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La ragazza del treno – Paula Hawkins

Tanto nominato quanto scontato… così imparo a leggere libri troppo pubblicizzati!

Farò un po’ di spoiler, ma il romanzo è così scadente che perfino io – nota a livello internazionale per l’incapacità di scoprire i colpevoli – ho capito chi aveva fatto cosa.

La storia della ragazza che passa in treno davanti alla casa del suo ex marito – e che per caso entra in contatto con la scomparsa e l’assassinio di una donna – è piena di COINCIDENZE: ebbene, quando le coincidenze fioccano come pop-corn, subiscono una metamorfosi e diventano punti deboli.

E’ un caso che Rachel si sia fissata a guardare proprio una coppia la cui casa dà sulla ferrovia; è un caso che la donna della coppia fosse la baby sitter della figlia del suo ex marito; è un caso che proprio quella donna scompaia; è un caso che proprio la sera della scomparsa Rachel fosse nei paraggi…

Un ulteriore elemento che fa scadere il libro è l’amnesia alcolica. Banale, banale, banale. Rachel non ricorda cosa ha fatto la sera del crimine. Non solo: non ricorda neanche tutte le volte in cui si ubriacava quando era sposata, e si è costruita una versione del proprio matrimonio che si rivelerà fallace.

E continua a ricaderci, a bere, a decidere di smettere e a ricominciare di nuovo fino a stordirsi: ma fatti curare, cazzo!

Volete un’altra banalità?

Rachel, osservando questa coppia apparentemente perfetta dal finestrino del treno, si è fatta le sue favolette mentali, tanto da dare dei nomi fittizi ai due protagonisti. Ma dopo la scomparsa della donna, si mette in contatto col marito. Bè, dopo due incontri in cui i due praticamente neanche si dicono il nome, finiscono a letto insieme. Ma… erano ubriachi, ovvio!

Di sicuro questo romanzo non avrebbe potuto essere ambientato in una comunità mormona.

Salviamo qualcosa?

Certo.

Megan, la donna che scompare, è (tra le altre cose) annoiata: credo che la sua noia sia stata ben resa e che abbia assunto un ruolo abbastanza verosimile nel decorso dei fatti.

Altro aspetto da salvare: Rachel sente una forte spinta a immischiarsi nella scomparsa di Megan perché l’ha vista con un uomo diverso dal marito. Questo le fa rivivere – ancora e ancora – il tradimento del suo uomo, dal quale non riesce a risollevarsi.

Esistono persone così, che sono emotivamente invischiate nel proprio passato tanto da vedere le storie altrui in modo del tutto sfalsato? Sì, esistono.

Ultimo aspetto da salvare: il parallelismo tra Rachel e Megan. Sono entrambe senza direzione, senza un senso che possa mostrare loro strade alternative alla tragedia.

Esistono persone così? Sì, esistono, e questa verosimiglianza salva il romanzo; ma lo salva nonostante la trama da thriller privo di consistenza, un thriller che non ci dà nulla di nuovo.

Voto: 2,5/5.

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Alaska, Brenda Novak @GiuntiEditore

Comprato a 9,9 euro all’autogrill. Mi era venuto il dubbio che fosse in offerta perché di bassa qualità… ma aveva una copertina così invitante, e poi avevo voglia di “vedere” un po’ l’Alaska, insomma, l’ho letto.

Ecco qui solo alcuni dei difetti che mi sento di segnalarvi:

a) l’amicizia tra la dottoressa Talbot e Lorraine, la prima vittima, non è resa bene: non basta dire che erano amiche, e che la dottoressa l’ha ospitata a casa sua dopo la separazione di Lorraine dal marito. Il rapporto non si sente, non traspare: non viene mostrato.

b) l’auto che non va in moto e che costringe il poliziotto ad ospitare la protagonista a casa sua per la notte è più banale di un’unghia incarnita.

c) il poliziotto bello, giovane, rispettosissimo, paziente, intelligente, dalle spalle ampie è più banale di un’unghia smaltata.

d) non si vede l’Alaska. Si vede solo la neve, ma non c’è una descrizione di una, dico una, casa o costruzione. Non so come sono fatte le strade, non so se per arrivare da un posto all’altro bisogna attraversare boschi o fabbriche. L’Alaska qui non c’è.

e) gli spostamenti delle persone sono incompleti. Da un momento all’altro te li trovi in una stanza o per strada e non hai letto da nessuna parte che si erano mossi.

f) per tutto il romanzo ti parlano di un episodio in cui Jasper si è fatto vivo dopo venti anni di latitanza. E’ successo l’estate precedente alla vicenda del romanzo. Ma non si sa come è successo, come è iniziato, perché è andato a buon fine (per la dottoressa). Non si sa niente.

g) i dialoghi tra la Talbot e il poliziotto figo sono molto improbabili. Si trovano nel mezzo di una possibile evasione di serial killer dal carcere di massima sicurezza e loro stanno a parlare di come e quando, vista la storia pregressa di Evelyn, potrebbero far sesso.

h) tralascio la banalità dei tempismi di apparizione di Glenn e Garza nella scena finale.

i) la direttrice del carcere è in Nuova Zelanda per il matrimonio della figlia, e per tutta la durata della vicenda non c’è modo di contattarla. Improbabile. Una con una responsabilità del genere deve essere sempre rintracciabile, matrimonio-della-figlia una mazza.

Eppure… sono arrivata alla fine della lettura. E che volete farci, dovevo capire se l’assassino era quello che avevo individuato fin dalle prime pagine!

Era quello.

E se una incapace come me lo ha capito fin da subito, allora il libro è proprio un thriller da poco.

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