l’insicurezza è la religiosità (…)
Perfino una persona che pensavamo di comprendere nel profondo affronterà dei cambiamenti e risulterà diversa, poiché gli esseri umani cambiano ogni giorno. Muterà la situazione in cui si trova quella persona, e anche la persona stessa. Perciò, se insistiamo a rapportarci a una persona nel modo arbitrario che abbiamo stabilito inizialmente, con il passare del tempo quella persona avrà l’impressione che noi non riusciamo a capire né i suoi sentimenti, né la situazione in cui si è venuta a trovare negli ultimi tempi. E così, prima ancora che ce ne rendiamo conto, una distanza irrecuperabile si creerà fra noi, e ci pentiremo di come abbiamo gestito la situazione. Per evitare simili fallimenti che derivano dalla superbia, è molto importante che vi rivolgiate alle persone sempre come se fosse la prima volta che vi rapportate con loro.

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La dieta nutritariana – Joel Fuhrman

La tesi di fondo non si discosta dal libro precedente, Eat to live, ma stavolta si incentra un po’ di più sul confronto con altre diete (dalla mediterranea alla paleo, ad esempio) e ci sono piccole differenze in merito alla percentuale di proteine animali ammesse (che se prima era attorno al 10% ora sono sul 5%, ma, ammette, se tendono a 0, ancora meglio). Dice inoltre che ha scoperto quanto facciano bene le alliacee crude (aglio e cipolle varie) e i funghi cotti, e dunque negli ultimi cinque anni la sua dieta incorpora questi alimenti molto di più.

Mangiate, dunque, tutti i giorni, le G-bombs:
G = greens – verdure verdi
B = beans – legumi
O = onions – alliacee
M = mushrooms – funghi
B = berries – frutti di bosco
S = seeds – semi

Il suo approccio si basa sull’abbondanza di questi alimenti, non ci si alza mai da tavola con la fame, anzi. Certo, si tratta anche di ridurre il sale (e qui io faccio una fatica della malora!!!) e gli oli, che sono grassi senza nutrienti.
Attenzione, però: non è d’accordo neanche con i medici vegani Ornish ed Esselstyn, che proclamano una dieta vegana low fat come la migliore. Secondo Fuhrman i semi, pur essendo grassi, sono da integrare nella dieta, come testimoniano molte ricerche recenti. Io dico la mia: a parole Fuhrman non si dice d’accordo con questi altri medici, ma poi alla fine anche lui limita le dosi di frutta secca e semi a una manciata al giorno (circa 30 grammi, o un po’ di più per gli sportivi), dunque le posizioni non si discostano molto.

Ecco la lista delle cose da mangiare ogni giorno:
– grande insalata mista come portata principale di almeno un pasto
– una porzione (preferibilmente intorno ai 200-250 gr) di legumi
– una porzione doppia di verdure al vapore
– frutta secca e semi, almeno 30 g le donne, 40 g gli uomini. La metà deve essere costituita da noci, semi di canapa, di chia, di lino o di sesamo
– mangiare un po’ di funghi cotti e di cipolla cruda
– mangiare almeno tre frutti.

La riduzione di peso è garantita, almeno da quello che riportano le testimonianze nel libro. Ma è sulla salute che il dottore punta l’accento, sulla risoluzione di problemi cardiovascolari, depressione, e altra bella roba.

Partendo già da una base vegana, questo vademecum per me è una bazzecola. A parte il sale. E’ da una settimana che l’ho tolto, e mi sembra di essere una condannata ai lavori forzati (le spezie non sono la stessa cosa!!), anche se devo ammettere che ogni giorno va un po’ meglio. E voi ci avete mai provato?

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Questa vita – Vito Mancuso

Vito Mancuso, teologo cattolico, è diventato vegetariano.

Grazie alle risorse di cui ora maggiormente disponiamo, io credo sia giunto il tempo di superare l’antropocentrismo alimentare della tradizione occidentale. (…) la possibilità di mitigare il tasso di violenza insito nella vita esiste e l’alimentazione più adeguata al riguardo è quella vegetariana.(…) per la Bibbia la dieta originaria degli esseri umani non prevedeva l’uccisione di animali, come appare dalle parole del Dio biblico ai primi uomini: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo” (Genesi, 1,29). (…) rimane indiscutibile che il regime alimentare vegetariano contribuisce a diminuire il tasso di violenza nel mondo perché non sparge sangue e perché elimina le sofferenze degli animali sottoposti a macellazione (…).

Questo non vuol dire che se al mondo diventassimo tutti vegetariani/vegani, sarebbe eliminata la violenza. La violenza è ineliminabile: anche i jainisti che si mettono un velo davanti alla bocca per evitare di inghiottire per sbaglio degli insetti, poi si ritrovano un corpo che volente o nolente uccide i batteri nocivi che entrano nell’organismo.

L’alimentazione però non è il tema centrale del libro. Sulla scia delle sue altre opere, Mancuso ribadisce che esiste un Disegno, che Qualcosa o Qualcuno (Dio? Natura?), a partire dal Big Bang ha fatto sì che il creato si organizzasse in maniera sempre più evoluta: si parla di un orientamento verso la crescita dell’informazione, fino alla mente.
Già le probabilità per la nascita della vita erano infinitesimali (e lui riporta le parole e i dati statistici di scienziati/Nobel, credenti o meno). Ma, se ragioniamo in termini di semplice vita che tende a riprodurre se stessa, allora si va anche oltre: perché si è passati dagli organismi unicellulari a quelli pluricellulari se questo comporta addirittura una perdita di vitalità? Cioè: i batteri tra tutti i viventi risultano i più adatti alla sopravvivenza.

Ci sono sì il caso e la selezione naturale a regolare l’evoluzione, ma, secondo Mancuso, c’è anche una logica aggregatrice,

una tendenza intrinseca della natura verso la crescita dell’informazione in un universo bioamichevole.

Poi c’è un’altra parte del libro che mi piace un casino: quando dice che ogni corpo fisico esistente è dato da energia + informazione (tener conto che energia e materia sono solo due diversi stadi della stessa cosa).
L’energia è la capacità di compiere un lavoro. E il primo lavoro che compie un ente è quello di… essere! Che collegamento stratosferico con la cultura orientale, che con tutte le tecniche meditative mira all’Essere e basta.

L’informazione costituisce l’identità di un oggetto in quanto tale. Ognuno di noi, ben prima della sua componente materiale, è la sua informazione. La nostra materia infatti è pressoché identica a quella di tutti gli esseri viventi.

Come tutti i libri di Mancuso, ridurlo a poche righe in un post è limitativo: leggetelo!

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