The imitation game (film)

Conoscevo superficialmente Alan Turing come l’inventore del primo computer, ma non conoscevo le circostanze in cui ne aveva studiato i fondamenti.

Anni Quaranta. La seconda guerra mondiale si sta mettendo male per gli alleati; gli inglesi assoldano una squadra di criptografi e matematici per cercare di decifrare il codice Enigma, utilizzato dagli inglesi per trasmettere i messaggi bellici.

Alan Turing si rivela subito una persona difficile: non solo perché non ha il minimo senso dell’umorismo, ma anche e soprattutto perché è caustico e si dedica al lavoro senza preoccuparsi se i suoi colleghi sono esseri umani o macchine da sfruttare per raggiungere lo scopo.

In realtà, Turing è solo chiuso ed estremamente timido.

La sua genialità non gli è di nessun aiuto quando ha bisogno di trovare amicizie, e soprattutto, è omosessuale, cosa che in Inghilterra in quegli anni era ancora considerata reato.

Come tutti sanno, Turing riuscì a inventare la sua “macchina pensante” (anche se si tratta di un pensiero diverso da quello umano) e a decifrare il codice Enigma.

Il dramma però è che non poterono diffondere la notizia: non si poteva far capire ai tedeschi che gli inglesi conoscevano il codice, perché i tedeschi si sarebbero subito adeguati cambiando i parametri o inventando un altro codice. Ne è derivato che gli inglesi hanno sfruttato Enigma solo per le battaglie più decisive, arrogandosi il diritto di scegliere chi far vivere e chi far morire, per così dire.

E a Turing cos’è successo?

Gli era stato ordinato di distruggere tutte le carte e i materiali che riguardavano la sua macchina, ma lui negli anni Cinquanta se la ricostruì in casa. Nessuno ne sapeva nulla e nessuno ne avrebbe saputo nulla se non fosse stato per un evento collaterale.

Un omosessuale che si prostituiva e che era stato anche con Turing, fece un tentativo di furto a casa sua. Non rubò nulla ma l’evento attirò l’attenzione delle forze dell’ordine che scoprirono le tendenze sessuali del matematico.

Gli fu data la scelta: o terapia ormonale (=castrazione chimica) o due anni di prigione.

Turing non poteva permettersi di restare lontano dalla sua macchina (che aveva chiamato Christopher, in memoria del primo ragazzo di cui si era innamorato), così optò per la castrazione chimica che ne compromise anche le capacità intellettuali.

Alla fine si suicidò a 41 anni.

Nel 2013 la Regina Elisabetta II gli concesse l’amnistia postuma per i grandi servizi offerti al paese (grazie al c…o).

Mi piacerebbe scoprire cosa ne penserebbero gli omofobi se sapessero che il computer (e dunque tutta la nostra attuale società) sono così debitori nei confronti di un matematico omosessuale…

Nel film, l’ex moglie di Turing, che gli era rimasta affezionata, gli dice una cosa che mi ha fatto pensare: gli dice che se lui fosse stato “normale” non avrebbe potuto fare quello che aveva fatto.

E sapete perché? Perché, come dice la parola, si è “normali” solo quando si seguono le “norme”. Le norme le impongono gli altri, e non si può creare qualcosa di nuovo seguendo le norme, perché le norme hanno lo scopo di uniformare, di rendere prevedibili. Il genio non può uniformarsi, sennò non è genio.

2 Comments

Filed under Libri & C.

2 responses to “The imitation game (film)

  1. Bellissimo film, e lui è straordinario!

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