Category Archives: Libri & C.

Un uomo sulla soglia, Nicole Krauss

Samson Green, rispettato professore di letteratura, perde la memoria degli ultimi vent’anni in seguito all’asportazione di un tumore benigno. Non riconosce più la moglie né gli amici: ricorda solo i suoi primi dodici anni di vita.

Viene contattato da uno strano dottore che gli propone di diventare l’output di un esperimento psicologico: fare da ricettore di un ricordo altrui. Samson, che senza ricordi si trova più solo che mai, si lascia trascinare dall’affascinante dottor Ray, ma quando si ritrova con in testa il ricordo dell’esplosione di una bomba atomica, dà di matto, si sente più incompreso che mai, tradito.

Alla ricerca di qualcosa che lo leghi alla sua vera identità, si ritroverà davanti a una magnolia, il luogo dove ha seppellito le ceneri della madre, di cui non ricorda neanche la morte.

La trama è scarna ma la Krauss ha disseminato il libro di riflessioni che spaziano dalla solitudine all’amore, dall’empatia alla necessità delle abitudini.

Il romanzo inizia con un ricordo che Samson, suo malgrado, si ritroverà in testa, e finisce con una scena che lui, suo malgrado, non ricorda più: una simmetria leggera ma significativa.

E il bello è che Samson non desidera neanche ricordare: non sa cosa ha perso, dunque non sente il bisogno di riprenderselo.

E’ interessante anche la trama di riflessioni sui ricordi: siamo ricordo. Se non c’è ricordo, non ci sono abitudini, non c’è identità, e gli altri non possono più riconoscerci. Ma senza ricordi, siamo una tabula rasa aperta al momento presente.

E’ un romanzo che non si dipana nel tempo, ma nello spazio di una psiche.

Non è definibile. Lo chiudi e ti chiedi quante riflessioni puoi farci sopra.

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Eppure cadiamo felici, @Enricogaliano @garzantilibri

E poi dicono che la macchina del tempo non esiste…

Sì, che esiste, basta leggere un libro ben scritto che ti fa rimettere nei panni che indossavi a 15, 16, 17 anni. E’ quello che ha fatto Galiano, e se è stato inserito nella lista dei migliori insegnanti nel 2015, un motivo c’è: sa capire il casino che regna nella testa degli adolescenti. Ve lo ricordate? Io pensavo di essermelo dimenticato, e invece è ancora tutto là nella mia testa, mi è bastato leggere questo romanzo per rievocarlo.

C’erano passaggi in cui mi sembrava che stesse raccontando la mia storia. Non tanto negli eventi vissuti dalla protagonista, ma nelle sensazioni descritte.

La confusione.

L’incapacità di dare un nome a certi stati d’animo.

La paura dell’esclusione.

Il bisogno di mettere tutto in dubbio.

Se c’è una cosa in cui ho trovato poco verosimile il libro, è che Gioia, la protagonista, fino ai diciassette anni non si è ancora interessata ai maschi, non ci ha ancora pensato. Prendersi una cotta a 17 anni è un po’ tardino, per gli adolescenti contemporanei, anche se Gioia è un po’… alternativa.

E’ comunque un libro molto bello: ad un certo punto sfiora il genere thriller, ti fa venire mille dubbi su quello che credi di aver intuito, perché non capisci più se tra Gioia e Lo è stato vero amore o se Lo ha dei problemi grossi…

E poi… Alzi la mano chi non si è sentito così:

Il brutto della faccenda è che è praticamente scritto che oggi, quando sarà a casa, quando ormai sarà troppo tardi, le verrà fuori preciso e perfetto il discorso che avrebbe dovuto fare alla Batta e alle sue amiche per spegnerle definitivamente.

Oppure, ditemi se non concordate in pieno con questa frase:

Il migliore dei mondi possibili è quello dove nessuno ha bisogno di tradurre sé stesso, per farsi capire dagli altri.

Ecco cos’è questo libro: una DeLorean.

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Gesù dell’Apocalisse, Barbara Thiering

Ragazzi, pensavo che gli estremisti fossero ridicoli, ma devo dire che anche certuni che si fanno passare per Esperti non sono da meno…

Lettura sospesa quando ho trovato questo passo (trad. mia):

Gesù si è svegliato da una morte apparente. (…) quando Gesù ha gridato “ho sete”, gli è stata dato, come da lui organizzato, un veleno per commettere suicidio. Ma il veleno aveva bisogno di diverse ore per agire, e quando i due ‘ladri” (zeloti) sono stati portati nella grotta con lui, gli hanno dato la medicina che i suoi amici avevano fornito: una enorme quantità di aloe, il succo che ha agito come purgante.

La tesi di questa dottoressa (?) è che il libro dell’Apocalisse non è un insieme di immagini teologiche, ma una vera e propria raccolta storica di fatti accaduti dopo la morte di Gesù, che non è morto, ma è diventato un capo militare che ha lottato riprendere i territori conquistati dai romani.

Dunque, sempre secondo questa Thiering, i quattro cavalieri dell’apocalisse, i sette sigilli, la bestia del 666 ecc… andrebbero reinterpretati in modo totalmente diverso dalla teologica ufficiale, rifacendosi a un codice scoperto da lei nei codici di Qumran.

Dunque Gesù sarebbe morto nel 70 d.C. e la sua missione sarebbe stata poi presa in mano dal figlio.

No, davvero, non ce la faccio a continuare.

Che delusione.

 

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La dieta del digiuno, Umberto Veronesi @libriMondadori

Chiedo ufficialmente alla Mondadori di rimborsarmi gli 11 Euro spesi per acquistare questo libro.

Motivazione: promessa al pubblico non rispettata.

Perché, lasciando da parte i romanzi, dove i titoli possono sconfinare nella poesia, nei saggi non si può mettere un titolo e poi parlare di un argomento che è esattamente l’opposto!

Questo libro non parla di digiuno, se non di striscio: parla di alimentazione!

Ti spiega i macroelementi, i microelementi, l’alimentazione ottimale per bambini ed adulti, il vegetarianesimo, la necessità di esser magri per vivere a lungo… ma poi, quando si tratta di spiegarti nei dettagli come digiunare, Veronesi si limita a dirti che lui fa un pasto al giorno (faceva, scusate).

Non ti dà suggerimenti su come fare per superare le voglie che ti possono afferrare nei primi giorni di digiuno, non ti parla di autofagia o concetti similari, non ti parla di gradualità, non ti sottopone nessuna delle ricerche scientifiche in cui è stato dimostrato quanto bene faccia il digiuno intermittente.

Non dico che sia un male leggerlo: dico che il titolo è uno specchietto per le allodole (o le allocche, come me).

Posso esser d’accordo quando suggerisce: niente carne! Poche calorie! Ma poi… mi dice di bere latte…! Di mucca!? senza parlare del punto in cui definisce il tofu come “soia fermentata” (grave errore: il tofu non è soia fermentata; casomai, soia cagliata: procedimento di preparazione e reazione chimica sono completamente differenti).

Dunque: comprate questo libro solo se volete farvi un ripasso dei concetti chiave dell’alimentazione e del vegetarianesimo etico.

PS: lancio l’esca alla Mondadori: non serve che mi rimborsiate il valore di questo libro. Potete anche mandarmene un altro; diverso, però…

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La carrozzina e il presidente, Franco Piro e Lia Gheza Fabbri @MarsilioEditori

Leggendo l’introduzione a questa biografia sono incappata in una frase che mi ha fatto notare una cosa:

In Svezia, in Norvegia, in Germania, ma soprattutto negli USA, questi cittadini handicappati si vedono circolare per le loro città, qui da noi è raro vedere qualcuno in carrozzina.

Il libro è del 1986. In più di trent’anni non mi pare sia cambiato molto. Ad ogni modo…

Parliamo del presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, che dall’età di 39 anni è rimasto infermo in una carrozzina a causa della poliomielite (by the way, anche i due autori, entrambi professori universitari, ne sono stati colpiti).

Premettiamo che Roosevelt era ricco di famiglia, si è potuto pagare carrozzine, tutori, busti, medici, terme ecc… ciò non toglie, che quando gli è piovuta dal cielo questa malattia, la sua vita è cambiata.

Eppure è riuscito a diventare presidente degli Stati Uniti, uno dei paesi più attenti e pignoli sulla forma fisica del loro capo. Come ha fatto?

Bè, considerate che su 35.000 foto circa che lo ritraggono, solo due lo mostrano in carrozzina. Bisogna inoltre considerare che allora lui parlava alla radio, non andava alla TV.

Si sapeva della sua malattia, ma lui, aiutato da famiglia e amici, ha sempre cercato di non farla apparire come un handicap. Riusciva, a costo di altissimi sforzi, a raggiungere con le proprie gambe i palchi da cui doveva parlare: erano gambe ingabbiate in pesanti ferri, lente, ma, appoggiato al braccio di un figlio o di un amico, Roosevelt non mostrava la carrozzina in pubblico. C’è un episodio del libro in cui Roosevelt, che aveva sviluppato robusti muscoli nella parte superiore del corpo, per raggiungere il luogo da cui deve tenere la conferenza, sale, pian piano, aiutandosi con le braccia, per le scale antincendio di un palazzo. Arriva sudato e accaldato in cima, ma ci arriva, e nessuno degli astanti se ne accorge.

Nel libro si parla del suo amore per la natura (fa piantare milioni di alberi durante le sue candidature) e per il nuoto. Ma si parla anche degli esercizi che lui inventava per se stesso e per gli altri, e di come li insegnasse ai malati quando andava alle terme.

L’attenzione per i deboli e i malati non era dunque casuale. Il New Deal, forse, non è stato casuale.

E’ esemplare leggere alcuni dei suoi discorsi di allora, farebbero vergognare gli Stati Uniti di oggi:

Intendiamo infine ottenere la libertà dalla paura, perché nessun uomo, nessuna famiglia, nessuna nazione viva perpetuamente sotto l’incubo del pericolo delle bombe, delle invasioni e delle relative distruzioni.

(Tacciamo dunque di tutte le intromissioni, armate e non, che gli odierni Stati Uniti impongono a paesi su tutta la superficie del globo…)

Sentite quando parla di libertà:

La prima è la libertà di parola e di espressione, ovunque nel mondo. La seconda è la libertà di ogni persona di adorare Dio alla propria maniera, ovunque nel mondo. La terza è la libertà dal bisogno che, tradotta in termini mondiali, significa intese economiche che garantiscano ad ogni nazione una esistenza sicura e pacifica per i suoi abitanti, ovunque nel mondo. La quarta è la libertà dalla paura, che, tradotta in termini mondiali, significa riduzione degli armamenti su tutta la terra.

Detto negli anni Quaranta a una nazione dove oggi non c’è più giornalismo indipendente, dove non si può abortire perché ti sparano in testa e picchettano le cliniche, dove le armi vengono vendute pure ai bambini.

E ricordiamoci che gli Usa dobbiamo tenerli sotto controllo, perché noi italiani prima o poi finiamo sempre col copiarli.

Certo, il libro tace di certi lati oscuri. Non nomina ad esempio, i campi di internamento per giapponesi che furono istituiti dopo l’attacco di Pearl Harbour. Ma sono rimasta affascinata dal grado di idealismo dei discorsi di Roosevelt (sebbene ce ne siano troppi, nel libro, alla lunga diventano noiosi; e sebbene sappia che l’applicazione pratica poi abbia avuto i suoi lati oscuri).

Una bella politica, insomma. Almeno a parole: da signori.

 

 

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Vegan, le città di Dio, Remo Bassini

Tranquilli, non vi stresserò dicendovi quanto male vi fanno carni e latticini: lo sapete già, fate un po’ quel che volete.

Questo è un romanzo: un giallo.

Incentrato sull’alimentazione vegana?

Mmh, non direi. O meglio: sì, si parla molto di questa scelta alimentare, ma si parla anche di altro (ascorbato di Potassio, Gerson, aria pulita, biologico, carabinieri, servizi segreti, cura del cancro, amore…)

Tutto gira attorno ad Adriano Bronzelli, un padre di famiglia che, ad un certo punto della sua vita, molla moglie e figlio e va a vivere in riva a un fiume. Apre un blog (lui che è contrario alla tecnologia in generale), dove parla di alimentazione sana e di medicina naturale. Diventa anche guaritore.

Un matto, insomma, un fol, come lo chiamano i suoi compaesani. Uno da non prendere sul serio.

O no?

Perché sembra che il suo blog inneggi alla lotta armata, che sia il fulcro attorno cui ruota una rete di anarchici vegani; sembra che le città di Dio non siano quell’oasi di pace e serenità che si vuol far credere.

Poi, una sera, Adriano Bronzelli muore.

Di infarto.

O no?

Il figlio, in seguito ad un incontro alquanto misterioso che gli mette la pulce nell’orecchio, decide di approfondire le circostanze della morte del padre e per farlo incarica l’investigatrice privata Anna Antichi.

Eccola qui la protagonista del nostro Bassini: stavolta è una donna, è vero, ma ci ripropone tutte le ombre “care” alla scrittura dell’autore. Tormentata, insonne, reduce dal lettino dello psicologo, con le pasticche e le sigarette sempre a portata di mano. Sola.

Attraverso tesi complottistiche, hacker, multinazionali sospette e mogli tradite, Anna Antichi riesce a capire cosa è successo quella notte disgraziata. Ma non vi dirò altro: solo che siamo in Italia, che Bassini è un giornalista che conosce i suoi “bastardi posti”, e che le cose cambiano senza cambiare mai del tutto.

Lo stile di Bassini è tutto suo: questo è il quarto suo libro che leggo, e ormai mi sono famigliari i suoi “E comunque (puntato)” all’inizio del paragrafo, i soggetti alla fine della frase e i personaggi tabacco-dipendenti. Messi insieme, i suoi romanzi sembrano parlare tutti dello stesso luogo, anche se cambiano i protagonisti: un bastardo posto, appunto, come dice il titolo di un altro suo romanzo.

Ma questo libro è perfetto per inquadrare il fenomeno vegano/salutista, e per mostrare quanto fastidio danno le terapie alternative.

Beh… dai, i vegani oltranzisti danno un po’ fastidio anche a me, che sono una vegana ormai abbastanza tollerante. Ecco come li descrive Bassini:

(…) parla sempre e solo di alimentazione, di multinazionali. E’ un invasato.

Un po’ di equilibrio a volte non fa male.

ps: ah, tanto perché non abbassiate mai la guardia, ricordatevi che la carne non solo vi alza il colesterolo (soprattutto quello cattivo), ma che vi manda in palla anche il sistema ormonale, aumentando le vostre probabilità di incorrere in malattie cardiovascolari e tumorali. I latticini invece…  ok, ok, mi fermo qui. Fate un po’ quello che volete.

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Il magico potere del digiuno, Yoshinori Nagumo @VallardiEditore

Secondo libro che leggo sul digiuno intermittente.

Sembrerebbe che il digiuno sia una cosa semplice: basta star senza mangiare, serve scriverci sopra libri?

Eppure già questo secondo libro presenta delle differenze rilevanti rispetto a “La dieta Fasting” di JB Rives.

Rives suggeriva di concentrare il periodo di alimentazione in otto ore e di far digiuno ininterrotto nelle altre sedici. La colazione, se non si riesce a saltarla, bisogna posticiparla fino a farla rientrare nella finestra di alimentazione.

Il dottor Nagumo ci suggerisce di far direttamente un pasto al giorno.

Rives ci diceva di bere tè o caffè per imbrogliare la pancia che brontola (soprattutto all’inizio).

Nagumo ci chiede di evitare tè e caffè per non incappare in senso di nausea a causa dei tannini (e qua condivido, perché neanche io a stomaco vuoto sopporto il tè verde).

Queste le differenze principali. Ma la tesi di fondo è una, per i paesi industrializzati: mangiamo troppo (oltre che male). Il problema ora è trovare un modo che ci permetta di ingurgitare meno calorie, migliori, e tuttavia di rispettare i nostri impegni sociali da cui, ammettiamolo, non possiamo prescindere.

Dico subito che non tutte le affermazioni di Nagumo mi sono sembrate convincenti.

Ad esempio, quando dice che latte e uova, se genuini, sono alimenti completi, la vegana che è in me sente i brividi salirle sulle gambe.

Anche quando dice che dobbiamo mangiare alimenti di cui siamo fatti, e che contengano i componenti di cui abbiamo bisogno, non mi sembra così attendibile: il nostro corpo è un trasformatore. Certe vitamine riesce addirittura a fornirsele da solo. Ci siamo evoluti per migliaia di anni per trasformare le poche cacatine che trovavamo in giro nei componenti che ci servivano… ma lui dice:

(…) la cosa più importante è assumere gli stessi nutrienti di cui è costituito il nostro organismo e nelle stesse proporzioni.

Non lo trovo scientificamente corretto neanche quando dice che i paesi ricchi subiscono una diminuzione della natalità perché la salute dei suoi abitanti sta scemando… secondo me, più che una questione di fertilità, è una questione culturale, no?

E quando dice che il diabete è un modo che il corpo mette in atto per impedirsi di ingrassare? O che la miopia deriva dal fatto che non cerchiamo più prede nelle lunghe distanze della savana?

Potrei presentare delle riserve anche contro il suo panegirico sulle abitudini: sì, è vero che ti permettono di risparmiare tempo ed evitare decisioni, ma non fanno così bene al cervello…

Questo è un libro che in realtà non parla solo del digiuno. Ci sono molti confronti con il regno animale e gli uomini di migliaia di anni fa; parla del Giappone antico, di sonno, di camminate, di vero cibo.

Mi son trovata pienamente d’accordo col dottor Nagumo quando ha scritto che la salute si rispecchia nella bellezza, nel ventre piatto, nella bella pelle. E sembra che il digiuno aiuti a raggiungere questi obiettivi, per molti, molti anni.

I consigli principali sono:

  • mangiare solo quando si ha fame, e, dunque, restare la maggior parte del tempo con lo stomaco vuoto.
  • mangiare solo alimenti davvero integrali.
  • dormire nelle ore d’oro (dalle 22 alle 2 del mattino) e camminare ogni giorno.

Se riesco a tenere in piedi questo regime, vi avviso. Il vero problema non è perdere qualche chilo, ma mantenere lo stile di vita, appunto, per tutta la vita.

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