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Marina, Carlos Ruiz Zafòn

Romanzo, come gli altri di Zafòn, adatto ad un pubblico giovane e ha chi ha voglia di distrarsi, dedicandosi un po’ a risurrezioni grazie a sieri estratti da farfalle nere. Perché no?

I libri di Zafon ti affascinano per il mistero in cui ti trascinano, ma anche perché ti fanno immaginare Barcellona come forse non è più: piena di vicoli in cui da un momento all’altro può saltar fuori una donna vestita di nero di cui non puoi vedere il volto, nascosto per le cicatrici causatele da una vendetta… (ma a Barcellona non ci sono mai stata, magari è ancora così!).

Un po’ feuilletton, ma carino: lo vedrei bene al cinema.

Ci sono dei parallelismi tra i personaggi, perché ci sono due storie parallele: quella di German e della figlia Marina (di cui, manco a dirlo, si innamora il protagonista Oscar), e quella di Kolvenik ed Eva. In entrambi i casi ritornano i temi delle malattie trasmissibili, dell’arte, della vita vagabonda e delle improvvise fortune economiche.

Gli ingredienti per una lettura leggera ci sono tutti.

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Due romanzi (storici) sospesi (Falcones e McCullough)

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Avevo iniziato Cleopatra perché mi sembrava la logica continuazione de “Cicerone voce di Roma” che avevo appena finito di leggere, anche se gli autori sono diversi.

Di sicuro ammiro l’accuratezza della McCullough e la vastità delle ricerche che deve aver fatto per scrivere un libro del genere: è più facile scrivere di gente sconosciuta, che di personaggi ultra famosi. Però… innanzitutto, si capisce che i dialoghi sono inventati per spiegare la storia, non sono realistici; e poi la scrittrice insiste troppo sui dettagli, appunto, storici: guerre, alleanze, campagne, spostamenti, personaggi…  a meno che un lettore non sia anche un estimatore di questo periodo storico, tantissimi nomi risultano astrusi e le beghe di palazzo alla fine diventano quasi gossip. Non ci stavo più dietro.

Sospeso a p. 145 (su 728).

Falcones invece ha scelto una tattica diversa, per sua stessa ammissione: i protagonisti sono gli umili, e i veri personaggi storici restano sullo sfondo, a scandire il passaggio del tempo. Infatti qui la lettura scorre molto più veloce. Ma… insomma, è vero, non sono mai contenta, ma questo romanzo è pura avventura. Al protagonista gliene capitano di tutti i colori, una dietro l’altra, tutti eventi che prendono il lettore per la pancia, per il lato emotivo. Ebbene… non mi basta. Non ho voglia solo di puro intrattenimento, in questo periodo.

Sospeso a p. 122 (su 900)

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Come scrive un romanzo storico Ildefonso Falcones

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Sono stata ieri alla presentazione alla Libreria Moderna di S. Donà di Piave (VE) de Gli Eredi Della Terra di Ildefonso Falcones, un bel volumetto da 22 euro con copertina rigida.

Non ho letto niente di questo autore prima, ma ieri ho scoperto alcune cose interessanti.

Intanto, anche lui come Maino (che ho visto poco più di una settimana fa qui a S. Stino di Livenza) ha lavorato come avvocato fino a poco tempo fa, quando ha mollato quella carriera per darsi totalmente alla scrittura. La sua conoscenza del diritto (anche del diritto nella Barcellona del ‘400) gli è stato certamente utile per scrivere il libro.

Il protagonista del libro nasce povero ma nel corso della storia riesce a risalire la scala sociale grazie… al vino. Non dimentichiamo che dopo circa ottocento anni di dominazione musulmana, la cultura del vino era andata dispersa in Spagna (anche perché non c’erano testi scritti che tramandassero la conoscenza). Si sa per certo che in quel periodo i vini erano molto giovani, cattivi e molto speziati (per coprire il gusto di aceto che subentrava molto presto).

Ma quello che può essere più interessante per uno scrittore emergente è ciò che Falcones ha detto in merito alla sua esperienza di scrittore.

Falcones

Ci ha messo tre anni per trovare l’editore per il suo primo libro (e aveva 47 anni quando lo ha trovato), ma fin da piccolo ha sempre scritto e letto moltissimo, incoraggiato in questo dalla madre e dalla mancanza di distrazioni multimediali (es TV, non parliamo neanche di videogiochi). Ha scritto anche dei romanzi ambientati nella contemporaneità, ma non ha ancora trovato editori che li accettino.

Alcuni dei romanzi che ha scritto nella sua vita sono andati persi. Secondo lui, tre traslochi equivalgono a un incendio, ma non mi pareva preoccupato più di tanto…

Quando il presentatore gli ha fatto una battuta infelice, dicendogli che invece di lavorare aveva deciso di mettersi a scrivere, Falcones, senza scomporsi minimamente, gli ha risposto che in realtà lui lavora molto, ha orari fissi (dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20), come se fosse in ufficio, e questo va avanti per circa tre anni, il tempo di finire un romanzo, nonostante ai figli che fanno casino in casa e la signora delle pulizie che gli passa l’aspirapolvere sotto i piedi (perché scrive nello studio di casa sua).

Quando inizia, ha già ben in mente come finirà il romanzo e chi sarà il protagonista.

Lo studio della Storia è necessario durante la stesura: lui sa a che punto del romanzo si collocano certi eventi storici e cerca di incastrarci le vicende dei personaggi.

Mi è sembrato un po’ sorpreso da certe domande del presentatore (es. come mai la riga nera sopra il nome dell’autore in tutte le copertine dei tuoi libri? Come mai in questo romanzo non c’è la dedica), ma capisco anche il giornalista: un romanzo di narrativa si gusta, non si esamina, non era così facile trovare domande inerenti alle vicende narrate senza svelare troppo i dettagli.

Ho iniziato a leggerlo mentre aspettavo che lo scrittore arrivasse (per prendermi il posto a sedere sono andata là un’ora prima) e ormai mi tocca finirlo… non era in programma ma… mi sacrificherò!

 

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