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Vegan, le città di Dio, Remo Bassini

Tranquilli, non vi stresserò dicendovi quanto male vi fanno carni e latticini: lo sapete già, fate un po’ quel che volete.

Questo è un romanzo: un giallo.

Incentrato sull’alimentazione vegana?

Mmh, non direi. O meglio: sì, si parla molto di questa scelta alimentare, ma si parla anche di altro (ascorbato di Potassio, Gerson, aria pulita, biologico, carabinieri, servizi segreti, cura del cancro, amore…)

Tutto gira attorno ad Adriano Bronzelli, un padre di famiglia che, ad un certo punto della sua vita, molla moglie e figlio e va a vivere in riva a un fiume. Apre un blog (lui che è contrario alla tecnologia in generale), dove parla di alimentazione sana e di medicina naturale. Diventa anche guaritore.

Un matto, insomma, un fol, come lo chiamano i suoi compaesani. Uno da non prendere sul serio.

O no?

Perché sembra che il suo blog inneggi alla lotta armata, che sia il fulcro attorno cui ruota una rete di anarchici vegani; sembra che le città di Dio non siano quell’oasi di pace e serenità che si vuol far credere.

Poi, una sera, Adriano Bronzelli muore.

Di infarto.

O no?

Il figlio, in seguito ad un incontro alquanto misterioso che gli mette la pulce nell’orecchio, decide di approfondire le circostanze della morte del padre e per farlo incarica l’investigatrice privata Anna Antichi.

Eccola qui la protagonista del nostro Bassini: stavolta è una donna, è vero, ma ci ripropone tutte le ombre “care” alla scrittura dell’autore. Tormentata, insonne, reduce dal lettino dello psicologo, con le pasticche e le sigarette sempre a portata di mano. Sola.

Attraverso tesi complottistiche, hacker, multinazionali sospette e mogli tradite, Anna Antichi riesce a capire cosa è successo quella notte disgraziata. Ma non vi dirò altro: solo che siamo in Italia, che Bassini è un giornalista che conosce i suoi “bastardi posti”, e che le cose cambiano senza cambiare mai del tutto.

Lo stile di Bassini è tutto suo: questo è il quarto suo libro che leggo, e ormai mi sono famigliari i suoi “E comunque (puntato)” all’inizio del paragrafo, i soggetti alla fine della frase e i personaggi tabacco-dipendenti. Messi insieme, i suoi romanzi sembrano parlare tutti dello stesso luogo, anche se cambiano i protagonisti: un bastardo posto, appunto, come dice il titolo di un altro suo romanzo.

Ma questo libro è perfetto per inquadrare il fenomeno vegano/salutista, e per mostrare quanto fastidio danno le terapie alternative.

Beh… dai, i vegani oltranzisti danno un po’ fastidio anche a me, che sono una vegana ormai abbastanza tollerante. Ecco come li descrive Bassini:

(…) parla sempre e solo di alimentazione, di multinazionali. E’ un invasato.

Un po’ di equilibrio a volte non fa male.

ps: ah, tanto perché non abbassiate mai la guardia, ricordatevi che la carne non solo vi alza il colesterolo (soprattutto quello cattivo), ma che vi manda in palla anche il sistema ormonale, aumentando le vostre probabilità di incorrere in malattie cardiovascolari e tumorali. I latticini invece…  ok, ok, mi fermo qui. Fate un po’ quello che volete.

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Grottesco, Patrick McGrath

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Quanto scrive bene Patrick Mcgrath! Un grande autore, non solo per l’eleganza dello stile ma anche per la moltitudine delle sfaccettature che imprime ai suoi romanzi.

In questo, Sir Coal ci racconta del suo rapporto col maggiordomo. Lo giudica infido, approfittatore, pervertito, e alla fine, ovviamente, anche assassino. Ma attenzione, perché Sir Coal “parla” dallo stato vegetativo, bloccato su una carrozzina allo stato larvale, incapace di muoversi ed esprimersi. Secondo medici e familiari (salvo l’eccezione della figlia Cleo), è ontologicamente morto.

E’ un punto di vista molto particolare, il suo, perché certi avvenimenti può solo immaginarseli; eppure, noi vediamo con gli occhi della sua fantasia non solo la moglie che gli mette le corna con Fledge, il maggiordomo, ma anche il suo giardiniere George che viene processato, condannato e giustiziato per un omicidio che non ha commesso.

Alla fine, si resta col dubbio: quanto era affidabile questo narratore di cui sembra di sentire la voce rauca e maliziosa? Questo gentiluomo  misantropo, paternalistico, sprezzante e maligno? Questo pseudo-paleontologo che non ha alcun interesse per l’umanità, perché l’ha sostituito con la passione morbosa e onnicomprensiva per le ossa di un dinosauro che ha scoperto venti o trent’anni prima?

E soprattutto: in questo romanzo, di chi bisogna prendere le parti? Non c’è nessun personaggio in cui sia decentemente possibile immedesimarsi. E’ un romanzo senza eroi, dove la vittima predestinata non è il giovane fidanzato di Cleo, trovato morto nella palude e dato in pasto ai maiali (che poi sono stati mangiati più o meno da tutto il villaggio), ma la VERITA’, che resta una chimera irraggiungibile.

E allora cos’è grottesco? Un rospo che mangia larve sul tavolo apparecchiato mentre il maggiordomo attende ordini alle spalle del padrone, o un uomo che per tutta la vita ha controllato i propri sentimenti fino al punto di seccarli del tutto?

(…) per non piangere in pubblico io mi sono allenato a lungo, col risultato che adesso l’unico mezzo che ho per comunicare al mondo che sono mentalmente vivo e riesco a provare delle emozioni, ecco, non posso usarlo. Non posso usarlo perché ormai è impossibile spezzare quell’abitudine all’autocontrollo coltivata tutta una vita.

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