Tag Archives: schizofrenia

Spider (Patrick McGrath)

Nessuno mi toglie dalla testa che per descrivere realisticamente i meandri di una mente malata uno scrittore deve essere un po’ pazzo. L’autore di “Follia” e di “Grottesco” è troppo bravo a farci entrare nelle circonvoluzioni cerebrali di gente rinchiusa in manicomio: mi piacerebbe conoscerlo nella sua vita di tutti i giorni.

Questa storia è raccontata in prima persona da Spider: non si capisce subito dove si trova. All’inizio sembra via in un bed & breakfast, poi, pian piano, si delinea tutta una serie di divieti a cui è sottoposto. La padrona di casa, ad esempio, gli prepara la vasca per il bagno, e lui non può possedere certi oggetti (un diario, una corda…).

Spider nomina spesso il Canada, dove ha trascorso una ventina d’anni, ma solo nel corso del romanzo si capisce che era in un manicomio.

E pian piano, salta fuori anche la storia della sua infanzia e dell’omicidio della madre ad opera del marito, che si era trovato un’amante.

O no?

Spider è un narratore inaffidabile ma affascinante, ama il buio, i luoghi umidi, il grigiore di Londra, e sente le voci delle creature che vivono nel solaio. E’ convinto che un verme abbia fatto il nido nell’unico polmone che gli è rimasto.

La fantasia schizofrenica è eccezionale e la discesa negli inferi è graduale ma certa.

Adoro questi libri!

Leave a comment

Filed under Libri & C.

La vegetariana (Han Kang)

IMG_20200411_145847[1]

La trama in sé è molto semplice: la giovane Yeonghye decide di smettere di mangiare carne a causa di un sogno. Nel corso degli anni, però, la sua alimentazione si riduce sempre più fino a portarla in un ospedale psichiatrico.

La storia è raccontata da tre punti di vista.

Il primo è quello del marito: è un uomo mediocre, opportunista, forte coi deboli e debole coi forti, che ha sposato Yeonghye perché l’ha sempre giudicata una donna remissiva e pronta a cedere ai suoi desideri.

Quando Yeonghye smette di mangiare carne, è un dramma familiare. Il padre, un uomo che è sempre stato violento, cerca di costringerla a mangiare e la schiaffeggia durante una riunione di famiglia. Lei si taglierà le vene davanti a tutti.

Il secondo punto di vista è quello del cognato di Yeonghye, il marito di sua sorella. Il cognato è ossessionato da Yeonghye, ma lei gli cede solo quando sono entrambi coperti di fiori dipinti.

Il terzo punto di vista è quello della sorella di Yeonghye, una donna che ha sempre risposto alle aspettative altrui, una donna di successo, controllata. Ebbene, questa donna inizia a cedere quando scopre suo marito insieme a sua sorella.

Non è un libro facile da capire.

Credo che il tema riguardi la libertà di essere se stessi.

Yeonghye desidera solo diventare un albero:

E’ il tuo corpo, puoi trattarlo come ti pare. L’unico territorio in cui sei libera di fare come preferisci. Ma ance questo non va come volevi.

La reazione del marito e del padre alla decisione vegetariana non ha niente a che fare con la salute di Yeonghye: quello che fa andare in bestia i due uomini è la ribellione della ragazza, il suo rifiuto delle convenzioni.

Nessuno dei due è davvero preoccupato per lei, anzi, si vergognano a causa sua.

Il cognato ha un rapporto sessuale con lei, ma neanche lui la ama, né la capisce.

Forse neanche sua sorella le vuol davvero bene: è difficile perfino per lei capirlo, succube com’è stata delle aspettative della famiglia e della società.

Si può davvero esser liberi?

 

1 Comment

Filed under book, Libri & C., Scrittori sudcoreani

In movimento, Oliver Sacks @adelphiedizioni

Ammetto che avevo sospeso la lettura della prima parte del libro, quella in cui l’autore, arrivato negli Stati Uniti dall’Inghilterra, si dava all’autostop, alle moto di grossa cilindrata e al body building. Poi però, riprendendolo, non sono più riuscita a metterlo giù.

L’autobiografia di Oliver Sacks, il medico di “Risvegli” (che nel film è stato impersonato da Robin Williams) è stata nutrita da centinaia, se non migliaia, di pagine di appunti e diari che l’autore ha scritto per tutta la vita.

Aveva iniziato una carriera da ricercatore, ma si è accorto che non faceva per lui. Perdeva mesi e mesi di appunti per strada perché mal agganciati al portapacchi della moto; gli cadevano briciole del panino sui vetrini sotto i microscopi; perdeva materiali delle ricerche (come quando, ad esempio, si è accorto che non trovata più i pochi ma preziosissimi grammi di mielina estratta da migliaia e migliaia di vermi, dissotterrati, con erculea pazienza, dai giardini dell’università bucherellandone tutti i prati).

La sua esperienza con i pazienti, invece, è andata meglio, grazie alla sua attenzione per le persone e alla sua naturale empatia.

Ha avuto, come tutti, i suoi alti e bassi: per alcuni anni è stato dipendente da droghe di tutti i tipi, facilitato dalla facilità con cui, come studente di medicina, poteva mettere le mani su qualunque tipo di sostanza.

A tirarlo fuori dai guai sono stati il suo lavoro e la scrittura.

Ma, aggiungo io, anche una buona serie di amici e parenti fuori dal comune (sua madre è stata una delle prime donne medico in Inghilterra).

Si ha l’impressione che Sacks incontrasse solo persone particolari. E invece sono giunta alla conclusione che ognuno di noi incontra persone interessanti, ma nessuno pone l’attenzione che poneva lui ai vari caratteri.

Di lui mi è piaciuta la profonda curiosità: si interessava dei pazienti-persone, non solo delle loro malattie; e ha trattato con curiosità scientifica perfino le malattie e gli incidenti che gli sono capitati, fossero una caduta da una montagna con relativa rottura della gamba o un tumore all’occhio.

Da leggere perché è sempre bene avere sotto gli occhi un modello di curiosità.

 

3 Comments

Filed under authobiographies, autobiografie, book, Libri & C., Movie, Saggi, scrittori inglesi

Canone Inverso, Paolo Maurensig

Bel romanzo, anche se (o forse proprio perché) alla fine non si riesce ad essere sicuri al 100% di chi era chi e di cosa ha fatto.

Inizia a parlare un signore (chissà chi è) da una stanza d’albergo. Ha appena acquistato all’asta un violino particolare che cercava da lungo tempo (ma non si sa il perché). Si presenta alla sua porta un uomo, dice di essere uno scrittore e vuole vedere il violino. E poi, questo scrittore racconta la strana storia di un certo Varga (ma ne siamo sicuri?), violinista molto talentuoso, che ha incontrato di recente (forse).

Tutti parlano in prima persona.

Il centro del racconto è l’amicizia tra il povero Varga, orfano di padre, e il ricco Kuno. Si incontrano in un fantomatico conservatorio, che però, lo si scopre leggendo, forse non è esistito.

Alla fine si scopre (o si crede di scoprire) chi sono questi personaggi. Ma c’è sempre una percentuale di errore. Ed è qui che sta il bello del libro e la bravura di Maurensig: il romanzo è una costruzione perfetta ispirata al Canone Inverso, il ritorno all’origine, e mentre ti diverti nelle pagine soffuse di un’atmosfera viennese vagamente maledetta, attraversi temi come l’immortalità, la paura della morte, la mancanza di senso della vita, la guerra, la passione che ti travolge eliminando qualunque altro interesse dal tuo orizzonte.

So che ne hanno tratto un film, ma da come me lo hanno raccontato, la trama era diversa dal romanzo: certe finezze non si sarebbero potute trasporre su uno schermo. Dunque, leggete il libro, che ne vale la pena!

2 Comments

Filed under book, Libri & C., Scrittori italiani