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Consigli di lettura dello scrittore Andrea Vitali

Un paio di settimane fa, Andrea Vitali è venuto dalle mie parti a fare quattro chiacchiere, far fiò, come si dice da noi (l’espressione si riferisce alle chiacchierate che, nelle nostre campagne venete, si tenevano attorno al fuoco o nelle stalle alla sera, mentre le donne sferruzzavano).

Gli ho chiesto dunque se ci consigliava qualche libro da leggere; lui è stato contento della domanda, anche perché partecipa spesso in qualità di giurato ai concorsi letterari e viene subito a contatto con le nuove leve della letteratura italiana e straniera;  questi sono quelli che mi ha elencato; tra parentesi vi metto una sola parola per identificarli:

Luca Ricci, “I difetti fondamentali” (racconti)

Francesca Manfredi, “Un buon posto dove stare” (racconti)

Paolo Cognetti, “Le otto montagne” (Einaudi)

Marco Rossari, “Le cento vite di Nemesio” (divertente)

Fernanda Torres, “Fine” (sudamericano)

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Le otto montagne – Paolo Cognetti @Einaudieditore @Premiostrega

Questo romanzo mi è stato consigliato dallo scrittore Andrea Vitali quando è venuto a parlare ad Annone Veneto (VE) nell’ambito della rassegna Far Fiò. Ce lo ha citato con molto entusiasmo, dicendoci che Cognetti è giovane (è del 1978) ma farà strada.

E infatti il libro è degno di esser letto.

Il titolo si rifà alle otto montagne che nella cultura tibetana bisogna visitare per trovare se stessi; a meno che tu non resti nella montagna centrale del Mandala, quella più alta: ognuno deve capire quale è la strada migliore per trovarsi!

Il protagonista, che parla in prima persona, è Pietro, figlio di genitori veneti emigrati a Milano, innamorati della montagna, anche se in modo diverso l’uno dall’altra. Durante una vacanza, conosce Bruno, e diventano amici. Sono molto diversi, ma nella diversità (e nelle poche parole) imparano a volersi bene per anni, anche se per un certo periodo si perdono di vista.

Pietro, ad un certo punto della vita, va in rotta col padre che, a sua insaputa, instaurerà un bel rapporto con Bruno.

E il romanzo è proprio incentrato sui rapporti. La montagna è quasi un espediente, una metafora della voglia di salire in alto, di non stare giù, in mezzo alla folla, che ti fa dimenticare te stesso, e di crescere insieme alle persone a cui tieni.

Sebbene la trama non sia complessa, la bravura di Cognetti (che vive sei mesi all’anno in una baita in montagna e che è molto influenzato dagli scrittori americani contemporanei) si coglie in frasi sparse qua e là:

“(…) cabina esausta di conversazioni”,

“avevo imparato a fare le domande degli adulti, in cui si chiede una cosa per saperne un’altra”,

“il bosco se li riprese come sue creature”,

(parlando di un lago ghiacciato) “l’acqua sembrava voler sfondare a spallate la tomba in cui si era ritrovata rinchiusa”

Sapete una cosa? Io, che sono una fanatica di mare, adesso avrei voglia di farmi un mesetto in una baita in mezzo alle montagne. Se non fosse per le temperature…!!

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