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I Medici – Un uomo al potere (Matteo Strukul)

Lo avevo comprato in vista di un viaggio a Milano in treno (ancora prima che venisse selezionato per il Premio Bancarella), e devo dire che tra andata e ritorno è risultato essere della lunghezza giusta!! (Cioè: l’ho finito che mi mancavano ancora due fermate, ma ho fatto in tempo ad attaccar bottone col vicino e non mi sono annoiata… dramma evitato).

Cercavo qualcosa di leggero, ma che non fosse TROPPO leggero, perché sennò dopo mi vengono i rimorsi per il tempo buttato via. Così ho optato per un romanzo storico, tanto per ripassare un po’ il nostro passato (che, diciamolo, non studiamo più una volta usciti da scuola).

Questo libro fa leggere volentieri, anche se mi chiedo se le scene di sesso erano tutte (ma proprio tutte) necessarie. Forse sì, visto che l’autore si richiama espressamente alla letteratura “popolare”.

Lo stile è molto veloce, composto da frasi, periodi, paragrafi e capitoli brevi, il che facilita la lettura; e poi è interessante il periodo storico, il Rinascimento, mentre i personaggi sono pieni di sfaccettature (Leonardo Da Vinci è uno dei miei miti, non a caso ho chiamato Leonardo mio figlio!).

Un romanzo così è il modo migliore per far ripassare la storia agli italiani.

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Due romanzi (storici) sospesi (Falcones e McCullough)

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Avevo iniziato Cleopatra perché mi sembrava la logica continuazione de “Cicerone voce di Roma” che avevo appena finito di leggere, anche se gli autori sono diversi.

Di sicuro ammiro l’accuratezza della McCullough e la vastità delle ricerche che deve aver fatto per scrivere un libro del genere: è più facile scrivere di gente sconosciuta, che di personaggi ultra famosi. Però… innanzitutto, si capisce che i dialoghi sono inventati per spiegare la storia, non sono realistici; e poi la scrittrice insiste troppo sui dettagli, appunto, storici: guerre, alleanze, campagne, spostamenti, personaggi…  a meno che un lettore non sia anche un estimatore di questo periodo storico, tantissimi nomi risultano astrusi e le beghe di palazzo alla fine diventano quasi gossip. Non ci stavo più dietro.

Sospeso a p. 145 (su 728).

Falcones invece ha scelto una tattica diversa, per sua stessa ammissione: i protagonisti sono gli umili, e i veri personaggi storici restano sullo sfondo, a scandire il passaggio del tempo. Infatti qui la lettura scorre molto più veloce. Ma… insomma, è vero, non sono mai contenta, ma questo romanzo è pura avventura. Al protagonista gliene capitano di tutti i colori, una dietro l’altra, tutti eventi che prendono il lettore per la pancia, per il lato emotivo. Ebbene… non mi basta. Non ho voglia solo di puro intrattenimento, in questo periodo.

Sospeso a p. 122 (su 900)

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Ma come ci giudicano gli stranieri?

Cicerone voce di Roma - Taylor Caldwel

Cicerone voce di Roma – Taylor Caldwel

Sì, lo so che ho già scritto di questo romanzo storico, ma non pensavo che mi piacesse così tanto, nonostante sia degli anni Sessanta e lo stile sia un po’ datato.

Non so voi, ma io non ho più ripreso in mano la storia italiana antecedente al Novecento dopo esser uscita da scuola. Insomma, sono ignorante come una capra. Ecco perché ho letto questo libro, che è sì molto romanzato (Cicerone ne viene fuori come una specie di seguace di Gesù sessant’anni prima dell’anno Zero), ma che ha il pregio di farti apparire interessante anche una sequela di triumviri, ammazzamenti di stato e guerre.

Cicerone viene identificato come saggista e scrittore ma non viene mai esposto il contenuto dei suoi testi (che, ho scoperto da altre fonti, sebbene non siano giudicati molto originali, ripropongono in modo sintetico il pensiero di molti filosofi greci). Ne viene invece sottolineata l’alta ispirazione morale, la razionalità (che a volte lo fa tentennare prima di prendere posizione perché deve valutare tutti i fatti in causa) e l’amore per la sua patria.

Mi rimane controverso l’aspetto dell’ambizione: da questo libro lui ne viene fuori come uno che non è per niente interessato alla fama e al potere, perché tutto dovrebbe essere subordinato al servizio del suo Paese. Anzi: quando lui se la prende con Crasso, Ottavio, Cesare, uno dei peggiori insulti che usa è proprio la parola ambizioso. Ma da altri testi ho scoperto che anche lui era ambizioso, non era proprio questo ingenuotto che l’autrice ci vuol presentare.

L’autrice è americana. E qui si apre un mondo. Perché? Man mano che leggevo mi son spesso chiesta: ma come ci vedono gli stranieri? Come un popolo che si infiamma per nulla; un popolo opportunista che oggi segue uno e domani l’altro in base a quanto pane e circo promettono; una massa di sempliciotti pronta a farsi corrompere; che non si solleva davanti alla tirannide ma che si incazza come una bestia se gli togli certi canali TV (no, questo l’ho aggiunto io). E il dubbio che questa visione coincida con la verità, è forte.

Eppure… eppure di questo popolaccio con la bocca aperta e il cervello spento, i governanti del romanzo dimostrano di avere sempre paura, come se si trovassero di fronte a un mostro mitologico che bisogna distrarre, perché altrimenti ti divorerebbe in un batter di ciglia. Un popolo a cui si può togliere la libertà e puoi fargli tutto quello che vuoi, basta che non se ne accorga…

Vabbè, tutta questa pericolosità io non ce la vedo, oggi. Quella volta, forse.

Lasciatemi però riportare una frase che appena l’ho letta mi è sorta un’immagine davanti agli occhi:

A loro piaceva perfino la calvizie di Cesare; quando una volta comparve a Roma con una corona di lauro per nasconderla, riservo battendosi i fianchi (…)

L’immagine che ho in testa io mi mostra una bandana al posto dell’alloro, e un personaggio di calibro alquanto inferiore a Cesare, ma altrettanto bugiardo e avido di potere.

Povera Italia.

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Italia, oggi e duemila anni fa

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Cicerone, voce di Roma – Taylor Caldwell

Ma da quante migliaia di anni noi italiani ci lamentiamo dei nostri governanti?

Cicerone, una sessantina d’anni prima della nascita di Cristo, era uno di quelli che deplorava la situazione in cui era caduta Roma e che nominava di continuo gli antichi romani, i rappresentanti della Legge, uomini valorosi e saggi. E ce l’aveva sia con i politici, che al suo tempo badavano solo ai privilegi e agli agi, che con il popolino, che si accontentava di mangiare e divertirsi a spese dello stato, limitandosi ad acclamare ogni tanto il potente di turno.

Ma la parte del libro che si potrebbe pari pari riportare in un articolo di giornale ai giorni nostri, magari cambiando solo i nomi delle classi sociali, è quella in cui Silla, il militare dittatore, ricorda a Cicerone che è inutile declamare le glorie passate, perché ormai Roma è caduta, è morta.

Cicerone, avvocato, è stato invitato a cena da Silla, che vuole convincerlo ad abbandonare la difesa di Catone Servio, un ex centurione che ha scritto un libro che attacca la corruzione di Roma. E Cicerone ricomincia la sua tiritera sull’antica Roma e sugli antichi romani, bla bla bla.

E allora Silla gli fa un discorso: considera i senatori, i Censori, i tribuni del popolo, la classe media, gli avocati, i medici, i banchieri, i mercanti, gli investitori, gli avvocati… considerali tutti, uno per uno. Ce n’è uno, uno solo che si alzerebbe davanti a Silla per fermarlo o che rinuncerebbe a uno dei suoi privilegi per aiutare Roma a riacquistare gli antichi splendori??

Il discorso occupa quattro pagine, ho riassunto all’osso, ma il senso è questo. Perché ricordiamoci quello che Silla dice alla fine:

Tu mi hai giudicato malvagio, l’immagine della dittatura. Ma io sono quello che il popolo merita. Domani morirò come tutti muoiono. Ma ti dico che dopo verranno uomini peggiori di me! C’è una legge più inesorabile di ogni legge creata dall’uomo ed è la legge della morte per le nazioni corrotte, e i beniamini di questa legge già si agitano nel grembo della storia. Ce ne sono molti che sono vivi oggi, giovani e viziosi e senza fede. Essi riusciranno. Così passa Roma.

Così passerà l’Italia.

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L’innocenza – Tracy Chevalier

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Anche qui, ho preso un abbaglio. Avevo scelto questo romanzo perché so che la Chevalier di solito scrive romanzi storici sull’arte… ma qui di arte ce n’è poca.

E’ vero che uno dei personaggi è William Blake, ma resta comunque sullo sfondo, un tizio che scrive volantini, che porta il bonnet rouge e che non ha paura di sfidare il sistema per le proprie convinzioni, anche a costo di rimetterci. Ci sono delle citazioni delle sue opere, ma non si entra mai davvero nella vita dell’artista.

I veri protagonisti sono dei ragazzi nella Londra di fine Settecento. Si parla molto del circo e di manifattura (sedie e bottoni), di malavita e povertà; e si parla molto di donne ingravidate dal ricco di turno e mollate al loro destino (un po’ come in La dama e l’unicorno), tanto da farmi venire il dubbio che questo argomento così ricorrente interessi la scrittrice in prima persona… ma probabilmente no.

Il dubbio che mi viene quando leggo di personaggi come Maisie, è: ma esistono davvero ragazzine così ingenue? Una che riesce a farsi mettere incinta dal figlio del proprietario del circo dopo un paio di ore che gli ha rivolto la parola? Se se ne scrive, la verosimiglianza è d’obbligo, però davvero non riesco a capacitarmene, sono troppo lontana da queste realtà per età, periodo storico e ambiente.

Eppure anche le donne del tempo, a quanto pare, non ci andavano per il sottile, visto che erano le prime a dare la colpa alle ragazzine nei guai, quando le vedevano col pancione. Non mi meraviglia che ora come ieri le donne fossero la metà più maligna del cielo.

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