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Le lacrime di Nietzsche, Irvin D. Yalom @NeriPozza

Bel libro: mi sento di suggerirlo a tutti gli amanti dei romanzi, non solo a chi si interessa di psicanalisi e filosofia.

Yalom, psichiatra e scrittore, parte dai dati anagrafici, reali, di personaggi storici (Nietzsche, Lou Salomè, Breuer, Sigmund Freud…) per farne un romanzo di fantasia, ma senza mai allontanarsi dalla verosimiglianza dei caratteri per quanto se ne può trarre da testi e testimonianze scritte; tranne forse nel caso di Lou Salomè, che difficilmente si sarebbe sentita in colpa per aver rifiutato di sposare Nietzsche, almeno al punto da ricorrere a un medico per aiutarlo. Ma non c’è rischio di confondere fantasia e realtà, perché l’autore alla fine ci spiega cosa ha inventato e cosa no.

Le malattie (o la malattia) di Nietzsche sono un mistero clinico difficile da svelare. Breuer, nel romanzo, dandone un’interpretazione, quasi giunge a una forma di guarigione: e se non ci giunge del tutto, questo dipende da Nietzsche. Ma non posso dirvi di più, altrimenti svelo troppo.

Quello che posso dire, è che nel romanzo è ben delineata l’amicizia che nasce tra il filosofo e il medico, nonostante i blocchi emotivi di entrambi; e sebbene il rapporto medico-paziente venga rivisto in modo originale – ribaltato, direi –  alla fine entrambi riescono a imparare qualcosa su se stesso e sull’altro. Merito della logoterapia, la terapia della parola, che riesce non sono a creare un’amicizia, ma anche a farci conoscere personaggi storici nel loro carattere, nei loro pregi e difetti (perché, diciamolo, Nietzsche aveva dei problemi con le donne…).

L’insegnamento generale che ne ho ottenuto, però, non è tanto nozionistico: non gira attorno alla storia del pensiero o della filosofia. L’insegnamento che si ottiene da questo libro è che nella solitudine non si guarisce.

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Alla faccia del nichilismo…


Ho appena finito di leggere “Filosofia come cura” di Moreno Montanari (Mursia, 2012) e sento il bisogno di fare un po’ di chiarezza. Per me, mica per voi che sapete già tutto di filosofia…
Perchè nella mia ingenua immagine del nichilismo, pensavo che questa teoria si concentrasse in poche parole: non c’è nessun valore.
In realtà il povero Nietzsche è stato davvero squartato come un bue (tanto per parafrasare un altro titolo della Mursia) e il suo pensiero è stato preso a morsi. Lui non diceva che non esistono valori, che la vita non ha senso… Lui diceva che il senso non è una qualità intrinseca della realtà.
Il senso non è una molecola, un colore, un odore di qualcosa, un aggettivo che si possa accompagnare a un sostantivo: come “bella vita”, “assassino cattivo” ecc… il senso lo diamo noi.

Attenzione, però: “Perchè mai (…) la realtà dovrebbe perdere d’importanza per il semplice fatto di non custodire alcun senso intrinseco e di non incarnare naturalmente i valori che credevamo esprimesse? E davvero spogliata di questi attributi l’esistenza non varrebbe più la pena di essere vissuta? (…) Perché non dovrebbe essere possibile vivere pienamente e felicemente la vita senza più bisogno di attribuirle un senso che la nobiliti?”
Domanda semplice eppure sorprendente!

ps: se io sono riuscita a leggere questo libro (io che non ho basi filosofiche/liceali) allora significa che è leggibile. Anche perchè trovo interessante la commistione tra filosofia occidentale, orientale e psicologia del profondo. Alla fine, sono tutte discipline che si occupano dell’uomo, no?

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Vita eroica di Nietzsche, Daniel Halévy

Che ritratto diverso dall’idea che me ne ero fatta leggendo quel poco che mi è capitato sotto gli occhi… quello che ne viene fuori da questa biografia è un uomo votato alla solitudine ma che per tutta la vita ha sognato un cenacolo di amici per discutere di argomenti elevati; un uomo che ha distrutto la morale esistente perché la riteneva falsa ma che fino all’ultimo ha sofferto del vuoto che è derivato da questa distruzione e che ha cercato, fino alla pazzia, un sostituto adeguato alle regole morali che aveva disintegrato. Un uomo che ha lodato la guerra del 1870-71 perché ha dato una scrollata all’inedia spirituale di quegli anni, e che poi si accorge che la nuova Germania nata da quelle macerie non poteva garantire una Cultura degna di tale nome (chissà cosa direbbe delle guerre attuali…). Un uomo che è rimasto incantato da Wagner e che poi, pur amandolo, lo ha abbandonato per non rischiare di perdere la propria libertà.

Dio è morto. Nietzsche se ne è accorto. Nella nostra cultura Dio non è meno morto di allora, eppure manca la consapevolezza di questo vuoto, dunque manca la consapevolezza della necessità di un “riempimento”.

Ho fatto fatica a trovare questo libro: è fuori catalogo, ne ho trovata solo una copia in internet, me lo hanno venduto come libro antico (è del 1974, il mio anno di nascita: dunque sono antica pure io). Edizioni: il Borghese (l’altro editore che si è azzardato a pubblicarlo, anni fa, è stato Ciarrapico): editori di destra. E infatti, il sottotitolo riporta: una grande biografia del profeta della destra.

Nella versione francese non c’era questo sottotitolo: solo in Italia abbiamo bisogno della provocazione per sollevare l’interesse attorno ad un libro. Per di più, mi chiedo: perché di destra? Perché proclamava il dominio di una aristocrazia dello spirito? Perché esaltava la forza? Diciamolo: i suoi frammenti (perché di questo è composta la sua opera, tranne eccezioni) possono essere letti in molti modi, e i regimi nazionalsocialisti li hanno certo strumentalizzati. Di sicuro, se per destra intendiamo un regime votato alla restaurazione e per sinistra un regime votato alla rivoluzione dei valori esistenti, Nietzsche non rientra assolutamente nella prima categoria!! Ma queste sono solo classificazioni, un uomo non si può mai classificare senza mettere in ombra la maggior parte del suo essere. Dunque, non profeta della destra, ma, per me, profeta e basta.

E se Nietzsche fosse venuto al mondo ai giorni nostri? Io, che leggendo la biografia ho biasimato la piccineria di quelli che lo hanno abbandonato perché fuori “dagli schemi”, io avrei riconosciuto la ricchezza di questo uomo? È la stessa domanda che mi faccio ogni volta che leggo della vita di qualche grande… anima.

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