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La scienza della giovinezza, Margherita Enrico

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La prossima volta che compro un libro su alimentazione e salute, ricordatemi di leggere la biografia dell’autore… in questo caso si tratta non si un medico/biologo/dietologo ecc… ma di una giornalista. Che può aver anche scritto altri libri in materia, ma la sua conoscenza non sarà mai approfondita come quella di una persona che ha basi scientifiche. Nonostante la premessa del Nobel Montagnier, infatti, il libro è una semplice raccolta di informazioni prese qui e là e organizzate per argomenti: alimentazione, movimento fisico, tecniche anti-stress ed autoaccettazione.

Con questo non voglio dire che non si impara nulla leggendo queste pagine: ad esempio ho trovato molto interessante la parte sulla rughe e sui capelli bianchi, perché sfata il mito che questi difetti siano irreversibili con l’età (sebbene l’utilità dei succhi verdi l’avessi già letta sul libro della Boutenko quando ha riportato gli “esperimenti” di Ann Wigmore).

Tuttavia ci sono dei punti in cui si contraddice: da un lato dice che il latte e i latticini provocano acidosi e cancro (cita anche Campbell, ovviamente). Da un’altra parte mi trovo un’affermazione come questa:

Se quindi bevete un bicchiere di latte e aggiungete della crusca o lo accompagnate con biscotti a base di crusca, è come se beveste acqua, perché il calcio non verrà assorbito.”

Scusa, ma a me risultava che il calcio del latte non lo assorbi comunque (e anche alla Enrico, che lo dice in un altro paio di occasioni)… qua invece sembra che se bevi il latte senza crusca, allora assorbi il calcio?!
Altre incongruenze le ho notate quando parla delle carni.
Potrebbero essere dovute al fatto che la Enrico vuole evitare estremismi (veganismo, diete detox rigide ecc…) ma mi resta comunque il retrogusto di un po’ di confusione.

Poi: gli studi.
Ne cita tanti.
Ma li cita male: a volte non specifica chi li ha fatti, a volte dice semplicemente “in uno studio recente” (cosa vuol dire ‘recente’?), non specifica se sono studi sottoposti a peer review, né se sono passati per il vaglio di rassegne illustri, né se erano in doppio cieco, spesso non dice neanche su quanti soggetti è stato testato.
Voglio dire: di ricerche se ne fanno migliaia all’anno in tutto il mondo. E un’altissima percentuale viene poi sorpassata o sbugiardata da altre ricerche. Parlare di studi senza accertarne o dimostrarne la qualità, non mi pare molto professionale, in un testo che vuol navigare nel campo scientifico.

Un’ultima cosa che mi ha dato un po’ di fastidio è il rimando costante alla papaia biofermentata con relative barrette anti-age e agli integratori di ormoni. Ma questa può essere una mia idiosincrasia, dato che comunque è vero che la frutta e la verdura di oggi, nel nostro settore di mondo, è snaturata e priva di molti nutrienti.

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Le virtù terapeutiche dei frullati verdi, Victoria Boutenko

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“Inspiring” è l’aggettivo giusto per questo testo.
Victoria Boutenko, prima di approdare al “frullato verde: I love you!” era crudista: dunque già una persona (anzi, una famiglia!!) con un bel livello di consapevolezza alimentare e altrettanto bel livello di determinazione nel portare avanti le proprie scelte. Ma ad un certo punto, si è accorta che la sua salute, pur essendo buona, non era ECCELLENTE.

Eh, qua è difficile spiegare cosa si intende per salute eccellente, quando tutta la gente che mi sta attorno è contenta se l’influenza gli dura una settimana anziché dieci giorni, o se il colesterolo è a 201 al posto di 240… Ma rimando al libro.

Quello che mi è piaciuto, è il modo in cui la Boutenko è passata ad integrare la sua dieta crudista con i frullati verdi: studiando le abitudini alimentari degli scimpanzé. Giustamente, se condividiamo con questi primati il 99,4% del patrimonio genetico, dovremmo condividere con loro anche il 99.4% della loro alimentazione!
E così l’autrice si è accorta che gli scimpanzé mangiano frutta solo per circa un 50%, ma poi mangiano quasi un altro 50% di foglie verdi.

Lei ci ha provato.
Non c’è altro modo per sapere cosa succede se si introducono le foglie verdi nella propria dieta: non ci sono ricerche scientifiche che hanno creato gruppi di controllo e gruppi di studio, non ci sono dottori che lo hanno imparato nei libri all’università.
Bisogna provare.
E a quanto dice, le si sono addirittura ridotte le rughe! (Questo mi interessa parecchio!!) E suo marito ha visto i suoi capelli e i suoi baffi perdere i peli bianchi a cui si era ormai abituato (E anche questo mi interessa super parecchio!!)

Evabbè, cosa volete… io ci provo. Un frullato al giorno. Non di più.

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La rivoluzione degli smoothies, Victoria Boutenko

E vai con gli smoothies…
Libro illuminante, esauriente e simpatico!
Victoria spiega gli studi e gli esperimenti che l’hanno portata a far nascere questa rivoluzione alimentare dei frullati verdi, che sta diffondendo con seminari in tutta l’America.
La clorofilla, presente nei frullati, è in pratica sole liquido, ne basta un solo bicchiere per assumere oltre la metà del fabbisogno giornaliero di frutta e verdura!
Il libro vanta un’ampia scelta di ricette (copiate dai libri dei figli Sergei e Valya), i nomi dei succhi verdi sono bizzarri come: Frullato “Puah! Quant’è dolciastro. Perchè ho voluto provarlo? Ma mi ci sto abituando” o Frullato : “O cielo, cos’hai messo lì dentro? Non posso credere che mi faccia bene”.
L’autrice cita più volte Max Gerson e gli studi sul cancro, dimostrando che i succhi verdi apportano enormi benefici alle persone affette da cancro e altre malattie degenerative.
Conferma il vantaggio di frullare la verdura e non “spremerla”, in quanto i succhi non saziano quanto i frullati, che riempiono molto e apportano maggiori sostanze nutritive.
Un capitolo è dedicato ai frullati verdi per gli animali (con ricette correlate!), ai bambini.
Attendo fiduciosa di leggere anche gli altri libri della Boutenko, che per il momento non sono ancora pubblicati in Italia.
Un unico e importante accorgimento per chi vuole integrare la sua dieta con gli smoothies: bevetene fino a un litro al giorno, ma quando li assumete non consumate altro cibo per 40 minuti, in modo da assimilare tutte le sostanze “vive presenti”.

Ilaria Tami

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