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Le passioni della mente – Irving Stone

Romanzo biografico su Sigmund Freud

Irving Stone è conosciuto principalmente come autore di biografie romanzate. Lui stesso, in un video su youtube, si definisce un Bookworm, uno che va pazzo per i libri. Il suo primo incontro con Freud è stato a diciannove anni, quando, appena entrato all’università, ha fatto una capatina nella biblioteca, e si è portato via, tra l’altro, “Psicopatologia della vita quotidiana”: che coincidenza! Questo è proprio il titolo che ha fatto innamorare me, di Freud, quando avevo sedici anni! Ed è anche il libro che Freud ha scritto per il vasto pubblico, mentre prima i titoli si indirizzavano principalmente al mondo medico, visto che la psicanalisi doveva ancora farsi accettare come scienza.

Ma torniamo alla biografia.

Il romanzo inizia quando Freud ha poco meno di trent’anni e sta facendo la corte a Martha, sua futura moglie. Si è appena laureato e il suo sogno sarebbe quello di lavorare nell’università, come ricercatore, ma non ce la fa. Intanto però mette da parte un bel po’ di esperienza con le malattie organiche… Ci vuole molto prima che lui si accorga di aver dato inizio ad una nuova scienza della psiche (ricordo che allora la psicologia non era considerata come una scienza), e non gli mancano i detrattori.

Pian pianino, l’impalcatura della psicanalisi cresce e si espande a tutto il mondo. Prima di arrivare a questo, però, il dottor Freud dovrà superare molte difficoltà: dall’antisemitismo (lui era ebreo, sebbene non praticante), al baronaggio, alle invidie, alle guerre… Ci sono diversi periodi in cui Freud ha difficoltà a comprarsi un abito nuovo o un nuovo paio di scarpe, soprattutto all’inizio della sua carriera.

Ci sono due punti importanti che caratterizzano Freud (così come molti altri personaggi famosi):

1: non si demoralizzava quando riceve critiche, anche se pesanti, e anche se queste provenivano da persone di cui lui aveva un’altissima stima. Era convinto, appassionato, innamorato di quello che stava studiando e continuava per la sua strada.

2: pian pianino si costruì una rete di amicizie. E che amicizie! Breuer, Adler, Rank, Steiner, Jung, Ferenczi, Lou Salomé… Tutta gente con la quale poteva discutere e lo aiutava a diffondere le sue idee. Arrivò ad avere dei contatti anche con Thomas Mann ed Einstein.

A me la psicanalisi piaceva molto una volta, prima di scoprire che non spiegava tutto; dunque la biografia interessava. Devo però ammettere che questo romanzo è troppo lungo (873 pagine): in particolare, l’autore avrebbe potuto risparmiarci alcuni casi psicanalitici; ne vengono riportati davvero tanti, molti dei quali già letti nei testi originali di Freud; forse qui era il caso di essere un po’ più sintetico (anche perché poi, alla fine, le cause delle malattie per la psicanalisi sono sempre le stesse, più o meno).

Inoltre, Stone avrebbe fatto bene ad essere più sintetico anche sulle parti che riguardavano le vacanze: ogni anno in estate la clientela di Freud andava in villeggiatura, e siccome il dottore restava quasi senza nulla da fare, si godeva anche lui le vacanze. Ecco: descrivere le varie case o alberghi con i dintorni, nonché le attività con cui trascorrevano le giornate (passeggiate e passeggiate!), alla fine allunga molto il libro senza dire nulla di concreto sulla vita del protagonista.

A parte questi due punti, libro consigliato a chiunque interessi la vita di questo pioniere della mente umana.

 

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Uccidere il cancro – Patrizia Paterlini-Bréchot

Bella questa autobiografia (anche se credevo si trattasse del solito manuale su cosa mangiare e quanto allenarti). La prof.ssa Paterlini, italiana con cattedra di biologia cellulare e molecolare all’università di Paris-Descartes, si racconta sia dal punto di vista professionale che personale.

E’ un testo pieno di speranza: la Paterlini ha sviluppato un sistema per verificare se nel sangue ci sono cellule tumorali circolanti, in modo da stanare un cancro prima che diventi visibile agli esami con imaging. La tecnica fa uso di una macchina che ha brevettato lei (si è dovuta anche improvvisare industriale, perché non trovava nessuno che le finanziasse la produzione dei prototipi) e che sfrutta la differente grandezza delle cellule ematiche e tumorali per scovare tumori allo stadio iniziale. E’ riuscita, partendo da una macchina che filtrava il latte, a crearne una che filtra il sangue in verticale (mentre di solito il sangue viene filtrato con una specie di centrifuga). Ed ha dovuto anche brevettare una sostanza per rendere filtrabile il sangue senza rovinarlo.

Lo ripete più volte nel corso del libro: il cancro è mortale solo quando gli si dà il tempo di diventarlo. Anche i c.d. tumori fulminanti sono tumori che sono rimasti nel corpo a lungo, a volte per anni, prima di dare sintomi: e quando i sintomi sono arrivati, è già troppo tardi, per qualcuno.

Durante la lettura, l’ho percepita, oltre che molto competente e determinata, anche umana: si sente investita di una missione perché soffre quando vede un paziente soccombere alla malattia, non lo fa per ottenere onori e attenzione mediatica, e dedica diversi paragrafi del libro a descrivere le vicende di alcuni suoi malati.

La macchina che permette di stanare cellule maligne nel sangue, e che potrebbe ridurre moltissimo i casi di decesso grazie alla tempestività dell’intervento, dunque, esiste, ma è ancora poco diffusa. Perché bisogna comprarla? No: perché non fa guadagnare alcuna multinazionale. Nel libro ci sono ampi passaggi dedicati alle multinazionali del farmaco e a come influenzano la ricerca scientifica, le prescrizioni di medicinali, le pubblicazioni sulle riviste.

E, a proposito di pubblicazioni sulle riviste scientifiche, la Paterlini ci dà un’ampia panoramica di come il sistema del peer-review mostri il fianco alle critiche. In pratica: per pubblicare su una rivista (ricordo che la pubblicazione è quasi l’unico modo per convincere enti e istituzioni e rilasciare fondi per la ricerca) bisogna passare l’esame di una commissione medica di pari (peer) che sono e restano anonimi. Il problema è che la concorrenza in campo scientifico è enorme. Se i revisori sono competenti nel campo su cui verte la ricerca, è probabile che si tratti di concorrenti che lavorano sullo stesso argomento: la mancanza di obiettività è sempre in agguato. Se invece i revisori sono più lontani da quel campo di ricerca, di solito sono meno compromessi, ma è anche probabile che non dispongano delle competenze necessarie per valutare bene tutti i contenuti della ricerca. E quel che è peggio, è che i revisori possono rifiutare la pubblicazione di una ricerca senza dare motivazioni (il che è quello che è successo alla Paterlini: se danno delle motivazioni insufficienti, ci si può appellare all’editore, ma se non ci sono motivazioni, non puoi attaccare il verdetto).

Dunque: da un lato, onore e gloria a ricercatori come la Paterlini che con tanta, tanta, tanta resilienza si danno da fare per combattere questa malattia. Dall’altra, vergogna, che una ricercatrice del genere, e tanti altri come lei, sia dovuta emigrare in Francia perché qui il baronaggio non le avrebbe dato via di uscire allo scoperto.

Sono sempre più stufa di questa Italietta.

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La dieta del metodo Kousmine – Sergio Chiesa

Il metodo Kousmine comprende diversi c.d. pilastri, ma la dieta è il perno attorno al quale ruotano gran parte dei vantaggi del metodo stesso.

Questa dieta NON è una dieta vegana tout court, sebbene in caso di malattia l’invito sia quello di astenersi del tutto dagli alimenti di origine vegetale. Ma se siete attratti da questo stile alimentare solo ai fini preventivi, qualche strappo potete regalarvelo, a certe condizioni: preferendo, per esempio, le carni bianche, o, meglio ancora, il pesce.

Latte e latticini, invece, andrebbero davvero quasi eliminati, salvo eccezioni (ad esempio ricotte a bassissimo o nullo contenuto di grassi, o altri tipi di formaggi magri). Qui si potrebbe discutere sul valore o disvalore del lattosio e della caseina, ma dovrei far riferimento ad altri autori, e non la finirei più…

Non è una dieta 80-10-10, perché i carboidrati, i grassi e le proteine vanno bilanciati in modo più omogeneo, sebbene in questo testo non abbia trovato delle percentuali precise relative al consumo dei tre macroelementi.

C’è una buona parte di spiegazione dedicata agli alimenti che possono essere introdotti (evviva i legumi!), e non possono certo mancare le ricette (molto semplici e versatili, soprattutto le salse) e dei menu stagionali esemplificativi. Il tutto con la raccomandazione generale, se possibile, di scegliere alimenti biologici o comunque il meno inquinati possibile.

Lo scopo non è colpire i sintomi di una malattia, ma ripristinare l’equilibrio del corpo e, tramite questo, rafforzare il sistema immunitario.

Riporto qui sotto i punti che Chiesa ritiene più utili:

  • Diminuire caffè ed eccitanti (con l’eccezione del tè verde, che è ammesso, anzi!)
  • usare cereali integrali
  • preferire cereali in chicco
  • evitare prodotti industriali in scatola e precucinati
  • i surgelati sono ammessi, ma i prodotti freschi sono ovviamente migliori
  • attenzione all’ossidazione dei cibi a contatto con l’aria
  • abolire il grasso di provenienza animale
  • preferire il pesce alla carne
  • masticare accuratamente
  • mangiare molte verdure crude
  • usare le alghe
  • introdurre cambiamenti graduali nella dieta
  • controllare il peso
  • ricordatevi che le abitudini alimentari possono essere variate!

Personalmente non mi è piaciuto l’accenno che fa l’autore alla dieta dei gruppi sanguigni di Peter D’Adamo: avevo letto il libro di questo tizio, ma non mi aveva convinto. Capisco integrare la visione della Kousmine con gli studi effettuati dopo la sua morte, ma proprio questo qui doveva andare a prendere?

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Guarisci il tuo apparato digerente, dott. John A. McDougall

Conosco l’autore da altri libri, incentrati sulle malattie cardiache e sul dimagrimento attraverso una dieta vegana. Questo è uno dei più vecchi (ma in Italia arriviamo sempre dopo, con le traduzioni). I principi cardine dell’alimentazione senza (o quasi) alimenti di origine animale restano, ma cambia l’impianto dell’argomentazione.

Per spiegare i vari concetti (suddivisi in problematiche di salute: emorroidi, alitosi, diarrea o stitichezza, malattie intestinali, colite, polipi e cancro ecc…) il dott. McDougall stavolta si è servito di una coppia immaginaria che va nel suo studio e gli presenta tutte le sfighe di questo mondo legate a un’alimentazione sbagliata (= americana pura). Certo, le argomentazioni ci sono, e nonostante il tono leggero non si scade mai nella superficialità, però a me queste digressioni sugli hobby e abitudini di una coppia tipica americana mi lasciano un po’ perplessa.
Capisco che vogliano avvicinare alla lettura quelli che non ci sono abituati, e che per questo abbiano bisogno di personalizzare il più possibile il libro, ma disegnini e battutine mi disturbano un poco.
Però è un problema mio.

Leggetelo.

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La mia ricetta anticancro, Odile Fernàndez Martinez

Anche se ho letto altri libri sull’argomento, e anche se la parte sull’alimentazione è molto simile in ognuno di essi (mettetevela via: si va dal semivegetariano al vegano, con riduzione di zuccheri semplici e prodotti industriali, qui non mi ripeto, ma leggete il libro), si impara sempre qualcosa di nuovo.
La Fernandez ha spaziato non solo dall’alimentazione alla meditazione, alle tecniche naturali, alle radiazioni (attenzione ai cellulari), all’inquinamento (aprite le finestre!), ma mi ha fatto imparare alcune cosette sui prodotti che usiamo per la pulizia e per la cosmesi.

A proposito di cosmesi, se vogliamo evitare alcuni prodotti pieni di parabeni, petrolati, peg and co, anche qui ho trovato alcune ricette per deodoranti, oli, balsami… qui vi riporto la maschera per il viso alla pesca, perché è quella dove non servono prodotti strani (tipo cera d’api, cocamidopropil betaina o lanolina):

50 g di pesca
30 g di olio di oliva
Frulla la pesca insieme all’olio di oliva. Scalda il composto per 2 minuti a fuoco basso. Lascia raffreddare prima di applicare sul viso.

Altro? Per esempio, non sapevo che è meglio evitare il talco. E anche la placenta, quando la troviamo nei cosmetici! Ma mi ha fatto anche riflettere su quanti ettolitri di creme solari chimiche vengono scaricate in mare ogni anno attraverso la nostra pelle… lo sapevate che le creme solari spesso contengono nanoparticelle che hanno lo scopo di penetrare direttamente nel circolo sanguigno?
Per non parlare del dentifricio!
Quello su cui mi rimane ancora il dubbio è la depilazione: dice: “L’ideale è la lametta. Contrariamente a quanto vogliono le leggende urbane, i peli non cresceranno più robusti e forti.”
Questa mi risulta proprio nuova!!

Consiglio per scacciare le formiche evitando i pericolosi (anche per noi) spray chimici: spargere granelli di pepe di Cayenna, chiodi di garofano macinati e aglio, spruzzare un po’ di limone fino all’entrata del nido. Io sapevo che bisogna usare la calce, per far morire le formiche di emorragia… ma un rimedio vale l’altro, pur di evitare di annusarci tutti i veleni che ci pubblicizzano così volentieri.

L’autrice, che è passata personalmente attraverso il cancro alle ovaie e a varie metastasi con tanto di chemio, è un medico, dunque una voce doppia in capitolo ce l’ha, e se parla di Moxacombustione, terapie alternative ed erbe, lo fa sempre con cognizione di causa, senza mai distogliere l’attenzione dalle terapie convenzionali, ma incitando il lettore a istruirsi sulla propria malattia. Anzi: a istruirsi sulla propria salute, che dovrebbe essere lo standard!

la Fernandez ci parla di Gerson, Kousmine, Yoga, agopuntura, reiki, visualizzazione… poi un’altra che mi mancava: sembra che ci siano degli studi sulla cura del cancro attraverso…. il latte materno! Lei stessa è diventata figlia di latte di alcune sue amiche. Insomma, tutto quello che non le faceva male, lei lo ha provato, affiancandolo alle cure convenzionali.
L’unica cura convenzionale che non ha accettato, e che invece faceva parte del protocollo per il suo tipo di tumore, è stata la chirurgia che le avrebbe asportato ovaie e compagnia bella, perché voleva un altro figlio. Nonostante le statistiche che le davano contro, lei è riuscita ad averlo, questo secondo figlio!

Ultima cosa che non sapevo ma che non mi sorprende: l’OMS ha dichiarato che il lavoro notturno è cancerogeno. Avevo letto un libro anni fa, “Il tempo rovesciato” che parlava del lavoro notturno delle donne e dei problemi che dava, ma non avrei mai pensato che un’organizzazione mondiale si sarebbe espressa in termini così chiari.

Finisco con una piccola confessione: mi sono commossa leggendo i ringraziamenti.
Non c’è niente da fare, da quando sono diventata mamma sono diventata pure melensa, e se si parla di sentimenti madre-figlio, mi colano le lacrime…

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Il programma nutrizionale del dottor Gerson per malattie c.d. incurabili

Io in realtà ho letto “The Gerson Therapy – the proven nutritional program for cancer and other illnesses” di Charlotte Gerson e Morton Walker, ma non credo sia stato tradotto in italiano. Ad ogni modo, la terapia è quella: succhi di frutta e verdura (13 bicchieroni al giorno), enteroclismi al caffè, più una serie di integrazioni di vitamine e altre sostanze.
Alimentazione vegana con qualche eccezione, bando ai grassi, alle farine bianche e agli zuccheri aggiunti. Vegetali assolutamente biologici.

Non sta a me dire se funziona o no, io riporto solo quello che ho letto. Certo che le testimonianze parlano non solo di tumori giudicati inguaribili dall’establishment medico (melanomi, tumore ai polmoni, al seno, ecc…) ma anche altre malattie, come quelle cardiache, il diabete, lupus & C, e addirittura la sclerosi multipla.
Non è un regime facile, per ammissione della stessa Charlotte Gerson, figlia del dottor Gerson, che è arrivato alle conclusioni esposte in questo (e altri) libri tramite l’applicazione diretta sui pazienti, quando ancora la scienza non poteva testare le proprietà di certi alimenti.

Sono privilegiati i succhi di carota e mela insieme (anche perché la mela contiene pectina che aiuta l’assimilazione delle proprietà della carota), e i succhi verdi. Ovviamente, i succhi non sono ottenuti con la centrifuga o col VitaMix: serve uno strumento che è al tempo stesso sminuzzatore ed estrattore di succhi (la fibra non può essere assunta in queste quantità, altrimenti non ci sarebbe più spazio nello stomaco).

Riporto qui una ricetta, o La Ricetta, osannata dalla Gerson come super depurativa:

ZUPPA DI IPPOCRATE
Sedano, radice di prezzemolo (se disponibile), aglio nella quantità desiderata, due piccoli porri, due cipolle medie, pomodoro, patata. Si cucina tutto lentamente con poca acqua per un paio di ore (attenzione: non pelare nulla), poi si passa tutto nel mixer. Si può conservare un paio di giorni in frigo.

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