Category Archives: Scrittori italiani

La miglior vita – Fulvio Tomizza @RizzoliLibri

Ho fatto una fatica bestia a finirlo, e sono arrivata alla fine solo perché era il titolo della discussione del Gruppo di Lettura, altrimenti lo avrei messo da parte.

Motivo? Scrittura troppo elitaria per me. Ma mi consola il fatto che altri del GdL abbiano incontrato la stessa difficoltà.

Però… se non sono (siamo?) più abituati a leggere una certa narrativa, non è colpa dell’autore, che nel 1977 si è adeguato agli standard del tempo (by the way, con questo romanzo ci ha preso pure lo Strega). Da parte mia, Tomizza ha peccato un pelino di compiacimento per la prosa complessa, tuttavia, non si può dire che non fosse un bravo scrittore. Certo, non è un libro per la massa (di cui faccio parte).

Il romanzo narra la storia di quasi un secolo di una zona a confine tra Italia e Jugoslavia e dei passaggi di nazionalità da un paese all’altro con i conseguenti drammi. E’ tutto narrato in prima persona; il narratore è il sacrestano, che racconta le grandi e le piccole storie in sette capitoli, uno per ogni sacerdote che passa nel suo paesetto.

Ci sono alcuni episodi umoristici, ma l’atmosfera complessiva si assesta sul nostalgico e struggente. Personalmente, la parte che mi è piaciuta di più è quella relativa all’ultimo sacerdote, don Miro, che si è innamorato di una maestra ma che, non potendo amarla, si dà al bere.

Nonostante non sia un libro per me, ripeto, la storia è carina. Ci vedrei bene un film.

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Consigli di lettura dello scrittore Andrea Vitali

Un paio di settimane fa, Andrea Vitali è venuto dalle mie parti a fare quattro chiacchiere, far fiò, come si dice da noi (l’espressione si riferisce alle chiacchierate che, nelle nostre campagne venete, si tenevano attorno al fuoco o nelle stalle alla sera, mentre le donne sferruzzavano).

Gli ho chiesto dunque se ci consigliava qualche libro da leggere; lui è stato contento della domanda, anche perché partecipa spesso in qualità di giurato ai concorsi letterari e viene subito a contatto con le nuove leve della letteratura italiana e straniera;  questi sono quelli che mi ha elencato; tra parentesi vi metto una sola parola per identificarli:

Luca Ricci, “I difetti fondamentali” (racconti)

Francesca Manfredi, “Un buon posto dove stare” (racconti)

Paolo Cognetti, “Le otto montagne” (Einaudi)

Marco Rossari, “Le cento vite di Nemesio” (divertente)

Fernanda Torres, “Fine” (sudamericano)

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Le otto montagne – Paolo Cognetti @Einaudieditore @Premiostrega

Questo romanzo mi è stato consigliato dallo scrittore Andrea Vitali quando è venuto a parlare ad Annone Veneto (VE) nell’ambito della rassegna Far Fiò. Ce lo ha citato con molto entusiasmo, dicendoci che Cognetti è giovane (è del 1978) ma farà strada.

E infatti il libro è degno di esser letto.

Il titolo si rifà alle otto montagne che nella cultura tibetana bisogna visitare per trovare se stessi; a meno che tu non resti nella montagna centrale del Mandala, quella più alta: ognuno deve capire quale è la strada migliore per trovarsi!

Il protagonista, che parla in prima persona, è Pietro, figlio di genitori veneti emigrati a Milano, innamorati della montagna, anche se in modo diverso l’uno dall’altra. Durante una vacanza, conosce Bruno, e diventano amici. Sono molto diversi, ma nella diversità (e nelle poche parole) imparano a volersi bene per anni, anche se per un certo periodo si perdono di vista.

Pietro, ad un certo punto della vita, va in rotta col padre che, a sua insaputa, instaurerà un bel rapporto con Bruno.

E il romanzo è proprio incentrato sui rapporti. La montagna è quasi un espediente, una metafora della voglia di salire in alto, di non stare giù, in mezzo alla folla, che ti fa dimenticare te stesso, e di crescere insieme alle persone a cui tieni.

Sebbene la trama non sia complessa, la bravura di Cognetti (che vive sei mesi all’anno in una baita in montagna e che è molto influenzato dagli scrittori americani contemporanei) si coglie in frasi sparse qua e là:

“(…) cabina esausta di conversazioni”,

“avevo imparato a fare le domande degli adulti, in cui si chiede una cosa per saperne un’altra”,

“il bosco se li riprese come sue creature”,

(parlando di un lago ghiacciato) “l’acqua sembrava voler sfondare a spallate la tomba in cui si era ritrovata rinchiusa”

Sapete una cosa? Io, che sono una fanatica di mare, adesso avrei voglia di farmi un mesetto in una baita in mezzo alle montagne. Se non fosse per le temperature…!!

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Il bell’Antonio – Vitaliano Brancati

Questo romanzo mi aveva colpito per l’incipit, che in poche righe ti dà un colpo d’occhio generale su un’intera generazione di siciliani degli anni Trenta a Roma.

Che cosa non saltò il loro occhio ansioso di scorgere la donna desiderata in mezzo alla folla che scendeva dal tram? Cupole, portali, fontane… opere che, prima di essere attuale e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi minimamente notare dall’occhio mobile e nero dell’ospite meridionale!

Da qua ti viene l’idea che il romanzo giri attorno ad una sola cosa: le donne. Ma poi, andando avanti con la lettura, ti accorgi che le donne in realtà sono solo uno strumento. Il tema del romanzo in realtà è il sesso, l’atto di “soffiarsi il naso”, come dicono i catanesi.

Antonio è bellissimo: tutte le donne lo desiderano e i preti lo odiano perché quando entra lui in chiesa nessun essere femminile guarda più il pulpito. Tutti sono convinti che Antonio ci dia dentro a più non posso, a tutti questo sembra normale. Il padre è fiero del figlio, che sembra seguire le sue orme. Solo che è tutta una finzione, perché Antonio è impotente.

La notizia trapela dopo tre anni di matrimonio con Barbara Puglisi. Prima la famiglia di Antonio è pronta a dare la colpa alla donna, ovvio, ma alla fine la verità viene fuori, ed è lo scandalo, vanno tutti fuori di testa. Il padre di Antonio fa addirittura fatica a parlarne, balbetta, si dimentica le parole, ha il terrore della gente che chiacchiera alle sue spalle. Sciagura, insomma, perché suo figlio è peggio che morto.

I dialoghi e i personaggi si fanno macchiettistici, ridicoli. Effetto certamente voluto, ma ammetto che vedendomi davanti certi c.d. uomini, anche se solo sulla pagina, ho provato un vero e proprio senso di fastidio. Soprattutto perché siamo negli anni Trenta, poi arriva la guerra, poi si parla di deportazioni… e a Catania, nella cerchia di Antonio, stanno tutti a pensare a come non usa quello che ha in mezzo alle gambe.

Ad un certo punto, suo padre Alfio, per quanto vecchio, nel tentativo di riprendersi l’onore, elenca alla moglie i figli che ha sparso in giro per il mondo, avuti con questa o con quella prima e dopo il matrimonio. Ma complimenti, bella gente davvero.

Non l’ho letto volentieri, non mi sono piaciuti gli esiti comici, ma il mio è un parere personale: se gli uomini sono questi, c’è da piangere, non da ridere.

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La grande via (Berrino-Fontana)

La grande via per vivere a lungo e star bene…

Per chi conosce Berrino, in questo libro non ci troverà molto di nuovo, ma il solo fatto di rileggere certi concetti, ci aiuta a piantarceli bene in testa. In più, l’altro autore, Luigi Fontana, è uno scienziato esperto di longevità e stili di vita. Questi due si sono trovati sulla stessa linea d’onda e il saggio è di piacevole lettura.

Spazia dalla nutrizione al movimento alle tecniche di rilassamento al sonno alla spiritualità: un po’ di tutto, insomma, senza dividere troppo il corpo dallo spirito, visto che noi siamo un tutt’uno.

Non vado più nel dettaglio, ma riporto qui uno stralcio che magari non è chiaro a tutti:

Anche il fumo del padre prima del concepimento è associato a una maggiore frequenza di leucemie infantili.

Ecco, io ce l’ho con i fumatori, è vero; li trovo non solo molesti e puzzolenti, ma anche esteticamente carenti, quando fumano (inutile vestirsi da fighetti se si ha l’alito vomitevole; e se vedo una donna che fuma, mi fa tanto volgare). Certo, questi sono problemi miei, ognuno è libero di fare quello che vuole della sua vita. Ma non di quella degli altri.

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Il pane di Abele – Salvatore Niffoi

Questo romanzo incarna in sé tutti e tre gli stati della materia. È solido, perché porta al suo interno un nocciolo che non muta col tempo e con lo spazio (l’amicizia, il tradimento…); è liquido, perché si adatta e prende la forma del luogo in cui è ambientato (la Sardegna barbaricina); è gassoso perché piccole frasi – piccole quasi come molecole – si staccano dalle pagine per andare a toccare temi molto più vasti, lontani dall’apparentemente facile trama.

Però io, che manco totalmente di cultura letteraria, senza l’aiuto di un Gruppo di Lettura, avrei travisato il titolo…

Pensavo che Abele fosse Nemesio, perché alla fine si prende una pallottola dall’amico fraterno Zosimo; e credevo che il pane fosse la Sardegna, quel coacervo di passioni, abitudini, paesaggi, parole e magie, che lo avevano nutrito durante la giovinezza; tanto che, nel momento in cui se ne era allontanato e si era dato al diverso pane morale del continente e della politica, erano germogliati in lui quei semi bacati di tradimento e falsità.

Invece l’interpretazione del Gruppo è più azzeccata.

Abele in realtà è stato personificato da Zosimo, perché è lui che è stato ucciso dal voltafaccia della moglie e dell’amico. Mentre il pane di cui si è nutrito era l’illusione che tutto andasse bene, nonostante i presagi di sventura gli girassero attorno come mosche cavalline.

Ed ecco un’altra riflessione che non mi sarebbe venuta in mente senza un appunto del Gruppo… durante la lettura quasi mi infastidiva il continuo utilizzo di parole sarde, perché il glossario alla fine è solo parziale. Ma un’altra lettrice ha detto: Niffoi lo ha fatto apposta. Ed è vero: un bravo scrittore non lascia nulla al caso; non ci ha dato un glossario completo perché, mancandoci il significato preciso di alcune parole, restassimo col senso di mistero e di lontananza; una lontananza che, per quanto mitigata da un glossario minimo, è inevitabile per chi non è nato e vissuto in Sardegna.

Insomma: chi lo ha detto che la lettura è un hobby solitario? È solitario per necessità, perché qua c’è poca gente che legge. Ma in un mondo ideale… (d’altronde, la lettura solitaria è un’invenzione abbastanza recente).

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