Quando eravamo orfani (Ishiguro Kazuo)

Christopher Banks è un detective privato nella Londra degli anni Trenta. Diventa famoso per l’intelligenza con cui tratta i suoi casi, ma rischia di fallire proprio nel caso che lo riguarda più da vicino: la ricerca dei suoi genitori, che sono scomparsi quando vivevano a Shanghai, nella zona internazionale della città.

Banks ci racconta i suoi ricordi: la madre era una ferma sostenitrice della lotta contro il contrabbando di oppio, mentre il padre lavorava per una compagnia che su quel commercio basava i propri profitti. I ricordi di Banks sono frammentari; ad esempio gli viene in mente un amico di famiglia che sosteneva la madre nella sua lotta, ma anche un signore della guerra che un giorno, una volta sola, andò a casa loro e si ritrovò a litigare con sua madre per un motivo sconosciuto.

Il padre scompare in circostanze misteriose: va al lavoro e non si vede più. La madre scompare poco più tardi, mentre Banks era fuori con l’amico di famiglia.

Gli anni passano ed a un certo punto l’investigatore decide di tornare a Shanghai ad cercare indizi. E’ convinto che i suoi genitori siano ancora vivi. A casa lascia Jennifer, un’orfana che ha aveva adottato, e se ne va pieno di sensi di colpa ma guidato da una missione a cui non può sottrarsi.

Non poteva scegliere un periodo peggiore per andare a Shanghai: i giapponesi hanno invaso la città e sebbene la zona internazionale sembri restare risparmiata dai bombardamenti, Banks deve inoltrarsi oltre le linee nemiche. Sembra infatti che i suoi genitori siano detenuti in una casa.

Questa è la parte del libro più assurda, ma, come ci si aspetta da un grande com’è Ishiguro, è un’assurdità voluta. Banks si inoltra tra buche, macerie, feriti, moribondi, solo allo scopo di trovare i suoi genitori, certissimo che sono là, senza mai porsi il dubbio che non possa essere così dopo tutti quegli anni.

In mezzo al macello, trova perfino Akira, il suo vecchio amico d’infanzia giapponese, ferito, a rischio di esecuzione sia da parte dei cinesi che dei suoi compatrioti: Akira lo avvisa che dopo due decenni è poco probabile trovare ancora qualcuno legato alla sedia con la benda sugli occhi, ma Banks sorvola sulle sue parole, è quasi come se lui non dicesse nulla.

Inutile aggiungere che nella casa non trova nulla…

Peggio: per andare in cerca dei genitori, ha perso la donna con cui in quelle ore doveva scappare a Taiwan.

La narrazione riprende molti anni dopo, quando Bank riesce a mettersi in contatto con il vecchio amico di famiglia, che ha avuto un ruolo particolare, non solo nella storia della famiglia, ma anche nella guerra tra comunisti e seguaci di Chiang Kai Shek. Scoprirà così cosa è successo ai suoi genitori, e non ve lo dico per non rovinarvi la sorpresa.

Bello?

Sì, decisamente da leggere.

La scrittura è lineare ma profonda, le descrizioni essenziali ma necessarie, e tutto il romanzo è pervaso da questo senso della missione che, quando viene meno alla fine, rivela un vuoto difficile da colmare.

Insomma, Banks ha trascorso la sua vita con lo scopo di sconfiggere il male in tutte le sue forme, di lasciare un’impronta nel mondo, e alla fine, quando lo scopo si rivela fallace, si ritrova a passeggiare per Londra senza una destinazione chiara verso cui dirigersi.

E’ un libro che parla a tutti noi, anche a quelli che non si accorgono che nella vita uno scopo serve, che non ci si può limitare a organizzare spritz e cene, arredare la casa e tagliare l’erba in giardino. Certo, la fine ti lascia un po’ di amaro in bocca. Cosa è rimasto a Banks di tutti i suoi grandi ideali di rinnovamento morale del mondo? Gli viene il dubbio che forse avrebbe dovuto restare a casa con la bambina…

Bello.

1 Comment

Filed under Libri & C.

One response to “Quando eravamo orfani (Ishiguro Kazuo)

  1. Anch’io ho recensito un libro ambientato in Estremo Oriente nel mio ultimo post… spero che ti piaccia! 🙂

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