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Niebla, Miguel de Unamuno

Sì, lo so che non bisognerebbe giudicare i libri dalle loro riduzioni, ma il mio spagnolo è ancora troppo rozzo per abbordare uno stile (e una storia) come questa:-(

Perché, diciamolo, è alquanto strana. Una meta-storia: un ragionamento sulla storia stessa e sul senso dei romanzi… e della vita.

Augusto, un giovane ricco ma poco pratico, un giorno esce in strada e si innamora di Eugenia, una ragazza che non ha mai visto. Peggio: da quel giorno, si accorge… delle donne. E non riesce a fare a meno di innamorarsi di tutte quelle che incontra. Inclusa Rosario, la ragazza che gli stira i vestiti.

Però, Eugenia è fidanzata. Con un nullafacente, certo, ma è fidanzata, e rifiuta l’amore (ma si può parlare di amore??) di Augusto. E Augusto decide di sacrificarsi, aiutare la ragazza finanziariamente senza chiedere nulla in cambio.

Lei accetta, non senza fatica. Ma solo dopo che il suo fidanzato le ha fatto capire che non vuole sposarsi, né lavorare.

Salto un po’ di passaggi e arrivo alla fine: Augusto decide di suicidarsi, ma prima di farlo, va a parlare con Unamuno in persona. Sì, il suo autore.

Ecco perché parlo di meta-storia. Richiama alla memoria sia i “Sette personaggi in cerca di autore” di Pirandello, scritto più o meno nello stesso periodo (ma sembra indipendentemente l’uno dall’altro), “The Truman show, e anche, a mio modesto parere, “Blade Runner“.

Solo che il romanzo di Unamuno è punteggiato di riflessioni filosofiche sulla vita, sull’amore, sull’anima, sulle donne, sui generi letterari… tutti argomenti che, in una riduzione, perdono profondità, e mi son sembrati ragionamenti di un bambino di sei anni. Devo leggere l’originale!

Mi piace l’uomo Unamuno. Mi piace sempre una persona capace di prendere decisioni, magari “sbagliate” (lui all’inizio era favorevole all’insurrezione dell’esercito di Franco), e mi piace quando, studiando la realtà, le cambia (ammettere di aver sbagliato è difficile… mi ricorda Thomas Mann, che, per ragioni diverse, ha tenuto un atteggiamento simile di fronte alla prima guerra mondiale).

Gente così decide dopo aver ragionato. Noi, al giorno d’oggi, decidiamo dopo aver guardato la TV.

I ragionamenti non arrivano sempre alla Verità, ma implicano comunque una fatica. Sì, decidere, scegliere, implicano fatica. Rischi, a volte. Come quelli che ha assunto Unamuno nel 1936, quando si è alzato in piedi durante la cerimonia di apertura dell’anno accademico (insegnava all’università di Salamanca) e ha detto quello che pensava della guerra incivile.

Ecco, sono innamorata (anche) di Unamuno.

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Per me non esiste altro – Bernard Malamud @minimumfax

Ah, che belli questi librettini brevi ed intensi… Ogni riga di Malamud va letta e riletta e appuntata da qualche parte come promemoria perenne.

Malamud deve essere uno scrittore interessante, e non mancherò di leggere qualcosa di suo, ma complimenti anche a Francesco Longo che ha estrapolato queste perle di saggezza da tutta la produzione saggistica, dalle interviste e dalle lezioni di scrittura di Malamud, e le ha poi raggruppate in blocchi tematici:

  • La vocazione. Davanti al foglio bianco
  • Manuale di scrittura
  • Elogio dell’immaginazione
  • Moralità della scrittura
  • Contro i vizi
  • Il racconto e la poesia
  • Scrivere la propria vita
  • Scrivere l’ebraismo
  • Simboli, significati, letture

I consigli di Malamud sono da prendere come tutti gli altri consigli sulla scrittura: ognuno deve adattarli a sé. Per esempio, questo scrittore ammette di aver assolutamente bisogno di una scaletta prima di iniziare a scrivere e lo consiglia a tutti. Ma, solo per fare un esempio, Murakami inizia a scrivere senza scalette e poi vede come va…

Credo che questo libretto sia utile soprattutto per la dose di fiducia che ti dà; quando ad esempio ti dice “Mi dispero nel rileggere quasi tutte le prime stesure” oppure “occorre essere pazienti con quello che ci si aspetta che diventi una volta completata”, capisci che la fase del “ho scritto una ciofeca” la attraversano anche gli scrittori famosi!

Sono più di vent’anni che scrivo e certe volte, per una ragione o per l’altra, mi va così male che mi passa la voglia di continuare. Ma allora non faccio altro che riposarmi un po’ e poi passo a un altro racconto.

E poi mi piace molto la sua concezione della scrittura come mezzo per capire se stessi. Non si scrive per il mercato! Insomma, niente è obbligatorio per lo scrittore, tranne che scrivere bene, e se scrivi bene, anche se magari non diventerai miliardario, potrai mangiare con le parole.

Da leggere.

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