Tag Archives: amore

La ragazza con la Leica – Helena Janeczek

Speravo meglio.

La mia difficoltà col libro risiede tutta nello stile: il racconto è svolto sull’onda dei ricordi di alcuni personaggi che hanno conosciuto Gerda Tardo, la ragazza con la Leica, appunto, e la scrittura è, proprio come i ricordi, sconnessa, saltellante, frammentaria. I ricordi sono così, e la Janeczek ne ha reso bene il flusso, ma mi ha tolto il piacere della lettura.

Sarà che è estate, e cercavo qualcosa di più leggero.

La storia è raccontata dopo che Gerda Taro è morta sotto le ruote di un cingolato durante la guerra spagnola. La ricordano i suoi amici, ognuno con un punto di vista leggermente diverso.

William, ad esempio, sull’onda della nostalgia: lui di Gerda era innamorato, ma con lei non è mai riuscito a stabilire il rapporto come avrebbe voluto.

Un’altra che racconta di Gerda è la sua amica Ruth, e lei lo fa sull’onda del senso di colpa, per averla abbandonata.

Sono gli altri a raccontare Gerda: ne viene fuori il ritratto di una giovane allegra, bella, di cui è impossibile non innamorarsi, ma anche piena di battute che sviano il discorso, che alleggeriscono temi che avrebbero bisogno di essere affrontati.

Alla fine, dunque, l’immagine di Gerda resta misteriosa: chi è davvero non lo sa nessuno. Resta questo vuoto che la Janeczek cerca di raccontare a parole e foto, anche se le foto a volte sembrano contraddire la storia.

Mistero.

1 Comment

Filed under Arte, biographies, book, Libri & C., Scrittori italiani

Ciò che credo – Hans Kueng

Hans Kueng, uno dei teologi più controversi (per la chiesa cattolica, che prende in malo modo molte delle sue critiche), con questo libro ci racconta in cosa crede davvero, al di là della dottrina ufficiale e dei litigi che si è trovato ad affrontare in decenni e decenni di lavoro.

Perché Hans Kueng, nonostante tutto, rimane cristiano-cattolico.

Credo – e anche lui lo afferma – che gran parte della sua fede sia fatta di un nocciolo duro composto dalla sua Fiducia di fondo: nella vita, nelle persone, nel mondo. E’ una fiducia che viene messa alla prova, ma che è sempre là. Tuttavia, non la può spiegare, e queste 344 pagine di libro non mi hanno convinta.

Come si può nutrire ancora fede in un mondo che non fornisce nessuna prova a favore dell’esistenza di un Dio? Ebbene: Kuengle prove se le cerca. Nelle scienze naturali, nella musica, nella matematica…

Ci convince?

No, perché, più che di prove, si tratta di indizi e deduzioni personali, e perché, come non si possono fornire prove dell’inesistenza di Dio, non si possono fornire neanche prove per la sua inesistenza. Niente di nuovo, dunque, qui.

Non ci convince neanche quando passa alla Teodicea, quella branca della teologica che si occupa della… giustificazione di Dio. Cioè: se c’è così tanto male nel mondo, come può essere Dio onnipotente? Se è onnipotente, allora non è buono, perché non ci protegge da uragani e olocausti. E se è davvero buono, allora non è onnipotente, perché comunque non ci aiuta.

Devo dire però che ho ammirato la sincerità di Kueng, quando ammette, semplicemente, che la teodicea non si può spiegare.

Il suo modello, è il Gesù storico: è un modello da seguire soprattutto per quanto riguarda la sua capacità di accettazione del male inevitabile e la sua capacità di amare anche i nemici. Secondo Kueng, la figura storica di Gesù (attenzione: storica, non “tradizionale, ortodossa”) è ciò che lo fa restare cristiano.

Non capisco.

Non è necessario essere un cristiano cattolico per prendere Gesù come modello: è un personaggio la cui grandezza è riconosciuta anche la di fuori della nostra religione. E il messaggio di amore che viene portato avanti dalla chiesa cattolica, non è esclusivo (senza parlare di tutti gli scandali in merito a pedofilia e denaro).

Non capisco neanche bene la sua scelta tra un Dio persona e impersonale. Una volta accettato che Dio esiste, la distinzione non è oziosa: se dio è personale, allora ha senso rivolgersi a lui con la preghiera. Se non lo è, acquista più significato un atteggiamento simile alle meditazioni/contemplazioni orientali.

Voglio dire: per Kueng Dio non è persona (non nel senso comune del termine, perché non ci si può sempre riferire all’esperienza quotidiana), tuttavia, lui prega (anche se si adatta le preghiere a modo suo).

Se poi voglio finire la lista dei punti su cui sono in disaccordo, eccone altri due:

  • Kueng dice che non esistono gli extraterrestri. Lo dice in una frase molto perentoria, dopo aver specificato che lui si è anche dedicato all’astronomia. Ma ho l’impressione che ne escluda l’esistenza per elevare il significato dell’esistenza dell’uomo, più che per reali deduzioni scientifiche (come puoi escludere che la vita esista in galassie e pianeti lontanissimi? E’ una questione statistica, di probabilità…).
  • Dice che non si potrà mai eliminare la sofferenza animale, perché, alla fine, l’uomo deve mangiare. Falso. Si può vivere benissimo senza mangiare gli animali.

Direte: ma se non sei d’accordo su quasi niente di quello che dice, per cosa lo leggi?

Beh, è una persona colta, che ha studiato per una vita intera. Magari è fuorviato dalle sue credenze (questa benedetta fiducia di fondo…), ma si è dato da fare.

E poi, è stato coraggioso: quando qualcosa non va nella chiesa cattolica, lui lo dice.

Ad esempio: ho visto un’intervista di recente, in cui ammetteva di essere malato di Alzheimer. Ha dichiarato che quando sarà il momento, lui vorrà decidere come morire.

Si è dichiarato contro l’infallibilità papale e ha spiegato l’inconsistenza dell’immacolata concezione e del peccato originale. Non condivide che la chiesa cattolica sia ancora contraria all’entrata delle donne nel clero e ribadisce che la resurrezione di Cristo non va intesa come rianimazione di cadavere, ma in senso più profondo.

(…) mi rifiuto categoricamente di sostenere, sulla base di una comprensione maschile di Dio tipicamente romana, l’impossibilità e l’inadeguatezza dell’ordinazione delle donne, che ritengo conforme alle scritture e ai tempi.

Tra due giorni è Pasqua: quanti di quelli che andranno a messa sono ancora convinti che il cadavere di Gesù sia uscito coi propri piedi dal sepolcro? La maggioranza, temo.

Parliamo di aborto?

Oggi (…) si sostiene – appunto più in base ad argomenti teologico-dogmatici che non medico-biologici – che anche la cellula-uovo fecondata è già persona, concezione che ha avuto come conseguenza un inasprimento circa la questione dell’aborto.

E poi ci sono alcuni passaggi in cui se la prende con lo sfruttamento mediatico della personalità papale e delle (presunte) reliquie (Notre-Dame: tutti preoccupati per la corona di spine di Cristo, mi raccomando): tutti sintomi di una fede ancora infantile, non adulta né responsabile.

Insomma, non andrò a messa neanche questa Pasqua, ma le persone che “cercano” mi piacciono.

Anche se alla fine giungono alla conclusione che qualcosa esiste solo perché

Io sono convinto che la mia vita è stata più felice con Dio piuttosto che senza.

Forse la mia è solo invidia.

Leave a comment

Filed under autobiografie, automiglioramento, biographies, book, Libri & C., Saggi, scrittori svizzeri

Chesil Beach – Ian McEwan

Ottimo romanzo psicologico.

La prima scena si apre nel 1962 in una suite nuziale, in un albergo sulla spiaggia inglese di Chesil Beach.

Florence ed Edward, ventiduenni, entrambi vergini, si sono sposati poche ore prima e ora stanno timidamente mangiando un pasto di cui non interessa nulla a nessuno dei due.

Con sapienti cambi del punto di vista, McEwan ci mostra le paure dell’uno e dell’altra di fronte all’evento che li aspetta nella camera accanto, dove il letto matrimoniale incombe con il suo baldacchino.

Edward ha atteso questo momento con trepidazione (è stato addirittura capace di astenersi dal “piacere solitario” per una settimana!), ma ora la sua paura principale è quella di “concludere troppo in fretta”. Florence, invece, è terrorizzata: il contatto fisico non le è mai interessato, non le piace il bacio alla francese e l’atto sessuale in sé, di cui ha letto in un libro considerato, ai tempi, moderno, la ripugna.

Eppure si amano. Si amano a dispetto delle loro personalità così diverse, che impariamo a conoscere nei lunghi flash-back: Florence, di famiglia ricca, vive per il violino e la musica classica, di cui a Edward, amante del rock, non interessa un fico secco, se non per compiacere la sua compagna. Edward viene da una famiglia modesta e problematica, con una madre che, in seguito a una caduta, ha problemi comportamentali e di memoria.

Le parte del libro in cui McEwan ci mostra le case dei protagonisti è emblematica delle differenze tra i due. Ma la distanza di mentalità ed esperienze è ancora più evidente quando Edward, ospite dei futuri suoceri, deve mangiare cibi che non ha mai assaggiato né visto:

Quell’estate assaggiò per la prima volta l’insalata condita con olio e limone e, una mattina, lo yogurt (alimento fiabesco a lui noto soltanto dalla lettura di un romanzo di James Bond). La modesta cucina del padre e il regime a base di pasticcio di carne e patate dei suoi anni studenteschi non l’avevano di certo preparato per le stravaganti verdure – melanzane, peperoni sia verdi sia rossi, zucchine e taccole – che gli venivano regolarmente proposte.

Insomma, ve lo immaginate lo yogurt… fiabesco? E le melanzane… stravaganti?

Ma la notte di nozze incombe e la cena arriva alla fine. Devono decidersi a compiere… l’atto!

Ovviamente, con due tipi così, le paure di Edward diventano realtà.

E qui scoppia il dramma: entriamo nella testa prima dell’uno e poi dell’altra e vediamo come cambiano le loro emozioni, come la paura lascia il posto alla vergogna e alla rabbia, come l’incapacità di parlarsi li induce a ragionamenti che ingigantiscono e travisano i fatti realmente accaduti.

Però il romanzo è ben costruito: l’epilogo finale non poteva essere diverso.

Il tema chiave della storia è l’incomunicabilità dettata dai tempi, tuttavia, l’elemento psicologico individuale non cessa mai di svolgere il proprio ruolo: in fondo, non tutte le coppie che si sono sposate nel 1962 sono finite come Edward e Florence!

Mi piace molto McEwan: anche questo romanzo, al di là della storia e del tema, ci illumina all’improvviso con frasi quasi… confuciane, nella loro saggezza e brevità:

Ecco come il corso di tutta una vita può dipendere… dal non fare qualcosa.

E poi ci sono quelle frasi in cui, con poche parole, ti condensa tutto il libro:

Si conoscevano pochissimo, e non avrebbero fatto grandi progressi in tal senso data l’imbottitura di premuroso silenzio con cui smussavano le rispettive identità.

Romanzo introspettivo con pochi dialoghi e accadimenti, ma la sua ricchezza va cercata altrove.

Voto: 4/5.

5 Comments

Filed under book, Libri, Libri & C., scrittori inglesi

La misura della felicità – Gabrielle Zevin

Il sottotitolo “Come una bambina insegnò a un libraio ad amare i libri” lascia un po’ perplessi, dopo aver letto il romanzo. In realtà, Maya, la bambina, insegna al libraio Fikry ad amare un po’ tutto, persone comprese; ma non c’è una parte del romanzo in cui lui “odi” i libri, dunque Maya non gli insegna molto, da questo punto di vista…

Ma ecco la storia. Fikry è un libraio di mezza età rimasto vedovo da poco. E’ diventato un misantropo: cinico e dalla battuta velenosa, non è ancora alcolizzato ma non tralascia di ubriacarsi una volta alla settimana per permettersi di sognare meglio la moglie morta.

Dopo uno di questi eccessi alcolici, si accorge che qualcuno gli ha rubato un libro raro, il Tamerlane, scritto da un diciottenne E.A. Poe e stampato in soli cinquanta esemplari. Era l’unico oggetto di valore in suo possesso, qualcosa che gli avrebbe permesso di vendere la libreria e andare in pensione.

Il giorno dopo il furto, Fikry trova una bambina di due anni nella sua libreria: il biglietto che ha con sé è stato scritto dalla madre, che si dichiara disperata ma desiderosa che la figlia cresca attorniata dai libri.

In America le adozioni non vanno per le lunghe come da noi, e Fikry diventa… padre.

Ma chi è Maya? Sua madre viene ritrovata pochi giorni dopo morta sulla spiaggia: presunto suicidio. E il padre?

Non è un giallo, questo. Scivola più nel genere rosa, quando Fikry si innamora di una rappresentante e i due si sposano. Tuttavia, un lato “giallo” si scorge proprio sulla vicenda del Tamerlane e del padre di Maya… ma non vado oltre, sennò vi rubo il gusto di leggerlo.

Il romanzo è leggero (non spiacevole, dipende da cosa cercate e dal momento in cui lo leggete), ma, con una pila di libri in copertina e avendo un libraio come protagonista, mi sarebbe piaciuto che si parlasse più di letteratura… Si parla di libri, sì, ma poco, rispetto alle aspettative create. Gli apporti più numerosi sono quelli all’inizio di ogni capitolo, presentati sotto forma di note che Fikry scrive alla figlia (note che lasciano capire già a metà libro come finirà la storia).

Ad ogni modo, la copertina e il sottotitolo sono scelte editoriali, e non posso farne una colpa all’autrice.

E’ un romanzo leggero anche perché non indugia sui drammi: ci sono molti dialoghi, ma niente di sentimentale; piuttosto, un umorismo bonario, di quelli che ti fanno sorridere perché ti piacerebbe davvero prendere la vita come fanno i personaggi della storia.

Valutazione complessiva: 3,5 punti su 5.

Nella vita, quasi tutte le cose negative sono frutto di una tempistica sbagliata, e tutte le cose positive sono frutto di una tempistica giusta.

3 Comments

Filed under book, Libri & C., Scrittori americani

Il piccolo libro del superamento personale – Josef Ajram

La mia traduzione del titolo farà acqua come le cascate del Niagara, ma credo che il senso si capisca.

Josef Ajram è nato da madre spagnola e padre siriano. E’ un’autorità in Spagna per il suo lavoro in borsa, ma è anche molto conosciuto come atleta (bici, triathlon e ultra-competizioni).

Non ho letto il primo libro sul superamento personale. Questo ha due idee fisse (ma fisse nel modo giusto, non così esageratamente fisse da rendere noiosa la lettura): l’eccessiva dipendenza dai social e la caducità della vita umana.

Ajram è uno che raccoglie frasi e massime in giro per il mondo, dai libri, dalle pareti dei bagni pubblici, dai graffiti sui tavolini delle birrerie ecc… se le segna e ci riflette su. Questa è una raccolta di tali frasi con le relative riflessioni.

E’ difficile che un libro del genere dica davvero qualcosa di nuovo nel panorama del self-help, ma è una lettura piacevole e – a suo modo – utile, perché le verità più semplici e profonde sono quelle che ci dimentichiamo più spesso.

Dunque eccovi solo alcune delle massime che Ajram si è appuntato (non riporto i nomi di chi le ha pronunciate, è il contenuto che conta, non la fonte):

  • Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il tuo carattere è ciò che sei davvero. La tua reputazione è solo ciò che gli altri credono tu sia.
  • La felicità si raggiunge quando ciò che pensi, che dici e che fai sono in armonia.
  • Non puoi cambiare il tuo passato, ma puoi sempre dargli un nuovo significato.
  • Inciampare non è un male; arrabbiarsi con la pietra, sì.
  • Se stai cercando la persona che cambierà la tua vita, dà un’occhiata allo specchio.
  • Distacco non significa che tu non debba possedere nulla; significa che tu non sia posseduto da nulla.
  • Passare del tempo con i bambini è più importante che spendere soldi per i bambini.
  • Devi smettere, non sei capace. – Se smetto non sarò mai capace.
  • Essere una brava persona non costa nulla.
  • Vale la pena vivere? Tutto dipende da chi vive.
  • Disapprendere la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato è più importante che apprendere.
  • Ci sono tre strade che portano alla saggezza: la imitazione è la più facile; la riflessione è la più nobile; e l’esperienza la più amara.

Leave a comment

Filed under automiglioramento, book, Libri & C., scrittori spagnoli

Alice in Cina – Pat Barr

Romanzo difficile da definirsi.

Forse gli elementi preponderanti sono l’avventura e la storia cinese di fine Ottocento, ma Pat Barr se la cava molto bene nella definizione psicologica dei personaggi.

E’ la storia di Alice, figlia di un missionario inglese in Cina, che, dopo l’assassinio del padre, viene rapita assieme al fratellino Frank, e portata nell’interno.

L’arrivo nella grande casa di Lung-Kuang è scioccante, perché i bambini sono considerati barbari, quasi esseri subumani. Ci vorrà del tempo perché instaurino die rapporti, sebbene sempre restando nella categoria dei servi.

Frank diventa stalliere e Alice concubina del quarantenne Lung-Kuang.

Lei ha 15 anni.

Ma Lung-Kuang non è il barbaro che gli stranieri credono, e alla fine Alice ci prende gusto. Lu-Kuang è un uomo raffinato e gentile, anche se per lui Alice è solo una concubina.

I problemi veri e propri nascono quando lei rimane incinta e il suo signore è via per affari. E’ costretta a scappare e, dopo alcune avventure, ritrova la sua famiglia.

Ebbene, il rientro è duro, perché nessuno capisce, come lei, che gli indigeni hanno la loro cultura e i loro principi. Alice si ritrova spesso a dover difendere i cinesi davanti alla propria madre, al proprio zio e al proprio fratello maggiore.

Non vi racconto tutte le vicissitudini di questa ragazza, ma il libro meriterebbe di essere più conosciuto.

L’aspetto psicologico di Alice non è secondario: lei vorrebbe fare, ma i suoi cercano sempre di azzittirla e di tenerla fuori dagli affari. Le frasi che riportano il suo stato d’animo non abbondano, ma sono sufficienti a farci capire la sua frustrazione.

Insomma, è vero che i cinesi la consideravano poco più di un animale intelligente, ma gli inglesi e gli americani la considerano quasi come un elemento decorativo. Guai a interessarsi della fasciatura dei piedi delle bambine cinesi, guai a guardare i libri contabili, guai a uscire da sola, guai (all’ennesima potenza) a innamorarsi di un cinese!

Pat Barr è una buona conoscitrice della realtà cinese e gli ambienti sono descritti come se li avesse visti di persona.

Sarà difficile che riusciate a trovare questo romanzo ancora in giro, ma se vi va di fare un po’ di fatica, ne varrà la pena.

Leave a comment

Filed under book, Libri, Libri & C., Scrittori cinesi

Figlia del fiume, Hong Ying

Questa è l’autobiografia di una scrittrice e poetessa cinese, Hong Ying, nata sulle rive del fiume Yangtse nel 1962, proprio alla fine dei tre anni del “Grande Balzo”.

Il Grande Balzo, nella mente di Mao Zedong, doveva prendere la forma di un enorme progresso tecnologico che avrebbe portato la Cina al passo con gli altri paesi occidentali. Solo che si concluse con un fiasco: lo spostamento di fondi e manodopera dall’agricoltura all’industria fu una delle cause di una carestia senza pari. La gente moriva letteralmente di fame.

Hong Ying nasce in questo periodo. Il padre è un battelliere che ha problemi alla vista e ben presto resta cieco, perdendo il lavoro. La madre si arrangia come può per dar da mangiare ai sei figli. Hong Ying è la Numero Sei, e questo è il suo nome in famiglia.

Ma oltre alla fame, la futura scrittrice deve affrontare anche l’ostilità della famiglia, di cui non riesce a individuare le ragioni. Oltre al disprezzo delle sorelle e alla freddezza della madre, si trova davanti anche la derisione continua dei vicini di casa.

E’ come se tutti tranne lei conoscessero un segreto che le sta scritto in fronte.

A ciò si aggiunge che, da anni, un uomo la segue. Nell’ombra, senza rivelarsi né molestarla.

Posso fare un po’ di spoiler, tanto è difficile che riusciate ancora a trovare questo libro in giro;-)

Bè, l’uomo che la segue in realtà è suo padre. Lui e sua madre l’hanno concepita quando il marito di lei era all’ospedale, e lei non sapeva da che parte girarsi per mettere qualcosa in pancia ai figli.

E’ lo scandalo.

Nella Cina comunista il moralismo in materia sessuale non ha niente da invidiare ai più retrogradi ambienti cattolici. Ma il marito, una volta tornato dall’ospedale, decide che la moglie deve tenere il bambino.

Per evitare ulteriori conseguenze in famiglia, è costretto a denunciare l’amante della moglie. Al processo, questi viene giudicato colpevole di stupro (anche se tutti sanno che il rapporto era stato consenziente), condannato a non rivedere il figlio (la figlia) fino al compimento della sua maggiore età e a passare una somma mensile alla madre per il mantenimento.

Sembra un romanzo, vero?

E invece è vita vissuta.

Di questa autobiografia mi resterà in mente, al di là delle descrizioni della miseria e dei tentativi assurdi per trovare cibo, la mancanza di sentimenti positivi. Non c’è amore nella vita di Hong Ying, né da parte dei suoi, né da parte dell’insegnante di storia, col quale avrà una breve relazione (e che finirà per suicidarsi, così, tanto per mantenere allegra l’atmosfera).

Forse l’unico a cui la sua vita interessa è il suo vero padre, ma lei non gli permette di stringere un vero rapporto padre-figlia.

Il libro l’ho trovato in tedesco, dunque non ho potuto apprezzarne a pieno lo stile, tuttavia, da quel poco che ho captato, la Hong ha una scrittura asciutta ma densa, attenta ai particolari psicologici.

Se vi piace la Cina, vale la pena fare un po’ di fatica per cercare il libro in qualche negozietto di remainders.

1 Comment

Filed under authobiographies, book, Libri, Libri & C., Scrittori cinesi

Non lasciarmi – Kazuo Ishiguro @repubblica

Inghilterra, tardi anni Novanta.

Ma non sono gli anni Novanta veri: ci troviamo in una distopia, nel racconto di una realtà alternativa.

A parlare è Kathy, che è assistente dei donatori. Donatori di cosa? Perché hanno bisogno di assistenza? Il mondo di questo libro è cupo, senza speranza, ma Kathy e i suoi amici lo capiscono solo una volta cresciuti.

E’ lei a raccontarci la loro infanzia alla scuola di Hailsham: un’infanzia protetta, ma isolata dal mondo esterno, perché gli studenti sono “speciali”, sono nati con uno scopo specifico. Non hanno genitori, non hanno cognome, e si parla del loro destino solo in termini fumosi.

I ricordi di Kathy non sono niente di speciale, ma acquistano unicità in forza del futuro che si prospetta alle porte. Per lei sono importanti, le danno delle radici, ma per altri, per Ruth, ad esempio, sono anche fonte di una nostalgia troppo forte, tanto che a volte finge di aver dimenticato molti piccoli accadimenti.

Di fronte al destino che aspetta tutti questi giovani, l’aspetto che mi ha colpito di più è la loro rassegnazione. Non ci sono segni di ribellione: accettano di diventare donatori, e solo alcuni scelgono la strada dell’assistenza (che comunque sfocerà nella donazione).

Ci sono pettegolezzi, chiacchiere: a volte qualcuno parla di possibilità di rinvii, con l’arte, con l’amore, ma non c’è niente di vero. Il “completamento del ciclo”, come viene chiamata la morte, è ciò che li aspetta.

Non ci si può fare nulla…

Per questo il romanzo è una grande metafora. E se è vero che niente, né l’arte né l’amore né il sesso possono posticipare il completamento del ciclo, è anche vero che l’infanzia e la gioventù di Kathy sono state piacevoli e meritavano di essere vissute.

Non è un libro che arriverà nella top ten dei miei preferiti (atmosfere e sentimenti troppo rarefatti, molto giapponesi, per intenderci), però merita di essere letto.

3 Comments

Filed under Arte, book, Poetry, scrittori inglesi

Bisogno di libertà, Bjorn Larsson @iperborealibri @casalettori

Tutti vogliono la libertà.

Ma…

a) pochi sono disposti a sopportare la responsabilità che ne deriva e…

b) pochi sono disposti a sopportare le persone davvero libere.

Ho fatto questa premessa perché il punto b) cade a pennello con Larsson. E’ un libro che di per sé è un atto di libertà, perché non si lascia catalogare: nelle biblioteche si potrebbe trovare sotto la voce “autobiografia”, ma la definizione è imprecisa.

Perché qui Larsson ci parla del suo rapporto personale, personalissimo con la libertà; e, tanto per darci un pugno in faccia, nella prima pagina ci mette subito davanti alla morte del padre, avvenuta per un naufragio quando l’autore aveva sette anni. E’ un atto di libertà ammettere (confessare, quasi) che questo evento non gli ha provocato la tristezza e la disperazione che ci si aspettava da lui.

Volete altri esempi dell’ecletticità del personaggio?

E’ finito tre volte in prigione (per un totale di circa cinque mesi) per renitenza alla leva.

Alle elementari è andato a scuola per un periodo con la cravatta. =ra che è adulto, non la indossa mai, per principio, perché odia ogni forma di divisa; e se gli capita di essere invitato a kermesse o cene in cui la cravatta è d’obbligo, bè, semplicemente, non ci va.

Ha rifiutato una borsa di studio negli Stati Uniti per diventare oceanografo, sebbene gli piacesse molto la materia: non gli piace il modello di vita americano. Ha trascorso un anno negli States, e gli è rimasto impresso come, a scuola, si studino solo la storia e la geografia americane, mettendo le basi per un nazionalismo della peggior specie.

Per Larsson, è essenziale non fare “come gli altri”, spostarsi spesso, cambiare prospettiva… per lui, tutto ciò è necessario al fine di non addormentarsi, di evitare l’abitudinarietà, di vivere, insomma.

Però, attenzione: se un personaggio così è da ammirare per le scelte che compie, non credo sia facile viverci assieme (e lui lo ammette). Se ne sono accorte soprattutto le sue compagne. Un esempio? Se uno ti dà un appuntamento e poi non si presenta, e non ti avvisa (il cellulare ce l’ha, ma spento), solo perché gli è passata la voglia di vederti… bè, ecco, io Larsson preferisco incontrarlo sui libri, e non frequentarlo di persona!!

E ora vi lascio un po’ di citazioni, perché ce ne sono davvero tante che meritano di essere incorniciate:

Ho imparato che spostarsi non è pericoloso, che si può vivere bene ovunque, che le amicizie perse sono rimpiazzate da amicizie guadagnate.

Per essere liberi dobbiamo sapere dove siamo.

Gran parte di coloro che sbandierano la loro differenza in maniera ostentata e provocatoria , rientreranno nei ranghi.

Senza sogni, la libertà è solo un miraggio.

La frenesia del consumo è un nemico pericoloso per chi vuole soddisfare il suo bisogno di libertà.

Dove la libertà è più difficile da realizzare e da vivere è nella quotidianità, nella famiglia e nel lavoro.

E’ la fantasia che rende gli uomini umani.

pocha)a)

Leave a comment

Filed under Arte, authobiographies, autobiografie, book, Libri & C., Scrittori svedesi

Maria Callas (1)

MARIA CALLAS INTIME – Anne Edwards (English version: below)

Questa biografia è così zeppa che devo dividerla in due post.

Maria Callas è nata negli Stati Uniti da genitori greci. La madre, appartenente alla buona borghesia ateniese, dopo un po’ si è stancata del marito, George, che l’ha portata negli States senza praticamente avvisarla che aveva venduto la farmacia per comprare i biglietti per tutta la famiglia (della serie: arriva a casa alla sera e dice: “sorpresa!!!).

La madre della Callas ha un ruolo importantissimo nella sua carriera, perché è stata lei ad instradare la figlia e a spostare mari e monti pur di farle frequentare le scuole giuste e incontrare le persone che contano.

E’ arrivata a sfruttare la figlia più grande, Jackie, trasformandola nell’amante di un riccone, pur di disporre dei mezzi necessari al loro ménage (anni dopo, si giustificherà dicendo che sua figlia comunque lo amava). Era una donna che puntava in alto, non importava il prezzo; per esempio imbrogliò sulla data di nascita di Maria per farla accettare in una scuola prestigiosa e distrusse quasi tutte le lettere che il padre spedì alle figlie dopo che lei le aveva riportate in Grecia, lasciandole vivere nel dubbio di esser state abbandonate da un genitore.

La Callas, da adolescente, era timidissima (e pure brutta, diciamolo). Però ha sempre avuto una bella voce e, soprattutto, la forza d’animo necessaria per sottoporsi a una disciplina di lavoro molto pesante.

Per molti anni soffrì di disturbi alimentari: complice anche gli orari assurdi, mangiava di notte, o di nascosto, arrivando a sfiorare i cento chili (era alta 1,65 m).

Sposò un ricco industriale, Meneghini, di trentacinque anni più vecchio di lei. Era però una coppia scoppiata fin dall’inizio. Lui non voleva accompagnarla nelle tournée, preferiva stare a Verona, vicino alla propria famiglia (e qui, la biografa si lascia scappare un commento circa la difficoltà degli italiani a tagliare i cordoni ombelicali). Questa fu la causa di non pochi dissapori nella coppia, perché i parenti di Meneghini disprezzavano Maria – era figlia di un umile farmacista, ed era greca, una nemica, secondo la mentalità del secondo dopoguerra.

La Callas riesce a dimagrire (35 kg in due anni) dopo aver visto Audrey Hepburn in Vacanze Romane ed essersi innamorata della sua figura longilinea; ma anche dopo essersi innamorata (nel senso vero, stavolta) di Luchino Visconti, nobile romano, fine, ricco, acculturato. Gay…

La cantante passa dalla gioventù in sordina, sola, disprezzata ed evitata dalle coetanee, ad essere una diva mondiale, una “tigre” secondo alcuni giornali, che danno più importanza alle sue sfuriate che alla sua capacità artistica.

Trovo che le metamorfosi siano sempre affascinanti.


 

This biography is so full of events and details that I must split it in two parts, otherwise posts become too long.

Maria Callas is born in Greece.

Her father is a druggist. One day, he comes home and shouts: “Surprise! I have sold my shop: we move to the United States!”

His wife is astonished: she has not been informed in advance. They have a little daughter, and she is pregnant of Maria. Evangelia, Maria’s mother, belongs to high burgeoise class and does not expect to live under some levels: but this is exactly what she must do in the first period in New York.

Evangelia has a big role in Maria Callas’ career. She is the one who chooses the best schools and she even exploites the bigger daughter to get money to pay all expenses (the young will be forced to become the mistress of a rich man).

But Evangelia does not do just this. For instance, she puts the wrong Birth date on a document, so that Maria can be accepted into a prestigious school. Not only this: when she leaves her husband and comes back to Greece, she destroyes all letters that the father writes to her daughters, letting them think that the man had abandomned them…

As a teenager, Maria Callas is not a beauty at all. She is very shy and fat. But she is ready to work, a lot. But… a lot!!

She marries a rich business man (35 older than she). He becomes her manager, but he does not like to follow her in her tournées. Moreover, his family despissd Maria Callas: at the end, she is the daughter of a chemist, and she is greek (do not forget that the second world was had just finished).

She manages to loose 35 kg in two years when she falls in love with Luchino Visconti, a rich and well educated man of the roman high class. Actually, he is gay… she has her troubles in understanding his sexual choices and she often is very annoying with him.

At the moment I ready only half book: but I love metamorphosis!

7 Comments

Filed under biographies, book, Libri, Libri & C., Saggi, Scrittori americani, success