Tag Archives: premio Pulitzer

Open (Andre Agassi) @LibriEinaudi

IMG_20200510_100740~2[1]

Ho deciso di dedicarmi a questa biografia, solo dopo aver letto molte recensioni positive: non mi interessa il tennis e quasi non mi ricordavo di Agassi, perché avrei dovuto perdere tempo con 496 pagine di sport?

Per fortuna, qui di tennis non si parla molto.

Inoltre, il testo in sé è stato scritto da Moehringer, un premio Pulitzer: e si sente.

Ben fatto! Senza fingere che il nome in copertina sia anche quello dell’autore, Agassi ha deciso di svelare nell’ultimo paragrafo il nome di chi si è occupato della stesura. E’ una sincerità che mi piace: odio le bio di personaggi che si spacciano per scrittori.

Le parti più sconvolgenti, sono quelle che parlano del padre di Agassi. Armeno-iraniano, è immigrato negli Stati Uniti con documenti falsi. Già in Iran era famoso come pugile (aveva partecipato anche alle olimpiadi). Arrivato negli Stati Uniti, decide che i figli devono diventare ricchi e famosi col tennis.

Li fa morire!

Allenamenti estenuanti, spara-palle costruito da lui, monotematicità dei discorsi, pillole, spinte, scuola-prigione, urli e umiliazioni: tutto per cercare di farli sfondare.

Ci riesce solo con Andre, anche se, per anni e anni, Andre odierà il tennis.

Incapace di accettare le sconfitte, Andre sarà spesso tentato di mollare tutto: una volta regalerà racchette da centinaia di dollari ai barboni, una volta darà fuoco a fogli e foglietti in una camera d’albergo…

Incredibile come le persone ricche e famose siano insicure di sé, incredibile quante paure le tormentino.

Andre Agassi sarà sempre incompreso dai giornalisti, che criticavano il suo look simil-punk, e lui sarà sempre incapace di passare incolume sopra certi articoli.

Un’altra fisima saranno i suoi capelli: li perdeva. Era arrivato al punto di indossare un parrucchino, con tutta l’ansia che poteva provocargli il rischio che cadesse durante un match.

E poi… la sua amicizia con Barbra Streisand, i suoi matrimoni con Brook Shields e Steffi Graf… i suoi amici, importantissimi…

Inquieto, insoddisfatto, lunatico: sono tanti gli aggettivi che gli si addicono. Si sente davvero felice solo quando aiuta qualcuno: la figlia di un amico ferita in un incidente, il cameriere di un ristorante che non ha soldi per l’università dei figli… E la sua fondazione per l’educazione in un quartiere degradato.

Lui, che ha mollato la scuola in terza media, raccoglie milioni di dollari per mandare avanti una scuola modello.

E su tutto, su ogni vicenda, personale o pubblica, incombe il tennis, l’odiato tennis.

Quanta gente conoscete che fa un lavoro che odia eppure lo fa bene?

Il fatto è che una volta intrapresa una strada, bella o brutta, cambiare è difficilissimo.

Una volta che il tuo curriculum mostra un certo ruolo professionale, continuano a cercarti per quel ruolo professionale. Non ti schiodi più.

Scusate, sto divagando…

 

Leave a comment

Filed under authobiographies, autobiografie, automiglioramento, book, Libri, Libri & C., Scrittori americani

Tra loro (Richard Ford) @feltrinellied

IMG_20200415_091347[1]

Lo scrittore americano Richard Ford racconta i suoi genitori.

Il libro è diviso in due parti, la prima dedicata a suo padre e la seconda a sua madre.

Entrambi erano persone semplici.

Suo padre veniva dalla campagna, era un tipo di poche parole, ultimo figlio di una vedova di marito suicida. Per tutta la sua vita lavorò come commesso viaggiatore in un’azienda produttrice di amido per bucato.

Sua madre lavorò in un negozietto, poi, dopo il matrimonio, viaggiò insieme al marito negli stati del Sud. Una volta nato Richard, divenne una casalinga a tutti gli effetti: era quello che facevano le donne in quegli anni.

Richard Ford non sa molto della vita dei suoi genitori prima della sua nascita: loro non parlavano molto. Non erano portati alla descrizione, al racconto, un po’ per pudore, un po’ per mancanza di preparazione.

Ho così tentato, meglio che potevo, di scrivere solo di ciò che fattualmente sapevo e non sapevo. I miei genitori, dopo tutto, non erano fatti di parole. Non erano strumenti letterari utilizzabili per evocare qualcosa di più grande.

Eppure Ford, scrittore, che di parole vive, ribadisce più volte di aver avuto un’infanzia felice.

E’ un libro di 132 pagine in cui succede molto poco, eppure quel poco è tutto quello che conta: un po’ come la vita di tutti noi.

Il mondo spesso non ci nota. La comprensione di questa realtà è stata un impulso cruciale per quasi tutto ciò che ho scritto in cinquant’anni.

Le vite dei nostri genitori, anche quelle avvolte dall’oscurità, sono per noi la prima, forte assicurazione che gli eventi umani contano.

Un libro sull’accettazione della vita. Quasi un suggerimento.

L’unica cosa che conta, quasi sempre, è quello che facciamo.

1 Comment

Filed under autobiografie, biographies, book, Libri, Libri & C., Scrittori americani