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Fidati di te – Isabelle Filliozat @ifilliozat @edizpiemme

Parliamo di autostima!

Il libro è diviso in quattro parti:

  • Di che cosa stiamo parlando

La Filliozat ci tiene a sottolineare che spesso usiamo la mancanza di autostima come un’etichetta, una scusa per non metterci in gioco, non rischiare: ci diciamo che non siamo in grado di fare una certa cosa, che non potremmo mai cambiare lavoro, che non siamo degni di trovare una/un compagna/o migliore, proprio perché abbiamo paura di buttarci, di stare in mezzo alla gente, di esporci.

  • Da dove viene

Molto spesso le cause delle nostre paure risiedono nella nostra infanzia, ma non bisogna sottovalutare nemmeno le esperienze successive, dato che il nostro cervello continua ad accumulare ricordi ed emozioni per tutta la vita. Le cause possono essere diverse: esclusione, prepotenze, sofferenze… Una cosa è abbastanza sicura, però: il successo porta al successo, l’insuccesso all’insuccesso.

  • Guarire

Ci sono tre tipi di fiducia che vanno a costruire la c.d. autostima: la fiducia di base, o sicurezza interiore; la fiducia nella tua persona (sensazioni, emozioni, giudizio); la fiducia nelle tue competenze; la fiducia sociale.

  • Basta pensare! passiamo all’azione…

Gli esercizi si possono suddividere, a grandi linee, in due tipi: quelli che ci fanno lavorare su noi stessi e quelli che ci fanno lavorare con gli altri. I libro offre molto spazio per la riflessione e la scrittura personale (sottoscrivo comunque il consiglio dell’autrice, di non fare più di un esercizio al girono, perché si rischia di non metabolizzare bene i vari passaggi).

Per me la parte più interessante del libro è stata la prima, che ci parlava di etichette autoimposte. Infatti, uno degli esercizi che possono essere più utili è quello del “come se”: agiamo come se fossimo sicuri di noi stessi, come se sapessimo come ci si comporta in un determinato ambiente, come se non avessimo paura di intavolare un discorso con una certa persona… l’idea stessa di recitare ci fa muovere come persone sicure. E… successo chiama successo!

Altro consiglio facile da seguire, è quello di individuare una persona che ammiriamo per la sua sicurezza e… imitarla.

Di esercizi ce ne sono tantissimi, e sebbene alcuni possano sembrare un po’ ingenui e altri già conosciuti, ognuno deve trovarsi il suo. Sebbene il libro in sé non sia di una novità sconcertante, ho trovato molte frasi su cui riflettere. Eccone alcune:

L’autostima si costruisce con l’esperienza, ma anche con l’immagine di noi stessi che ci rimandano gli altri. Non è possibile costruirla da soli.

La dipendenza e l’isolamento (…) sono due grandi cause di perdita di autostima.

La fiducia in se stessi si fonda sull’accumulo di esperienze: quando non le si è ancora maturate, non si può essere sicuri di sé. Ma non si aspetta di essere competenti per intraprendere un’attività, lo si fa comunque e si acquisisce esperienza giorno dopo giorno, e dopo numerosi insuccessi.

 

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La grande via (Berrino-Fontana)

La grande via per vivere a lungo e star bene…

Per chi conosce Berrino, in questo libro non ci troverà molto di nuovo, ma il solo fatto di rileggere certi concetti, ci aiuta a piantarceli bene in testa. In più, l’altro autore, Luigi Fontana, è uno scienziato esperto di longevità e stili di vita. Questi due si sono trovati sulla stessa linea d’onda e il saggio è di piacevole lettura.

Spazia dalla nutrizione al movimento alle tecniche di rilassamento al sonno alla spiritualità: un po’ di tutto, insomma, senza dividere troppo il corpo dallo spirito, visto che noi siamo un tutt’uno.

Non vado più nel dettaglio, ma riporto qui uno stralcio che magari non è chiaro a tutti:

Anche il fumo del padre prima del concepimento è associato a una maggiore frequenza di leucemie infantili.

Ecco, io ce l’ho con i fumatori, è vero; li trovo non solo molesti e puzzolenti, ma anche esteticamente carenti, quando fumano (inutile vestirsi da fighetti se si ha l’alito vomitevole; e se vedo una donna che fuma, mi fa tanto volgare). Certo, questi sono problemi miei, ognuno è libero di fare quello che vuole della sua vita. Ma non di quella degli altri.

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UN GENITORE QUASI PERFETTO – Bruno Bettelheim

Sono quasi 600 pagine, ma scritte in modo molto amichevole e, soprattutto, senza tecnicismi ne’ estremismi: solo buon senso! Lo consiglio a tutti i genitori (anche ai papà, che di solito sono meno portati alla lettura di testi del genere).

Il principio è che per essere genitori passabili (la ricerca della perfezione in questo campo rischia di fare più male che bene) bisogna avere fiducia nella propria capacità e nelle capacità (mentali ed emotive) del proprio figlio. Non guasta inoltre una certa capacità di immedesimazione nei panni dei bambini, per quanto possa essere difficile ricordare come ci sentivamo trenta o quarant’anni fa.

Il succo è sempre quello: inutile fare grandi discorsi, perché i figli sono più impressionati dalle emozioni provate dal genitore che dalle sue intenzioni coscienti; e anche se non sanno verbalizzare, captano le nostre insicurezze meglio di un radar. Dunque… prima di fare un figlio: tutti dallo psicologo!!

Scherzo. Ma non tanto.

Il libro è diviso in capitoli per argomento. Ho trovato particolarmente interessante quello che riguarda le punizioni, perché spiega nel dettaglio perché sono inutili e come possono diventare controproducenti.

Inoltre, bisogna stare attentissimi alle critiche:

(…) muovendo delle critiche a un bambino, nonché imponendogli quello che deve fare, si riduce il suo rispetto di sé perché si richiama la sua attenzione sulle sue carenze. Allora, anche se ubbidisce, in realtà non ha imparato nulla di utile, perché non viene incoraggiata la formazione di una personalità autonoma.

E pensare che anche oggi non mi rivolge la parola se non per criticare qualcosa!

Il fatto è che invece di sgridare i figli o di imporgli di smettere quello che stanno facendo, bisogna spiegargli il PERCHE’. Dunque, se al supermercato il piccolo tocca tutto, col rischio di far cadere la montagna di lattine o i vasetti di vetro dei sottaceti, non basta dirgli “non toccare!”, bisogna farlo ragionare su come ci sentiamo quando lui si comporta così, o su quello che può pensare il proprietario del supermercato se lo vede toccare i suoi prodotti in quel modo.

Infine, tra le tante dritte che questo libro può dare (raccomando anche il capitolo incentrato sulla scolarità), vi lascio questa:

Le biografie dei grandi uomini del passato sono piene di riferimenti alle lunghe ore trascorse da giovinetti in riva al fiume immersi nei propri pensieri, o a vagare per i boschi in compagnia del cane fedele a sognare i propri sogni. (…) Nelle classi borghesi, la giornata di ogni bambino è densa di attività organizzate: riunioni dei boy scout o delle guide, lezioni di musica o di danza, attività sportive; questi bambini quasi non hanno il tempo per esser semplicemente se stessi.

In fondo lo diceva Goethe: il genio si nutre nella solitudine. Mi immedesimo in queste frasi: perché mio figlio raramente ha delle ore totalmente vuote. Col risultato che quando gli capita, viene da me e mi chiede: Mamma, che faccio??

La prossima volta gli risponderò: vai nel bosco a fantasticare.

 

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La dieta del metodo Kousmine – Sergio Chiesa

Il metodo Kousmine comprende diversi c.d. pilastri, ma la dieta è il perno attorno al quale ruotano gran parte dei vantaggi del metodo stesso.

Questa dieta NON è una dieta vegana tout court, sebbene in caso di malattia l’invito sia quello di astenersi del tutto dagli alimenti di origine vegetale. Ma se siete attratti da questo stile alimentare solo ai fini preventivi, qualche strappo potete regalarvelo, a certe condizioni: preferendo, per esempio, le carni bianche, o, meglio ancora, il pesce.

Latte e latticini, invece, andrebbero davvero quasi eliminati, salvo eccezioni (ad esempio ricotte a bassissimo o nullo contenuto di grassi, o altri tipi di formaggi magri). Qui si potrebbe discutere sul valore o disvalore del lattosio e della caseina, ma dovrei far riferimento ad altri autori, e non la finirei più…

Non è una dieta 80-10-10, perché i carboidrati, i grassi e le proteine vanno bilanciati in modo più omogeneo, sebbene in questo testo non abbia trovato delle percentuali precise relative al consumo dei tre macroelementi.

C’è una buona parte di spiegazione dedicata agli alimenti che possono essere introdotti (evviva i legumi!), e non possono certo mancare le ricette (molto semplici e versatili, soprattutto le salse) e dei menu stagionali esemplificativi. Il tutto con la raccomandazione generale, se possibile, di scegliere alimenti biologici o comunque il meno inquinati possibile.

Lo scopo non è colpire i sintomi di una malattia, ma ripristinare l’equilibrio del corpo e, tramite questo, rafforzare il sistema immunitario.

Riporto qui sotto i punti che Chiesa ritiene più utili:

  • Diminuire caffè ed eccitanti (con l’eccezione del tè verde, che è ammesso, anzi!)
  • usare cereali integrali
  • preferire cereali in chicco
  • evitare prodotti industriali in scatola e precucinati
  • i surgelati sono ammessi, ma i prodotti freschi sono ovviamente migliori
  • attenzione all’ossidazione dei cibi a contatto con l’aria
  • abolire il grasso di provenienza animale
  • preferire il pesce alla carne
  • masticare accuratamente
  • mangiare molte verdure crude
  • usare le alghe
  • introdurre cambiamenti graduali nella dieta
  • controllare il peso
  • ricordatevi che le abitudini alimentari possono essere variate!

Personalmente non mi è piaciuto l’accenno che fa l’autore alla dieta dei gruppi sanguigni di Peter D’Adamo: avevo letto il libro di questo tizio, ma non mi aveva convinto. Capisco integrare la visione della Kousmine con gli studi effettuati dopo la sua morte, ma proprio questo qui doveva andare a prendere?

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Dov’è il gorilla? – Richard Wiseman

Studiamo il fattore attenzione, che è strettamente legato alla cosiddetta fortuna

Questo è un libretto breve e semplice, che ci dimostra come a volte siamo talmente presi dalla monotonia o dai compiti quotidiani, da lasciarci scappare le occasioni che ci girano attorno in attesa che ci accorgiamo di loro.

Il titolo deriva da un esperimento in cui era stato richiesto ai soggetti di contare il numero di passaggi di palla in un video in cui giocavano due squadre, una vestita di nero e una vestita di bianco. A circa metà video è entrato in campo un tizio travestito da gorilla che ha ballato per un po’ prima di uscire. Alla fine, gli sperimentatori hanno chiesto ai soggetti se si erano accorti dello scimmione: quasi nessuno lo aveva notato.

L’avvistamento del gorilla richiede di incoraggiare la mente a passare dal pilota automatico al comando manuale. Richiede di essere curiosi (…).

Il libretto è carino, anche se non dice nulla che sia davvero nuovo. E’ comunque un buon ripassato, e ci ricorda quanto abbiamo bisogno di allontanarci dalla monotonia e dalla sicurezza assoluta. Ma mi ha anche dato fastidio che sia ricorso agli “esempi concreti”, cioè a quelle parti in cui riporta una situazione pseudo-reale in cui due o più persona discutono del libro e lo applicano alla loro situazione specifica. E Wiseman è consapevole che questi esempi mi danno fastidio (sì, proprio a me!), tanto che è lui stesso a ironizzarne verso la fine.

“L’unica cosa che ho trovato un po’ irritante è stato il modo in cui l’autore ha continuato a servirsi di noi per sottolineare certi punti.”

“Sì, ti capisco”, replicò Lucy, “ma pare che al momento vada di gran moda in questo genere di opere”.

Non si poteva evitare?

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Questa non è l’America – Alan Friedman

Ma perché leggo libri che poi mi innervosiscono? L’informazione non ha nessun senso se poi non puoi influire sulla realtà… comunque, facciamoci del male.

Friedman analizza gli Stati Uniti dell’era Trump.

Perché molti si dicevano che Trump si sarebbe dato una calmata, che dopo eletto si sarebbe piegato ai principi della Realpolitik e della diplomazia, che non poteva fare davvero quello che minacciava. E invece…

La società americana diventerà sempre più la società Walmart, composta da lavoratori nel terziario, quasi tutti nel settore dei grandi centri commerciali. Quasi tutti con lo stipendio minimo di 7,25 $ all’ora, dunque praticamente obbligati a ricorrere ai food stamp e all’Obamacare. Finchè ci saranno. Walmart, di proprietà della famiglia più ricca d’America, non accetta i certificati medici per maternità, e il licenziamento in gravidanza è più la regola che l’eccezione. E le clausole dell’assicurazione che la Walmart stipula per i suoi dipendenti prevendono che, in caso di risarcimento assicurativo esterno (cioè con assicurazione non-Walmart), la Walmart possa fare causa al dipendente per rifarsi delle spese sostenute (è il caso di un dipendente che ottiene un rimborso assicurativo per incidente fuori dell’orario di lavoro). E questi sono solo un paio di esempi…

Ma i punti che più mi hanno preoccupato non sono stati quelli relativi al razzismo contro i neri o i messicani, né le difficoltà dei poveri statunitensi (che in certe zone sono presi peggio dello Zambia o dello Zimbawe). Sono stati quelli che possono influire su noi italiani, o perché imiteremo gli americani fra cinque o sei anni, o perché ne verremo coinvolti nostro malgrado.

Ad esempio: le lobby farmaceutiche. In America sono già potentissime. I medicinali costano il doppio e una visita specialistica può arrivare fino a tre volte di quello che spenderemmo noi in privato. America: Shame on You. Se accettano questo in America, tra un po’ sarà naturale anche in Italia.

(…) gli Stati Uniti hanno una spesa medica pro capite superiore a quella di ogni altra democrazia industriale avanzata del mondo, in cambio di trattamenti nettamente inferiori.

(…) Negli Stati Uniti si eseguono circa il triplo delle mammografie rispetto alla media dei Paesi occidentali e si effettuano risonanze magnetiche in un numero superiore di due volte e mezzo, e quasi un terzo di parti cesarei in più.

Ad esempio: le lobby delle armi. Trump ha ottenuto un ingente aiuto dalla NRA (National Rifle Association), una delle maggiori produttrici di armi. Se negli States muoiono all’anno circa 300.000 persone per colpi di arma da fuoco, la cifra è destinata ad aumentare, perché questi signori, insieme a Trump, vogliono smantellare i già pochi controlli che ci sono sulle vendite di armi. Certo, qui andrebbe dato un giro di vite a tutto il popolo americano, se una delle mode imperanti è sfoggiare un fucile d’assalto nel salotto di casa; sta di fatto che molte stragi nelle scuole sono state fatte con fucili miliari che quasi chiunque può comprarsi. Ma non si possono apporre limitazioni: la maggioranza del parlamento è terrorizzata dai big delle armi, perché questi signori minacciano di non appoggiare più la tua campagna elettorale (lo stesso Obama si è sbottonato solo verso la fine del suo secondo mandato, quando non correva rischi). America: Shame on you!

Altra cosa che mi spaventa: Trump ha messo ai vertici di controllo del mercato finanziario cinque ex Goldman Sachs.

Non appena il governo Trump ha cominciato a prendere forma (…) Goldman Sachs ha visto il prezzo delle proprie azioni schizzare alle stelle.

Gente che ha causato la bolla finanziaria che ha portato alla crisi mondiale da cui non riusciamo più ad uscire.

Tra i loro obiettivi c’è lo smantellamento della legge Dodd-Frank del 2010, introdotta dall’amministrazione Obama sull’onda della crisi finanziaria. La Dodd-Frank vieta alle banche di utilizzare i depositi dei clienti per fare trading sui mercati finanziari con operazioni rischiose – ovvero, le pratiche speculative che sono state le prime responsabili della crisi stessa.

Perché, dicono Trump e i suoi amici, il mercato sa quello che fa, e bisogna deregolamentare. Togliamo i controlli, e gli operatori si regoleranno da soli. Certo, come no.

Ognuno di loro è fermamente convinto della necessità di tagliare le tasse sulle imprese e di rompere il più possibile i lacci che frenano Wall Street; ognuno di loro crede fermamente che si debbano scatenare gli “istinti animali” del mercato.

Guardiamo poi alla salvaguardia dell’ambiente, che oramai non riguarda più la sola politica interna. Trump ha nominato Segretario dell’Energia un certo Ryan Zinke, innamorato delle armi, negazionista del cambiamento climatico, contrario alle energie pulite (e sostenitore di petrolio e gas); un tipo che

Non ha lesinato sforzi per cancellare le misure federali a protezione di lupi, linci e galli della salvia, ha votato per esentare i grandi imprenditori dell’agricoltura e delle risorse idriche dalle limitazioni dell’Endagered Species Act, e ha combattuto ogni tentativo di porre fine al commercio dell’avorio sul mercato nero internazionale.

Mi fermo qui, perché c’è poco spazio e poco tempo per riportare tutti i dettagli della ricerca di Friedman su questo nuovo governo.

Dico solo due cose:

  1. solo gli stra-ricchi possono candidarsi alla presidenza americana. Per forza poi vengono fuori tipi del genere.
  2. Trump ha manifestate disprezzo per l’Euro e l’Europa. Un motivo in più per tenerci stretto l’Euro e l’Europa. Trump è un esponente del “ognuno per sé”, dunque se lui dice che l’Euro e l’Europa fanno schifo, vuol dire che possono (se gestiti bene) offrire la base per una concorrenza futura.

 

 

 

 

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