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L’ora dei compiti – Angelica Moè e Gianna Friso

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Forse non è proprio il libro giusto, perché mio figlio ha iniziato la scuola da un mese e mezzo, mentre questo saggio è dedicato a bambini un po’ più grandi, ma credo non sia mai tardi per prepararsi.
Se non altro, è un testo positivo: questo è il problema, queste sono le possibili soluzioni (aperte e personalizzabili). Sarebbe molto più difficile per me regolarmi inseguendo i consigli o le lamentele delle mamme che conosco, anche perché quelle che si fanno sentire di più di solito sono quelle che hanno avuto brutte esperienze: bimbi che non vogliono saperne di compiti, TV perennemente accese, votacci e note…

I perni attorno cui ruota il libro sono l’autonomia e la motivazione.
Hai detto niente…
Mentre sto accanto a Leo, cercando di convincerlo a fare il dettato delle sillabe e chiedendomi come mai non si ricorda come è fatta la T e perché confonde la PI con la LI, provo a ricordarmi come ero io alla sua età.
Mettiamo in chiaro le cose: se adesso mi leggo un libro a settimana e vado in paranoia quando sono in coda alle poste senza carta stampata in mano, in prima elementare a livello di lettura ero una delle peggio.
Il maestro ci diceva di leggere i raccontini, e io a casa non lo facevo mai. I miei non se ne sono mai preoccupati e io non raccontavo mai che, nelle letture di gruppo, ero sempre quella che restava indietro a urlare: “Aspettatemiiiiii!” mentre le altre continuavano imperterrite a leggere seguendo le righe con gli indici sulle pagine (bastarde…).
No problem, le ho raggiunte.

La cosa importante, ora, con mio figlio, è farlo diventare autonomo, fargli acquisire un metodo di studio. Come?
In concreto non l’ho ancora capito.

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Parole di scuola, Mariapia Veladiano

Sono belli i libri della collana “I mattoncini” della Erickson: piccoli, brevi, li tengo in borsa per i semafori rossi. Però breve non significa superficiale.
La Veladiano ci offre una carrellata di parole che parlano di scuola, e lo fa con un’esperienza ventennale di insegnamento e, ora, da preside.

Piuttosto di parlare del libro in generale, che merita di essere letto, mi permetto di riportare qui qualche riga perché l’ironia, stavolta, mi ha fatto ridere; riporta degli aneddoti veramente accaduti:

Prima elementare, secondo giorno di scuola, il bimbo è stato spinto da un compagno sul pulmino. Papà: “Per questa volta telefono. La prossima volta metto tutto nelle mani degli avvocati”.
Avvocati al plurale, presi come stanno dai serial-gialli americani, dove gli avvocati viaggiano in “collegio”.
(…) “A mia figlia la professoressa ha detto davanti alla classe il voto insufficiente. Non fate corsi sulla privacy? Sappia che denuncio lei e la scuola.”
(…) “Non è possibile che mia figlia abbia bestemmiato in classe perché son cose che a casa non le abbiamo proprio insegnato”. Certo, lo insegniamo noi a scuola tutte le mattine all’appello.

Ho riso, leggendo.
Però è vero, è così.
Mio figlio è solo al terzo anno dell’asilo, eppure già ci sono i genitori che si metteranno dietro le barricate contro i professori e il sistema scolastico.
Da noi quest’anno è successo che hanno mandato due lettere anonime alla direttrice lamentandosi che le insegnanti decidono senza sentire i genitori, e aggiungendo dei commenti ironici sull’aspetto esteriore e sull’età delle maestre; della serie: ci sono insegnanti giovani e belle che non possono aprire bocca perché ci sono quelle più vecchie che si impongono.
Ma dove va ‘sta gente?

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Esperti di troppo, Ivan Illich et al.

Esperti di troppo – il paradosso delle professioni disabilitanti

Finalmente ho letto qualcosa di Illich!
Era un grande! Scriveva in dieci lingue (adoro questi poliglotti volontari) e si è interessato a più ambiti di ricerca, dalla storia, alla teologia, alla storia dell’arte, alla filosofia, alle scienze sociali… ma, udite udite, ho scoperto che era un sacerdote cattolico! Anzi, è diventato anche vescovo… Uno con la mente così aperta non poteva durare molto in un’istituzione quale la Chiesa di Roma, e infatti è finito davanti al sant’Uffizio. Alla fine ha rinunciato a titoli, benefici e servizi ecclesiastici (pur rimanendo sempre, fino alla fine della sua vita, un sacerdote e un lettore del breviario).

Il saggio di Illich contenuto in questo libro parla delle istituzioni e degli esperti che vi sono all’interno: esperti a cui noi deleghiamo la definizione e cura dei nostri bisogni.
Pensiamo alla scuola, dove sono gli insegnanti a decidere chi ha imparato quello che serve per andare avanti. O alla professione medica, che definisce le malattie (non solo biologiche) e impone le cure (o getta un’ombra di disapprovazione sociale su chi non segue i consigli dei medici).

Interessantissima e densa la sua analisi delle illusioni che hanno causato questo stato di predominanza degli esperti: leggetelo. A volte sembra estremo, ma consideriamo che il saggio è stato scritto nel 1977 e valutiamo quanto sia attuale oggi!

Ci sono poi altri interventi: Irving Kenneth Zola che parla dei medici disabilitanti, John McKnight, Jonathan Caplan (avvocato) e Harley Shaiken (ex operaio) che parlano delle istituzioni e degli esperti in vari campi (tra cui la giustizia).

Come dicevo, è un libro corto ma denso, difficile da condensare in un post di blog: leggetelo.

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Vento forte tra i banchi, Marco Lodoli

Marco Lodoli, dice la nota biografica sulla copertina, “non ha mai smesso di insegnare nella scuola superiore”.
Un eroe, insomma.

Ne ho avuti anche io di insegnanti come lui (non molti, purtroppo), innamorati del proprio lavoro e per questo più colpiti dalle deficienze del sistema scolastico e dall’incomprensione che li avvolge.
Gli insegnanti così ci stanno proprio male quando non riescono a destare una scintilla di interessa in un ragazzo sveglio ma oppresso da vari tipi di “fame”.

Quando ero a scuola io, erano quegli insegnanti che mi facevano compassione: soffrivo con loro, letteralmente. Perché non erano là solo per lo stipendio, ma volevano darci gli strumenti per pensare da soli, non si limitavano al programma e ai voti. Erano insegnanti che avrei voluto difendere davanti ai compagni che se ne approfittavano, scambiando per debolezza la loro voglia di comprensione; ma li difendevo di rado, avevo una posizione da mantenere nel branco, quella della secchiona che ti fa copiare, che sta contro i proff (“o con noi, o con loro!”), quella benvoluta e considerata perché (e finché) ti serviva il sei.

Vedo dunque con piacere che ci sono ancora insegnanti così, che dicono “è una fortuna poter ascoltare i ragazzi”; e se me ne meravigliavo venti anni fa, ora resto sbalordita, considerando le fatiche che devono sopportare in una scuola dove ti chiedono di portarti la cartaigienica da casa e in una società dove “non conta la conoscenza, contano le conoscenze”.

Libri del genere mi spingono, tra le altre, a tre riflessioni:

1) Quanto sono lontana dal mondo giovanile di oggi, dove si scrive in stampatello e si fatica a seguire un film dall’inizio alla fine.

2) Mio figlio fra meno di dieci anni incomincerà le superiori: diventerà anche lui uno bramoso di firme, gadget, pantaloni col cavallo al ginocchio (o come li porteranno nel prossimo futuro)? Uno che considererà l’apparenza l’unico pass per il successo? Uno che prenderà il proprio lessico dalla TV anziché dai libri? (Col finferlo che la compro, ma magari poi andrà dai suoi amichetti…)

3) Il sistema partitico italiano non migliorerà se non con una rivoluzione violenta (che però non comincerò io).

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Prevenzione e… genitori

Ieri mattina sono stata all’incontro dal titolo “Prevenzione – la linea giusta da seguire”. Sono intervenuti il dott. Carlo Bramezza, direttore generale dell’Ulss 10, la dott.ssa Alessandra Favaretto, responsabile Educazione alla Saluta Ulss 10 e la dott.ssa Maura Chinellato, direttrice del Distretto sanitario n. 2 Portogruarese.

Poca gente. Ovvio, la gente si preoccupa della salute solo quando non ce l’ha. D’altronde, meglio non meravigliarsi della gente comune, se c’era chi, tra le personalità al tavolo, non disdegnava di dedicarsi al proprio cellulare invece di ascoltare i medici che parlavano…

Ma non è questo che mi ha colpito.
Non mi hanno colpito neanche le solite cause di malattia (fumo, obesità, alcool, alimentazione, mancanza di attività fisica…).

Mi ha colpito l’atteggiamento dei genitori nei confronti di ciò che mangiano i propri figli.

La dott.ssa Favaretto ha spiegato che i menu scolastici vengono stabilità da una sezione specifica dell’asl dopo degli incontri con la dirigente scolastica e i genitori. E, così ha spiegato la Favaretto, ogni volta ci sono delle difficoltà con i genitori che vorrebbero l’inserimento nei menu di patatine fritte e di pesce Findus… altrimenti i figli non mangiano.

Poi è intervenuto un dottore di base di una frazione e ha spiegato che l’anno scorso si erano iniziate le trattative per introdurre la frutta a ricreazione: tutto è abortito perché i genitori non erano d’accordo.

Ma come…?
E tutto quello che si scrive e si dice sulla prevenzione e sull’importanza della frutta e verdura nell’alimentazione infantile? Libri, trasmissioni, conferenze… tutto inutile?
Non dico diventare vegani, ma un considerevole aumento del consumo di vegetali, almeno!

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