Raccontino

IL SEME

Non sono mai scoppiata. L’aviere Schmidt mi ha lasciata cadere per ultima, dovevo essere il suo capolavoro, sterminare almeno quattro famiglie di questi Italiener voltagabbana sporchi e ignoranti e invece niente. Sono ottant’anni che vivo qua sotto con questo rimpianto e con i vermi che mi lambiscono i rivetti. Ottanta!

La ruggine m’ha mangiata fuori, ma dentro sono ancora io, nel mio cuore c’è ancora quell’odio che mi hanno instillato nei meccanismi: è tutto qua, e aspetta, aspetta.

E che è successo oggi? Mi hanno tirato fuori dalla tomba. Ho sentito prima dei passi e un bip-bip regolare che diventava più veloce man mano che si avvicinava. Poi ho sentito le vanghe che venivano conficcate nel terreno, e poi le mani e poi…

Poi ho sentito le loro voci: Italiener!

Due maschi italiani: ce ne sono ancora dopo ottant’anni? Quella cadenza così scialba, da esseri deboli, da razza inferiore, mescolata di sicuro con gli africani. Mi hanno insegnato a diffidare degli italiani fin nei miei minimi meccanismi, fin da quando mi concepivano sulla carta: in ogni linea e in ogni numero che segnava il progetto di ciò che sarei diventata c’era la diffidenza verso questo popolo gesticolante; in ogni mano ariana che ha assemblato e avvitato le miei viscere c’era l’astio verso questa gente di dubbie origini.

E proprio due di questi esseri dovevano riportarmi alla luce! Non li abbiamo conquistati? Non abbiamo domato la loro lingua indisciplinata? Mentre mi trasportano nella loro auto sento il rumore di altri motori, ma non sono né cingolati né bombardieri: dov’è finita la guerra?

Vorrei scoppiare, ora, subito, scomparire da questo mondo così pacifico e portare via con me questi due che chiacchierano e ridono come se io e loro non fossimo più nemici.

Mi hanno rinchiuso in una stanza. Sono nata per incutere terrore, rispetto e morte, e mi trovo ancora a languire inerte, senza poter svolgere il mio dovere. Sento dei suoni e nessuno di essi mi piace: piatti, risate, forse una radio. Nessun ordine, nessuna voce gutturale, nessun esercito in marcia.

In quasi ottant’anni il mondo è cambiato così tanto?

Ma io no, io non sono cambiata, sono sempre la stessa. Ho un compito da svolgere. Sono come un seme: morirò, ma porterò il mio frutto.

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