La forza del carattere (James Hillman)

Quando ho iniziato a leggerlo non mi era chiaro di cosa parlasse. Credevo, nella mia ignoranza, che fosse una specie di manuale di autoaiuto per rinforzare gli aspetti positivi della propria personalità.

Non potevo essere più lontana dalla realtà.

Si tratta di un saggio che parla dell’uomo che invecchia cercando di analizzare il processo da un punto di vista diverso.

Non bisogna palare del “vecchio” paragonandolo al nuovo, al fresco, al giovane, altrimenti nel confronto il primo uscirà necessariamente sconfitto. Bisogna cambiare il paradigma e analizzare la vecchiaia nei suoi componenti presi singolarmente: così facendo ci si accorge che non è un processo da odiare, ma una realtà che ha degli scopi precisi: necessaria.

Necessaria per cosa?

Per rafforzare il carattere.

Per sottrarti al maleficio che il nuovo getta sul vecchio, immergiti più che puoi in tutto ciò che è vecchio: vecchie idee, vecchie significati, vecchie facce, vecchi oggetti.

Il mondo stesso è vecchio: lo dice l’etimologia del sostantivo (in inglese): potremmo mai capire qualcosa di vecchio essendo giovani?

Nostro compito quotidiano non è tanto quello di curare lo sviluppo del carattere nei giovani, per importante che ciò sia, quanto quello di disvelare il nostro.

E’ il nostro carattere che ha guidato e continua a guidare la nostra vita: per questo bisogna conoscerlo.

Nel tentativo di durare noi cerchiamo di estendere la vita. Ma altrettanto importante è estendere la comprensione della vita.

Siamo traviate da certe teorie biologiche secondo le quali lo scopo della vita è tramandare i nostri geni: se ne deduce che una volta terminata l’età fertile, un uomo o una donna sono inutili per la propria specie.

Ma se fosse davvero così, perché continuiamo a vivere così a lungo dopo essere diventati sterili? Perché, come succede con certe specie di animali, semplicemente non moriamo una volta espletato il compito della riproduzione?

Hillman analizza tutte le possibili risposte a questa domanda e cerca anche di spiegare psicologicamente i classici “acciacchi” della vecchiaia.

In certe parti è davvero illuminante.

Devono leggerlo soprattutto le persone (e sono tante) che hanno paura di invecchiare, ma anche tutti i giovani che si ritengono superiori o dotati di qualche potere speciale nei confronti delle persone più anziane.

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