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L’innocenza – Tracy Chevalier

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Anche qui, ho preso un abbaglio. Avevo scelto questo romanzo perché so che la Chevalier di solito scrive romanzi storici sull’arte… ma qui di arte ce n’è poca.

E’ vero che uno dei personaggi è William Blake, ma resta comunque sullo sfondo, un tizio che scrive volantini, che porta il bonnet rouge e che non ha paura di sfidare il sistema per le proprie convinzioni, anche a costo di rimetterci. Ci sono delle citazioni delle sue opere, ma non si entra mai davvero nella vita dell’artista.

I veri protagonisti sono dei ragazzi nella Londra di fine Settecento. Si parla molto del circo e di manifattura (sedie e bottoni), di malavita e povertà; e si parla molto di donne ingravidate dal ricco di turno e mollate al loro destino (un po’ come in La dama e l’unicorno), tanto da farmi venire il dubbio che questo argomento così ricorrente interessi la scrittrice in prima persona… ma probabilmente no.

Il dubbio che mi viene quando leggo di personaggi come Maisie, è: ma esistono davvero ragazzine così ingenue? Una che riesce a farsi mettere incinta dal figlio del proprietario del circo dopo un paio di ore che gli ha rivolto la parola? Se se ne scrive, la verosimiglianza è d’obbligo, però davvero non riesco a capacitarmene, sono troppo lontana da queste realtà per età, periodo storico e ambiente.

Eppure anche le donne del tempo, a quanto pare, non ci andavano per il sottile, visto che erano le prime a dare la colpa alle ragazzine nei guai, quando le vedevano col pancione. Non mi meraviglia che ora come ieri le donne fossero la metà più maligna del cielo.

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The Lady and the Unicorn – Tracy Chevalier

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I started reading this book a couple of years ago, but I stopped after one of the first scenes, when the daughter of the rich customer tried to make sex with the Painted under a table, just after having exchanged few words. But I began again to read it in these days because I am exploring through other books the art worlds: this novel is made up, but I know that Tracy Chevalier is an accurate history researcher in this branch.

Actually she clearly showed the links between the artists (in this case, a painter) and the craftsmen (in this case, the weaver, the Lissier who prepares the arras), but also between the customer (the rich bourgeois) and the merchant, and she explained the odd rules that bound the Bruxelles craftsmen that worked in the guilds.

What I understood from this novel is how the artist role was transparent in thos years (end of XV century) and far away from ours. Nicolas Des Innocents, the painter, is not so famous and he doesn’t consider his art as something miracolous or divine: it is just the way he earns money. He must obey the client and the merchant and the weavers do not consider him like a very important person, except for the fact that he comes from Paris.

I appreciated that the painter did not “compromise” the virtue of the customer’s daughter: it was more realistic that he went with prostitutes and the blind daughter of the weaver! As all those successions were made up by the writer, I like that they are not too exhagerated!

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La dama e l’unicorno… Uff…


Uff… dopo la felice esperienza di “La ragazza con l’orecchino di perla”, mi ero creata troppe aspettative sulla Chevalier. Infatti questo è una delusione. Un capitolo per ogni voce, una voce per ogni punto di vista, un punto di vista per ogni aspetto da SPIEGARE. Leggendo si ha come l’impressione che la storia sia un’appendice degli arazzi, cioè prima l’autrice si è fatta una cultura sugli arazzi, e poi ha DECISO di scriverci un libro sopra.
Sospendiamo!

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Strane creature, Tracy Chevalier

Il poscritto mi ha confermato nei miei dubbi. Si intitola: La pazienza del lettore. Quando uno scrive dovrebbe porsi come meta sì un lettore finale, ma non dovrebbe esserne asservito. Bisogna avere il coraggio delle proprie scelte, anche col rischio di vendere meno. Certo, per una che di scrittura vive, questo no è facile. Infatti ha scelto di inventare alcune scene al posto di altre, sebbene nella vita di Mary Anning ci fossero diverse lacune, a giudicare dalle biografie; e cosa ha scelto di inventare? La scena d’amore con il colonnello Birch. Perché al lettore sarebbe piaciuta. Non critico l’invenzione in sé, metto in dubbio la scelta dell’oggetto dell’invenzione.

Non fraintendetemi: il libro si lascia leggere. Le frasi brevi e il lessico basale si lasciano sempre leggere, quando c’è una storia sotto. Ma… ad esempio, le voci narranti sono due, una dovrebbe essere semianalfabeta, l’altra istruita. Si riesce a distinguerle dai contenuti e da qualche vocabolo o nomignolo che usa una e non l’altra. Non dalla sintassi. Ne risulta che le voci sono troppo simili. E poi, altra indulgenza verso il lettore pagante: troppo filmico, troppi dialoghi. Ripeto, si lascia leggere, i dialoghi sveltiscono. Però… ho preferito “La ragazza con l’orecchino di perla”. Questa autrice non può darmi di più. Passiamo oltre.

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