“Figli della furia”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

Alloggiavo in un luminoso appartamento con tre stanze nella Kaiserstraße, quartiere di Schwabing. Hub, Ev e la piccola Anna abitavano poco lontano da lì. Anna la incontravo appena potevo. Le davo lezioni di disegno così come in passato mio padre m’aveva impartito lezioni di disegno (sempre col succo di mela nei pressi, una cosa sacra). Tratteggio, rilevazione della forma, prospettiva, luci, ombre, costruzione del disegno e un sacco di cavalli. Cavalli di fronte, cavalli da dietro, cavalli con cavalieri in groppa, cavalli che ridono («I cavalli non ridono, tesoro»), quindi cavalli felici, cavalli meno felici – li si riconosceva dalla lingua penzoloni –, cavalli fermi, cavalli al galoppo, cavalli al trotto mai perché il trotto è brutto, cavalli grandi, cavalli piccoli mai, perché i pony sono una roba da fifoni a parte quelli islandesi, che sono carucci. Nella Kaiserstraße avevo allestito un piccolo atelier e là mostravo…

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