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Qualcuno, di Alice McDermott @Einaudieditore

Come donna occhialuta dalla vita, diciamolo, piuttosto banale, devo rendere grazie alla McDermott per aver scritto un libro su una donna occhialuta dalla vita – diciamolo ancora – banale.

In fondo, cosa facciamo, dalla nascita alla morte, se non gioire e rattristarci delle solite cose? Nascite, morti, amori, disillusioni, delusioni, figli, lavoro… eppure, in questa normalità, ognuna sente a modo suo.

La Marie del romanzo ci racconta tutto con parole semplici, ma evocative: dalla sua infanzia a Brooklyn, al suo primo innamoramento con tanto di abbandono per una ragazza più ricca, al suo lavoro alle pompe funebri, al suo matrimonio e ai suoi figli. Una vita normalissima, come se la raccontasse ad un’amica appena incontrata dopo tanti anni.

Tace spesso, ma lascia intuire. In fondo, spesso neanche la vita ti spiega il perché di certi avvenimenti.

Sentite qui come descrive il dolore del suo primo parto:

Di suppliche al cielo ne avevo mandate talmente tante – per prima cosa che il bambino fosse sano, e di non morire di parto, se possibile; adesso soltanto che il dolore avesse fine – da sentirmi ormai come un venditore di spazzole che bussa a un robusto portone, un portone senza cardini, senza maniglie.

Quante Marie sono esistite e quante ne esistono e quante ne esisteranno ancora senza che nessuno ne scriva la storia?

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Tante piccole sedie rosse, Edna O’Brien @EinaudiEditore

Cosa dire? Spiazzante.

Sia nella storia che nel modo in cui è scritta.

Andiamo per ordine.

La storia si articola in tre parti.

Nella prima, facciamo conoscenza con questo misterioso e affascinante straniero che arriva in un paesino irlandese. Lavora come guaritore e sessuologo. Fidelma, la più bella e sola del paese, si innamora di lui e gli chiede un figlio, visto che lo ha sempre desiderato ma dal marito non è mai riuscita ad averne uno. Poi Vlad viene arrestato perché si scopre che era un criminale della guerra Jugoslava. Fidelma viene prelevata da casa da tre uomini, ex amici di Vlad, che la fanno abortire senza tanti fronzoli.

Nella seconda parte, Fidelma se ne è andata da casa e inizia a vivere a Londra in mezzo agli immigrati.

Nella terza parte, Fidelma va all’Aja a incontrare Vlad, ora recluso. Non dirò come va il loro incontro, né come finisce la storia.

Già la storia di questa donna è conturbante: pensate, desiderare tanto un figlio, restare in cinta e scoprire che il padre ha ammazzato e fatto ammazzare donne, vecchi e bambini, e poi venir quasi maciullata da tre sconosciuti. Non c’è da ridere.

Ma anche il modo in cui è raccontata la storia è fatto apposta per creare un senso di estraneità, per spiazzarti.

Una delle tecniche che usa, è cambiare il tempo verbale all’interno dello stesso paragrafo, dal presente al passato e viceversa. Poi ci sono tante voci diverse, ognuna che parla col suo timbro, e molte sono straniere, con le proprie sgrammaticature. È quasi un romanzo corale, ma con voci diversissime tra loro, e sebbene non partecipino tutte a raccontare la stessa storia, sono tutte legate da un filo rosso di violenza. E poi, ci sono le citazioni, dalla canzonetta pop a Shakesperare.

Insomma, un romanzo che tiene alta l’attenzione facendola andare di qua e di là come vuole lui.

Mi sono accorta di quanto sia brava l’autrice quando ho visto come ha caratterizzato Vlad: ce lo ha fatto conoscere con gli occhi della cittadina di Cloonoila, incuriosendoci quando si incuriosivano i suoi abitanti, ma anche spaventandoci e ammaliandoci come capitava a loro. Poi lo shock della scoperta è quasi subitaneo, sebbene, prima, l’autrice avesse già sparso degli indizi sulla versa personalità di questo straniero.

Merita di esser letto. Ti fa capire come sia difficile capire le persone.

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