Leggere libri in lingue straniere? @lingosteve

Il mio primo libro in tedesco l’ho letto ai tempi dell’università: avevo trovato sul treno “Dieser Hunger nach Leben” (Fame di vita), forse abbandonato di proposito. Sull’ultima pagina, il precedente proprietario (o proprietaria?) aveva scritto una lista di lingue, tre o quattro, e accanto ad ognuna di esse c’era un visto, come per dire: “Inglese: fatto. Francese: fatto. Tedesco: fatto.”

Mi son subito detta: “E io?”

Così mi son data da fare. Sì, avevo studiato tedesco alle superiori e all’università, ma leggere un libro dalla prima all’ultima pagina… vi assicuro che è stata un’impresa molto faticosa e le pagine erano tutte bagnate del mio sudore. Però alla fine: che soddisfazione!

Poi ho iniziato a lavorare in un ufficio vendite estero; l’aggiornamento delle lingue era necessario (io sono laureata in scienze politiche, non in lingue), e mi son detta: perché non approfittarne per fare quello che mi piace di più, e cioè, leggere??

I primi capitoli sono sempre i più difficili, ma poi si prende velocità.

A maggio ho iniziato a studiare spagnolo. Non solo per lavoro. Anzi, forse il lavoro qui c’entra poco. Qui c’entrano di più i sogni: un giorno, vorrei andare ad abitare in Costa Rica. Possibilmente prima della pensione.

Lo spagnolo è solo apparentemente simile all’italiano: ci sono tantissimi false friends e tanti altri vocaboli che non hanno alcuna assonanza con la mia lingua e, avendo iniziato due mesi fa a studiarlo, sto facendo fatica a leggere le leggende del Popol Vuh (Messico).

Sto applicando però una tecnica diversa da quella che ho sempre utilizzato a scuola e nei corsi di lingua. Mi sono documentata e sembra che il modo migliore per imparare sia quello scoperto da Stephen Krashen (in realtà ci sono stati altri linguisti che hanno affrontato l’argomento prima di lui, non ultimo, Chomsky).

Krashen sostiene che la seconda lingua si impara meglio se sussistono i seguenti presupposti:

a) lo studente si espone a un afflusso massiccio di input comprensibili: cioè, se ascolta molto e legge molto nella lingua bersaglio. I testi devono essere comprensibili attorno all’80%, cioè ci deve essere una piccola percentuale di strutture e vocaboli ancora sconosciuti, ma il cui significato può essere dedotto dal contesto (e dalla voglia, o dalla necessità, di capire)

b) lo studio avviene in maniera rilassata: cioè se non c’è l’ansia per il voto e se non c’è paura di essere continuamente interrotti da correzioni.

Durante i mesi di esposizione massiccia agli imput, lo studente non parla. O non è necessario che lo faccia. Si trova nel silent period: il periodo in cui il cervello sta assorbendo informazioni e si sta abituando alla nuova lingua.

Il periodo silenzioso non ha una durata prefissata, dipende da molti fattori: vicinanza della lingua straniera alla materna, tempo dedicato allo studio, stato emotivo dello studente, ecc… Però, una volta assorbiti input in quantità sufficiente e per un periodo di qualche mese, se si è esposti alla lingua target, si riesce a esprimersi con fluidità nel giro di due o tre giorni.

Sembra magia, ma ho visto che ci sono molti poliglotti (es. il canadese Steve Kaufmann, l’italiano Luca Lampariello e molti altri) che adottano questa tecnica, magari con poche varianti.

E la grammatica? La assorbi insieme ai fondamenti della lingua durante il periodo silente. Se poi vuoi, la puoi approfondire: come fanno i bambini, che non parlano subito, e, quando iniziano a studiare grammatica alle elementari, sanno già parlare.

Che affascinante!

Sto provando a seguire questa strada per imparare lo spagnolo: scarico podcast in lingua e li ascolto, almeno mezz’ora al giorno, mentre cucino o faccio pulizie. Sto adottando solo una piccola variante per la lingua scritta: copio brani in lingua in cui compaiano parole nuove. Questo mi permette di esercitare anche la scrittura.

Se la teoria è giusta, tra tre mesi dovrei riuscire ad esprimermi con fluidità.
Quizas…

13 Comments

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13 responses to “Leggere libri in lingue straniere? @lingosteve

  1. annaecamilla

    Grazie per i suggerimenti, io sarò un caso da studiare sto da quasi due anni in Inghilterra e il mio inglese fa sempre più schifo!!! ma mi farò analizzare…

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  2. Luca

    In the mouth of the wolf! (maccherini inglisc, iè… ) 😉

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  3. Luca

    A parte gli scherzi, per quanto ne possa sapere, mi sembra proprio che il tuo modo per apprendere sia giusto. 😉

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  4. Luca

    * volevo scrivere maccheronic…

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  5. Bene, è davvero interessante il tuo articolo! Parlare di lingue e libri, che c’è di meglio? Io ho provato a leggere libri in altre lingue, chiaramente è stato più facile a scuola! Col tempo l’approccio allo studio cambia e ne risente! Poi preferisco di gran lunga, leggere in inglese, lo spagnolo proprio per quanto ho detto sopra, non so più masticarlo!

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  6. Un bel post per una domanda sempre attuale! Avendo la possibilità credo sia una buona idea leggere libri in lingua originale e sarebbe bello parlare molte lingue! 🙂 A questo proposito le teorie di S. Krashen sono molto interessanti e anche il successivo sviluppo del metodo umanistico-affettivo, che usa l’arte e l’esperienza personale per agevolare l’apprendimento di una seconda lingua. Credo che in questi casi la riuscita dipenda dalla disposizione dello studente ad aprirsi e intraprendere un percorso alternativo.

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  7. Interessante. Visto che sono un po’ allergica alla sterile grammatica, sto provando a fare lo stesso con il francese: podcast + lettura di articoli + una versione facilitata de I miserabili 🙂

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