Tag Archives: tribunale

Cartongesso (Francesco Maino)

Francesco Tessari, il protagonista che racconta in prima persona, è un avvocato del foro di Venezia. Segue le cause dei più deboli: debitori, extracomunitari, poveracci.

Il libro è un grido di aiuto e di rabbia: rabbia contro il Veneto-Sistema, i politici, gli avvocati, la cementificazione, la commercializzazione, la deumanizzazione, il pensiero unico, il consumismo, i cattolici di facciata, la perdita dell’identità contadina…

E’ un libro che si legge a mezza bocca, digrignando, bestemmiando, col colesterolo a mille, i cotechini e la polenta sotto i denti.

Michele Tessari è stanco di fare l’avvocato ma non sa come uscirne.

E’ stanco di essere un’appendice di sua madre, ma non sa come diventare adulto.

E’ stanco di lottare contro un sistema corrotto e inutile, ma non sa cosa fare.

Questa massa di lavoratori ha accumulato parecchio e nel frattempo, dopo elementari e medie, dopo liceo e laurea non ha più letto nulla se non la guida della tele (…).

E’ un libro pieno di citazioni da altri libri o film.

I butti delle patate che hanno fatto i fiori del male.

E’ un libro scritto in uno stile personalissimo e coraggioso.

I muri sono fatti collo sterco di piccione come nei villaggi dei pigmei, la pittura esterna è fatta col rimmel delle puttane.

E’ un libro amarissimo.

Abbiamo iniziato a soccombere al compimento del diciottesimo anno, ai diciannove era già metastasi, a vent’anni: sotterrati vivi.

Non è un libro per tutti.

Non è per me.

Questa non è una valutazione sulla qualità della scrittura (che ho trovato molto simile a “Viaggio al termine della notte” di Céline), ma la devastazione di cui parla è troppo visibile, e ci vivo dentro, nel Veneto.

E’ come leggere un romanzo su una malattia quando ce l’hai anche tu o qualcuno vicino a te.

Leave a comment

Filed under Libri & C.

Manuale del boia, Charles Duff @Adelphiedizioni

Pura ironia.

Non comicità, che è una cosa diversa: pura ironia. L’arte di dire una cosa affermandone il contrario.

E’ quello che fa questo giornalista, classe 1894 (morto nel 1966), con la pena di morte: lui è contrario, ma non fa altro che parlarne come la più alta istituzione nazionale, come il faro dei paesi più progrediti, come l’emblema del progresso.

E fa così con tutti gli aspetti della pena di morte: analizza il ruolo del boia, che dovrebbe essere pagato meglio, tenere conferenze in giro ed essere asssimilato all’artista; confronta la pena di morte per impiccagione con la pena di morte per ghigliottina o sedia elettrica (ne deduce che la modalità inglese è la migliore in assoluto); suggerisce di sfruttare la popolarità delle esecuzioni per aumentare la tiratura dei giornali e di rendere pubbliche le impiccagioni. E via di questo passo.

Nonostante l’argomento, e certe parti che entrano nel dettaglio anche cruento degli incidenti che si possono verificare (solo casi isolati, per carità!!), Charles Duff riesce a strappare più di un sorriso.

Ormai è assodato che la pena di morte non funziona da deterrente nei casi di omicidio: nei paesi dove è stata introdotta o eliminata, il tasso di tali crimini non ha subito modifiche significative. Dunque, se un paese vuole mantenerla, meglio che ricorra ad altre scuse.

Io personalmente sono contraria, ma non per ragioni umanitarie: credo semplicemente che certi crimini (contro i minori, contro l’umanità) abbiano bisogno di punizioni (ebbene sì, proprio punizioni, non recupero del condannato) molto più incisive. La morte pone fine a tutto, anche alla comune sofferenza umana. Troppo comodo.

Ma lasciatemi fare un ultimo commento.

Riguarda George Bernard Shaw, noto vegetariano. Ho scoperto che era favorevole alla pena di morte. A certe condizioni:

Uccidete (gli irrecuperabili) con garbo e contrizione, e possibilmente senza che se ne accorgano.

Se non sbaglio, questo è utilitarismo puro: facciamo sparire il singolo per tutelare la comunità dai criminali irrecuperabili (sacrifichiamo uno a favore del maggior numero). D’accordo o meno, quello che mi lascia perplessa, è che lui era vegetariano. E’ uno di quei vegetariani che nessuna lista pro-vegetarianesimo si dimentica mai di nominare.

La mia è una sensazione strana, che non so spiegare. Eppure, teoricamente non c’è contraddizione tra l’amore per gli animali e l’amore per il maggior numero. Sembra logica applicata. Eppure…

Forse è colpa di Duff, e della sua ironia che ti fa mettere tutto in dubbio:

Ci sono momenti in cui Shaw sembra essere uno strano vegetariano spietato e assetato di sangue.

L’essere umano è Contraddizione.

Leave a comment

Filed under Arte, book, Libri & C., Saggi, scrittori inglesi