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Tra loro (Richard Ford) @feltrinellied

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Lo scrittore americano Richard Ford racconta i suoi genitori.

Il libro è diviso in due parti, la prima dedicata a suo padre e la seconda a sua madre.

Entrambi erano persone semplici.

Suo padre veniva dalla campagna, era un tipo di poche parole, ultimo figlio di una vedova di marito suicida. Per tutta la sua vita lavorò come commesso viaggiatore in un’azienda produttrice di amido per bucato.

Sua madre lavorò in un negozietto, poi, dopo il matrimonio, viaggiò insieme al marito negli stati del Sud. Una volta nato Richard, divenne una casalinga a tutti gli effetti: era quello che facevano le donne in quegli anni.

Richard Ford non sa molto della vita dei suoi genitori prima della sua nascita: loro non parlavano molto. Non erano portati alla descrizione, al racconto, un po’ per pudore, un po’ per mancanza di preparazione.

Ho così tentato, meglio che potevo, di scrivere solo di ciò che fattualmente sapevo e non sapevo. I miei genitori, dopo tutto, non erano fatti di parole. Non erano strumenti letterari utilizzabili per evocare qualcosa di più grande.

Eppure Ford, scrittore, che di parole vive, ribadisce più volte di aver avuto un’infanzia felice.

E’ un libro di 132 pagine in cui succede molto poco, eppure quel poco è tutto quello che conta: un po’ come la vita di tutti noi.

Il mondo spesso non ci nota. La comprensione di questa realtà è stata un impulso cruciale per quasi tutto ciò che ho scritto in cinquant’anni.

Le vite dei nostri genitori, anche quelle avvolte dall’oscurità, sono per noi la prima, forte assicurazione che gli eventi umani contano.

Un libro sull’accettazione della vita. Quasi un suggerimento.

L’unica cosa che conta, quasi sempre, è quello che facciamo.

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Le ultime ragazze, Lee Smith @NeriPozza

1966, un viaggio in chiatta sul Mississippi. Sedici ragazze dell’Hollins College si son dette: perché no? E l’hanno fatto. Con un capitano e due mozzi. Al tempo, è stato un viaggio memorabile, per loro e per tutti quelli che ne leggevano sui giornali e andavano ad aspettarle sulla riva o a dar loro il benvenuto quando attraccavano.

Questo il dato reale da cui parte Lee Smith: il resto è tutta fiction.

Anche le quattro protagoniste del libro hanno fatto un viaggio in chiatta sul fiume, negli anni sessanta. E ora si ritrovano per gettare in acqua le ceneri della loro amica Baby.

Il romanzo è costruito sui flashback: attraverso di loro conosciamo Harriet, Anna, Courtnery e Catherine. Diverse, eppure ancora amiche e felici di rivedersi.

Ognuna di loro, però, ha un aspetto, un particolare di cui chiunque può dire “è mio”.

Harriet, ad esempio: non si è mai sposata, insegna in un college senza arte né gloria, e si compiace di passare inosservata. E’ stata la migliore amica di Baby, tant’è che le sue ceneri sono state affidate a lei; ma durante questo secondo viaggio in nave (che dunque non è più una chiatta, ma una lussuosa nave da crociera) si rimette in discussione, rivede alcune sue certezze, si chiede se la sua vita, che è trascorsa senza trama e senza conflitto, avrebbe potuto essere diversa.

Poi c’è Anna Todd: la più ricca. E’ diventata una scrittrice di successo a livello mondiale grazie ai romanzi di seconda categoria che scrive, storie che raccontano di vite “come dovrebbero essere”. Sembra dunque quella che ha raggiunto tutto ciò a cui aspirava, ma non è così. E’ la più chiusa, quella di cui si sa meno, quella che non racconta del suo aborto, delle sue storie d’amore, della propria solitudine e desiderio.

Courtney è quella che ha sempre fatto ciò che era giusto, ciò che andava fatto. Attentissima a ciò che gli altri pensano di lei, ha continuato a vivere con un uomo che la tradiva senza neanche nasconderlo troppo. Finché non si è trovata un amante: il fatty-boy, l’uomo grasso ma gioviale, il ragazzo più improbabile, che tutti credevano gay e che invece ha sempre avuto un debole per lei fin dai tempi della scuola. E’ lui di cui si è davvero innamorata. Ma quando suo marito si ammala, allora lei fa, ancora una volta, la cosa giusta: sceglie la famiglia ufficiale.

Infine, Catherine, l’unica che si presenta sulla nave col marito. Catherine, durante la traversata, scopre di avere un nodulo al seno. Lei e Russell sembrano la coppia perfetta, eppure…

Sono passati trent’anni dal loro primo viaggio. Il tragitto sarà lo stesso ma loro no: troppe cose sono accadute. Non si torna indietro.

E’ un romanzo un po’ cupo, da questo punto di vista. Sconsiglierei la lettura a chi si trova in una crisi di mezza età, ma va bene per chi è ancora giovane: così, tanto per ricordargli di godersi quello che ha. E per fargli notare che è meglio non prendere in giro chi invecchia, chi si ubriaca sul bancone di una nave da crociera, chi ingrassa e mette su rughe.

Perché insomma: se non invecchi, è perché sei morto!

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