Tag Archives: amore

Maria Callas (1)

MARIA CALLAS INTIME – Anne Edwards (English version: below)

Questa biografia è così zeppa che devo dividerla in due post.

Maria Callas è nata negli Stati Uniti da genitori greci. La madre, appartenente alla buona borghesia ateniese, dopo un po’ si è stancata del marito, George, che l’ha portata negli States senza praticamente avvisarla che aveva venduto la farmacia per comprare i biglietti per tutta la famiglia (della serie: arriva a casa alla sera e dice: “sorpresa!!!).

La madre della Callas ha un ruolo importantissimo nella sua carriera, perché è stata lei ad instradare la figlia e a spostare mari e monti pur di farle frequentare le scuole giuste e incontrare le persone che contano.

E’ arrivata a sfruttare la figlia più grande, Jackie, trasformandola nell’amante di un riccone, pur di disporre dei mezzi necessari al loro ménage (anni dopo, si giustificherà dicendo che sua figlia comunque lo amava). Era una donna che puntava in alto, non importava il prezzo; per esempio imbrogliò sulla data di nascita di Maria per farla accettare in una scuola prestigiosa e distrusse quasi tutte le lettere che il padre spedì alle figlie dopo che lei le aveva riportate in Grecia, lasciandole vivere nel dubbio di esser state abbandonate da un genitore.

La Callas, da adolescente, era timidissima (e pure brutta, diciamolo). Però ha sempre avuto una bella voce e, soprattutto, la forza d’animo necessaria per sottoporsi a una disciplina di lavoro molto pesante.

Per molti anni soffrì di disturbi alimentari: complice anche gli orari assurdi, mangiava di notte, o di nascosto, arrivando a sfiorare i cento chili (era alta 1,65 m).

Sposò un ricco industriale, Meneghini, di trentacinque anni più vecchio di lei. Era però una coppia scoppiata fin dall’inizio. Lui non voleva accompagnarla nelle tournée, preferiva stare a Verona, vicino alla propria famiglia (e qui, la biografa si lascia scappare un commento circa la difficoltà degli italiani a tagliare i cordoni ombelicali). Questa fu la causa di non pochi dissapori nella coppia, perché i parenti di Meneghini disprezzavano Maria – era figlia di un umile farmacista, ed era greca, una nemica, secondo la mentalità del secondo dopoguerra.

La Callas riesce a dimagrire (35 kg in due anni) dopo aver visto Audrey Hepburn in Vacanze Romane ed essersi innamorata della sua figura longilinea; ma anche dopo essersi innamorata (nel senso vero, stavolta) di Luchino Visconti, nobile romano, fine, ricco, acculturato. Gay…

La cantante passa dalla gioventù in sordina, sola, disprezzata ed evitata dalle coetanee, ad essere una diva mondiale, una “tigre” secondo alcuni giornali, che danno più importanza alle sue sfuriate che alla sua capacità artistica.

Trovo che le metamorfosi siano sempre affascinanti.


 

This biography is so full of events and details that I must split it in two parts, otherwise posts become too long.

Maria Callas is born in Greece.

Her father is a druggist. One day, he comes home and shouts: “Surprise! I have sold my shop: we move to the United States!”

His wife is astonished: she has not been informed in advance. They have a little daughter, and she is pregnant of Maria. Evangelia, Maria’s mother, belongs to high burgeoise class and does not expect to live under some levels: but this is exactly what she must do in the first period in New York.

Evangelia has a big role in Maria Callas’ career. She is the one who chooses the best schools and she even exploites the bigger daughter to get money to pay all expenses (the young will be forced to become the mistress of a rich man).

But Evangelia does not do just this. For instance, she puts the wrong Birth date on a document, so that Maria can be accepted into a prestigious school. Not only this: when she leaves her husband and comes back to Greece, she destroyes all letters that the father writes to her daughters, letting them think that the man had abandomned them…

As a teenager, Maria Callas is not a beauty at all. She is very shy and fat. But she is ready to work, a lot. But… a lot!!

She marries a rich business man (35 older than she). He becomes her manager, but he does not like to follow her in her tournées. Moreover, his family despissd Maria Callas: at the end, she is the daughter of a chemist, and she is greek (do not forget that the second world was had just finished).

She manages to loose 35 kg in two years when she falls in love with Luchino Visconti, a rich and well educated man of the roman high class. Actually, he is gay… she has her troubles in understanding his sexual choices and she often is very annoying with him.

At the moment I ready only half book: but I love metamorphosis!

7 Comments

Filed under biographies, book, Libri, Libri & C., Saggi, Scrittori americani, success

Il cardellino, Donna Tartt @casalettori

892 pagine e non sentirle!

Il romanzo racconta la storia di Theo Decker, che a 13 anni perde la madre in un attacco terroristico in un museo. Lui sopravvive miracolosamente, e in quegli attimi di confusione e paura succedono altre due cose che lo segnano per tutta la vita: tiene la mano al signor Welty, che sta morendo, e si porta via il quadro del Cardellino, un’opera dal valore inestimabile e che sua madre amava tantissimo.

E’ morta per colpa mia. Gli altri sono sempre stati fin troppo solerti nell’assicurarmi che, andiamo, ero solo un bambino, chi avrebbe potuto immaginarlo, un terribile incidente, maledetta sfortuna, sarebbe potuto accadere a chiunque, tutto assolutamente vero, ma io no ho mai creduto a una sola parola.

La grandezza del romanzo, però, non è tanto nella storia, che ha i suoi colpi di scena, ma nella nostalgia che lo permea ad ogni pagina.

Theo, dopo la morte della madre, prende quella che noi definiremmo una brutta strada: si dà alle droghe e al bere insieme al suo amico Boris. Rischia grosso quando un malvivente scopre che lui è in possesso del quadro (ma lo è davvero?? Non faccio spoiler), e finisce per perdere anche il padre, che aveva già perso da piccolo (aveva abbandonato moglie e figlio) e che… bè, scusate, mi fermo qui, rischio di raccontarvi tutto.

Anche da giovane adulto, Theo continua a chiedersi cosa sarebbe successo quel giorno al museo se… se… se… Questa domanda salta fuori spesso, e ci coinvolge tutti, perché tutti prima o poi ce lo chiediamo, sbaglio?

Eppure, alla fine Theo giungerà alla conclusione che è una domanda sbagliata.

Ma vi lascio il piacere della scoperta… Leggetelo!

Potete acquistarlo a questo link affiliato Amazon 

3 Comments

Filed under Arte, book, Libri & C., Scrittori americani

Le consolazioni della filosofia – Alain De Botton @GuandaEditore

Dai ammettiamolo: la parola Filosofia incute timore alla maggior parte dei lettori medi.

Perché? Credo che la ragione sia da ricercarsi in un errore di metodo.

Mi spiego: a scuola si parte dal periodo storico e dai filosofi di quel periodo. Stiamo studiando il Novecento? e vai di Heidegger e Nietzsche e Adorno, finché non ti viene la nausea. Così, a valanga, senza minimamente porsi la domanda se i loro contenuti possono integrarsi nel vissuto degli studenti.

Secondo me è sbagliato: per avvicinare il lettore medio alla filosofia bisogna partire dai problemi concreti, e poi leggere i filosofi che li hanno affrontati. Un approccio, diciamo, per argomento.

In questo momento ho questo problema, dunque in questo momento dovrei leggere Tizio. Ho un altro cruccio? Allora leggo Caio. Deve essere l’interesse contingente ad avvicinare il lettore a certi autori: una volta fatta conoscenza, poi, la voglia di approfondire verrà da sola.

E’ l’approccio che ha adottato Alain De Botton, svizzero trapiantato a Londra, che ha già reso la filosofia più abbordabile con altri suoi romanzi divulgativi (es. “Il piacere di soffrire”, “Cos’è una ragazza”).

Hai problemi di impopolarità? Allora leggi Socrate, impopolare per eccellenza, uno che stava così sulle balle ai propri concittadini che lo hanno fatto ammazzare.

Problemi di denaro? Leggiti Epicuro, così ti renderai conto che la parola “epicureo” ha un significato molto diverso da quello accolto nella mentalità comune, e magari incomincerai anche a ridimensionare le tue voglie e i tuoi desideri.

Soffri di frustrazione? Seneca fa per te (mi permetto di consigliare le “Lettere a Lucilio”, di semplicissima lettura e sempre, ma sempre semprissimo, attuali).

(…) secondo Seneca, a farci arrabbiare sono le aspettative pericolosamente ottimistiche nei confronti del mondo e delle persone.

Senso di inadeguatezza? Non sei l’unico: guarda Montaigne. Oltre a parlare liberamente di funzioni corporali (tanto per ricordarci che anche i filosofi sudano, fanno la cacca e che sono influenzati dal loro sistema fisiologico), ci aiuterà a sentirci meno inadeguati, ad esempio quando leggiamo che amava solo i libri piacevoli e facili.

Pene d’amore? Alain de Botton ci suggerisce Schopenhauer. Non sono molto d’accordo con la sua scelta: Schopenhauer non esita a dire che

Il fine del matrimonio non è il piacere intellettuale, bensì la procreazione dei figli.

Io avrei scelto un Bertrand Russell, con la sua razionalità cristallina che non dimentica mai la complessità emotiva dell’uomo. Ma i gusti son gusti.

Infine, trovi difficile la vita? E fatti un Nietzsche, dice De Botton. Nietzsche ci consiglia di prendere le difficoltà e di trasformarle in trampolini di lancio, in occasioni di crescita. Sì, sto generalizzando, sto brutalizzando Nietzsche, ma De Botton lo rende un po’ più allettante, credetemi.

I filosofi erano persone normali, come noi, solo che hanno dedicato molto più tempo di noi a riflettere su certi problemi. Sfruttiamo i loro ragionamenti: uno scambio di opinioni con certe menti non può far che bene.

3 Comments

Filed under automiglioramento, book, Libri & C., purposes, Saggi, scrittori svizzeri

L’albergo delle donne tristi, Marcela Serrano @Feltrinellied

L’Albergo è stato fondato da Elena per dare rifugio a donne che hanno bisogno di raccogliere i propri cocci. Ognuna può starci al massimo tre mesi. Ci sono delle attività di gruppo e dei lavori manuali da svolgere. Ma, soprattutto, si parla e si riflette.

I casi umani che si raccolgono all’albergo sono l’uno diverso dall’altro, ma ogni donna ha un problema legato, in un modo o in un altro, agli uomini. Son sempre che parlano di uomini, di quanto non ci capiscono, di quanto hanno paura di noi donne, di quanto ci sfruttano.

Floreana, storica, si è ritirata là per dimenticare un lutto e una delusione d’amore. Nonostante i propositi di dedicarsi alla castità, si sente subito attratta da Flaviàn, l’affascinante quanto scostante medico del paese. E qua inizia il tiritera: lo vuole ma ne ha paura. Lui si capisce che è attratto da lei ma ha paura.

Insomma: paura d’amare.

Il tema non è nulla di nuovo, ma anche tutti i discorsi che vengono fuori da questa torma di donne non brilla per originalità. Parlano di divorzi, figli, sesso, orgasmo, incomunicabilità. Molti i luoghi comuni.

Trovo poco realista sia il cameratismo che si instaura tra le donne dell’albergo (privo di invidie e malignità: ma dove vive la Serrano? Dove le ha prese queste donne?) sia i discorsi che fanno tra loro, troppo verbosi, troppo intimisti, troppo cinici verso gli uomini. Donne troppo legate al fumo e agli alcolici, sempre che fumano e pensano al alla vodka (tanto che Elena ha dovuto metterci un divieto): ma fatevi curare, viene da dir loro…

Non è certo un libro che mi ricorderò da qui a qualche mese.

Leave a comment

Filed under book, Libri & C., Scrittori cileni

Eppure cadiamo felici, @Enricogaliano @garzantilibri

E poi dicono che la macchina del tempo non esiste…

Sì, che esiste, basta leggere un libro ben scritto che ti fa rimettere nei panni che indossavi a 15, 16, 17 anni. E’ quello che ha fatto Galiano, e se è stato inserito nella lista dei migliori insegnanti nel 2015, un motivo c’è: sa capire il casino che regna nella testa degli adolescenti. Ve lo ricordate? Io pensavo di essermelo dimenticato, e invece è ancora tutto là nella mia testa, mi è bastato leggere questo romanzo per rievocarlo.

C’erano passaggi in cui mi sembrava che stesse raccontando la mia storia. Non tanto negli eventi vissuti dalla protagonista, ma nelle sensazioni descritte.

La confusione.

L’incapacità di dare un nome a certi stati d’animo.

La paura dell’esclusione.

Il bisogno di mettere tutto in dubbio.

Se c’è una cosa in cui ho trovato poco verosimile il libro, è che Gioia, la protagonista, fino ai diciassette anni non si è ancora interessata ai maschi, non ci ha ancora pensato. Prendersi una cotta a 17 anni è un po’ tardino, per gli adolescenti contemporanei, anche se Gioia è un po’… alternativa.

E’ comunque un libro molto bello: ad un certo punto sfiora il genere thriller, ti fa venire mille dubbi su quello che credi di aver intuito, perché non capisci più se tra Gioia e Lo è stato vero amore o se Lo ha dei problemi grossi…

E poi… Alzi la mano chi non si è sentito così:

Il brutto della faccenda è che è praticamente scritto che oggi, quando sarà a casa, quando ormai sarà troppo tardi, le verrà fuori preciso e perfetto il discorso che avrebbe dovuto fare alla Batta e alle sue amiche per spegnerle definitivamente.

Oppure, ditemi se non concordate in pieno con questa frase:

Il migliore dei mondi possibili è quello dove nessuno ha bisogno di tradurre sé stesso, per farsi capire dagli altri.

Ecco cos’è questo libro: una DeLorean.

Leave a comment

Filed under book, Libri & C., Scrittori italiani

La casa della gioia, Edith Wharton @CasaLettori

Lasciatemi un attimo, che mi riprenda dalla drammatica fine di questo romanzo…

Ecco, adesso ce la faccio.

Lily Bart è una bellissima donna della New York dei primi anni del Novecento. Viene da una famiglia caduta in rovina, è orfana, senza mezzi, ma è abituata al lusso e dotata di modi squisiti, e indispensabili, per l’alta società del tempo. Per queste ragioni, le signore se la contendono come fosse un trofeo da mostrare alle numerose feste della Saison.

Ma la vita che conduce, costringe Lily a spendere più di quello che la sua magra rendita e l’aiuto di una vecchia zia le permettono. L’unica soluzione davvero definitiva sarebbe sposare un ricco. E le occasioni non le mancano, data la sua bellezza e la sua grazia.

Eppure… eppure finisce sempre col mettersi nei guai. Parlerei quasi di autosabotaggio.

Perché Lily, in fondo, pur anelando ad appartenere a quel mondo pieno di luci, ne sente anche la vacuità.

Non è un personaggio facile, Lily. La sua smania di lusso me la fa sentire estranea, all’inizio: la nostra mentalità moderna ce la rende incomprensibile, soprattutto quando capiamo che si innamora del giovane e intelligente avvocato Selden, ma che non accetta di sposarlo perché lui non può garantirle il lusso che lei vorrebbe.

Pian piano Lily scende nella scala sociale, di gradino in gradino, fino a una delle infamie più dissacratorie: la necessità di lavorare per vivere (sob!!).

Lily Bart è un essere combattuto, che si comporta esternamente in un modo ma che, internamente, critica ciò che fa e le ragioni per cui è costretta a farlo. Le astuzie a cui si riduce per accalappiarsi i ricconi sono rese possibili dalla sua intelligenza e dalla sua capacità di indagare i fini ultimi delle persone; eppure tutto ciò non basta, e Lily finirà male. Molto male. Quando sembra che ci sia un filo di luce, un’ombra di redenzione… niente, finisce male.

Il finale tragico è inevitabile per due ragioni:

  1. l’orgoglio.
  2. L’educazione.

Sono questi i due diavoli che impediscono a Lily e Selden di capirsi; e sebbene le regole di quella società siano molto diverse dalla nostra, i moventi del comportamento individuale sono sempre gli stessi. Si cercano i soldi, per ottenere altro. Ma alla fine i soldi diventano lo scopo, e lo scambio tra obiettivo e mezzi diventa fatale.

Edith Wharton doveva fare la psicologa: certe sfumature emotive solo una psicologa (donna) poteva illuminarle così.

Solamente un neo nel libro: questa edizione è piena di refusi.

3 Comments

Filed under book, Libri & C., Scrittori americani

Come un fucile carico, Lyndall Gordon @FaziEditore

Questa non è una biografia come ce ne sono tante: il suo scopo non è quello di proporci una lista dei fatti della vita di una poetessa, quanto di farci riflettere sulla difficoltà di capire CHI c’è dietro un nome famoso e, a volte, riverito. In questo caso, parliamo di Emily Dickinson.

Si parte, certo, dai fatti. Almeno da quelli che si possono appurare, coi dovuti limiti posti dal tempo.

Emily Dickinson ha avuto una vita ritiratissima, forse ciò ha contribuito in parte a creare la sua leggenda. Per motivi che la Gordon cerca di appurare, la poetessa non usciva mai dalla sua stanza: comunicava con pochi amici e parenti selezionati tramite pizzini, cartine, brevi messaggi annotati su qualunque tipo di supporto cartaceo le capitasse in mano. Ma era una poetessa: in questi stralci di carta non ci troviamo liste della spesa o elenchi di cose da fare: tutto è transunstanziato in immagini, a volte oscure.

Poi c’erano le lettere, e le poesie a tutto tondo: ad un certo punto, la poetessa ha iniziato a raccoglierle in libricini fatti a mano da lei stessa.

Ma quando è morta, sono cominciate le difficoltà.

Chi era Emily Dickinson? Chi ne ha tramandato la figura?

Dopo la sua morte, è iniziata una faida all’interno della sua famiglia per accaparrarsi il diritto di trasmettere ai posteri la verità sulla poetessa. Da un lato, sua cognata Sue, moglie dell’amato (ma anche criticabile) fratello Austin: Sue aveva costruito con Emily un rapporto molto forte, ma tale rapporto non è sempre giunto fino a noi, perché messo in ombra tramite omissioni e bugie, dall’amante di Austin, Mabel.

Attenzione: Mabel non era quella cacciatrice di dote che si potrebbe pensare. Voleva sì elevarsi socialmente, ma nonostante fosse una fedifraga, è a lei che si deve l’enorme lavoro di raccolta e sistemazione delle carte di Emily Dickinson (e solo se costretta ammetteva di non averla mai vista in viso).

Poi c’era la vera sorella di Emily, Lavinia, che nonostante volesse davvero bene alla poetessa, si è lasciata trascinare un po’ dalle due parti in lizza.

Nonostante tutto quello che le parti in causa hanno scritto su Emily Dickinson, molti sono stati i silenzi. Secondo la teoria di Lyndall Gordon, il primo importantissimo silenzio riguardava il motivo per cui la Dickinson non usciva mai di casa: soffriva di epilessia. Nella seconda metà dell’Ottocento, questa era una malattia vergognosa, soprattutto per le donne, che si doveva nascondere a tutti i costi. Si è spesso certato di travisare la verità scrivendo che la poetessa rimaneva segregata per via di un amore deluso…

Si è anche trasmessa un’idea della poetessa come donna eterea, senza bisogni fisici, quasi. Cosa che non era vera, e la Gordon ce lo spiega.

Altro grande silenzio, era la relazione tra Mabel e Austin Dickinson: chi ne ha fatto le spese, però, è stata solo Mabel, perché Austin era un avvocato importante di una famiglia importante (insomma: era un uomo); è interessante seguire pagina per pagina come si evolve un processo tra la famiglia Dickinson e Mabel senza che l’adulterio (doppio) venga mai pronunciato.

La faida è continuata anche nella seconda generazione. Le persone, gli esseri umani, si lasciano accecare dalle emozioni. Per decenni le debolezze umane hanno dato un’immagine della Dickinson poco veritiera.

Io non leggo poesia. Le poche che ho letto in questa biografia non le avrei capite se non ci fosse stata una spiegazione della Gordon.

Mai come in questa biografia mi sono trovata davanti alle prove dell’inconoscibilità dell’essere umano.

Non mi lamenterò se finalmente

quelli che ho amato qui

avranno il beneficio di capire

il motivo per cui li evitai tanto –

Svelarlo allevierebbe questo cuore

ma strazierebbe il loro –

 

 

1 Comment

Filed under Arte, biographies, book, Libri & C., Poetry, Scrittori americani