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L’allieva (@AlessiaGazzola)

Non volevo leggerlo perché sono sempre sospettosa con i libri italiani da cui sono tratti serie TV (non so perché), ma quando ho iniziato, dopo le prime pagine mi son detta: perché nessuno mi ha mai detto come scrive bene la Gazzola?

Infatti il primo capitolo, in cui ci presenta Alice Allevi mi è saltato subito all’occhio per la sua prosa ricca e mai scontata. Certo, nel corso del libro l’unicità dello stile cede il passo alla storia, ma la Gazzola resta comunque brava.

Alice Allevi, dunque, è una specializzanda al secondo anno in medicina legale, ma non è fatta per questo mestiere: troppo emotiva, pasticciona, imbranata e troppo empatica coi parenti delle vittime. Però è intelligente, ed è questo che le permette di arrivare dove certi suoi colleghi non arrivano.

Oltre al giallo, la morte di una giovane che Alice aveva fuggevolmente incontrato il giorno prima, assistiamo alle vicissitudini romantiche: aveva una cotta per un collega, Claudio, che è un po’ testina di pisello (proprio antipatico) ma alla fine si mette assieme ad un giornalista che è il figlio del suo capo.

Ecco, personalmente, io le parti romantiche le avrei saltate: ho iniziato a leggere questo libro perché volevo atmosfere da medicina legale americana, invece qui non si assiste alle autopsie, e gli indizi scientifici sono secondari rispetto alla trama.

Questo è un punto debole.

Un altro punto debole è che ad un certo punto Alice parte per il Sudan in cerca del suo ragazzo, e precisamente va a Karthoum. Beh, si sente che la Allevi non c’è mai stata: quando la protagonista arriva, mi manca tutta la descrizione del paesaggio, manca proprio, visto che Alice non era mai stata in Africa. Un po’ di sorpresa la vogliamo mostrare?

Ma questi sono dettagli. E’ comunque un libro da leggere, soprattutto quando ci si vuole rilassare senza tante pretese.

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Grassi, omosessuali ed extraterrestri

Trovo questa serie TV particolarmente innovativa. Non per gli effetti speciali, che, abituata come sono alle magnificenze dei film americani, sembrano fatti coi Lego, né per le storie in sé, che vorrebbero emulare i mitici X-Files senza riuscirci, ma perché ci sono tre coraggiosi elementi:
1) Protagonista omosessuale. Jack ha una relazione con uno del gruppo e, durante le varie puntate, saltano fuori ex amanti.
2) Collegato al motivo di cui sopra, non c’è una relazione tra la protagonista femminile e il protagonista maschile, sebbene ci sia una reciproca simpatia che, sembra di capire, non sfocerà mai in un rapporto sessuale (però sul “mai” meglio usare le virgolette).
3) La protagonista femminile è sposata (sposata!) con un uomo grasso. Che poi tanto grasso non è, semmai è solo un po’ sovrappeso: gli autori della serie non danno l’idea di aver mai visto un grasso vero, tuttavia si parla di questo marito come ufficialmente grasso, e questo basta. A dirla tutta, non ha un ruolo da persona molto intelligente, ma penso che contro certi tabù non si possa chiedere oltre (incredibile: si è infranto il tabù dell’omosessualità, ma non ancora il tabù dei grassi…)

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