Category Archives: Scrittori americani

L’evoluzione di Jane, Cathleen Schine

L’evoluzione di Jane va intesa in senso psicologico e letterale: l’Evoluzione darwiniana.

La vicenda ha luogo alle Galapagos, dove Darwin ha effettuato alcuni degli studi più importanti per il pensiero contemporaneo.

Jane, reduce da un divorzio, è in crisi. Sua madre, per aiutarla, le regala un viaggio alle Galapagos. Jane scoprirà che la guida locale è Martha, la sua migliore amica di gioventù (nonché lontana cugina) che, da quando non è più tale, è diventata una sua ossessione: perché l’amicizia è finita? Cosa ha fatto perché Martha sparisse dalla sua vita? E come inizia un’amicizia? Che cos’è?

Le domande si accumulano insieme ai ragionamenti sulla speciazione e alle esperienze naturalistiche. A complicare le cose ci si mette una (forse) presunta faida familiare: che sia stata la faida la causa della rottura?

La Schine sa scrivere. Tuttavia ho trovato poco allettante il modo in cui ha affrontato il tema dell’amicizia femminile. Jane è una classificatrice a manetta. Ha bisogno di sezionare e riflettere fino all’assurdo. Una persona molto cervellotica, pesante.

Sì, arriverà a maturare, ma prima di farlo, ci costringe a seguire le sue elucubrazioni inutili.

La Schine è una grande osservatrice del comportamento umano: può fare di meglio.

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Il vangelo del traditore, Bart D. Ehrman

Ma noi, che viviamo in un paese cattolico, lo abbiamo davvero capito perché Giuda ha “tradito” Gesù?

Guardiamo ai vangeli canonici.

In Marco, le motivazioni non vengono riportate. In Matteo si dice che Giuda tradisce per soldi. In Luca che il diavolo è entrato in lui. Per scoprire le vere motivazioni, dunque, dobbiamo rivolgerci altrove.

Negli anni Sessanta è stato scoperto in una grotta egiziana il Vangelo di Giuda (che non è stato scritto da Giuda, ma nel quale Giuda è, insieme a Gesù, il protagonista). In questo testo, Giuda non tradisce Gesù, bensì porta a compimento la profezia, perché tramite la consegna ai romani e la morte, Gesù riesce a liberarsi del corpo materiale per ascendere alla sfera divina. Si dice che Giuda era l’unico apostolo ad aver capito la natura di Gesù e che consegnandolo ai romani lo ha aiutato a diventare ciò che era.

Ne consegue, che neanche il vangelo di Giuda ci dà una base storica accettabile. Per forza: si tratta di un vangelo gnostico, corrente secondo la quale il mondo materiale è il Mal:  tutto ciò che esiste viene creato da una serie di esseri divini (alcuni esplicitamente negativi) e per essere liberati bisogna essere in possesso della Rivelazione (Gnosi) che viene elargita solo ad alcuni. Giuda, secondo il vangelo che prende il suo nome, era uno di questi favoriti.

Allora, come facciamo a sapere perché Giuda ha tradito?

Bisogna desumerlo dal contesto, sebbene una risposta sicura al 100% non sia possibile.

Partiamo dai pochi fatti certi che abbiamo: Gesù era un profeta ebreo apocalittistico. L’apocalittica era una corrente secondo la quale il mondo doveva aver fine per mano di Dio, che si era stancato del male che compivano gli uomini.

Quando Gesù parlava di Regno, quando diceva che il Regno stava arrivando, che non sarebbe passata la loro generazione senza vedere il Regno, lo intendeva in senso letterale, non spirituale. Sarebbe arrivato il Figlio dell’Uomo (che nei testi più antichi Gesù NON identifica con se stesso) che avrebbe fatto piazza pulita e avrebbe restituito il controllo delle 12 tribù di Israele (di cui 10, nel corso dei secoli, erano state decimate); ecco la ragione del numero 12, per gli apostoli: erano coloro che avrebbero dovuto guidare le tribù.

Ed ecco perché gli apostoli ad un certo punto si mettono a litigare tra loro per capire chi sarà il più importante tra loro: perché avevano inteso tutto in senso letterale. Era il senso in cui parlava Gesù. Il Regno era il regno terreno di Dio.

Quando Gesù ha cominciato a intuire che sarebbe finito male (non sarebbe stato il primo, tra i profeti ebrei che si mettevano sulla strada dei grandi sacerdoti) e ha cominciato a dire che sarebbe morto, si può immaginare la delusione degli apostoli.

Erano poveracci, neanche capaci di leggere e scrivere, ed era arrivato questo profeta a dire loro che sarebbero stati messi a comandare le tribù del regno di Dio… ci avevano creduto, tutto stava in piedi, anche le beatitudini acquistavano senso.

Questa può essere una ragione del tradimento di Giuda: una somma delusione, una frustrazione con i controfiocchi.

E come lo ha tradito? Nei vangeli sembra che Giuda si limiti a dire alle guardi dove si trova Gesù e a indicarlo con un bacio. Ma è poco probabile: le autorità romane avrebbero semplicemente potuto farlo seguire, non c’era bisogno di Giuda, per questo, né di baci e bacetti.

E poi, perché hanno arrestato Gesù?

Perché costituiva un pericolo per l’ordine pubblico. Insomma, si dichiarava re dei Giudei, il Messia, l’Unto; e dichiararsi re in un paese occupato equivale a una rivolta (tanto più che tra gli ebrei i rivoltosi armati non erano pochi).

Solo che se facciamo attenzione, Gesù non si era mai dichiarato Messia in pubblico.

Nei testi cristiani, canonici o meno, si dà per scontato che Gesù fosse il messia. Eppure lui non lo ha mai proclamato in pubblico. Ne deduciamo, che per saltare fuori, questo appellativo debba essere stato chiamato in causa da qualcuno. L’ipotesi più plausibile è che Gesù lo abbia usato in privato, nella stretta cerchia dei dodici, e che poi abbia chiesto di non divulgare la notizia.

Ecco in cosa consisteva davvero il tradimento di Giuda: nell’informare i sacerdoti che Gesù si era dichiarato il Messia. Era un segreto.

E nel divulgarlo, Giuda ha combinato un casino. Nell’ipotesi di Ehrman, Giuda non voleva che Gesù venisse ucciso. La sua intenzione era che venisse rinchiuso da qualche parte finché non passavano le feste ebraiche: se poi le autorità lo avessero interrogato, Giuda era sicuro che il pacifismo di Gesù sarebbe saltato fuori. Non aveva però fatto i conti con la tendenziosità delle alte cariche ebraiche, che appena vista l’occasione, la sfruttarono per mandare Gesù dai romani e farlo uccidere come sobillatore.

La buona fede di Giuda si può dedurre da un passaggio di Marco in cui Giuda chiede ai soldati di portarlo via “in modo sicuro”. La traduzione qui è troppo libera. Sarebbe più preciso tradurre con “sano e salvo”, cioè il timore di Giuda non era che Gesù scappasse (comportamento poco consono alla personalità di Gesù) ma che gli succedesse qualcosa di male a causa della confusione che c’era a Gerusalemme in quei giorni.

Ho riassunto in pochissime righe un libro che merita di essere letto tutto.

Ogni volta che mi immergo in testi storici del genere, mi meraviglio di come noi cattolici (io stessa, fino a pochi anni fa) diamo per scontate certe informazioni senza porci domande.

O meglio: io da piccola me le ponevo le domande; non capivo, ad esempio, perché Gesù era stato ucciso. Mi rispondevano: per salvarci dal peccato.

Che razza di risposta è??

Occorre ammazzare uno per salvare la gente dal peccato? Nell’ottica ebraica sì. Ci voleva il sacrificio. Non importa se a morire era il colpevole o un altro. Ma nessuno me l’ha mai spiegato. Non mi hanno mai spiegato le dinamiche romano-ebraiche del periodo, neanche da adulta. A messa, poi, lasciamo stare. Il pulpito potrebbe essere un magnifico luogo da cui insegnare certe cose, non dico in modo continuativo, ma ogni tanto, una notizia qui, una là, invece no, quasi certi fatti fossero segreti.

E vedo che anche in questi anni il mondo cattolico continua a divulgare parole vuote. Me ne accorgo dalle lezioni di religione e di catechismo: ai bambini viene detto che Gesù è morto in croce senza spiegare il perché.

Poi si cresce, si smette di farsi domande, e si ripetono frasi a papera.

Quando si trovano testi come quelli di Ehrman ci si trova sbalorditi: ehi, ma come mai ho smesso di chiedermi certe cose?

Forse perché nessuno ha mai risposto davvero, in certi contesti.

E poi si meravigliano che le chiese si svuotano.

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La verità sul codice Da Vinci, Bart D. Ehrman

So che è uscito Origin di Dan Brown, ma prima di leggerlo, avevo bisogno di chiarire esattamente (esattamente, non per sentito dire) cosa nel Codice Da Vinci era storia e cosa era invenzione. Questo piacevole saggio di Ehrman è perfetto allo scopo.

Il libro di Dan Brown è un’opera di fantasia, checchè ne dica l’autore quando all’inizio dichiara che le fonti a cui si è ispirato sono vere.

Innanzitutto, non sappiamo nulla sul presunto matrimonio tra Gesù e la Maddalena. Questo Brown non poteva ammetterlo, ma è probabile che Gesù fosse celibe e casto: niente di strano a quei tempi; anche gli esseni avevano scelto questo stile di vita (by the way: Gesù non era un esseno, ma il suo pensiero aveva molti punti in comune col loro).

Se Gesù fosse stato sposato, qualche fonte avrebbe riportato il dato. E invece niente, né nei quattro vangeli, né nei vangeli apocrifi.

Poi: se lui e la Maddalena fossero stati marito e moglie, perché identificare lei nominando la sua provenienza (Maria di Magdala) per distinguerla dalle altre Marie dei testi? Sarebbe bastato dire Maria moglie di Gesù, no?

Gesù era un apocalittico, un profeta ebreo che prevedeva l’arrivo IMMINENTE del Regno di Dio. In tale regno, non ci sarebbe più stata divisione tra uomo e donna, dunque nessun rapporto sessuale, perché tutti sarebbero stati casti: si presume dunque che Gesù volesse anticipare un po’ quello che sarebbe successo nel regno, che ai suoi giorni era solo un granello di senape, ma che sarebbe cresciuto fino a diventare un albero gigantesco. Niente di più probabile, dunque, che fosse celibe e casto.

E poi, guardiamo a Paolo: anche lui era un apocalittico. Anche lui prevedeva l’arrivo imminente del regno. E dunque scriveva, nelle lettere, che siccome tutto stava per essere sovvertito, non aveva senso darsi tanto da fare per cambiare le cose: chi era sposato, restasse sposato, chi era celibe, restasse tale. Tanto da là a poco arrivava il Regno…

Dan Brown dice che nel Vangelo apocrifo di Filippo sta scritto che la Maddalena è la compagna di Gesù, e che in aramaico, quando si dice Compagna, si intende moglie. Peccato che quel vangelo fosse scritto in copto, l’antico egiziano, e che la parola vada tradotta effettivamente come compagna, amica.

Cadendo la relazione sessuale tra Gesù e la Maddalena, cadrebbe tutto il Codice Da Vinci e Dan Brown non avrebbe fatto i miliardi. Ma in fondo lui è un romanziere, io mi son divertita a leggerlo. Il guaio si pone quando il pubblico in senso lato prende il romanzo come oro colato e va in giro a dire che Gesù era sposato e che la chiesa delle origini era matriarcale…

Ma andiamo avanti con i chiarimenti.

La Maddalena non era una prostituta. Non ci sono testi che lo affermano.

Tale idea si fece largo cinquecento anni dopo che queste fonti furono scritte, quando papa Gregorio il Grande tenne un sermone in cui affermava che Maria Maddalena non era altri che la peccatrice citata in Luca 7 (…)

Altra cosuccia errata del romanzo di Dan Brown è che la chiesa primitiva non celebrava il femminino sacro. Probabile, da alcuni accenni nei testi storici, che le donne avessero un ruolo più importante che nel resto della società, anche perché, se il Regno era vicino e se bisognava anticiparlo con dei gesti, era auspicabile che si iniziasse da subito a ridurre la distanza tra uomo e donna.

Ma le donne rimanevano comunque esseri subordinati e, per essere ammesse al regno, dovevano comunque… diventare come uomini. Col passare del tempo, poi, le iniziali aperture alle donne sono svanite, e ha ripreso vigore l’antico paternalismo: ma non è stato Costantino a decidere questa svolta, come dice invece Brown nel suo romanzo.

E ricordiamo comunque, che per quanto Gesù accettasse di parlare pubblicamente con le donne e per quanto alcune donne (presumibilmente ricche o nubili, cioè libere dai doveri domestici) facessero parte del suo seguito, aveva comunque scelto solo discepoli maschi, e faceva conto su questi 12 discepoli per guidare le 12 tribù di Israele.

Dopotutto, l’uguaglianza effettiva tra uomini  e donne si sarebbe concretizzata col Regno di Dio (che doveva arrivare presto, una questione di pochissimo tempo), perciò che senso aveva darsi da fare per mettere in piedi un progetto di riforma sociale? Si trattava solo di anticipare il Regno con piccoli segni, con piccoli granelli di senape. Poi il Regno avrebbe fatto il resto.

Altra incongruenza: non è  stato Costantino a decidere quali testi includere nel Canone. Il processo era già in atto, e terminò molto tempo dopo la morte dell’imperatore.

Ancora: nel romanzo, Dan Brown dice che Gesù aveva incaricato Maria Maddalena di guidare la sua chiesa. Sbagliato: in base al Vangelo apocrifo di Maria, Gesù avrebbe sì rivelato una verità alla Maddalena, ma questa Verità aveva a che fare con la salvezza dell’anima, non con la guida della sua chiesa (anche perché, non serviva guidarla molto a lungo, visto che il Regno sarebbe arrivato prima della fine della loro generazione).

Il post si sta allungando, non posso riportare altre differenze tra i documenti storici e il romanzo di Dan Brown; vorrei però sottolineare un punto, che riguarda l’esistenza di Gesù, perché per alcuni è ancora dubbia.

I testi che ne parlano sono i vangeli. E sono anche i testi più antichi e più attendibili.

Ci sono poi due fonti pagane, cioè non ebraiche né cristiane, che lo citano (Plinio, governatore romano, e Tacito, storico romano).

Infine c’è una fonte ebraica, Flavio Giuseppe. Queste sono le fonti più attendibili (e Ehrman, da buon storico, ci spiega ad un certo punto quando una fonte è attendibile).

Dunque Gesù è esistito, ha creato della confusione in Giudea ed è morto crocifisso.

Su cosa abbia detto e fatto ESATTAMENTE… bè, questo è un altro discorso.

 

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Il Vangelo Perduto, Herbert Krosney @natgeo

Il Vangelo di Giuda è stato scritto attorno al 150 d.C. ma per secoli non se ne è più saputo niente. Solo negli anni Settanta è stata trovata una copia (trascritta attorno al 300 d.C.). Si sapeva che doveva esistere perché il vescovo Ireneo lo aveva dichiarato falso e pericoloso (sebbene non è sicuro che lo avesse letto), ma nessuno lo aveva mai visto.

Questo libro racconta come il Vangelo di Giuda è stato trovato, dettagliando tutte le traversie che ha dovuto superare per arrivare fino a noi. Ci sono voluti venticinque anni per averne una versione in inglese.

Il manoscritto, fragilissimo, è stato prima trovato in Egitto, ma poi ha viaggiato tra Europa e Stati Uniti in cerca di un acquirente.

Seguiamo le vicissitudini del papiro (o delle sue fibre, visto che ogni passaggio lo rovinava non poco) attraverso le mani di tombaroli, mercanti, studiosi, antiquari, collezionisti, università. Il manoscritto è stato oggetto di compravendite e di un furto.

Il testo appartiene alla tradizione gnostica. Sant’Ireneo non ci ha pensato due volte a bollare il vangelo di Giuda come blasfemo: bastava il nome del tredicesimo apostolo a renderlo tale. E poi, gli gnostici gli stavano sulle scatole, insistevano su troppi punti dissenzienti rispetto alla dottrina che stava diventando ufficiale: molti gnostici dividevano Dio in una serie di eoni, alcuni divini, altri malvagi; alcuni gnostici affermavano che il dolore non viene dal peccato umano, altri dicevano che la resurrezione di Cristo era solo una metafora… insomma, a Ireneo giravano piuttosto le palle quando li sentiva nominare.

Quello che è interessante, è come Ireneo è riuscito a farlo scomparire dalla circolazione, questo Vangelo… non è ricorso a roghi in piazza. Ha sfruttato, invece, la sua autorità morale. Per far sparire certi testi a quei tempi bastava non ricopiarli. La copiatura era un’attività che richiedeva tempo e soldi (quando era commissionata da privati), oppure obbediva a direttive gerarchiche (quando era eseguita da copisti nei monasteri). Insomma: non serve bruciare niente, lasciamo che le copie esistenti si distruggano da sole.

Di cosa parla questo Vangelo?

Mette in dubbio la versione ufficiale di Giuda traditore. In questo Vangelo, Giuda è l’apostolo preferito di Gesù, quello incaricato di venderlo ai sommi sacerdoti in modo che venisse adempiuta la profezia (ebraica). Anche il Gesù che ne viene fuori è un po’ diverso da quello dei Vangeli canonici: ride spesso. Un profeta allegro: s’è mai visto?

Nel Vangelo di Giuda, non si racconta nulla della morte di Gesù, perché la sua morte non ha importanza. E non si racconta nulla neanche della resurrezione, perché il corpo di Gesù non tornerà in vita: ciò che conta è che lo spirito continuerà a vivere.

Con questo Vangelo abbiamo un insight in uno dei numerosi filoni protocristiani.

Ricordiamocelo, che la versione ufficiale della chiesa attuale non è proprio quella della chiesa cristiana dei primi secoli. Ce n’erano tante, di chiese, allora. Noi viviamo in una delle tante che erano possibili.

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Un uomo sulla soglia, Nicole Krauss

Samson Green, rispettato professore di letteratura, perde la memoria degli ultimi vent’anni in seguito all’asportazione di un tumore benigno. Non riconosce più la moglie né gli amici: ricorda solo i suoi primi dodici anni di vita.

Viene contattato da uno strano dottore che gli propone di diventare l’output di un esperimento psicologico: fare da ricettore di un ricordo altrui. Samson, che senza ricordi si trova più solo che mai, si lascia trascinare dall’affascinante dottor Ray, ma quando si ritrova con in testa il ricordo dell’esplosione di una bomba atomica, dà di matto, si sente più incompreso che mai, tradito.

Alla ricerca di qualcosa che lo leghi alla sua vera identità, si ritroverà davanti a una magnolia, il luogo dove ha seppellito le ceneri della madre, di cui non ricorda neanche la morte.

La trama è scarna ma la Krauss ha disseminato il libro di riflessioni che spaziano dalla solitudine all’amore, dall’empatia alla necessità delle abitudini.

Il romanzo inizia con un ricordo che Samson, suo malgrado, si ritroverà in testa, e finisce con una scena che lui, suo malgrado, non ricorda più: una simmetria leggera ma significativa.

E il bello è che Samson non desidera neanche ricordare: non sa cosa ha perso, dunque non sente il bisogno di riprenderselo.

E’ interessante anche la trama di riflessioni sui ricordi: siamo ricordo. Se non c’è ricordo, non ci sono abitudini, non c’è identità, e gli altri non possono più riconoscerci. Ma senza ricordi, siamo una tabula rasa aperta al momento presente.

E’ un romanzo che non si dipana nel tempo, ma nello spazio di una psiche.

Non è definibile. Lo chiudi e ti chiedi quante riflessioni puoi farci sopra.

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Gesù dell’Apocalisse, Barbara Thiering

Ragazzi, pensavo che gli estremisti fossero ridicoli, ma devo dire che anche certuni che si fanno passare per Esperti non sono da meno…

Lettura sospesa quando ho trovato questo passo (trad. mia):

Gesù si è svegliato da una morte apparente. (…) quando Gesù ha gridato “ho sete”, gli è stata dato, come da lui organizzato, un veleno per commettere suicidio. Ma il veleno aveva bisogno di diverse ore per agire, e quando i due ‘ladri” (zeloti) sono stati portati nella grotta con lui, gli hanno dato la medicina che i suoi amici avevano fornito: una enorme quantità di aloe, il succo che ha agito come purgante.

La tesi di questa dottoressa (?) è che il libro dell’Apocalisse non è un insieme di immagini teologiche, ma una vera e propria raccolta storica di fatti accaduti dopo la morte di Gesù, che non è morto, ma è diventato un capo militare che ha lottato riprendere i territori conquistati dai romani.

Dunque, sempre secondo questa Thiering, i quattro cavalieri dell’apocalisse, i sette sigilli, la bestia del 666 ecc… andrebbero reinterpretati in modo totalmente diverso dalla teologica ufficiale, rifacendosi a un codice scoperto da lei nei codici di Qumran.

Dunque Gesù sarebbe morto nel 70 d.C. e la sua missione sarebbe stata poi presa in mano dal figlio.

No, davvero, non ce la faccio a continuare.

Che delusione.

 

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Libri in fuga, André Schiffrin @volandedizioni

Che bella vita, quella di Schiffrin.

Figlio di un intellettuale russo, ha continuato il mestiere del padre, quello di editore. Ma non un editore come quelli che abbiamo oggi in giro: padre e figlio credevano nella capacità dei libri di cambiare le idee della gente. O, almeno, di far sì che la gente si ponesse delle domande, o che mettesse in dubbio le versioni ufficiali fatte girare dal governo e dalla stampa di regime.

Allo scoppio della seconda guerra Mondiale, la famiglia Schiffrin riesce, dopo molti tentativi andati a vuoto, a scappare negli Stati Uniti. E’ qui che Andrè cresce, come uno studente americano, anche se sui generis: quando, a partire dai 13 anni, scopre quanto è interessante la politica di quel periodo, non smetterà più di occuparsene.

Vicino alle idee riformiste di sinistra, finirà spesso nel mirino dell’FBI e della CIA, soprattutto durante il maccartismo: è interessante l’analisi che fa della società in quel periodo e delle conseguenze che tale paura strisciante farà ricadere fino ai giorni nostri.

In questa autobiografia parla anche dell’antisemitismo e delle università americane ed inglesi (studierà due anni a Cambridge); ma parla soprattutto della sua attività di editore, prima presso la Pantheon e poi, quando la Pantheon viene fatta fuori dalle strategie del profitto, presso la New Press.

Nelle ultime pagine si sente tutta la sua nostalgia per i bei tempi andati in cui gli editori facevano il loro mestiere, quando le case editrici non erano parte di enormi e fagocitanti gruppi orientati al solo profitto (solo un dato: all’inizio degli anni Cinquanta a New York c’erano 350 libreria, dieci volte più di oggi).

E poi, cita una miriade di intellettuali che ha conosciuto di persona: non solo Gide, gran amico di suo padre, ma anche Chomsky, Sartre, De Beauvoir, Leonard Woolf, Hobsbawm, Amartya Sen e molti altri.

Non mancano le stoccate al “nostro” Berlusconi e a Bush:

L’indipendenza dell’editoria è stata duramente limitata quando è diventata proprietà di grandi gruppi. Ci sono voluti due anni prima che grandi case editrici iniziassero a pubblicare libri che denunciavano le menzogne dell’amministrazione Bush, e molti di questi titoli sono diventati dei best seller. Sono convinto che se la stampa e le case editrici lo avessero fatto da subito, Bush non avrebbe portato il paese alla disastrosa guerra irachena.

La libertà della stampa è importante. Non ce rendiamo conto, ma influenza le nostre vite: pensiamo al caso sopra riportato della guerra irachena…. ragazzi: una guerra! Si poteva evitare. Così come si potrebbero evitarne altre se l’opinione pubblica si informasse e leggesse vere informazioni e veri approfondimenti.

Invece siamo inondanti da riviste di gossip e cacche varie, da TG che parlano in tono pietoso di cani abbandonati e, subito dopo, di veline e calciatori; e, poi, da libri ad alta diffusione e basso prezzo che trattano di storielle a lieto fine e improbabili serial killer. Stiamo copiando il peggio dell’America.

 

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