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A nostro agio in città – Percorsi di formazione per la cittadinanza attiva (AA.VV)

In questi giorni in cui qui a S. Stino di Livenza non si fa altro che discutere del centro di preghiera islamico con toni da grezzi politicanti dell’ultim’ora, mi è “capitato” in mano questo libretto di racconti incentrato sulla cittadinanza e sull’immigrazione.

La raccolta conclude un percorso di studio incentrato sul cambiamento della città europea contemporanea: in particolare, Padova. Gli autori delle storie non sono scrittori professionisti, ma cittadini, nativi o immigrati. Ovviamente, non si parla di cittadinanza nel senso nazionalistico, ma come insieme delle capacità e delle possibilità di usufruire di diritti per una vita “più facile” (Cappellin, 1999).

Il confronto tra questo modo di affrontare la discussione sull’immigrazione a Padova e il modo di discutere l’apertura del centro Islamico a S. Stino mi ha intristito.

Da un lato, un libretto che, per quanto scritto da profani, è il risultato di un impegno durato quasi un anno, di studio di testi e situazioni, di confronto e riflessione ragionata. Dall’altro, nel paese in cui vivo, post pieni di offese ed errori di ortografia lanciati nei social come se fossero versetti della Bibbia.

Mi direte: ebbè, il libretto è frutto di una collaborazione con il dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata dell’Università di Padova, non è mica il frutto di Facebook e sit-in improvvisati… Bah, sarà… ma credo che il supporto, cartaceo o virtuale, sia solo lo strumento con cui si sono espressi due tipi diversi di persone: quelle che si fanno le domande e cercano di rispondere (accettando la fatica necessaria per la ricerca), e quelle che hanno la verità in tasca. Non mi riferisco specificatamente ai contenuti (moschea sì, moschea no), mi riferisco ai modi di esprimere il dissenso: chi non ha argomenti, alza la voce (e a volte le mani).

Ma torniamo ai racconti. Mi è piaciuta l’idea di non indicarli col nome dell’autore, ma con pseudonimi: la ragione sta nel fatto che le storie non descrivono situazioni individuali, private, ma sono storie che possono riguardare tutti quelli che si trovano ad agire come cittadino, non importa che sia nativo o immigrato.

I racconti coprono un po’ tutte le vicende: dallo studente, all’immigrata scappata dal suo paese, a chi è stata costretta a sposarsi, a chi ha a che fare con la burocrazia, a chi ha paura di scendere alla stazione del treno e si interroga su questa paura e sulle strade di Padova.

Una storia difficilmente incarna una tesi. Una storia sceglie aneddoti, personaggi e luoghi e li fa interagire tra loro: ma l’interazione potrebbe svolgersi in mille direzioni diverse, e la scelta di una direzione al posto di un altra è proprio ciò che rende il racconto fonte di confronto. Non ci sono verità rivelate, qui, solo punti di vista. Civili.

Non serve poi molto per sentirsi a proprio agio nel luogo in cui si vive.

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