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Il rumore dei tuoi passi – Valentina D’Urbano

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Bella scrittura, questa della scrittrice di trentun anni scoperta dal concorso di IoScrittore, mi ricorda molto la Mazzantini, Ammaniti (che lei non nega di amare nelle varie interviste sparse per il web) e anche la Mazzucco. Forse per questo, per il fatto che anche a me piacciono molto questi autori, leggendo Il Rumore Dei Tuoi Passi mi è sembrato di vivere in un déjà-vu, ma alla fine non mi è dispiaciuto.

La storia è ambientata nella periferia di Roma, ma la città non è mai nominata, forse perché i fatti narrati possono essere simili a quello che succede in ogni periferia degradata.

Ma al di là del valore del libro, io devo dirlo: queste storie mi innervosiscono.

Possibile che giovani in quelle condizioni non riescano a uscire dal c.d. degrado, darsi una smossa, aiutare gli altri ad venirne fuori…? Capisco la cultura che ti circonda, ma dove è finito il libero arbitrio? Ragazzi che si parlano a forza di sberle anche quando si vogliono bene, ignoranti emotivi, che non fanno niente dalla mattina alla sera…

Evabbè, ora la faccio semplice perché io in confronto a loro sono stata una privilegiata, mi direte voi. E’ un serpente che si morde la coda, direte voi.

Non so. Davvero, non so.

 

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Italia, oggi e duemila anni fa

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Cicerone, voce di Roma – Taylor Caldwell

Ma da quante migliaia di anni noi italiani ci lamentiamo dei nostri governanti?

Cicerone, una sessantina d’anni prima della nascita di Cristo, era uno di quelli che deplorava la situazione in cui era caduta Roma e che nominava di continuo gli antichi romani, i rappresentanti della Legge, uomini valorosi e saggi. E ce l’aveva sia con i politici, che al suo tempo badavano solo ai privilegi e agli agi, che con il popolino, che si accontentava di mangiare e divertirsi a spese dello stato, limitandosi ad acclamare ogni tanto il potente di turno.

Ma la parte del libro che si potrebbe pari pari riportare in un articolo di giornale ai giorni nostri, magari cambiando solo i nomi delle classi sociali, è quella in cui Silla, il militare dittatore, ricorda a Cicerone che è inutile declamare le glorie passate, perché ormai Roma è caduta, è morta.

Cicerone, avvocato, è stato invitato a cena da Silla, che vuole convincerlo ad abbandonare la difesa di Catone Servio, un ex centurione che ha scritto un libro che attacca la corruzione di Roma. E Cicerone ricomincia la sua tiritera sull’antica Roma e sugli antichi romani, bla bla bla.

E allora Silla gli fa un discorso: considera i senatori, i Censori, i tribuni del popolo, la classe media, gli avocati, i medici, i banchieri, i mercanti, gli investitori, gli avvocati… considerali tutti, uno per uno. Ce n’è uno, uno solo che si alzerebbe davanti a Silla per fermarlo o che rinuncerebbe a uno dei suoi privilegi per aiutare Roma a riacquistare gli antichi splendori??

Il discorso occupa quattro pagine, ho riassunto all’osso, ma il senso è questo. Perché ricordiamoci quello che Silla dice alla fine:

Tu mi hai giudicato malvagio, l’immagine della dittatura. Ma io sono quello che il popolo merita. Domani morirò come tutti muoiono. Ma ti dico che dopo verranno uomini peggiori di me! C’è una legge più inesorabile di ogni legge creata dall’uomo ed è la legge della morte per le nazioni corrotte, e i beniamini di questa legge già si agitano nel grembo della storia. Ce ne sono molti che sono vivi oggi, giovani e viziosi e senza fede. Essi riusciranno. Così passa Roma.

Così passerà l’Italia.

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Sulla storia del teatro

Roscio, un famosissimo attore ai tempi di Cesare, Cicerone e Catilina.

Tratto da “Cicerone voce di Roma” di Taylor Caldwell.

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