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Will (Will Smith)

Soddisfacente, il primo libro dell’anno (Mark Manson ha dato una manoūüėÖ).

Will Smith √® uno degli attori hollywoodiani pi√Ļ pagati al mondo, ha al suo attivo una sfilza di successi musicali e cinematografici, una bella famiglia e soldi ūüíį a palate. Eppure…

Un memoir sarebbe alquanto noioso se ci parlasse solo di tenute principesche e tournée sfavillanti. Servono dei lati oscuri, servono delle difficoltà da superare, perché alla fine anche una biografia è una narrazione e ci deve tenere legati alle sue pagine.

Ma che problemi può avere un milionario famosissimo?

Risaliamo alla sua infanzia.

Figlio di un venditore di frigoriferi molto ingegnoso, Will Smith √® sempre stato educato a darsi da fare. “Il 99% equivale a 0” gli diceva suo padre, e lui ha interiorizzato il motto, fino a farne una filosofia di vita. Ma nonostante il suo impegno, la sua famiglia di origine ha avuto i suoi alti e bassi a causa del padre che quando era ubriaco diventava molto violento, soprattutto nei confronti della moglie.

Will, ancora piccolo, sviluppa una strategia difensiva che si basa sul far ridere: diventa il pagliaccio di famiglia e fa di tutto per adeguarsi alle aspettative dei genitori. Ma una strategia del genere √® poco soddisfacente nel lungo periodo… e Will se ne accorge quando scopre il rap e l’hip hop: negli anni Ottanta questi generi musicali sono agli albori e gira un’energia tutta speciale che lo fa sentire ammirato per la prima volta in vita sua.

Sapendo di dare un grande dispiacere alla madre, rinuncia (con enormi sensi di colpa) al college per dedicarsi anima e corpo alla musica, e i suoi sforzi vengono ben presto ripagati in termini di soldi e successo, tanto che a vent’anni si ritrova milionario.

Ma tutto il suo mondo crolla quando la sua ragazza di allora lo tradisce. Dentro di sé il ragionamento è: ma come, ho fatto di tutto per piacere alle persone, ho vinto un grammy, giro per tutti gli Stati Uniti, riempio gli stadi, e ancora non sono amato?

E qui inizia la depressione, che si esprime con uno shopping sfrenato (ma davvero sfrenato…) e sesso senza amore. A ci√≤ si aggiunge che in queste condizioni non riesce ad essere al massimo della forma creativa e il terzo album √® un fiasco. Poi arriva il fisco, che si riprende tutto quello che lui non ha pagato negli anni in cui i soldi arrivavano a fiumi.

Ma gli Stati Uniti sono un paese in cui tutto può succedere.

Will conosce un tizio, che conosce un altro tizio, che lo invita a una festa di compleanno e gli fa fare su due piedi un provino per il Principe di Bel Air, e là inizia di nuovo una carriera televisiva e cinematografica che andrà alla grande fino ad oggi.

Per√≤ le lezioni non mancano mai. Will Smith si ritrover√† a dover lottare per l’affidamento del figlio, prima di capire che non √® il caso di distruggersi la vita per distruggerla alla ex moglie.

Poi sposerà Jada Pinketts, la donna dei suoi sogni, con la quale però dovrà andare in terapia di coppia (e sì, già prima del pugno dato in diretta televisiva agli Oscar, il libro è stato scritto prima di questo evento).

Nonostante le buone intenzioni, la sua volontà di proteggere e far prosperare la propria famiglia ha spesso dato risultati controproducenti.

Solo un paio di esempi: al quarantesimo compleanno della moglie Jada, le ha organizzato una festa incredibile che ha richiesto tre anni di lavoro e ricerche (non parliamo neanche di soldi). E’ stata cos√¨ enorme, che la moglie si √® sentita sopraffatta e non l’ha vissuta come un omaggio a lei, bens√¨ come un tentativo del marito di attirare l’ammirazione su se stesso…

E che dire della figlioletta Willow? Anche lei, verso i dieci anni, ha avuto una breve esperienza musicale. E’ stata un’esperienza breve ma intensa, che avrebbe potuto lanciarla nel firmamento delle star. Will era super fiero della figlia ed era gi√† pronto a indirizzarla verso le vette della notoriet√†, quando la bambina ha detto: “Adesso basta”.

E lui l’ha sentita, ma non ha capito cosa intendeva. La ragazzina √® dovuta arrivare al punto di rasarsi i capelli per far capire al padre che lei voleva essere ascoltata, ma ascoltata sul serio.

Will Smith √® finito in terapia per cercare di combattere l’insoddisfazione cronica e la necessit√† spasmodica di piacere agli altri.

Al di là dei lustrini e dei miliardi, i bisogni umani sono sempre gli stessi: accettazione, amore, senso. Anche il memoir di una stella del cinema ci aiuta a ricordarcelo.

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Mildred Pierce (James M. Cain)

Siamo negli Stati Uniti durante la depressione. Mildred Pierce √® una vedova bianca, una donna che deve occuparsi di due figlie da sola, perch√© ha buttato fuori di casa il marito che non lavora e ha un’amante.

La prima soluzione che le viene in mente √® di sostituire il compagno con un altro uomo. Ha un’avventura con un ex collega del marito, ma si accorge che non √® la strada giusta.

Decide allora di trovarsi un lavoro, ma l’unica cosa che sa fare √® far torte e badare a una famiglia, dunque le offrono solo lavori da cameriera o da governante e lei √® troppo orgogliosa per accettarli, la sola idea di indossare un grembiule la fa star male. Lo fa solo quando √® agli sgoccioli coi soldi e la rata del mutuo della casa incombe.

Inizia dunque a lavorare come cameriera in un caffè e ben presto si accorge di cavarsela molto bene. Il guaio è che deve tener nascosto il suo lavoro alla figlia Veda di undici anni: è una ragazzina snob che disprezza i lavori umili e che ben presto scopre come la madre porta a casa i soldi.

Nel romanzo si affrontano queste due donne: entrambe sanno cosa fare per raggiungere i propri obiettivi, ma Veda lo far√† a spese della madre, senza risparmiarle il suo disprezzo e senza alcuna riconoscenza per suoi gli sforzi che la donna compie per non farle mancare niente. E’ una ragazzina manipolatrice che si approfitta della madre, che stravede per lei, e che offende come una figlia non dovrebbe permettersi di fare.

Insomma, Veda √® proprio una stronza, e ogni volta che tira fuori la sua natura, ti chiedi come fa Mildred a non buttarla fuori a calci. Viste le premesse, pensavo che Veda si sarebbe rovinata, e invece il romanzo ti sorprende…

Mildred √® un bel personaggio: ha i suoi lati oscuri e non disdegna di infrangere alcune regole sociali pur di sollevarsi economicamente (se si deve andare a letto con uno, si fa…); quello che pi√Ļ mi ha sorpreso √® che butta fuori di casa il marito pur amandolo, e che ha dei sentimenti molto diversi nei confronti delle due figlie (quasi al limite dello shock, per chi legge).

Ma le ambiguità di Mildred non sono mai buttate là, si mescolano bene con gli altri aspetti del suo carattere, e alla fine ne viene fuori un personaggio credibile a cui ti affezioni: prendi le sue parti, perché, molto orgogliosa, si accorge subito se qualcuno la considera inferiore, e la sua determinazione a ridurre le distanze economiche è seconda solo alla volontà di compiacere Veda.

Veda √® insopportabile, ma non diventa mai una macchietta: non √® facile creare un personaggio cos√¨ ma l’autore ci √® riuscito molto bene.

Un bel romanzo, scritto in terza persona dal punto di vista di Mildred: ci fa ragionare sui sentimenti, sulla cecit√† dell’amore, sulle distanze sociali ed emotive.

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Il piccolo libro del superamento personale – Josef Ajram

La mia traduzione del titolo farà acqua come le cascate del Niagara, ma credo che il senso si capisca.

Josef Ajram √® nato da madre spagnola e padre siriano. E’ un’autorit√† in Spagna per il suo lavoro in borsa, ma √® anche molto conosciuto come atleta (bici, triathlon e ultra-competizioni).

Non ho letto il primo libro sul superamento personale. Questo ha due idee fisse (ma fisse nel modo giusto, non cos√¨ esageratamente fisse da rendere noiosa la lettura): l’eccessiva dipendenza dai social e la caducit√† della vita umana.

Ajram √® uno che raccoglie frasi e massime in giro per il mondo, dai libri, dalle pareti dei bagni pubblici, dai graffiti sui tavolini delle birrerie ecc… se le segna e ci riflette su. Questa √® una raccolta di tali frasi con le relative riflessioni.

E’ difficile che un libro del genere dica davvero qualcosa di nuovo nel panorama del self-help, ma √® una lettura piacevole e – a suo modo – utile, perch√© le verit√† pi√Ļ semplici e profonde sono quelle che ci dimentichiamo pi√Ļ spesso.

Dunque eccovi solo alcune delle massime che Ajram si è appuntato (non riporto i nomi di chi le ha pronunciate, è il contenuto che conta, non la fonte):

  • Preoccupati pi√Ļ del tuo carattere che della tua reputazione. Il tuo carattere √® ci√≤ che sei davvero. La tua reputazione √® solo ci√≤ che gli altri credono tu sia.
  • La felicit√† si raggiunge quando ci√≤ che pensi, che dici e che fai sono in armonia.
  • Non puoi cambiare il tuo passato, ma puoi sempre dargli un nuovo significato.
  • Inciampare non √® un male; arrabbiarsi con la pietra, s√¨.
  • Se stai cercando la persona che cambier√† la tua vita, d√† un’occhiata allo specchio.
  • Distacco non significa che tu non debba possedere nulla; significa che tu non sia posseduto da nulla.
  • Passare del tempo con i bambini √® pi√Ļ importante che spendere soldi per i bambini.
  • Devi smettere, non sei capace. – Se smetto non sar√≤ mai capace.
  • Essere una brava persona non costa nulla.
  • Vale la pena vivere? Tutto dipende da chi vive.
  • Disapprendere la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato √® pi√Ļ importante che apprendere.
  • Ci sono tre strade che portano alla saggezza: la imitazione √® la pi√Ļ facile; la riflessione √® la pi√Ļ nobile; e l’esperienza la pi√Ļ amara.

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Jack London e Philip Roth @Einaudieditore @MinimumFax

Scrittori di narrativa non ne conosco, di persona. Ne incontro qualcuno alle presentazioni dei libri, ma ci sono sempre due principali ostacoli a una chiacchierata approfondita, anzi, tre:

  • Intervistatori non sempre all’altezza. Una volta un giornalista ha chiesto a Falcones perch√© sulle sue copertine c’era sempre una sfumatura di un certo colore in basso…
  • Certi spettatori si dilungano cos√¨ tanto con le loro domande da farmi pensare che abbiano anche loro, da qualche parte, un libro da presentare.
  • Di solito la conversazione deve restare limitata all’ultimo titolo uscito, bisogna farlo per la libreria che ti ospita, e che ha preparato una pila di volumi in entrata, appena davanti alla porta a vetri.

Ma nella contemporaneit√†, dubito che anche se mi trovassi davanti a uno scrittore in carne ed ossa potrei spremergli grandi perle di saggezza. Un po’ perch√© io sarei cos√¨ intimidita da non riuscire a spiaccicar domanda, un po’ perch√© gli scrittori ne hanno le palle piene di fan che gli fanno domande.

Gli scrittori devono scrivere. Tutto il resto è pubblicità.

Ecco perché ho adorato queste due brevi letture.

Pronto soccorso per scrittori esordienti, di Jack London

London non le mandava a dire. Bersagliato da manoscritti di sconosciuti, rispondeva chiaro e tondo cosa andava e, soprattutto, cosa non andava. Da queste lettere, comunque, si vede che la massa di gente pronta a vivere dei proventi derivanti dalla scrittura è sempre stata abbondante, ieri come oggi. Riporto solo una frase:

Non √® possibile che lei, a vent’anni, sia riuscito a mettere tanto lavoro nella scrittura da meritare il successo in questo campo. Lei non ha ancora cominciato il suo apprendistato.

Libretto caustico ma trascinante, che martella sul bisogno di farsi una solida base “lavorativa” prima di pensare di poter vivere di parole. Ho avuto solo delle difficolt√† a capire il senso dell’introduzione di Giordano Meacci…

Chiacchiere di bottega, di Philip Roth

Che visione, Philip Roth che passeggia per la fabbrica di prodotti chimici insieme a Primo Levi, o di lui che va a trovare Edna O’Brien mentre lei sta firmando qualche migliaio di copie del suo ultimo libro.

Sentite, ad esempio, cosa gli dice Kundera:

Il romanziere insegna alla gente a cogliere il mondo come una domanda. (…) In un mondo fondato su sacrosante certezze il romanzo muore. Il mondo totalitario, sia esso fondato su Marx, sull’islam o su qualunque altra cosa, √® un mondo di risposte e non di romande, in esso non c’√® posto peri il romanzo.

Che sia questa una delle ragioni per cui la gente legge così poco in Italia?

 

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Perch√® si ha raramente successo prima dei quarant’anni

imagePensavo di averle sentite tutte, ma c’√® sempre il guru¬†di turno che riesce a sorprendermi.

Sto leggendo “Pensa e arricchisci te stesso” di Napoleon Hill, uno che del suo interesse per i soldi e gli uomini di successo ha fatto un business. Sentite cosa dice:

Analizzando pi√Ļ di 25.000 individui, ho scoperto che raramente gli uomini raggiungono un certo successo prima dei quarant’anni, anzi, spesso cominciano a marciare spediti solo dopo i cinquanta (…). Il motivo principale √® la precedente tendenza a dissipare le energie individuali nell’espressione fisica dell’emozione sessuale. La maggioranza degli uomini non impara mai che l’istinto sessuale ha altre possibilit√† di sfogo, che sono molto pi√Ļ importanti del puro atto di accoppiamento. I pochi che se ne rendono conto lo fanno dopo aver sprecato molti anni, nel periodo in cui l’energia erotica √® al culmine, poco prima dei quarantacinque-cinquant’anni. Prima dei quaranta, e spesso anche dopo, la vita di molti individui √® caratterizzata da un continuo spreco di energie, che avrebbero potuto essere veicolate in canali pi√Ļ proficui (…). Questa √® un’abitudine molto nociva.

A parte il fatto che i veri uomini e le vere donne di successo sono anche felici e che la felicità non è mai slegata dalla sfera sessuale/emotiva, questo Hill è un gran sparatore di slogan e frasette di facile memorizzazione. Non dico che sbagli su tutti i fronti, ma qua pecca di semplicismo.

Quello che lui chiama spreco di energia √® una necessit√† biologica e psicologica: non √® necessario sublimarlo per arrivare al successo.¬†Da come la mette lui, quando si sostituisce questo tipo di canalizzazione dell’energia con altri tipi di attivit√†, ci si pu√≤ concentrare sul successo. Ma per favore.

Non è il sesso che va sublimato, è tutta la personalità che va plasmata. E per farlo, ci vogliono anni.

L’autoaffermazione √® una delle caratteristiche essenziali della personalit√† adulta. Ma cosa significa autoaffermarsi? Significa imparare a cavarsela da soli, capire che non si √® pi√Ļ un bambino, la cui sopravvivenza/felicit√† dipende da qualcuno fuori di lui (genitori, nonni, maestre…). Significa essere autonomi, controllare il proprio ambiente (e non esserne controllati), imparare a mantenersi, scoprire che il successo te lo crei tu con le tue manine, non la tua mamma e il tuo pap√†.

Per autoaffermarsi √® necessario sviluppare l’intelligenza emotiva e controllare certe emozioni e frustrazioni, non come i bambini che si mettono a scalciare davanti alla cassa del supermercato perch√© non gli compri i Kinder. E’ necessario imparare a gestire le relazioni personali e lavorative, imparare a parlare con diplomazia e ad esercitare la tolleranza e la pazienza; non come certi ventenni che passano da un lavoro all’altro perch√© i titolari o i colleghi non li “apprezzano”.

Per autoaffermarsi bisogna smetterla di comportarsi da bambini che si vedono al centro delle attenzioni del mondo, e imparare a sopportare la fatica necessaria ad attirare queste attenzioni in modo sano.

Ci vogliono anni di esercizio: non si nasce con la capacità di posticipare la soddisfazione dei propri desideri, di rinunciare a una cena oggi per risparmiare i soldi e usarli in un investimento proficuo domani, di controllare la rabbia, di superare i fallimenti, di aver consapevolezza delle proprie emozioni.

Il successo monetario¬† una forma di autoaffermazione: ci vogliono anni di lavoro su di s√©. Non c’entra niente il sesso in s√©, come pratica scollegata dal resto della personalit√†. Anzi, uno dei modi in cui l’adulto controlla il “territorio” √® proprio il sesso. Come tutti i mammiferi, del resto.

La questione, poi, √® un’altra: mentre l’autoaffermazione, intesa come passaggio alla fase adulta, √® essenziale per l’essere umano (anche se tanti vivono benissimo da bambini), il successo monetario non lo √®, e non tutti lo cercano con le bave alla bocca.

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