Category Archives: Saggi

Like a destra, like a sinistra…

Per un pugno di like (Simone Cosimi)

IMG_20200518_172647[1]

E’ un saggio di 109 pagine: una trentina sono di approfondimento a firma di alcuni esperti (psicologo, giurista, sociologo) e un’altra ventina di pagine costituiscono il glossario finale.

Al di là della parte iniziale, in cui si analizza come e chi ha introdotto il Like come strumento di valutazione di post e notizie in rete, il libro si incentra sulle conseguenze dei nostri clic.

Mettiamo Mi Piace quasi inconsapevolmente, e non ci rendiamo conto, tra le altre cose, che:

  • veniamo profilati sulla base delle nostre preferenze, soprattutto a livello commerciale, ma anche politico;
  • i post a cui mettiamo Mi Piace acquistano più visibilità anche tra i nostri amici;
  • continueremo a vedere più post su quell’argomento (come se non esistessero opinioni contrarie).

L’approfondimento più interessante, a parere mio, è quello giuridico:

Se nel post a cui mettiamo like vi sono contenuti offensivi, discriminatori o addirittura razzisti, il nostro Mi piace potrebbe configurare una condotta penalmente rilevante che potrebbe, addirittura, costarci un’imputazione per diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, comma 3, Codice penale.

La critica principale che posso muovere al libretto, tuttavia, è che, a dispetto del sottotitolo, “perché ai social network non piace il dissenso”, io non ho davvero capito perché Facebook e altri social non mettano un tastino col pollice verso.

La ragione vera, al di là di fumose dichiarazioni dei fondatori dei social, qual è?

Se un post non mi piace, non avendo un tasto veloce con cui esprimere il nostro dissenso, bisogna… DARSI DA FARE!

Bisogna attivarsi e scriverlo.

Mentre possiamo mettere Mi piace senza alcuna motivazione, per esprimere dissenso bisogna… fare fatica.

Quali sono i rischi di un eventuale tasto Non mi piace?

Potrebbe, ad esempio, sconvolgere gli algoritmi provocando il crollo delle visualizzazioni di un certo contenuto (con conseguenti ricadute economiche se è un contenuto commerciale o simil-commerciale).

O potrebbe causare rotture di antiche amicizie (cosa che credo interessi molto a Zuckenberg).

Ma la ragione vera per non mettere un tasto Non mi piace io non l’ho capita.

Forse, e lo si legge tra le righe, è che un tasto del genere costringerebbe la gente a pensare.

Voglio dire: il Mi Piace viaggia sul binario emotivo. Il Non mi piace va motivato, ti fa attivare il cervello. E in un contesto di “vendi tutto quello che puoi”, l’emotività è più redditizia.

Ma l’emotività ha altri lati oscuri:

Nel contesto del social media, che ai temi e ai dibattiti tende a privilegiare le risposte emotive piuttosto che il discorso ragionato, le caratteristiche delle piattaforme come le reaction di Facebook agevolano la mobilitazione della rabbia come strumento di potere.

Alla fine, comunque, la mancanza di un tasto Non mi piace avrebbe uno scopo più che altro commerciale:

La scienza del marketing si è spesso ridotta a questo: collocarci in una serie di tassonomie basate su ciò che ci piace.

Se ti piace, potresti essere disposto a comprarlo.

Se non ti piace, non interessa a nessuno.

 

 

3 Comments

Filed under book, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

Altri virus…

IMG_20200424_131913[1]

Abbiamo la memoria corta, forse perché la nostra memoria è sempre più governata dai giornali e dalla TV, che cambiano notizie troppo in fretta. Ecco perché riporto un brano di Francesco Piccolo, tratto da “Il desiderio di essere come tutti”; siamo nel 1973:

Vibrione. Questa era la parola. Finora non esisteva, avrei potuto attraversare tutta la vita senza sentirla pronunciare. Il vibrione del colera. Un germe patogeno. Violentissimo. Si impianta nell’intestino tenue e distrugge tutto l’epitelio.

(…) a un certo punto ti veniva un dolore lancinante alla pancia, proprio fortissimo, e poi andavi in bagno e veniva fuori della roba bianca. Proprio così: bianca. E questa diarrea bianca cominciavi ad espellerla e non smettevi più (…). E poi, alla fine, morivi perché non avevi più acqua dentro il corpo. Disidratato, dicevano.

Alla televisione ne parlavano di continuo, i casi sospetti aumentavano, lo spavento dentro e fuori casa era sempre più incontrollato. Non ci occupavamo d’altro; tutto il resto dell’esistenza era sospesa, non contava più nulla, lavorare o non lavorare, comprare il late, uscire a fare una passeggiata. (…)

Certo, il colera in quegli anni non si è certo diffuso come il Covid19 oggi, ma sentite cosa dice dell’ospedale Cotugno, dove erano ricoverati i malati in quelle settimane:

Si vedeva qualche medico in camice bianco che usciva e parlava al megafono, per calmare i parenti dei ricoverati. Nessuno poteva entrare, e i medici erano consegnati: non potevano uscire. Il Cotugno era un luogo inaccessibile, misterioso. Restavamo tutti fuori, dai parenti a noi che guardavamo la TV. E quindi l’immaginazione su cosa ci fosse lì dentro cresceva, e diventava ogni giorno più mostruosa.

Notate le somiglianze?

Solo che allora non c’erano i social, e i complotti circolavano solo via voce, non via web.

1 Comment

Filed under authobiographies, autobiografie, book, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

Rispettare le regole ai tempi del corona virus

IMG_20200413_104040[1]

Ieri ho visto un video su youtube in cui una famigliola discuteva con la polizia in merito al loro diritto di prendere l’autostrada per andare a fare la spesa e una passeggiata a Peschiera del garda.

Il padre di famiglia parlava tanto dei suoi diritti, della Dichiarazione di Ginevra, dell’illegalità del decreto Conte… parlava soprattutto dei suoi diritti inalienabili: diritto di riprendere il poliziotto, diritto di andare dove volevano, diritti di qua, diritti di là.

Per pur caso, ho appena finito questo libro del filosofo spagnolo Fernando Savater: è un libro facile da leggere, dedicato da Savater al proprio figlio quindicenne, e parla molto di LIBERTA’.

Gli esseri umani posso scegliere tra bene e male. Questa è libertà: non siamo costretti a immolarci per il bene pubblico come fanno certi tipi di termiti quando il termitaio è minacciato.

Certo, a volta la libertà individuale è limitata: gli ostacoli possono essere ordini, abitudini, capricci.

Non sono tre ostacoli da porre sullo stesso piano: gli ordini (o le leggi) ci sono imposti dall’esterno; le abitudini sono spesso dettate dalle convenzioni o dalla comodità; i capricci vengono dal nostro impulso del momento.

Qualcuno ritiene che seguire i propri capricci sia un segno di libertà.

Ne siamo sicuri? Cosa è bene per l’essere umano?

Un esempio.

Esaù e Giacobbe erano fratelli gemelli ma Esaù era uscito per primo dall’utero, perciò aveva diritto alla primogenitura (= tutte le ricchezze del padre). Ebbene, Esaù un giorno torna a casa stanco morto, vede che Giacobbe ha preparato un piatto di gustose lenticchie e, pur di mangiarle, gli regala la primogenitura.

Esaù ha rinunciato a ricchezze e onori per un piatto di lenticchie. Ha scelto per il proprio bene?

Cos’è il bene?

Il bene è ciò che rispetta la dignità umana, propria e altrui.

Il bene non viene necessariamente da una legge statale. Anche i nazisti seguivano le leggi statali. La questione del bene dobbiamo porcela intimamente.

Il decreto Conte, con le limitazioni alle libertà individuali, può avere i suoi limiti… può anche essere illegale perché non recepito in tempo dalle camere… ognuno di noi deve chiedersi se rispettarlo o no. Non bisogna rispettarlo solo perché è un ordine!

Ma chiediamoci: la limitazione alla nostra libertà può aiutare a ridurre la diffusione del virus? E’ questa la domanda da farci.

Saremo liberi di agire secondo il nostro convincimento intimo solo se ci facciamo delle domande. E se abbiamo/cerchiamo le informazioni necessarie per darci le risposte.

Chi – in nome della propria libertà – dichiara pubblicamente di non rispettare questi decreti sul Corona Virus, è davvero libero?

A me sembra di no.

  1. Mi sembra che agiscano più per spirito di contraddizione che per intima convinzione: è una reazione. Se il decreto ci avesse imposto di uscire in passeggiata due volte al giorno, questi tipi si sarebbero tappati in casa. Questa non è libertà.
  2. Sei libero solo se conosci tutte le conseguenze delle tue scelte. Ma chi va a trovare i parenti a Pasqua può dire con certezza che non contagerà nessuno?

Non scendo nel dettaglio del libro di Savater, scritto in tempi non sospetti, ma testi del genere sono sempre utili per farci ragionare, in ogni epoca e luogo.

 

 

2 Comments

Filed under book, Libri, Libri & C., purposes, Saggi, scrittori spagnoli

Virus – La grande sfida (Roberto Burioni)

IMG_20200312_102144[1]

Se cercate informazioni specifiche sul corona virus, questo libro NON fa per voi, ma è comunque una lettura interessante per quanto riguarda altri virus, quali il virus della spagnola, dell’AIDS, della Sars, dell’Ebola.

Della Covid-19 è importante dire che è diversa dalla comune influenza stagionale almeno per due motivi: l’influenza stagionale ha un’incubazione media di un giorno, mentre la COVID-19 ne ha una media di 9-10 giorni. E poi, l’influenza stagionale è contagiosa quando i sintomi sono evidenti, mentre la COVID-19 è contagiosa anche quando il portatore, apparentemente, sta bene.

Sono differenze fondamentali per la diffusione.

E ora passiamo ad altre influenze, prendiamo ad esempio la spagnola: ha fatto centinaia di milioni di morti nel mondo.

Ormai tutti sanno che non ha avuto origine in Spagna, ma che ha preso il nome dall’unico paese che, essendo neutrale durante la prima guerra mondiale, ha potuto diffondere la notizia di una nuova malattia.

Quello che non tutti sanno, è che in realtà ha avuto origine in Kansas, ed è arrivata in Europa con la guerra, quando i soldati americani sono venuti qui a darci una… mano.

E l’AIDS?

Beh, sembra che il virus HIV si sia trasmesso agli esseri umani, per la prima volta, nella prima metà del Novecento, quando i colonizzatori hanno costretto gli indigeni a scappare nelle foreste.

Nelle foreste, gli indigeni si sono adattati a mangiare qualche scimmia, ogni tanto, perché non avevano la stessa abbondanza di cibo di prima, e forse qualcuno è stato morso da un un primate infetto.

Poi il virus è rimasto latente decenni in Africa, perché può restare anni in un corpo senza dar sintomi e perché non è un virus molto bravo a trasmettersi: ha bisogno di un contatto stretto tra i soggetti (specialmente rapporti sessuali tra uomini), o di contatto diretto col sangue.

La catastrofe è iniziata nel 1969, con la liberalizzazione del movimento dei gay e la promiscuità sessuale:

oltre il 40% degli interrogati dichiara di aver avuto almeno cinquecento partner nell’ultimo anno e il 28% di loro dice di averne avuti più di mille.

E poi il virus ha iniziato a trasmettersi con le trasfusioni di sangue…

Il libro è interessante e scritto con uno stile terra-terra (a volte anche troppo…), e soprattutto ritorna più e più volte sul sistema di controllo del virus: l’isolamento.

Ogni epidemia è diventata tale solo perché il virus è riuscito a trasmettersi, ed è riuscito a trasmettersi perché gli uomini glielo hanno permesso.

Dunque… #stateacasa (se potete).

Leave a comment

Filed under book, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

La macchina per pensare (Piero Angela)

IMG_20200307_161120[1]

Prima di arrivare a parlare del cervello vero e proprio, Piero Angela ci racconta la nascita del mondo. Anche se 90 pagine su 276 sono tantine, la storia è affascinante, soprattutto perché ha fatto piazza pulita di due credenze che sono ancora dure a morire:

  • L’evoluzione non è unidirezionale. Ci sono troppi rami morti, involuzioni ed estinzioni, per dire che l’evoluzione mira a uno scopo.
  • I dinosauri non si sono estinti dalla sera alla mattina. Ci sono voluti milioni di anni. Sembra anche che alcuni degli ultimi esemplari avessero un cervello molto sviluppato e che stessero per far esperienza del pollice opponibile.  Mi viene automatico fare un parallelismo con la specie umana, che non si è ancora estinta, ma che si comporta come se non dovesse estinguersi mai.

Il resto del libro, parlando del cervello, tocca molti argomenti diversi: dagli armamenti (il libro è del 1983), alla menopausa, al rapporto di coppia, alla microelettronica all’intelligenza artificiale, alla timidezza.

Sebbene ognuno di questi argomenti sia in sé interessante, l’averli messi tutti assieme in un testo che doveva essere incentrato sul cervello ha costretto l’autore a una certa velocità: il che va sicuramente a favore della divulgazione, ma che oggi, a quasi quarant’anni di distanza dall’uscita del libro, ce lo fa apparire un po’ all’acqua di rose.

1 Comment

Filed under book, Libri, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

Evita (John Barnes)

IMG_20200307_155036[1]Evita Duarte era figlia illegittima di una poveraccia e di un proprietario di media ricchezza (già sposato) che le manteneva.

Da una vita fatta di stenti e ostracismo, Evita passò ad essere la first lady dell’Argentina, amata e osannata come una santa, tanto che molte famiglie tenevano in casa un altarino con la sua foto.

Come ha fatto?

La sua è stata un’ascesa graduale ma rapida: una donna, a quei tempi, in un paese machista come l’Argentina, non aveva vita facile. Ma Evita, pur essendo una chiavica come attrice, ha saputo scegliersi gli uomini: ognuno di loro ha aggiunto un gradino utile alla sua ascesa.

Finché ha incontrato Peròn.

Non ho visto il film con Madonna e Antonio Banderas, eppure ho il sospetto che sullo schermo i due siano stati un po’ edulcorati: non so se hanno parlato dell’antisemitismo e dei saluti fascisti, degli assalti alla folla indifesa e delle torture, del nepotismo e del controllo delle università, delle banche, dei sindacati, della corte suprema e dell’esercito, nonché delle condanne a morte senza regolare processo e dell’imbavagliamento della stampa e della radio.

Eppure, Peron ed Evita erano amati dallo strato più basso della popolazione, perché finché loro rimasero al potere, i poveri ottennero davvero un miglioramento dello stile di vita.

Evita veniva dalla povertà e non l’aveva dimenticata, anche se ora vestiva con capi firmati e gioielli dal valore incalcolabile. Quando incontrava le folle, chiedeva ai questuanti se avevano un biglietto dell’autobus per tornare a casa, o …se avevano una casa; e se la risposta era no, lei si prendeva davvero cura di loro.

Questa biografia mi è piaciuta molto: non solo per il personaggio, così multisfaccettato (vendicativo, anche), ma anche per il paese in cui ha vissuto, pieno di teste calde e senza mezze misure. Un esempio è l’odissea che il corpo mummificato di Evita ha dovuto passare prima di tornare in patria…

Una lettura ottima per l’8 marzo.

Comments Off on Evita (John Barnes)

Filed under biographies, book, Libri & C., Saggi, Scrittori americani

Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (Antonino Zichichi)

IMG_20200229_101601[1]

Durante la lettura di questo libro sono passata da stati di esaltazione ad altri di pura delusione (e anche alcuni di frustrazione, visto che Quark e teoremi vari per me erano piuttosto incomprensibili).

L’esaltazione era massima quando leggevo frasi del genere:

La scelta tra utensili di pace e ordigni di guerra non è di natura scientifica ma culturale.

La cultura dominante ha confuso la Scienza e le sue applicazioni, come se si trattasse della stessa cosa.

Nel mondo è il potere politico che decide come usare i risultati delle scoperte scientifiche. L’uso della Scienza non è più Scienza. L’uso della Scienza si chiama Tecnologia. La scelta tra tecnologia buona e tecnologia selvaggia è nelle mani del potere politico.

L’arroganza nasce dall’ignoranza.

Logica e scienza dovrebbero far parte del patrimonio culturale di tutti.

Queste sono affermazioni che non possono non suscitare consenso.

Le braccia mi sono cadute quando Zichichi ha iniziato a parlare della teoria dell’evoluzione.

Dunque: il suo libro aveva lo scopo di dimostrare che Scienza e religione non sono contrapposte, e che la Scienza non nega l’esistenza di Dio (e dei miracoli!).

Quando ha affrontato il tema della nascita dell’uomo, è partito a dire che la Teoria dell’evoluzione è piena di lacune, che mancano molti anelli e che la Teoria non è scientificamente dimostrabile perché è avvenuta una sola volta, non è riproducibile né matematicamente dimostrabile.

Il che, in sé, è vero.

Quale il problema?

Il problema è che Zichichi non mi fornisce un’alternativa.

O meglio: tacendo, ammette implicitamente che l’altra alternativa conosciuta, la teoria creazionista, potrebbe avere qualche fondamento.

La teoria creazionista ritiene che l’uomo è stato creato da Dio così come è oggi. Non si è evoluto da un antenato comune ai primati. E Zichichi afferma:

Se l’uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna, dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana. A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore. Insomma, mettere in discussione l’esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la Scienza. Con l’oscurantismo moderno, sì.

Ora, ci meravigliamo che negli Stati Uniti, il 40% della popolazione non crede nella teoria evoluzionistica?

Sono milioni e milioni di persone che credono che l’uomo è stato creato così com’è da un Dio (personale).

Ma non è finita qui. Sentite questa:

Nel corso del Secondo Millennio, le grandi conquiste dell’Arte (Rinascimento) e della Scienza (Galilei) sono dovute alla Fede Cattolica e ai valori della sua cultura. Nel Terzo Millennio sarà la Chiesa l’unica forza in grado di denunciare e affrontare il pericolo di olocausto ambientale.

In conclusione, il saggio di Zichichi ha mancato lo scopo: nel tentativo di conciliare religione e scienza è molto più efficace un Mancuso, che è un teologo, di un Zichichi, che è uno scienziato.

Alla fine, tutto si riconduce a una questione di fede:

La Fede è un dono di Dio: chi ce l’ha è credente. Chi non ce l’ha è ateo. (p. 153)

Grazie.

Utilissimo, davvero.

Leave a comment

Filed under book, Libri, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

Il dolore innocente (Vito Mancuso)

IMG_20200223_134414[1]

Se Dio è onnipotente, perché permette il dolore innocente e, in particolare, l’handicap? Forse non lo impedisce perché non è onnipotente?

Sono domande che teologi e credenti si pongono dall’alba delle religioni.

Secondo l’OMS, nel mondo nascono circa 8.000 bambini al giorno con qualche forma di handicap, dalle più lievi alle più gravi. E Dio che fa?

Mancuso, teologo laico, ha affrontato il problema dopo la morte di quello che, se fosse nato, sarebbe diventato suo figlio: cercando una risposta tra gli scritti cristiani, si è accorto che mancava un testo che approfondisse direttamente la questione.

Mancuso si dedica prima a una carrellata storica, esaminando le varie risposte che sono state date nei secoli e tra le religioni principali.

Esaminiamo le varie possibilità.

O Dio vuole la sofferenza innocente, o non la vuole.

Se la vuole, ci possono essere varie ragioni, così riassumibili:

  • punizione: per secoli la nascita di un figlio disabile viene fatta risalire a qualche malefatta dei genitori, soprattutto di natura sessuale
  • previsione: per secoli, in varie religioni, la nascita è considerata il segnale di qualcosa che doveva succedere
  • salvezza: la sofferenza diventa un ostacolo da superare per mondare dai peccati, propri o altrui.

Se Dio non vuole la sofferenza innocente, allora la stessa si verifica a dispetto (o con il permesso) divino (ma non approfondisco qui le varie ipotesi).

L’analisi storica delle varie risposte alla domanda iniziale occupa gran parte del saggio, fino a pag. 141 (su 209 pagine totali).

Quando poi Mancuso arriva alla sua conclusione, a mio modesto parere, non convince del tutto.

Prima ricorre al concetto di Contraddizione, che é un elemento essenziale della natura e della religione cristiana: pensate a una cellula che deve morire per permettere la sopravvivenza dell’organismo (apoptosi), o a una stella che deve esplodere per espandere nell’universo gli elementi chimici che renderanno possibile la vita, o a Gesù che era Dio e uomo, e che muore per far vivere… (e già qua, mi si chiede di tornare ai dogmi, dunque si abbandona il ragionamento logico seguito fino a poche pagine prima).

la legge che governa lo svolgersi della vita sulla terra è basata sulla morte

Poi considera l’handicap come la notte dello spirito, un passaggio necessario per far tabula rasa di nozioni e false credenze prima di arrivare alla vera conoscenza/illuminazione.

E infine si aggrappa alla Libertà, sommo concetto che, sembra, il nostro Dio ha tenuto in massima considerazione: il Dio cristiano sarebbe un dio impersonale che al momento della creazione ha dato delle informazioni top-down ma che poi si è ritirato per lasciar lavorare l’uomo e la natura in completa libertà.

L’unica condizione è che Dio, per far nascere la libertà della natura, rinunci a manifestarsi come persona, ma si manifesti solo come deitas, come principio divino impersonale, che agisce solo immettendo informazione top-down.

Sbaglio o questa frase si sconfessa da sé? Se Dio è impersonale, se non ha individualità, allora come fa a “rinunciare” a manifestarsi come persona? La rinuncia è una decisione che presume una persona che prende atto di varie opzioni tra cui scegliere. Dunque la persona c’era prima, e poi è scomparsa perché ha deciso di fare così?

Forse non ho una formazione sufficiente per capire certi passaggi.

Riassumendo: la natura tende alla Vita in un processo di prove ed errori.

Ma allora, perché continuiamo a parlare di Dio e a tenere in piedi istituzioni enormi come le gerarchie ecclesiastiche?

Continua a sfuggirmi qualcosa.

1 Comment

Filed under book, Libri & C., Saggi, Scrittori italiani

Cina: AIDS, SARS e influenza aviaria

IMG_20200218_180547[1]

 

Per capire il presente bisogna conoscere il passato; recente, se possibile.

HIV/AIDS

Alla fine degli anni Settanta, la Cina si comportò come se l’AIDS non la riguardasse, come se fosse una malattia di cui non fosse necessario preoccuparsi. Il problema AIDS in Cina è esploso negli anni Novanta. Perché?

Nella provincia dell’Henan, milioni di contadini poveri vendevano il proprio sangue per raggranellare qualche soldo. Siccome l’AIDS in Cina non “esisteva”, non esisteva neanche nessun tipo di profilassi (ad esempio, i tubicini delle trasfusioni non erano monouso).

Anche l’AIDS cinese ha avuto il suo eroe: donna, in questo caso. La dottoressa Gao Yaojie curava i malati di tasca sua, e si occupava pure degli orfani. Insignita di un paio di premi internazionali, Pechino le ha impedito di uscire dal paese per andare a ritirarli. Anzi: l’ha messa agli arresti domiciliari perché i dati sanitari erano (sono?) segreto di stato.

SARS

I primi casi di SARS si sono registrati in Cina a novembre del 2002, ma il governo ne ha informato l’OMS solo a febbraio del 2003.

L’eroe, a quel tempo, divenne il dottor Jiang Yanyong: anche lui fu insignito di un premio internazionale (il Ramon Magsaysay), ma Pechino gli impedì di lasciare il paese per andare a ritirarlo.

INFLUENZA AVIARIA (H5N1)

Vedi sopra.

Pechino considera le informazioni sanitarie come segreti di Stato. Ancora nel 2008 fece chiudere un paio di siti web che diffondevano dati sull’AIDS e l’epatite.

L’atteggiamento di Pechino, nel caso del Corona Virus, oggi, sembra più aperto, anche perché la tecnologia rende difficile molte forme di copertura.

Uno dei nemici dell’informazione, oggi, è il complottismo, e di questo, vi assicuro che non possiamo dare la colpa al governo cinese.

Proprio stamattina, una signora mi ha detto che il corona virus lo ha fatto Trump per supportare meglio la politica dei dazi.

Capito?

Signori, vi prego: sottraete a Trump il suo Piccolo Chimico.

2 Comments

Filed under book, Libri, Libri & C., Saggi, Scrittori cinesi

Gli avvocati in Cina

IMG_20200216_111449[1]

Nel 2007 in Cina, il parlamento ha emendato una vecchia legge sul sistema giudiziario, garantendo agli avvocati diritti che in altri paesi erano dati per scontati già da tempo.

Secondo questo emendamento, gli avvocati della difesa ora possono incontrare i loro clienti dopo l’interrogatorio della polizia senza chiedere permesso e le conversazioni con i clienti non devono più essere sorvegliate.

Fino a giugno del 2008, infatti, prima che l’emendamento entrasse in vigore, gli avvocati dovevano richiedere il permesso alla polizia per incontrare i clienti: permesso che non sempre veniva concesso.

Tenete conto che in Cina non esiste la presunzione di innocenza, dunque un avvocato ha le sue difficoltà, per usare un eufemismo…

Senza contare, poi, l’ostacolo del SEGRETO DI STATO.

La definizione cinese di Segreto di Stato è così elastica che può comprendere qualsiasi argomento: il numero dei drogati, dei malati di Aids, i dati sulla pena di morte, sulla disoccupazione, la frequenza delle manifestazioni, l’intenzione di un politico di dimettersi…

Spesso, poi, il segreto di stato è sfruttato da funzionari di ogni ordine e grado per nascondere le proprie mancanze o i propri errori.

Sebbene oggi gli avvocati cinesi godano dell’immunità per le affermazioni esternate davanti a una corte, è ancora vietato, per loro, esprimere opinioni che “minaccino la sicurezza statale, diffamino qualcuno o disturbino in aula” (trad. mia).

Considerate che nel 2006, due anni prima dell’entrata in vigore dell’emendamento, l’Associazione Cinese dell’avvocatura aveva emesso una linea guida, secondo la quale gli avvocati dovevano fornire informazioni confidenziali alle autorità se ne erano venuti a conoscenza durante i colloqui coi loro clienti.

Cosa quanto mai… “disturbante”, considerando che spesso le cause erano intraprese proprio contro le stesse autorità…

Non solo: per le class actions (cause in cui erano coinvolti più querelanti) l’Associazione invitava gli avvocati a richiedere “supervisione e guida” presso gli uffici amministrativi giudiziali.

Gli uffici giudiziali sono parte dei governi locali perciò consultarli significava in effetti consultare gli stessi governi locali che i contadini accusavano di confisca delle terre con compensazioni basse o inesistenti (trad. mia).

Il libro “Cina – la verità sui suoi record sui diritti umani” di Frank Ching non l’ho trovato in italiano. E’ uscito in inglese nel 2008, dodici anni fa.

E’ possibile che in questo periodo sia cambiato ancora qualcosa, ma di sicuro rende l’idea del clima.

Non ci meravigliamo dunque dell’ostruzionismo a cui è stato sottoposto il medico cinese che aveva scoperto il Corona virus.

Prima però di giudicare il governo cinese e di fare di tutta l’erba un fascio, pensiamo a cosa sarebbe successo se la stessa cosa fosse successa in Italia: saremmo stati capaci di intraprendere le misure drastiche che ha intrapreso il governo cinese? Gli italiani si sarebbero adattati così ubbidientemente alle direttive sanitarie? O più semplicemente: avremmo anche solo preso in considerazione l’idea di far chiudere le aziende per qualche giorno?

Io ne dubito.

Se dunque la Cina si rende ancora colpevole di certe pratiche poco umanitarie, smettiamola di sentirci tanto superiori, che anche noi abbiamo i nostri problemini.

2 Comments

Filed under automiglioramento, book, Libri & C., Saggi, Scrittori cinesi