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Musica (Yukio Mishima) @Feltrinellied

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Ho bisogno che qualcuno mi sveli il significato di questo libro…

E’ incentrato sul trattamento psicanalitico di una bellissima ragazza, Reiko, che dice di non sentire la “musica”, quando in realtà intende di non riuscire a provare desiderio/piacere sessuale.

E’ una ragazza che ha letto un po’ di psicologia da rivista e che lo psicanalista, che racconta in prima persona, definisce isterica: tutto quello che dice è da lei interpretato in chiave sessuale facendo spesso riferimento ai suoi sogni e al suo passato.

Ma quasi niente di quello che racconta è vero: dopo poche pagine ammette di essersi inventata tutto.

La costruzione del romanzo è quasi da giallo: lo psicanalista indaga nella psiche di Reiko per scoprire quale è il nodo del suo problema. E lo trovano, questo nodo, quando trovano il fratello perduto della ragazza.

Ma… possibile che Mishima volesse parlarci solo di sessualità, frigidità, psicanalisi?

O non è forse la musica una metafora per la più degna “gioia di vivere”? Il dubbio mi è venuto quando ho letto due episodi in cui Reiko ha effettivamente sentito la “musica”, ma si trattava di beatitudine, di felicità, forse: in un caso assisteva un cugino terminale e nell’altro consolava un ragazzo che voleva suicidarsi a causa della sua impotenza.

O, forse, non è che Mishima volesse parlarci dell’insondabilità della natura umana? Dell’impossibilità di catturare con un processo razionale (la psicanalisi) un processo inconoscibile come la mente umana?

Poi però, nel vari episodi del romanzo, si torna sempre alla sessualità, e le mie teorie e i miei tentativi di assolutizzare la trama, si spiaccicano come mosche sul parabrezza.

Davvero: “Musica” è giudicato uno dei libri migliori di Mishima. ma… perché?

Non credo di averlo capito.

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Numero zero – Umberto Eco @libribompiani

“Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo”

TRAMA

Colonna, uno squattrinato che si è mantenuto fino ad ora con traduzioni dal tedesco, trova un lavoro a dir poco particolare: deve scrivere un libro su un esperimento giornalistico. Lo ingaggia un tale Simei, per conto di un ricchissimo magnate: il suo compito sarà quello di raccontare come fallisce il tentativo di aprire un giornale.

Il magnate, infatti, vuole entrare in certi salotti “buoni”: perciò finge di voler aprire un giornale che dica la verità. La Verità è pericolosa: dà fastidio a molti. Questi “molti” dovranno chiedere al magnate di NON aprire il giornale e, in cambio, gli apriranno i tanto agognati salotti.

Questa è l’arzigogolata scusa che Eco utilizza per raccontarci come nascono le notizie giornalistiche.

La storia infatti gira attorno all’omicidio di uno dei redattori del giornale, tale Braggadocio, che è stato ucciso perché indagava su un argomento (forse) scomodo: la presunta morte di Mussolini.

Dell’omicidio in realtà si parla solo all’inizio e alla fine del romanzo; la maggior parte delle pagine, invece, è dedicata alle modalità con cui si filtrano e si diluiscono le notizie di un giornale.

DAL LIBRO

L’astuzia sta nel virgolettare prima un’opinione banale, poi un’altra opinione, più ragionata, che assomiglia molto all’opinione del giornalista. Così il lettore ha l’impressione di essere informato circa due fatti ma è indotto ad accettare una sola opinione come la più convincente.

Non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie.

Sfogliate i dispacci di agenzia, e costruite alcune pagine a tema, addestratevi a far sorgere la notizia là dove non c’era.

E’ sempre meglio limitarsi a insinuare. Insinuare non significa dire qualcosa di preciso, serve solo a gettare un’ombra di sospetto sullo smentitore.

L’insinuazione efficace è quella che riferisce fatti di per sé privi di valore, ancorché non smentibili perché veri.

Il nostro lettore non è un intellettuale che ha letto i surrealisti (…) Non possiamo occuparci troppo di cultura, i nostri lettori non leggono libri ma al massimo La Gazzetta dello Sport.

Non bisogna parlare troppo del libro, ma far venire fuori lo scrittore o la scrittrice, magari anche con i suoi tic e le sue debolezze.

Oggi per controbattere un’accusa non è necessario provare il contrario, basta delegittimare l’accusatore.

LA MIA OPINIONE

E’ un romanzo a tema. O più temi: da un lato ci mostra come il giornalismo sia ritenuto inattendibile o apertamente di parte, dall’altro ci ricorda che le storie plasmano la nostra vita, vere o false che siano. A volte, la vita ce la possono anche togliere, come è successo a Braggadocio.

In stile anni Ottanta, dall’ambientazione da Italietta piena di commendatori e impiegatucci che si parlano addosso e alle spalle, ci presenta due fatti attorno a cui far girare la storia (l’omicidio e la relazione tra Colonna e Maia), ma il vero scopo è parlarci di giornalismo.

L’ho trovato molto interessante, ti fa riflettere (“Ci stiamo abituando a perdere il senso della vergogna”), ma dal punto di vista del Romanzo, non è tra i migliori di Eco.

3,5 punti su 5.

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Il nostro caro Billy – Alice McDermott @Einaudieditore

Grande scrittrice, la McDermott.

Il romanzo inizia nel Bronx con una veglia funebre per Billy, il vecchio caro Billy, di cui tutti parlano un gran bene ma del quale, sottovoce per non farsi sentire dalla vedova Mauve, tutti ricordano il primo amore, Eva, l’Irlandese morta di tubercolosi nella terra natia prima che il loro sogno potesse realizzarsi.

La storia è narrata dalla figlia di Dennis, che è stato il miglior amico (nonché cugino) di Billy. Dennis però è anche il personaggio che ha, per così dire, creato il mito di Billy, perché è lui che ha comunicato all’amico la notizia della morte di Eva, molti, moltissimi anni prima. Ed è l’unico che per tutti quegli anni ha saputo che questa era una bugia: perché Eva non è morta di tubercolosi; no. Eva si è semplicemente tenuta i soldi che Billy le aveva mandato per tornare negli Stati Uniti e li ha utilizzati come acconto per l’acquisto di una stazione di servizio, dove è andata a stare col nuovo marito.

In cosa consiste il “mito” di Billy?  E’ il mito del primo amore, quello che non si scorda mai. Infatti, anche se Billy poi si sposa con Mauve, anche se non nominerà più Eva per il resto della sua vita matrimoniale, tutti sentono che lui è ancora legato a quel sogno; e tutti sanno, anche se non lo dicono, che Billy è diventato un alcolizzato e si è ucciso a forza di bere per colpa di quel sogno.

La bugia di Dennis viene rivelata subito nel primo capitolo, e la narrazione va avanti e indietro lasciandoci capire subito come finisce la storia di Billy; ma la bellezza del romanzo sta nell’alone di fascino che circonda questo protagonista (morto). Tutti vogliono credere in questa magia ambigua, che può darti tutta la forza del mondo, ma che può anche distruggerti se non riesci a imbrigliarla.

Durante la lettura mi è spesso venuto il dubbio: Billy è morto alcolizzato per colpa della bugia di Dennis? Mi sono risposta: no, l’autrice non voleva darci questa interpretazione. Perché le persone come Billy avrebbero trovato un’altra scusa per bere (un alcolizzato trova sempre una scusa per bere); Dennis ha creato un mito perché se avesse rivelato subito a tutti la verità, il loro mondo sarebbe stato un po’ meno bello.

Come mi sembravano tutti soli quella sera, i familiari e gli amici di mio padre: anime solitarie, tutti quanti, nonostante i mariti, i figli, i cugini e gli amici, con tutte le loro speranze, tutto quell’accoppiarsi e generare, quella mania di tenersi in contatto, di non perdersi di vista, tutto così vano alla fine, perché prima o poi tutti quanti erano costretti a rendersi conto che niente di ciò che avevano provato aveva cambiato le cose.

Questa secondo me è il periodo che illumina tutto il senso del romanzo: tutti sperano nell’amore come unico mezzo per dare senso alla vita, quella vita che alla fine tutti devono lasciare.

Consigliato.

 

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