Non ditemi cosa devo fare

Credo di avere un problema con l’autorità.

Se mi vien detto “fai questo, fai quello”, anche se si tratta di un’operazione che, in un altro momento, potrebbe divertirmi, automaticamente perdo interesse, subentra il senso del dovere e va a farsi benedire quell’impalpabile benzina che si chiama Passione.

Mi capita anche con i libri. E, peggio del peggio, mi capita anche se sono io a dire a me stessa “fai questo, fai quello”, come se fossi schizofrenica e la mia personalità sana subisse le bizze della mia parte autoritaria.

Sabato, per la prima volta in vita mia, sarò presente alla premiazione del premio Comisso a Treviso. L’azienda per cui lavoro è uno sponsor dell’evento da molto tempo, e quest’anno è avanzato un biglietto: quando mi è stato offerto, son stata ben felice di accettarlo.

Adoro questi eventi: il livello culturale è alto e non può che far bene a una povera meschina come me che non ha basi letterarie e che si fregia dell’appellativo di litblogger.

Ma per un’occasione così importante, devo prepararmi.

Intanto: chi è Comisso? Non avevo mai letto niente di suo, ma avevo il libro che ha vinto il Premio Strega nel 1955, “Un gatto attraversa la strada”.

E poi, dovevo procurarmi almeno un libro dei finalisti. Ho optato per “Pianura” di Marco Belpoliti, perché avevo già incontrato questo autore, proprio nella mia azienda.

E qui sorge il problema: “devo” prepararmi.

Libri che in un altro momento avrei giudicato godibili o istruttivi, adesso li considero imposti.

Ma imposti da me stessa!

E’ ridicolo ma non posso farci niente, devo sospenderne la lettura, perché la convinzione di subire un’imposizione mi mette una lente davanti agli occhi che mi impedisce di giudicare i libri per quello che sono e che me li fa considerare quasi come compiti per casa.

Questa lente distorta mi rende Comisso troppo facile, troppo “naturale”, come lo hanno accusato certi critici letterari. Il libro che ha vinto lo Strega è una raccolta di racconti ambientati nella pianura Padana, e spesso in Veneto, anche se mancano precisi riferimenti geografici. Sono racconti brevi che ci mostrano istantanee o personaggi, per lo più campagnoli, impregnati di fatica e di etica del lavoro.

La lente distorta mi rende difficile la lettura di “Pianura” di Belpoliti, che invece ho apprezzato con altri titoli: qui, al contrario, lo vedo colto, coltissimo, quasi aulico, così elevato da sollevarsi al di sopra del bisogno di trama per guardare la pianura e i suoi abitanti attraverso un telescopio da professore universitario che frequenta solo intellettuali a me (ahimé) quasi tutti sconosciuti.

So che questi due libri non hanno colpe, i libri non ne hanno quasi mai: sono le lenti attraverso cui vengono letti che li rendono forieri di bene o di male.

Sospendo dunque la lettura di entrambi (Comisso a p. 102/196 e Belpoliti a p. 100/278) e aspetto tempi migliori.

So che verranno.

2 Comments

Filed under Libri & C.

2 responses to “Non ditemi cosa devo fare

  1. Spesso conta molto la nostra predisposizione mentale, che cambia nel tempo…. riprova a leggerli in un altro momento… chissà….

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