Tag Archives: digiuno intermittente

The obesity code – Jason Fung

La tesi del dott. Fung, nefrologo specializzato nel trattamento di diabetici, è che l’obesità sia una disfunzione ormonale e che non abbia niente a che fare con le calorie.

Non è vero che mangiare a dismisura porti sempre all’obesità, e non è vero che la riduzione calorica nel lungo periodo mantenga il peso basso, come possono confermare tutti quelli che si sono messi a dieta, hanno perso subito peso e, dopo un paio di anni, lo hanno riacquistato con gli interessi, indipendentemente dalla dieta seguita.

E allora da cosa dipende? Di sicuro non aiuta che tutte o quasi le ricerche sulle diete effettuate sull’uomo sono di breve periodo: l’obesità è una disfunzione di lungo periodo, e come tale va trattata.

Secondo Fung, l’obesità dipende da un alto livello di insulina nel sangue. L’insulina è un ormone che possiamo definire dello “stoccaggio”: serve a far entrare il glucosio nelle cellule per produrre energia tramite i mitocondri, ma, se c’è troppo zucchero nel sangue, è necessario immagazzinarlo. Nel fegato, nei muscoli, trasformandolo in grasso.

Nelle persone obese, il livello di insulina non si abbassa mai e il peso, diciamo così, si assesta verso l’alto. Ergo, se perdi temporaneamente peso con una dieta, prima o poi, se non cambi i livelli di glucosio/insulina, ritorni al peso iniziale.

La soluzione, dice Fung, è ridurre l’insulina.

Un metodo è quello di mangiare meno carboidrati.

I carboidrati sono il diavolo, dunque?

Ecco, qui, leggendo il libro, mi sono accorta di come certe teorie scientifiche vengano volgarizzate e semplificate una volta immesse nel… mercato.

L’ondata dei fans della dieta chetogenica mettono al bando tutti i carboidrati: addirittura, tacciano di malignità anche i legumi, che, notoriamente, sono il cibo principe in tutte le blue zones (le zone al mondo col maggior numero di centenari e con la più bassa incidenza di malattie “occidentali”).

Il dottor Fung è molto più selettivo: quello che dobbiamo evitare, dice, sono i carboidrati RAFFINATI. Più si mangia naturale, e più si rispetta il nostro metabolismo. La margarina, ad esempio, non è un cibo “vero”, come non lo sono i panini di farina bianca. Lo sono invece l’aceto e le arachidi, che abbassano la glicemia.

Non solo: i fans della dieta chetogenica ingurgitano frullati e sbeveroni di proteine dalla mattina alla sera. Il dottor Fung non approva: se si guardano alle ricerche (quelle serie) si nota che un alto livello di proteine animali (soprattutto da latte e latticini) provocano comunque un aumento dell’insulina, cosa che non succede con le proteine animali. Non semplifichiamo troppo, dunque.

Ecco un elenco di consigli per ridurre la glicemia:

  • non assumere zuccheri aggiunti (zucchero nel caffè, agave, dolci ecc…)
  • leggere le etichette e stare attenti agli zuccheri aggiunti
  • come dessert, si può mangiare frutta di stagione, noci, formaggio o cioccolato min. 70%
  • non fare spuntini!! Assestano la glicemia al livello più alto fino al pasto successivo
  • tenere la colazione come opzione, farla solo se si ha fame. Se non si ha fame, non mangiare. Se si ha fame, l’avena, un yogurt greco o delle uova vanno bene
  • eliminare al 100% le bibite zuccherate, anche quelle ipocaloriche
  • tenere le proteine al massimo al 20-30% del totale delle calorie assunte
  • aumentare l’assunzione dei grassi naturali, es. olio EVO, burro, frutta secca, formaggi gassi, avocado
  • assumere fibre, molte, nella loro forma naturale. La verdure a pasto non devono mai mancare.

Ma il metodo più efficace per ridurre l’insulina è IL DIGIUNO.

Di digiuno intermittente ormai parlano tutti, qui aggiungo solo che è necessario per abbassare le scorte di zuccheri immagazzinate nel corpo: la dieta chetogenica (a basso contenuto di carboidrati) serve ad abbassare il livello di glucosio nel sangue, ma gli zuccheri immagazzinati non riescono mai a venire utilizzati se si continua comunque a mangiare…

E’ necessario ritrasformare i grassi di deposito in carburante, e questo si può fare solo se… non si mangia.

Non mi dilungo oltre ma la parte finale del libro, quella relativa al digiuno, è quella – per me – più interessante.

Mi lascia un po’ perplessa il fatto che Fung richiami spesso ricerche scientifiche a lunga durata che utilizzano anche molto medici/divulgatori vegani per sostenere le loro tesi (che ribadiscono la necessità di nutrirsi di carboidrati, vegetali, ma comunque carboidrati, patate in primis). Credo che le stesse ricerche possano essere interpretate in modi diversi.

Un’unica cosa resta chiara e comune a tutte le correnti salutistiche: il cibo industriale ci sta indebolendo e uccidendo.

PS: un commento fuori tema. Perché ricorriamo così spesso al cibo industriale? Certo, i gusti sono studiati per farci mangiare di più, e tutte le pubblicità ci spingono a mangiare di più, ma io ho un’ulteriore teoria. Ricorriamo così spesso al cibo industriale perché le donne sono costrette a lavorare… l’epidemia di obesità è iniziata quando le donne hanno iniziato ad andare a lavorare fuori casa in massa. Correlazione e non causa-effetto? Chissà… la mia teoria non è mai stata oggetto di nessuno studio.

1 Comment

Filed under alimentazione, automiglioramento, Libri & C., purposes, Saggi, Scrittori americani

Il magico potere del digiuno, Yoshinori Nagumo @VallardiEditore

Secondo libro che leggo sul digiuno intermittente.

Sembrerebbe che il digiuno sia una cosa semplice: basta star senza mangiare, serve scriverci sopra libri?

Eppure già questo secondo libro presenta delle differenze rilevanti rispetto a “La dieta Fasting” di JB Rives.

Rives suggeriva di concentrare il periodo di alimentazione in otto ore e di far digiuno ininterrotto nelle altre sedici. La colazione, se non si riesce a saltarla, bisogna posticiparla fino a farla rientrare nella finestra di alimentazione.

Il dottor Nagumo ci suggerisce di far direttamente un pasto al giorno.

Rives ci diceva di bere tè o caffè per imbrogliare la pancia che brontola (soprattutto all’inizio).

Nagumo ci chiede di evitare tè e caffè per non incappare in senso di nausea a causa dei tannini (e qua condivido, perché neanche io a stomaco vuoto sopporto il tè verde).

Queste le differenze principali. Ma la tesi di fondo è una, per i paesi industrializzati: mangiamo troppo (oltre che male). Il problema ora è trovare un modo che ci permetta di ingurgitare meno calorie, migliori, e tuttavia di rispettare i nostri impegni sociali da cui, ammettiamolo, non possiamo prescindere.

Dico subito che non tutte le affermazioni di Nagumo mi sono sembrate convincenti.

Ad esempio, quando dice che latte e uova, se genuini, sono alimenti completi, la vegana che è in me sente i brividi salirle sulle gambe.

Anche quando dice che dobbiamo mangiare alimenti di cui siamo fatti, e che contengano i componenti di cui abbiamo bisogno, non mi sembra così attendibile: il nostro corpo è un trasformatore. Certe vitamine riesce addirittura a fornirsele da solo. Ci siamo evoluti per migliaia di anni per trasformare le poche cacatine che trovavamo in giro nei componenti che ci servivano… ma lui dice:

(…) la cosa più importante è assumere gli stessi nutrienti di cui è costituito il nostro organismo e nelle stesse proporzioni.

Non lo trovo scientificamente corretto neanche quando dice che i paesi ricchi subiscono una diminuzione della natalità perché la salute dei suoi abitanti sta scemando… secondo me, più che una questione di fertilità, è una questione culturale, no?

E quando dice che il diabete è un modo che il corpo mette in atto per impedirsi di ingrassare? O che la miopia deriva dal fatto che non cerchiamo più prede nelle lunghe distanze della savana?

Potrei presentare delle riserve anche contro il suo panegirico sulle abitudini: sì, è vero che ti permettono di risparmiare tempo ed evitare decisioni, ma non fanno così bene al cervello…

Questo è un libro che in realtà non parla solo del digiuno. Ci sono molti confronti con il regno animale e gli uomini di migliaia di anni fa; parla del Giappone antico, di sonno, di camminate, di vero cibo.

Mi son trovata pienamente d’accordo col dottor Nagumo quando ha scritto che la salute si rispecchia nella bellezza, nel ventre piatto, nella bella pelle. E sembra che il digiuno aiuti a raggiungere questi obiettivi, per molti, molti anni.

I consigli principali sono:

  • mangiare solo quando si ha fame, e, dunque, restare la maggior parte del tempo con lo stomaco vuoto.
  • mangiare solo alimenti davvero integrali.
  • dormire nelle ore d’oro (dalle 22 alle 2 del mattino) e camminare ogni giorno.

Se riesco a tenere in piedi questo regime, vi avviso. Il vero problema non è perdere qualche chilo, ma mantenere lo stile di vita, appunto, per tutta la vita.

Leave a comment

Filed under automiglioramento, book, Libri & C., Scrittori giapponesi, self-help, success

La dieta fasting, JB Rives @NewtonCompton @casalettori

Nominare il digiuno è sempre impopolare: ecco perché si può intitolare un libro La Dieta Fasting, perché molti non sanno che Fasting significa proprio digiunare.

L’autore, che si definisce un appassionato di nutrizione senza essere né un medico né un nutrizionista, ci sottopone il suo attuale stile di vita. Stile di vita che gli ha permesso di perdere venti chili senza dedicarsi troppo attivamente allo sport né contare le calorie.

Il digiuno non è una pratica nuova, ma la scienza moderna negli ultimi decenni ha scoperto diverse ragioni per cui dovremmo prendere sul serio questo modo di vita.

Lo dice Walter Londo, con la sua Dieta Mima Digiuno, ma, per restare in tema di personaggi famosi italiani, lo diceva anche Veronesi. E lo dicono centinaia di esperti: mangiamo troppo. Il nostro corpo non è fatto per mangiare di continuo.

E’ interessante la carrellata storica che JB Rives ci scodella nella prima parte del libro: i perché della nostra alimentazione troppo abbondante. Riassumendo al massimo, si tratta di… soldi. Economia. Necessità di produrre e vendere alimenti. Sempre di più.

Magari inventandosi la necessità di snacking, dicendoci che dobbiamo mangiare cinque volte al giorno. Convogliando le ricerche scientifiche verso certe direzioni.

Ci sono vari modi di digiunare. L’autore ha scelto quella 16:8, cioè mangia nell’arco di otto ore e digiuna per altre 16, possibilmente facendo rientrare nella fase di digiuno anche la notte, quando già digiuniamo senza accorgercene. Lui quindi mangia dalle 12 alle 21, ma la fascia temporale è modificabile in base alla vita sociale e lavorativa di ognuno.

Anche se il titolo si incentra sul dimagrimento, la ragione principale del digiuno è molto più ampia: la salute. Con il digiuno, si favorisce l’autofagia delle cellule vecchie o malate, dando il via a un generale processo di depurazione.

C’è un gruppo Facebook dedicato al fasting. Si chiama Delay, don’t deny: ritarda, non rinunciare (certo, in inglese suona meglio). Sembrerebbe quasi che nelle otto ore di alimentazione uno possa permettersi di tutto e di più. In realtà, quando il corpo si abitua al fasting, la percezione della fame si modifica. Al mattino, dopo le prime due settimane, non si ha più voglia di far colazione, e il pizzicore allo stomaco prima di mezzogiorno è facilmente gestibile.

Alla fine non si riesce a condensare i precedenti cinque pasti col loro carico calorico nelle otto ore. E’ quasi inevitabile mangiare di meno.

Scopo raggiunto.

Ricordandosi che la dieta migliore è la dieta che riesci a seguire, direi che questo fasting merita un tentativo.

PS: il mio consiglio è, per le settimane che vi dedicherete a questo esperimento, di fornirvi di belle scorte di tè e tisane, perché dovrete bere molto.

Leave a comment

Filed under alimentazione, automiglioramento, book, Libri & C., Saggi, Scrittori francesi