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I conti con me stesso (Indro Montanelli)

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Diari 1957-1978 – a cura di Sergio Romano

Questo è un diario: limite e grandezza del libro.

Grandezza, perché leggiamo cosa pensava davvero Montanelli di certi personaggi dello scenario italiano. Le sue critiche a Moravia, a Bocca, a molti politici del tempo; veniamo a sapere che Flaiano aveva una figlia con gravi problemi di salute, e che ammetteva di non riuscire a volerle bene.

Il libro è pieno di racconti di meschinerie, vanità, bugie, anche dello stesso Montanelli, che, con se stesso, si permette il lusso di essere sincero, cosa che non sempre fa in società o davanti agli schermi TV.

L’aspetto diaristico è una vantaggio anche perché ci fa capire come personaggi del genere gestissero il proprio entourage: mangiando. Montanelli va continuamente a cena, pranzo, colazione con giornalisti, politici, letterati.

Ma il diario è uno svantaggio per chi non è più ben addentro alle beghe politiche e giornalistiche di quegli anni: c’è una sfilza di nomi che oggi, a noi, dice poco o nulla. In particolare, ho davvero capito molto poco delle manovre di acquisto e controllo dei giornali del tempo.

Salvo alcuni passaggi, non è una lettura leggera.

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Racconto autobiografico, Eugenio Scalfari @espressonline @repubblica @Robinson_rep @einaudieditore

Il bello delle (auto)biografie di personaggi pubblici è che, oltre ad appassionarti come romanzi, ti fanno ripassare la storia recente di un paese. In questo caso, il mio, di paese, dove, sembra strano, ma nominare Calvi, De Lorenzo, Logge massoniche e compagnia bella fa sgranare gli occhi ai rappresentanti delle giovani generazioni, che questi nomi li hanno sentiti solo vagamente nominare (visto che i programmi scolastici non li comprendono mai).

Ho letto dell’infanzia fascista di Scalfari, della sua Calabria contadina e del contrasto con quella di oggi, del suo primo lavoro come direttore di una casa da gioco (!) e in una banca, e poi, finalmente, come giornalista a L’Espresso.

Scalfari ci parla del Piano Solo, il tentativo di colpo di stato che, ci dice, è stato il suo giornale a smascherare. Ci parla della fondazione di Repubblica e delle idee che sono alla sua base.

Ci parla però anche delle sue vicende più intime: i rapporti tra i suoi genitori, le due donne della sua vita. Questo è comunque l’ambito in cui si fa più reticente, non ti dice nulla che già non si potesse sapere: e io rispetto la sua scelta.

Un moto di fastidio l’ho provato quando ha raccontato della sua esperienza come parlamentare. Ammette che dopo un po’ ha perso slancio, si è annoiato, ha lasciato scemare l’impegno in aula. Mi son detta: ecco un altro che approfitta della sua elezione, si prende i soldi e lascia andare alla deriva tutte le nostre idee sul valore della politica e della rappresentanza popolare.

Nessuno è perfetto. Ma almeno Scalfari sembra esser stato sincero.

Tramite il giornalista incontriamo i lati poco conosciuti di Moro, La Malfa, Gianni Agnelli, Andreotti…

Insomma: storia recente.

Un ripasso necessario, ogni tanto, per cercare di capire (ma cercare soltanto) come siamo arrivati allo scatafascio di oggi.


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Ho scoperto cos’è il coefficiente di lettori: per ogni giornale (ma probabilmente lo stesso discorso si può fare per ogni tipo di carta scritta) ci sono degli acquirenti, ma i lettori di solito sono di più.

Questo, se il coefficiente di lettori di un giornale è elevato, mi porta a fare due considerazioni:

  • il giornale ha un buon livello di influenza (è un influencer, diremmo oggi)
  • ma quanti scrocconi ci sono in giro?

 

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