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Il cambiamento, Come riconoscere e sviluppare il proprio potenziale spirituale – Wayne W. Dyer

Conoscevo l’autore dal saggio “Prendi la vita nelle tue mani”, e, ragazzi, è proprio il caso di parlare di cambiamento! Da un approccio alla vita improntato al successo e all’attività/proattività, a uno spirituale, incentrato sul silenzio, sul lasciar fare, sull’accettazione.
Prima: hai un problema? Per affrontarlo fai questo e quest’altro.
Ora: hai un problema? Forse non è un problema, forse è il tuo ego che te lo fa considerare tale, forse il vero problema non è quello che credi.

L’ego definisce l’Ambizione come lotta per essere migliori di chiunque altro, per vincere a tutti i costi, accumulare più beni, ed essere giudicati dagli altri come persone di indiscusso successo.

Noi veniamo dalla non forma, dalla non-ambizione, dunque dovremmo essere non-ambizione. Il viaggio non è un andare, ma un tornare, ma per far questo bisogna riconoscere l’ego e le sue bugie, che dicono: io sono ciò che ho, io sono quello che faccio, io sono ciò che gli altri pensano di me, io sono diverso da chiunque altro, io sono separato da ciò che nella mia vita è assente, io sono separato da Dio.
Per accorgerci del nostro stesso ego e dell’ambizione che ci guida, spesso abbiamo bisogno di una caduta, lo si legge in tantissimi testi di religioni diverse, la notte dell’anima, il punto più basso che ci permette poi di prendere lo slancio per andare verso l’alto. E da quel momento si cominciano a notare le singolarità, le c.d. coincidenze.

Mi sto rendendo conto di una cosa: che la gente cambia. A volte in peggio, a volte in meglio. Ma gli altri, quelli che osservano da fuori, fanno fatica ad accorgersene: le etichette, una volta attaccate, sono peggio della Loctite.

PS: ecchissenefrega?

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Cibo per il corpo nutrimento per lo spirito, Donald Altman


A differenza dei libri letti fino ad oggi, questo non parla di cosa mangiare, ma di come.
E’ organizzato in 365 paginette, ognuna incentrata su un aspetto, sebbene poi tutti si riconducano a dei concetti base: preparazione dei pasti, approccio, pasto, comunione, rituale e congedo. Ogni pagina/giorno presenta una frase di un autore conosciuto (Buddha, scrittori vari, Papi, poeti, giornalisti…), poi c’è la riflessione di Altman e infine un suggerimento riassuntivo.

Probabilmente risente della nazionalità dell’autore, che fa riferimento alle tipiche festività americane, inoltre non mi pare che in Italia la gente (tranne le signorine fissate con la linea e la bilancia) sia particolarmente ossessionata dalla dieta e dal cibo, come risulta da questo libro.
E ammetto che spesso i consigli sono ripetitivi, perché alla fine si tratta sempre di essere consapevoli di quello che si mangia, del perché e del modo, con tanti inviti alla respirazione e alle camminate post-prandiali. Ma in fondo: le cose da fare le sappiamo tutti, no? Per forza sono sempre quelle. Mangiare sano, leggere gli ingredienti, evitare zuccheri e grassi, fare moto eccetera eccetera eccetera… eppure nessuno lo fa. Dunque ben vengano libri motivanti come questo, che tra l’altro ha un approccio molto commerciale, facile da leggere, con tanti aforismi e spazi vuoti.

Personalmente mi è stato utile per quanto riguarda la consapevolezza non durante i pasti, ma per il prima e il dopo pasto, ovverosia per la preparazione dei piatti e per la pulizia della cucina, tutte attività che consideravo obbligatorie e pesanti, mentre se intraprese con uno spirito di generosità e attenzione possono essere piacevoli.

Riponete gli attrezzi di cui non avete bisogno, mettete via la caffettiera e altri apparecchi solitamente riservati alle occasioni in cui avete ospiti, sgombrate lo spazio in modo che ciò che rimane non sia in disordine e d’intralcio.
In questo modo, sarete i custodi della vostra cucina e della consapevolezza.
Eliminate la confusione in cucina per lasciare spazio alla creazione del pasto.

Quello che a me manca, e che continua a mancare anche dopo la lettura di questo libro (forse sono troppo terra-terra, diciamolo) è l’aspetto rituale. La preghiera o la lettura prima del pasto, quella che dovrebbe farci entrare in un virtuale luogo sacro e aprirci alla spiritualità del momento, non mi attira. Non mi ci vedo a recitare (ma neanche a pensare) una poesia o un versetto prima di infilzare la forchetta nel burger di soia.
Ma finché c’è vita, si può cambiare.

Un’imprecisione però costa all’autore dieci punti: in un passaggio dice che Hitler era vegetariano e Buddha mangiava la carne che gli veniva offerta, questo per giustificare l’equilibrio in ogni cosa, anche nella scelta dei cibi.
Ebbene. Signori: Hitler non era vegano. Questa è stata una costruzione ad hoc da parte di Goebbels. La cuoca di Hitler ha addirittura scritto un ricettario incentrato sulla cucina per il Fuehrer, ed è pieno di pietanze a base di carne. Dunque, mi dispiace per quelli che se la prendono coi vegetariani portando Hitler come esempio negativo: è un falso storico. Adatto alla gente che si basa su facebook come base culturale.

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