Anne of Avonlea (Lucy Maud Montgomery) ovvero… Anna dai capelli rossi 2

Anne di Avonlea non è un romanzo tra i più conosciuti in Italia, se non nella versione del cartone giapponese “Anna dai capelli rossi”, eppure l’autrice ha scritto molti romanzi e racconti incentrati su questa eroina. In Canada, paese natio della Montgomery, è un classico, e credo anche negli Stati Uniti.

Edizione 2016 dell’inglese Collins Classics

“Anne of Avonlea” è il secondo romanzo, dopo “Anne of Green Gables”. Anna è ora una sedicenne avviata alla professione di insegnante elementare e vive ancora con Marilla, che l’ha adottata pochi anni prima. C’è però una novità: l’arrivo di due gemelli, Davy e Dora. Dora è una ragazzina tranquilla ed autonoma, più matura dei suoi sei anni.

Davy invece è quello che si potrebbe definire un birbante combinaguai. Nelle intenzioni dell’autrice, Davy dovrebbe essere un monello intelligente e chiacchierone di cui tutti si innamorano, nonostante i guai che combina. Ebbene, le intenzioni della Montgomery, con me, non sono state esaudite.

Davy non lo sopporto.

Rinchiude la sorella, la getta nel fango, fa cadere i dolci, parla con la bocca piena, dice bugie e poi si difende dicendo che non sapeva che non si dovevano dire bugie… tutto viene giustificato da Anna col fatto che i ragazzini hanno vissuto con una madre sempre malata e dunque nessuno si è preso la responsabilità di crescerli nel modo dovuto, ma non posso fare a meno di innervosirmi quando Davy si giustifica con la sua verbosità e quando, dopo aver fatto la solita domanda da bambino, dichiara: “Voglio saperlo!”

Piccoli-nazisti-crescono a parte, le avventure di Anna si allargano anche al paesino di Avonlea: ha fondato, insieme ad altri amici, un’associazione per il miglioramento della cittadina, e si reca di casa in casa a raccogliere fondi per pitturare il municipio o si attiva per convincere un abitante a non imbrattare il suo steccato con tabelloni pubblicitari.

Anna è un’anima candida, con gli occhi che luccicano di commozione quando vede un bel viale alberato e che inventa nomi romantici per laghetti e prati fioriti. Non le sembra neanche vero di partecipare alla storia d’amore di un’amica che molti anni prima si era lasciata con l’uomo della sua vita, tanto più che questo uomo ha un figlio che è sognatore come Anna e che ha tanto bisogno di una madre che gli sia affine.

Le avventure di Anna sono così: niente di roboante, tutto si svolge in stanze piene di vasi fioriti e su prati profumati di erba fresca; la gente è sono buona, e se non è buona, i difetti si riducono al pettegolezzo o alla tirchieria; può succedere che qualcuno compia un gesto riprovevole, ma poi i sensi di colpa sono fortissimi, come quando, ad esempio, Anna è costretta a dare una frustata a un ragazzino particolarmente insolente a scuola (e lei, che ha sempre sostenuto che bisogna bandire le fruste in classe, ne fa una tragedia).

E’ un mondo un po’ fatato, per gli standard odierni, però vi dico che io, abituata a guardare film di zombie e squartamenti, me lo sono letto con piacere. Sarebbe bello se ci fossero persone e luoghi così, in giro.

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