Tag Archives: femminismo

La spiaggia del lupo (Gina Lagorio)

CANDIDATO PREMIO CAMPIELLO 1977

Incredibile come cambi lo stile di scrittura in pochi decenni. In questo libro ho trovato alcuni termini che sarebbe un eufemismo chiamare desueti, oggi: “mongoloide” ad esempio, o l’uso del diminutivo con i nomi dei bambini (“Carlino”… pensavo parlasse del cane di uno dei protagonisti).

Ho guardato in giro le recensioni su questo romanzo, e ho spesso trovato tentativi di leggerlo in senso femminista, solo perché la protagonista, Angela, è una donna che fa delle scelte coraggiose. Dunque ogni romanzo di formazione con un uomo come protagonista dovrebbe essere definito “maschilista”??

Ma iniziamo con la trama…

Angela vive col nonno in una casa sulla spiaggia ligure. La madre lavora lontano e il padre, pittore rinnegato dalla famiglia di origine, è morto.

Da bambina e da adolescente si distingue dal gruppo dei suoi coetanei per la trasparenza e l’ingenuità con cui vede il mondo. Il suo ambiente ovattato viene messo in subbuglio quando incontra Vladi e diventa la sua amante a 19 anni.

Peccato che Vladi sia già sposato, addirittura con una donna che appartiene alla famiglia del padre di Angela.

Angela resta incinta e decide di tenere il bambino, nonostante Vladi non sia molto deciso sulla strada da prendere. Quando la ragazza si sposta a Milano per studiare arte, Vladi le procura un appartamento in cui trovarsi a quattr’occhi, ma il loro rapporto è spesso rannuvolato dalle difficoltà dell’uomo, che deve dirigere una fabbrica in tempi (la fine degli anni Sessanta) a dir poco turbolenti.

Le cose precipitano quando scoppia una bomba in fabbrica e Vladi rimane ferito.

Angela si ritrova a dover riflettere su cosa fare della sua vita e, pur con molti dubbi, decide di continuare a vivere da sola.

Nasce il figlio (il “Carlino”!) ed Angela inizia una storia con un suo maestro, ma non riesce a viverla con l’intensità che aveva vissuto con Vladi.

Non vi dico il finale, preferisco approfondire alcuni passaggi, magari scrivendone li chiarisco anche a me stessa.

Innanzitutto, ho l’impressione che le motivazioni di Angela siano un po’ fumose.

Ad esempio: perché molla Vladi?

Vladi è sempre indeciso tra lei e la moglie; Vladi non prende neanche in considerazione il fatto che lei possa avere delle idee politiche; Vladi vorrebbe che lei rimanesse a casa per fare la madre e la moglie.

Queste sarebbero già motivazioni sufficienti a mollare un uomo, ma lei aspetta. E non lo fa perché ha bisogno dei soldi per quando nascerà il bambino (è sempre stata chiara su questo punto, vuole essere indipendente), né perché non può vivere senza di lui (o almeno a me non ha dato l’impressione di essere pazza di lui quando è a Milano).

Ho l’impressione che resti con lui perché anche lei non sa come comportarsi, e allora lascia passare il tempo continuando a fare quello che faceva prima.

A parte questo, per il resto, Angela non ha difetti. Se fa degli sbagli, vengono giustificati da tanta verbosità che, alla fine, non sono più sbagli, e se fa la musona e non parla, è perché pensa profondamente.

E poi, tutta la sua vita sembra ruotare attorno agli uomini. Ne ha avuti solo due, è vero (il romanzo copre forse una trentina d’anni della sua vita), ma si parla quasi solo di questo. Ci sono accenni alla situazione politica, e ogni tanto pensa al figlio e agli esami, ma tutto resta molto più fumoso, l’autrice mi sembra più preoccupata ad esercitare la sua capacità verbale che a dire chiaro e tondo come stanno i settori della vita di Angela non legati all’universo maschile.

Ad esempio, Angela decide di studiare arte: da dove viene questa passione? Perché di passione dovrebbe trattarsi. Però nel romanzo ci viene descritto solo uno dei suoi quadri, tutto il resto della sua attività artistica resta sullo sfondo, come si trattasse di pratiche burocratiche anonime.

Diciamo che non mi è tanto simpatica, Angela…

Ma non possono essermi simpatici neanche i due uomini: Vladi tiene i piedi in due scarpe e perde più tempo a giustificarsi che a pensare al figlio che deve nascere; Pezzarocchi parla e parla di come lui vede Angela ma alla fine si ha il dubbio che non la guardi sul serio per come è.

Infine, ma qui il libro è il frutto degli anni in cui è scritto, i dialoghi… i personaggi parlano come “libri stampati”, come professori di filosofia e sociologia. La gente non parla così.

insomma… Lo ho letto fino alla fine “solo” perché la Lagorio sta mettere le parole sulla pagina in uno stile davvero curato.

Voto: 3+ (su 5)

4 Comments

Filed under Libri & C.

Padre padrone padreterno – Joyce Lussu #femminismo @internazionale

Ma… il femminismo esiste ancora?

Di sicuro non ci sono più femministe come Joyce Lussu.

Una tipaccia: ha fatto la guerra nella resistenza (ed era pure incinta), ha preso una medaglia al valor militare (volevano dargliela senza cerimonia, e lei si è fatta valere), e ogni volta che teneva una conferenza per il partito obbligava gli uomini a portare le mogli, che erano regolarmente assenti.

Di famiglia nobile, laica e benestante, poliglotta, laureata in lettere alla Sorbona di Parigi e in filologia a Lisbona, ha viaggiato molto in Europa e nel mondo. Era scrittrice, poetessa e traduttrice.

Il libro che ho letto è breve, e rivede la storia mondiale dal punto di vista della donna.

Certe affermazioni storiche mi sono sembrate semplicistiche o, perlomeno, un po’ fuorviate, come, ad esempio, queste:

L’impero romano decadde, come tutti gli imperi, per una crisi di manodopera.

Il grande terremoto della Rivoluzione d’Ottobre aveva dimostrato che le masse possono vincere contro la classe dominante e che l’industrializzazione si può fare al di fuori del sistema capitalistico.

Ora c’era la Rivoluzione cinese, la prima vittoria rivoluzionaria non europea.

Tuttavia, altre parti denotano una notevole chiarezza sulla situazione femminile:

Il femminismo massimalista, con le sue proposte riduttive e alienate, in quanto improponibili a livello di massa (il rifiuto del maschio; il lesbismo come liberazione; i bambini in provetta e allevati in batteria, come i polli; l’atteggiamento acido e vendicativo verso l’uomo-lupo, come se noi donne fossimo dei candidi agnelli), non matura nessuna collocazione storica e nessuna prospettiva.

Se le donne devono ancora fare della strada in direzione della completa parificazione (soprattutto qui in Italia, dove il cattolicesimo ha fatto e fa danni), la strada va fatta insieme al maschio, non contro; e non si può prescindere dalla situazione economica (lei parla ancora di classi, ma se togliamo questa parolina, ormai priva di significato, la sua analisi rimane attualissima).

Posso dire la mia?

Il libro è del 1976 ma… Non sono molto ottimista.

E non mi riferisco solo al lavoro, dove le donne non sono ancora parificate; né solo alla famiglia, dove per mio marito (e per tanti altri) è normale, dopo cena, alzarsi e andare a guardare un film lasciando tutto sulla tavola.

Mi riferisco alla mancanza di solidarietà femminile, che genera assenza di dibattito, assenza di consapevolezza di interessi comuni.

Mi riferisco alle giovinette, che non si accorgono neanche di essere ridotte a esseri estetici, considerando superfluo quello che hanno dentro al cranio (e loro sono contente così!).

E mi riferisco… al meccanico che, quando gli porto la macchina (mia, e di cui pagherò io la riparazione), chiama mio marito per spiegare cosa ha fatto e chiedere cosa deve fare…!

Ci rido sopra ogni volta, però è sintomatico.

Leave a comment

Filed under authobiographies, autobiografie, book, Libri, Libri & C., Poetry, Saggi, Scrittori italiani

Il racconto dell’ancella – Margareth Atwood

La storia è raccontata in prima persona dall’ancella stessa. Il suo nome è Difred, cioè appartenente a Fred. Ci troviamo in una distopica repubblica nordamericana nella quale, sotto un regime teocratico, le ancelle sono le uniche donne in grado di procreare. Dunque il loro controllo è vitale.

Il mondo è andato a catafascio, a causa delle guerre e delle scorie nucleari, e le donne, soprattutto le ancelle, sono sottoposte a strettissima sorveglianza. Non possono parlare tra loro né ridere né comportarsi in modo strano. La loro vita è dedicata alla procreazione, solo che gli eventuali figli, se nascono senza deformazioni, vengono poi cresciuti dalle mogli degli uomini che le hanno ingravidate.

Le ancelle non possono leggere, niente di niente, e le loro giornate sono scandite da compiti ripetitivi e cerimonie pseudopolitiche. Sono controllate in ogni loro movimento, anche per evitare che si suicidino appena ne hanno l’occasione.

Non succede molto, non è un romanzo di fantascienza avventurosa. E’, invece, un racconto intimista: Difred ci narra quel poco che le succede intervallando numerosissimi flash-back. E’ quasi un romanzo di memorie: ed è proprio la memoria a causare la sofferenza maggiore, quando lei si ricorda del marito Luke e della figlioletta che le è stata sottratta.

Il fatto che lei racconti la sua storia, però, è un sintomo di speranza. Lei non ha più il suo passato, se non nel ricordo, e le resta solo la speranza per il futuro. Lei e le altre ancelle sono così sottomesse da aver rinunciato a ribellarsi.

O forse no?

Il cuore umano rimane un fattore non trascurabile

E’ una distopia, sì, ma solo per i paesi occidentali. Basti pensare a questa frase, pronunciata da uno degli antagonisti, a quanto può esser applicata a realtà contemporanee relativamente lontane da noi:

Il nostro grande errore è stato di insegnar loro a leggere.

Nel romanzo è solo questione di tempo: le generazioni successive dimenticheranno il passato e con esso spariranno tutti i tentativi di ribellione. Senza lettura, senza racconti, il passato smetterà di ispirare libertà.

4 Comments

Filed under book, Canadian writers, Libri & C.

L’età del malessere, Dacia Maraini

A volte mi capita che un romanzo non mi piaccia perché… è scritto troppo bene.

Mi spiego: i romanzi son fatti di personaggi, e se i personaggi sono molto reali, allora tu, per tutto il tempo della lettura, trascorri le tue ore con loro.

Nel caso de “L’età del malessere”, ho frequentato gente senza un minimo di progetto nella vita: gente che si lascia trascinare dall’impulso del momento, e questo indipendentemente dal loro livello di studio o dal loro ceto economico.

Tutti i personaggi del libro si lasciano vivere, si lasciano trascinare dai propri impulsi o dagli altri senza rifletterci su. Dopo aver appena letto il saggio di Mancuso sulla libertà da e libertà per, la cosa mi ha davvero appesantito gli occhi davanti alla pagina!

Mi chiedo inoltre se un romanzo così, dove nessuno si salva (salve la protagonista, che aspetta le ultime righe per farlo) possa considerarsi realistico. Possibile che nessuno si sollevi dalla massa?

E poi questa Enrica: passa uno in macchina, la carica su e lei ci va a letto… sono una dannata moralista, ma mi dà fastidio frequentare gente così! E non dipende dal fattore “sesso”: se avesse gettato in terra una carta perché qualcun altro gliel’aveva chiesto, mi avrebbe dato lo stesso fastidio.

Per non parlare di come si fa trattare da quel ca…ne di Cesare!

No, no, io non posso frequentare queste persone qui.

Leave a comment

Filed under book, Libri & C., Scrittori italiani

Uccidere il cancro – Patrizia Paterlini-Bréchot

Bella questa autobiografia (anche se credevo si trattasse del solito manuale su cosa mangiare e quanto allenarti). La prof.ssa Paterlini, italiana con cattedra di biologia cellulare e molecolare all’università di Paris-Descartes, si racconta sia dal punto di vista professionale che personale.

E’ un testo pieno di speranza: la Paterlini ha sviluppato un sistema per verificare se nel sangue ci sono cellule tumorali circolanti, in modo da stanare un cancro prima che diventi visibile agli esami con imaging. La tecnica fa uso di una macchina che ha brevettato lei (si è dovuta anche improvvisare industriale, perché non trovava nessuno che le finanziasse la produzione dei prototipi) e che sfrutta la differente grandezza delle cellule ematiche e tumorali per scovare tumori allo stadio iniziale. E’ riuscita, partendo da una macchina che filtrava il latte, a crearne una che filtra il sangue in verticale (mentre di solito il sangue viene filtrato con una specie di centrifuga). Ed ha dovuto anche brevettare una sostanza per rendere filtrabile il sangue senza rovinarlo.

Lo ripete più volte nel corso del libro: il cancro è mortale solo quando gli si dà il tempo di diventarlo. Anche i c.d. tumori fulminanti sono tumori che sono rimasti nel corpo a lungo, a volte per anni, prima di dare sintomi: e quando i sintomi sono arrivati, è già troppo tardi, per qualcuno.

Durante la lettura, l’ho percepita, oltre che molto competente e determinata, anche umana: si sente investita di una missione perché soffre quando vede un paziente soccombere alla malattia, non lo fa per ottenere onori e attenzione mediatica, e dedica diversi paragrafi del libro a descrivere le vicende di alcuni suoi malati.

La macchina che permette di stanare cellule maligne nel sangue, e che potrebbe ridurre moltissimo i casi di decesso grazie alla tempestività dell’intervento, dunque, esiste, ma è ancora poco diffusa. Perché bisogna comprarla? No: perché non fa guadagnare alcuna multinazionale. Nel libro ci sono ampi passaggi dedicati alle multinazionali del farmaco e a come influenzano la ricerca scientifica, le prescrizioni di medicinali, le pubblicazioni sulle riviste.

E, a proposito di pubblicazioni sulle riviste scientifiche, la Paterlini ci dà un’ampia panoramica di come il sistema del peer-review mostri il fianco alle critiche. In pratica: per pubblicare su una rivista (ricordo che la pubblicazione è quasi l’unico modo per convincere enti e istituzioni e rilasciare fondi per la ricerca) bisogna passare l’esame di una commissione medica di pari (peer) che sono e restano anonimi. Il problema è che la concorrenza in campo scientifico è enorme. Se i revisori sono competenti nel campo su cui verte la ricerca, è probabile che si tratti di concorrenti che lavorano sullo stesso argomento: la mancanza di obiettività è sempre in agguato. Se invece i revisori sono più lontani da quel campo di ricerca, di solito sono meno compromessi, ma è anche probabile che non dispongano delle competenze necessarie per valutare bene tutti i contenuti della ricerca. E quel che è peggio, è che i revisori possono rifiutare la pubblicazione di una ricerca senza dare motivazioni (il che è quello che è successo alla Paterlini: se danno delle motivazioni insufficienti, ci si può appellare all’editore, ma se non ci sono motivazioni, non puoi attaccare il verdetto).

Dunque: da un lato, onore e gloria a ricercatori come la Paterlini che con tanta, tanta, tanta resilienza si danno da fare per combattere questa malattia. Dall’altra, vergogna, che una ricercatrice del genere, e tanti altri come lei, sia dovuta emigrare in Francia perché qui il baronaggio non le avrebbe dato via di uscire allo scoperto.

Sono sempre più stufa di questa Italietta.

Leave a comment

Filed under authobiographies, autobiografie, book, Libri & C., Scrittori albanesi, Scrittori italiani

Questa non è l’America – Alan Friedman

Ma perché leggo libri che poi mi innervosiscono? L’informazione non ha nessun senso se poi non puoi influire sulla realtà… comunque, facciamoci del male.

Friedman analizza gli Stati Uniti dell’era Trump.

Perché molti si dicevano che Trump si sarebbe dato una calmata, che dopo eletto si sarebbe piegato ai principi della Realpolitik e della diplomazia, che non poteva fare davvero quello che minacciava. E invece…

La società americana diventerà sempre più la società Walmart, composta da lavoratori nel terziario, quasi tutti nel settore dei grandi centri commerciali. Quasi tutti con lo stipendio minimo di 7,25 $ all’ora, dunque praticamente obbligati a ricorrere ai food stamp e all’Obamacare. Finchè ci saranno. Walmart, di proprietà della famiglia più ricca d’America, non accetta i certificati medici per maternità, e il licenziamento in gravidanza è più la regola che l’eccezione. E le clausole dell’assicurazione che la Walmart stipula per i suoi dipendenti prevendono che, in caso di risarcimento assicurativo esterno (cioè con assicurazione non-Walmart), la Walmart possa fare causa al dipendente per rifarsi delle spese sostenute (è il caso di un dipendente che ottiene un rimborso assicurativo per incidente fuori dell’orario di lavoro). E questi sono solo un paio di esempi…

Ma i punti che più mi hanno preoccupato non sono stati quelli relativi al razzismo contro i neri o i messicani, né le difficoltà dei poveri statunitensi (che in certe zone sono presi peggio dello Zambia o dello Zimbawe). Sono stati quelli che possono influire su noi italiani, o perché imiteremo gli americani fra cinque o sei anni, o perché ne verremo coinvolti nostro malgrado.

Ad esempio: le lobby farmaceutiche. In America sono già potentissime. I medicinali costano il doppio e una visita specialistica può arrivare fino a tre volte di quello che spenderemmo noi in privato. America: Shame on You. Se accettano questo in America, tra un po’ sarà naturale anche in Italia.

(…) gli Stati Uniti hanno una spesa medica pro capite superiore a quella di ogni altra democrazia industriale avanzata del mondo, in cambio di trattamenti nettamente inferiori.

(…) Negli Stati Uniti si eseguono circa il triplo delle mammografie rispetto alla media dei Paesi occidentali e si effettuano risonanze magnetiche in un numero superiore di due volte e mezzo, e quasi un terzo di parti cesarei in più.

Ad esempio: le lobby delle armi. Trump ha ottenuto un ingente aiuto dalla NRA (National Rifle Association), una delle maggiori produttrici di armi. Se negli States muoiono all’anno circa 300.000 persone per colpi di arma da fuoco, la cifra è destinata ad aumentare, perché questi signori, insieme a Trump, vogliono smantellare i già pochi controlli che ci sono sulle vendite di armi. Certo, qui andrebbe dato un giro di vite a tutto il popolo americano, se una delle mode imperanti è sfoggiare un fucile d’assalto nel salotto di casa; sta di fatto che molte stragi nelle scuole sono state fatte con fucili miliari che quasi chiunque può comprarsi. Ma non si possono apporre limitazioni: la maggioranza del parlamento è terrorizzata dai big delle armi, perché questi signori minacciano di non appoggiare più la tua campagna elettorale (lo stesso Obama si è sbottonato solo verso la fine del suo secondo mandato, quando non correva rischi). America: Shame on you!

Altra cosa che mi spaventa: Trump ha messo ai vertici di controllo del mercato finanziario cinque ex Goldman Sachs.

Non appena il governo Trump ha cominciato a prendere forma (…) Goldman Sachs ha visto il prezzo delle proprie azioni schizzare alle stelle.

Gente che ha causato la bolla finanziaria che ha portato alla crisi mondiale da cui non riusciamo più ad uscire.

Tra i loro obiettivi c’è lo smantellamento della legge Dodd-Frank del 2010, introdotta dall’amministrazione Obama sull’onda della crisi finanziaria. La Dodd-Frank vieta alle banche di utilizzare i depositi dei clienti per fare trading sui mercati finanziari con operazioni rischiose – ovvero, le pratiche speculative che sono state le prime responsabili della crisi stessa.

Perché, dicono Trump e i suoi amici, il mercato sa quello che fa, e bisogna deregolamentare. Togliamo i controlli, e gli operatori si regoleranno da soli. Certo, come no.

Ognuno di loro è fermamente convinto della necessità di tagliare le tasse sulle imprese e di rompere il più possibile i lacci che frenano Wall Street; ognuno di loro crede fermamente che si debbano scatenare gli “istinti animali” del mercato.

Guardiamo poi alla salvaguardia dell’ambiente, che oramai non riguarda più la sola politica interna. Trump ha nominato Segretario dell’Energia un certo Ryan Zinke, innamorato delle armi, negazionista del cambiamento climatico, contrario alle energie pulite (e sostenitore di petrolio e gas); un tipo che

Non ha lesinato sforzi per cancellare le misure federali a protezione di lupi, linci e galli della salvia, ha votato per esentare i grandi imprenditori dell’agricoltura e delle risorse idriche dalle limitazioni dell’Endagered Species Act, e ha combattuto ogni tentativo di porre fine al commercio dell’avorio sul mercato nero internazionale.

Mi fermo qui, perché c’è poco spazio e poco tempo per riportare tutti i dettagli della ricerca di Friedman su questo nuovo governo.

Dico solo due cose:

  1. solo gli stra-ricchi possono candidarsi alla presidenza americana. Per forza poi vengono fuori tipi del genere.
  2. Trump ha manifestate disprezzo per l’Euro e l’Europa. Un motivo in più per tenerci stretto l’Euro e l’Europa. Trump è un esponente del “ognuno per sé”, dunque se lui dice che l’Euro e l’Europa fanno schifo, vuol dire che possono (se gestiti bene) offrire la base per una concorrenza futura.

 

 

 

 

Leave a comment

Filed under book, Libri & C., Saggi, Scrittori americani

Streghe – Lilli Gruber

Ero contraria alle quote rosa, prima di leggere questo libro. Dicevo: perché favorire una donna semplicemente in quanto donna? Bisognerebbe andare per merito, non per genere!

Ma ragioniamo come funzionano le cose adesso in Italia: si viene eletti per merito o perché si è uomini? Ribadisco: siamo in Italia; e in politica succede quello che succede nelle scuole, nelle università, nelle aziende private. Se si può, meglio un uomo,  e se proprio non si può, la donna si paga meno, almeno finché non inizia a rompere le scatole con maternità ecc…

All’estero le quote rosa (anche se bisognerebbe approfondire come vengono intese) hanno permesso un miglior equilibrio rappresentativo, e, guarda caso, non hanno comportato una riduzione della natalità per le donne impegnate in politica: certo i servizi alla maternità aiutano (asili nido, sgravi fiscali per certe spese ecc…). Ma chi si batte per attivare questi servizi, se in parlamento ci sono solo uomini? 

Qui siamo in Italia. Con un Vaticano che, anche se non lo dice, vede meglio le donne davanti alla stufa a pellet, che in politica o nei CdA delle aziende. Con le mamme di settant’anni che pelano le mele ai figli di quaranta. Con le famiglie in cui le bambine devono imparare a sparecchiare la tavola, mentre i figli maschi possono stare sul divano a guardare la TV.

Consiglio caldamente la lettura di questo libro alle donne. La Gruber ha intervistato un bel po’ di gente (Tito Boeri, Giuliano Ferrara, Valeria Parrella, Sofri, Rossana Rossanda, Gianna Nannini, D’Alema, Natalia Aspesi, Littizzetto…), nel nostro paese e oltre frontiera, ha sentito suore e prostitute, ha visitato centri antiviolenza e per l’assistenza all’aborto, donne con figli e madri single, studentesse fuggite all’estero e capitane d’industria…

Anche lei era contraria alle quote rosa, ma ha cambiato idea. Purtroppo la situazione italiana è questa, e serve una forzatura iniziale per cambiarla. Senza mai dare per scontate i diritti che abbiamo ottenuto. E possibilmente nutrendo meglio il dialogo tra donne, che al momento è messo in disparte da altri problemi contingenti.

Sono rimasta di stucco leggendo dell’ultima strega condannata in Svizzera, nel 1782, per aver stregato e fatto morire una bimba di otto anni. Nel 2008 la popolazione era favorevole alla riabilitazione. Ebbene: Chiesa protestante, partito di destra populista e l’Unione democratica di centro erano CONTRARIE!! Come si può essere contrari a un omicidio per stregoneria nel 2008?

 

4 Comments

Filed under book, Interviste, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

La donna da mangiare – Margaret Atwood

image

Scrittrice canadese, non conosciutissima qui in Italia.

Questo è il suo primo romanzo, scritto quando aveva 24 anni. Ha subito avuto successo oltreoceano perché  uscito al momento giusto, alla fine degli anni Sessanta, quando imperversava il femminismo.

E infatti di donne si parla. Anzi, una donna parla di se stessa in prima persona (e poi in terza, e poi di nuovo in prima persona). Non succede gran ché, si gioca tutto sul piano psicologico: la protagonista riceve una proposta di matrimonio da Peter, il fidanzato storico e perfetto e, non si capisce bene come, le passa la voglia di mangiare. Ma questo cambiamento nelle sue voglie mangerecce cade quasi in secondo piano, di fronte ai suoi attacchi di panico e in concomitanza con l’incontro con Duncan, un tipo… che io ho trovato subito antipatico.

Duncan passa la vita fingendo di studiare, ma in realtà non si fa toccare da nulla. Neanche dal rapporto con Marian; e se ci finisce a letto, alla fine lo fa solo perché lei se lo aspettava. Ma tipi così, che non vanno da nessuna parte, atoni e apatici, perché non li sopprimono alla nascita? Sono più dannosi dei Cattivi.

Marian alla fine guarisce, e riesce a mangiare. Succede quando prende coscienza. Non ho capito bene di cosa… Ma ho l’impressione che fosse proprio questo il tema del romanzo: la presa di coscienza. Femminile, ovviamente.

Al di là della storia un po’ noiosa (eleggendo i blog stranieri vedo che non sono l’unica a pensarla così), quel che conta è proprio l’accento sulla presa di coscienza femminile. Finché Marian non si rende conto che sta per assumere un ruolo conformista, che sta per diventare conformista, che sta per adeguarsi alle aspettative dell’uomo e della società, non guarisce. Quella specie di anoressia è la malattia che la fa guarire. La guarigione passa attraverso il corpo.

Dovrò leggere altri libri della Atwood per decidere se mi piace.

 

Leave a comment

Filed under Libri & C.

Pane nero, Miriam Mafai

imageC’è voluta una guerra mondiale per permettere alle donne di uscire di casa senza essere accompagnate (per forza, gli uomini erano in guerra o nascosti), per diventare protagoniste di scioperi, per rivendicare condizioni migliori, per guidare un tram. Nonostante la stampa, di regime e non, le esortasse all’umiltà, alla sottomissione, ai sacrifici, le donne imparano a guardare alla realtà con spirito critico, si accorgono che le cose possono anche cambiare da come sono sempres tate.
Alcune entrano attivamente nella resistenza, altre fanno “solo” le staffetta, altre ancora si dedicano all’estenuante ricerca di cibo per i familiari, ma tutte o quasi si rendono conto che il loro ruolo è importante, che se non ci fossero loro i figli morirebbero di fame, i tram si fermerebbero, la posta non verrebbe consegnate, i malati sarebbero lasciati a se stessi.
Gli anni di guerra, per quanto duri e luttuosi, hanno costituito innumerrevoli occasioni di consapevolezza.
Poi è tornata la pace con le sue contraddizioni e i vecchi consigli:
“Siate miti, siate dolci, siate sottomesse. La stagione della trasgressione è finita. C’è la casa da rimettere in ordine, un pranzo e una cena da preparare per un marito che la lontananza e le privazioni hanno reso più esigente. Per frequentare la sezione, per fare vita politica, bisognerebbe trascurare le faccende di casa, e questo non si può, non sta bene”.
Le cose, da allora, sono cambiate solo in apparenza. Perchè se ora ci permettono di sceglierci il lavoro che vogliamo, gli stipendi, a parità di rendimento, sono ancora inferiori a quelli degli uomini e comunque, il lavoro fuori casa si è semplicemente aggiunto a quello dentro casa. I mariti che aiutano in famiglia rimangono sempre delle eccezioni, la parità non c’è.

3 Comments

Filed under book, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani