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L’analfabeta – Agota Kristof

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Analfabeta, Agota Kristof? Sì, lei si è sentita così quando è scappata dalla russa Ungheria in Svizzera attraverso l’Austria, perché non conosceva il francese, si sentiva esclusa, non poteva leggere (lei, che aveva iniziato a leggere a quattro anni, lei che dice “Leggo. E’ come una malattia”), poteva solo occuparsi della casa, lavorare in fabbrica, fare la spesa… Poi però si è rifatta.

Come si diventa scrittori?

Prima di tutto, naturalmente, bisogna scrivere. Dopo di che bisogna continuare a scrivere. Anche quando non interessa a nessuno. Anche quando si ha l’impressione che non interesserà mai a nessuno. Anche quando i manoscritti si accumulano nei cassetti e li si dimentica, pur continuando a scriverne altri.

(…) Si diventa scrittori scrivendo con pazienza e ostinazione, senza mai perdere la fiducia in quello che si scrive.

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Albatros-Il Filo e la poesia


Di solito non compro libri della Albatros. Posso fare eccezioni per autori che conosco (come la Stanchina Rubin di S. Stino, che scrive davvero bene, o pochi altri) perché è una casa editrice a pagamento, e si sa, chiunque paghi viene pubblicato senza un minimo di cernita qualitativa.
Ma in questo caso avevo trovato in edicola un malloppetto di quattro libri di cui uno era della Vertigo, “Processo al Papa”, di Geoffrey Robertson, il difensore di Assange per Wikileaks. Tra gli altri tre, di cui non potevo leggere le quarte di copertina perchè chiusi nel cellphane, c’era “Saette verbali contro cieli monotoni”. Autrice: Manuela Matroianni, classe 1988.
Mi prende il nervoso quando vedo queste c.d. sillogi poetiche, soprattutto se pubblicate con case editrici a pagamento. Come può pretendere una persona che la gente normale sia interessata a leggere certe cose? Come può essere disposta un autore a pagare pur di pubblicare certe cose?
E dico “cose” perchè non posso parlare di poesia.
Tutti si credono Ungaretti: una riga, ed è poesia.

Alcuni esempi:
Una pagina vuota in cui trovo:

Bagliori artificiali
che nel cielo
si riflettono.

oppure:

Sono solo io a scegliere di mentire.
oppure:

Il mio gatto ha spirito forte e
pensieri agili.

o ancora:

Città in espansione,
paesi in estinzione.

Mi fermo qui? Certo, ci sono anche le “poesie” più lunghe, ma io mi fermo qui.
Certo, una sorta di dichiarazione d’intenti dice che queste non sono poesie:

“Le mie non sono poesie,
sono pensieri fluidi
che scivolano nella mente
quando il vento svela
i suoi segreti”

Ma chiedo io: chi non ha di questi pensieri fluidi? Ammetto che qualche immagine sia originale, ma chi non ne ha? Perché uno deve credere che i propri pensieri siano interessanti tanto da tirar fuori il portafoglio per farli conoscere al “grande” pubblico? (che poi questo libretto lo abbia trovato in svendita in blocco con altri, mi fa pensare che sia rimasto invenduto in qualche magazzino e che fosse invece destinato al macero…)
E anche se non sembra, non ce l’ho tanto con l’autrice (che comunque meriterebbe un discorso a parte), ma con la casa editrice. “Tu paga, e noi pubblichiamo”, non importa cosa.
Per forza poi il pubblico si disaffeziona alla poesia (che è uno dei generi più pubblicate da questi pseudo-editori).

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Perché così tanta gente si dedica alle poesie?

imageScusatemi se oggi insisto con Eschbach, ma dice un paio di cosette che davvero non saprei esprimere meglio. Così vi traduco anche questo breve commento su uno dei falsi miti della letteratura:

“L’aver scritto poesie è una prova di talento letterario.” La verità è che quasi tutti in un determinato periodo della propria vita hanno provato a scrivere poesie – almeno nell’adolescenza –che fossero profondi sdolcinatezze o fosche lamentele sul dolore dello stare al mondo. Quasi la totalità di questa produzione viene nascosta e, prima o poi, buttata via, e di solito questo non comporta alcun danno alla letteratura.
Fin qui tutto bene, se gli editori e tutti gli autori più o meno conosciuti non fossero bombardati di poesie di persone che si ritengono geni incompresi. Sandra Uschtrin una volta a ragione a detto che la lirica sarebbe il principale mercato delle belle lettere se tutti quelli che scrivono poesie, leggessero anche poesia. Ma siccome non c’è verso di vedere neanche un volume di poesie nella lista tedesca dei bestseller, si può dedurne che la scrittura poetica si basa su una grande illusione: la maggior parte delle persone scrive poesie perchè si finisce in fretta e sembra così facile – qualche parolina di significato oscuro e si ha finito. Ma senza il vero scambio con le opere degli altri – un ripiano della libreria pieno di volumi poetici, da Goethe ad Heine fino a Kirsch e Rühmkorff, e centinaia di poesie che si sappiano a memoria – nel migliore die casi abbiamo solo una specie di diario (…).

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