Pane e bugie, Dario Bressanini

Già, non bisogna credere a tutto quello che si legge (o peggio: che si sente in TV). La scienza viene bistrattata e stiracchiata da giornalisti e nutrizionisti della domenica: si può parlare del nuovo sport nazionale, e non solo in Italia.

Bressanini mi ha fatto pensare ad alcuni miei comportamenti o idee che davo per scontati. Per esempio: ho sempre detto che comprare a km zero è la cosa migliore. Ma migliore per chi? Per me che pago meno. Ma per i paesi in via di sviluppo che vivono di esportazioni di banane e ananas e spezie? E se devo comprare a km zero, dovrei rinunciare per sempre ai pomodori pachino, preferendo quelli dell’orto di mio padre? E perché dobbiamo demonizzare le importazioni alimentari dall’estero e poi gioire delle nostre esportazioni di Parmigiano e Barolo negli Stati Uniti??
Forse non tutti sanno che gli acquisti centralizzati, a livello di carburanti consumati, causano meno inquinamento degli acquisti polverizzati sul territorio: cioè, per comprare dai produttori locali, dovrei muovermi io (e, presumibilmente, come me migliaia di persone) per raggiungerli, questi produttori.
Siamo pieni di incongruenze.

Gli OGM: fanno male o no? Si citano studi a favore e contro. Idem per le proprietà nutritive del cibo biologico.
A chi credere?
Bressanini ci spiega le differenze tra studi e studi. Le ricerche non sono tutte uguali. E qua gli do pienamente ragione, solo che noi, da sprovveduti consumatori e lettori, non sempre siamo in grado di capire se la ricerca pubblicata sul tal giornale è stata sottoposta a peer review o se è stata eseguita secondo i santi crismi della scienza moderna. Faccio l’impiegata, non posso trascorrere tutto il giorno tra articoli e web in cerca delle basi scientifiche di tutto quello che leggo sull’alimentazione…
Le informazioni dovrebbero essere vagliate prima di essere messe in pasto al pubblico, da chi le riporta (spesso per mestiere).

In complesso, libro da leggere perché ti fa pensare (e ti insegna un sacco di cose: ad esempio, che i banani sono sterili!)

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La scienza della giovinezza, Margherita Enrico

La prossima volta che compro un libro su alimentazione e salute, ricordatemi di leggere la biografia dell’autore… in questo caso si tratta non si un medico/biologo/dietologo ecc… ma di una giornalista. Che può aver anche scritto altri libri in materia, ma la sua conoscenza non sarà mai approfondita come quella di una persona che ha basi scientifiche. Nonostante la premessa del Nobel Montagnier, infatti, il libro è una semplice raccolta di informazioni prese qui e là e organizzate per argomenti: alimentazione, movimento fisico, tecniche anti-stress ed autoaccettazione.

Con questo non voglio dire che non si impara nulla leggendo queste pagine: ad esempio ho trovato molto interessante la parte sulla rughe e sui capelli bianchi, perché sfata il mito che questi difetti siano irreversibili con l’età (sebbene l’utilità dei succhi verdi l’avessi già letta sul libro della Boutenko quando ha riportato gli “esperimenti” di Ann Wigmore).

Tuttavia ci sono dei punti in cui si contraddice: da un lato dice che il latte e i latticini provocano acidosi e cancro (cita anche Campbell, ovviamente). Da un’altra parte mi trovo un’affermazione come questa:

Se quindi bevete un bicchiere di latte e aggiungete della crusca o lo accompagnate con biscotti a base di crusca, è come se beveste acqua, perché il calcio non verrà assorbito.”

Scusa, ma a me risultava che il calcio del latte non lo assorbi comunque (e anche alla Enrico, che lo dice in un altro paio di occasioni)… qua invece sembra che se bevi il latte senza crusca, allora assorbi il calcio?!
Altre incongruenze le ho notate quando parla delle carni.
Potrebbero essere dovute al fatto che la Enrico vuole evitare estremismi (veganismo, diete detox rigide ecc…) ma mi resta comunque il retrogusto di un po’ di confusione.

Poi: gli studi.
Ne cita tanti.
Ma li cita male: a volte non specifica chi li ha fatti, a volte dice semplicemente “in uno studio recente” (cosa vuol dire ‘recente’?), non specifica se sono studi sottoposti a peer review, né se sono passati per il vaglio di rassegne illustri, né se erano in doppio cieco, spesso non dice neanche su quanti soggetti è stato testato.
Voglio dire: di ricerche se ne fanno migliaia all’anno in tutto il mondo. E un’altissima percentuale viene poi sorpassata o sbugiardata da altre ricerche. Parlare di studi senza accertarne o dimostrarne la qualità, non mi pare molto professionale, in un testo che vuol navigare nel campo scientifico.

Un’ultima cosa che mi ha dato un po’ di fastidio è il rimando costante alla papaia biofermentata con relative barrette anti-age e agli integratori di ormoni. Ma questa può essere una mia idiosincrasia, dato che comunque è vero che la frutta e la verdura di oggi, nel nostro settore di mondo, è snaturata e priva di molti nutrienti.

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E se piovesse tutto il giorno?

Qualcuno prega in chiesa davanti all’altare. Qualcun altro prega davanti al comò riempito di santini e foto. In Giappone si prega davanti al tokonoma.
Io, oggi, prego davanti alla finestra. Che smetta di piovere. Perché non sono ancora una di quelle appassionate che esce a correre anche sotto la pioggia: no, decisamente no. Se piove devo togliermi gli occhiali e rischio di inciampare su un tutolo caduto dall’ultimo trattore della stagione della raccolta del mais.

Il terrore è che sia vero quello che scrivono sui libri: e cioè, che se stai troppi giorni senza correre, poi devi tornare al tuo livello precedente. Quale è il mio livello precedente: otto minuti.
Mi spiego meglio.

Ho iniziato a correre il 15 agosto di quest’anno, dopo una vita che non lo facevo (l’ultima volta deve essere stato ad educazione fisica alle superiori); e lo scatto principale me lo ha dato un libro in cui si spiegava che il corpo umano è fatto per correre, lo si capisce dalla conformazione dei glutei, dei muscoli nucali, dal sistema termoregolatorio ecc… Bisogna fare quello per cui si è nati, no? Bisogna rispettare i bisogni ancestrali del corpo! E poi, mi era già capitato di fare sogni in cui correvo e in cui ero… felice di correre! Sogni ricorrenti. Evabbè, proviamo, mi son detta.

Ovviamente, la regola numero uno è: gradualità.
Così, tenendo come base un’ora di cammino, ci ho inserito dentro il primo minuto di corsa. L’intento era di fare un minuto di corsa e uno di cammino fino alla fine dell’ora.
E’ stato il minuto più lungo della mia vita, più lungo del travaglio del parto. Se sono partita come essere bipede, sono arrivata allo scadere del sessantesimo secondo come essere quadrupede. Non ricordo se ho corso un altro minuto in quell’ora, so solo che mi sono aggrappata alla parola “gradualità” come un pipistrello al ramo, che non lo stacchi neanche se gli tagli le zampe.

Bè, di settimana in settimana ho aggiunto un minuto, sempre su base oraria. All’inizio non è stato un incremento regolare, mi ci è voluto un po’ a fare tutta l’ora alternando un minuto di corsa e uno di cammino, ma ad un certo punto ho cominciato a incrementare di un minuto a settimana.

Ora, dunque, faccio nove minuti di corsa e uno di cammino alternati.

E adesso piove.

E se piove tutto l’inverno e io perdo l’allenamento acquisito fino a dover tornare a quel primo, intollerabile, semi-mortale minuto?
Non posso pensarci.
Perché ho fatto fatica ad arrivare fino a questo punto; sebbene la fatica che provo ora sta scemando rispetto a quella iniziale, quando tiravo giù tutti i santi del primo novembre se una formica mi attraversava la strada e io dovevo scavalcarla (il cambio di ritmo è tremendo!).

Ehi, ma… è una mia impressione, o ha smesso di piovere?

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La dieta skinny bitch – Rory Freedman e Kim Barnouin

Queste due, Rory Freedman e Kim Barnouin, sono giovani e simpaticamente svalvolate.

Le sigarette sono per perdenti. Fanno molto anni Ottanta e sono totalmente fuori moda (…). Fumare è decisamente out.

D’altronde, se il target è un pubblico giovane (e femminile), inutile spiegare le conseguenze chimiche del tabacco e dei veleni nel corpo, molto meglio buttarla sulla moda. Penso che frasi del genere possano essere molto più efficaci di un intero corso per smettere di fumare. Aggiungo io che quelli che fumano puzzano. Inutile spendere soldi in creme e mentine: puzzano.

“La mattina, non rivolgetemi la parola finché non ho bevuto un caffè.” Uhm… Patetico! (…) non dovreste aver bisogno di nulla per svegliarvi. Se non riuscite a farlo, è perché siete dipendenti dalla caffeine, dormite troppo poco o siete genericamente delle sciattone poco sane.

Uh, la parola “sciattona” è come un pugno in faccia, no?
Battute a parte (e ce ne sono alcune di meritevoli quando parlano di cacca) le due tipe si basano su ricerche scientifiche di non poco conto ma poco pubblicizzate (“Non lasciatevi cullare dalla convinzione che le istituzioni vigilino sulla sicurezza del nostro cibo”), senza dimenticare l’aspetto etico.

Altro punto a favore: la lista dei prodotti alimentari ammessi è stata adattata al contesto italiano, dunque si trovano marche italiane (non impronunciabili nomi americani da ordinare solo via internet).

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Fruttalia – Luca Speranza e Silvio Sciurba

E siamo al fruttarianesimo. Ben oltre il vegetariano e il vegano.
Cosa mangia un fruttariano? (o fruttaliano?) Dipende…

Fruttaliano: solo cibi di origine vegetale, frutta e verdura, sia cruda che cotta.

Fruttaliano crudista: come il precedente, ma solo crudo.

Fruttariano: solo frutta cruda. Neanche le verdure, dunque…

Fruttariano simbiotico: solo frutta cruda colta e mangiata dagli alberi che incontra o che lui coltiva. Ma questa categoria è solo sulla carta o esiste qualcuno che vive così al giorno d’oggi?

Gli autori (che non sono né medici né nutrizionisti, ma solo due persone che hanno intrapreso una percorso testato sul proprio corpo) puntano bene i piedi: serve un periodo di transizione, non si può diventare fruttariani o fruttaliani dall’oggi al domani, perché siamo troppo inzozzati delle porcherie che ci buttiamo nello stomaco.

La filosofia di fondo è che non servono milioni di tonnellate di cibo industriale per vivere. Le calorie stesse perdono di significato perché si ragiona in termini di nutrienti: col cibo spazzatura ne mangio tanto e non sono mai sazio di nutrienti, con la frutta e la verdura posso mangiare meno (in termini di calorie) ma ottenere tutto quello che mi serve.

Fino a una certa età il corpo è in grado di tollerare quasi tutto, soprattutto in gioventù, ma poi inizia irrimediabilmente a cedere al lento logorio.

Chi? Io? Se sono fruttariana?
No. Mangio ancora cereali e noci varie e legumi. Ma sperimento.

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Corro perchè mia mamma mi picchia – Giovanni Storti e Franz Rossi

Ma dai, Giovanni (quello di Aldo, Giovanni e Giacomo, sì) anche quando corre non ce la fa a star serio… e io ho avuto delle difficoltà a capire se le avventure che raccontava, riferite alle sue corse in giro per il mondo, erano vere o “abbellite”. Difficoltà poi aumentata dal fatto che il libro è scritto in collaborazione con Franz Rossi, altro corridore suo amico, ma non è specificato se il paragrafo lo ha scritto l’uno o l’altro.

Bè, dai, no, devo dire la verità: tra i due lo stile di scrittura è diversissimo.

E’ un libro per gli appassionati della corsa, perché secondo me se non ti immedesimi negli episodi che raccontano (della serie: corro, dunque potrebbe succedere anche a me) la lettura procede a rilento.
I consigli da runner sono sempre i soliti (scarpe, abbigliamento, infortuni, alimentazione): quello che qualifica il libro sono proprio le esperienze concrete, spesso vissute dall’altra parte del mondo.

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Genitori e nonni: alleati o rivali? – Vittoria Cesari Lusso

Non un classico “saggio”: questo libro è più un’esperienza vissuta con tanti suggerimenti di buon senso. L’autrice ha certamente le carte in regola per occuparsi di psicologia grazie al suo lungo curriculum, ma ha scelto di dare al testo un taglio molto friendly, pieno di vita vissuta, sua e altrui: proprio questo vivere in prima persona le esperienze le ha permesso di mettere il coltello nella piaga quando serve.

Qui vorrei parlare di un paio di punti.

Innanzitutto, la differenza tra emozioni e sentimenti. Le emozioni innescano reazioni praticamente automatiche, e durano finché lo stimolo è attivo. I sentimenti “invece sono legami affettivi che si sviluppano nel tempo (…). Il sentimento è uno status, l’emozione è momento acuto. I sentimenti si possono dissimulare, le emozioni no.”

Ma soprattutto:

Sul piano delle relazioni umane le emozioni sembrano oggi più in auge dei sentimenti. La ricerca di continui stimoli emotivi prevale sull’investimento in legami a più lungo termine.

Quando ho letto queste righe mi sono subito venuti in mente alcuni conoscenti…
Coi figli si parla inevitabilmente di sentimenti. Ma spesso vedo coppie nascere sulla base delle pure emozioni: niente di male in ciò, se si fosse consapevoli dello stato in cui ci si trova. Forse vado fuori tema ma mi pare che sempre più gente cerchi di deresponsabilizzarsi, di dare LA COLPA AGLI ALTRI (che siano i suoceri, i nonni, il partner) della situazione che si sta vivendo.

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