Padre e figlio, Giuseppe Fraschetti @Alettieditore

Ecco l’ennesima prova che saper scrivere non significa “saper scrivere un romanzo”.

Ripetizioni di concetti, dialoghi inverosimili, troppi avverbi in “-mente”, mancanza di dettagli visualizzanti…

Ma se non faccio un esempio concreto, non rendo l’idea.

Chiara, operatrice umanitaria in un paese arabo, è stata rapita e rilasciata. Si trova, dopo questa destabilizzante esperienza, davanti alla madre. Ecco il dialogo tra le due.

“Mamma, ti devo dire una cosa….”

“Di che si tratta? dimmi, non mi tenere in ansia”

“Sono incinta…”

“Cosa ? ma se hai detto a tutti che sei stata trattata bene e con il massimo rispetto? sicuramente è stato uno di loro… non è così?”

“E’ vero che mi hanno trattata col massimo rispetto… ma è stato uno di loro… è stata una cosa quasi accidentale… si era molto innamorato di me…”

“Perché non lo hai detto alle autorità che ti hanno interrogato?”

“Non voglio che si sappia… sono fatti miei personali; e poi, se lo avessi detto, l’opinione pubblica ne avrebbe tratto un’immagine falsa di quello che è stato il trattamento che mi è stato riservato, nel complesso buono e rispettoso; si è trattato di un vero e proprio incidente, non voluto da nessuno, forse nemmeno da lui…”

“Lui chi?”

“Mamma, ma di chi pensi che sia parlando, ovviamente di chi mi ha messo incinta…”

“Già, quel mascalzone… ma mi pare quasi che tu lo voglia giustificare..”

“E’ vero, è proprio così: lui ha fatto questo in preda ad un impulso che non è riuscito a fermare…”

“E’ sempre così…”

“No, mamma, non è vero: normalmente lo stupro è premeditato, calcolato a freddo ed eseguito proprio con l’intenzione di arrecare oltraggio oltre a tutto il resto; in questo caso è un vero e proprio delitto; ma non fu così nel mio caso: lui non aveva intenzione di oltraggiarmi; di questo sono assolutamente certa….”

L’ho riscritto riportando esattamente la punteggiatura, lasciando stare le virgolette finali che si aprono invece di chiudersi, perché il mio computer si rifiuta di farle. L’ho riscritto anche con lo spazio tra la parola e il punto esclamativo che la segue (“Cosa ?”). L’ho riscritto senza il punto alla fine dei dialoghi. L’ho riscritto con i quattro puntini di sospensione invece dei tre, canonici.

Ma anche limitandosi a tre puntini di sospensione, perché metterne così tanti? Il signor ingegner Fraschetti non ha mai visto quanti pochi puntini di sospensione ci sono nei romanzi in circolazione (se si escludono certe opere sperimentali)?

E ora arriviamo ai dettagli del contenuto.

a) “Se lo avessi detto, l’opinione pubblica ne avrebbe tratto un’immagine falsa di quello che è stato il trattamento”. Quel ne è superfluo. Errore di prima media.

b) “(…) trattamento che mi è stato riservato, nel complesso buono e rispettoso”. Una frase incidentale del genere, nella foga di un discorso su un presunto stupro non è per nulla verosimile.

c) La madre che chiede “lui chi?”. Ma di cosa stiamo parlando? Cos’è questa madre, malata di alzheimer o una che, mentre la figlia le parla della gravidanza inaspettata, si è distratta un attimo mescolando il minestrone?

d) “(…) un impulso che non è riuscito a fermare”. A me questa frase non mi suona come descrizione verosimile di quello che è accaduto. Non so dire esattamente perché, ma mi suona falso.

e) Chiara sta raccontando cosa è successo e si mette a descrivere, in generale, come avviene uno stupro (“normalmente lo stupro è premeditato, calcolato a freddo ed eseguito proprio con l’intenzione di arrecare oltraggio…”). Ci mancava solo che aprisse il dizionario e leggesse il lemma.

f) Quando spiega quali sono le ragioni generali per cui viene effettuato lo stupro (a proposito, sono troppo generali, banali, quasi, non mi sembra una descrizione degna di essere ricompresa in un romanzo che vuol definirsi tale), ad un certo punto dice che è per arrecare oltraggio “oltre a tutto il resto”. Cosa vuol dire questa frase? Banale, opaca, vuota, superflua: o spieghi, o la cancelli.

Mi fermo qui perché sennò divento noiosa come questa scena. Non dico nulla in merito alla mancanza di plasticità della scena (perché non descrive le persone mentre parlano?), che ci impedisce di vedere davvero quello che stiamo leggendo.

E ho riportato un estratto che è poco meno di una pagina. Non vi dico il resto.

Qui la colpa della sciatteria va divisa a metà tra il sig. ing. Fraschetti, che manca di un minimo di senso critico, e la casa editrice Aletti, che non ha colto questi ed altri dettagli che io, da semplice lettrice (e non professionista di editoria) ho colto.

Ma… oh, cosa vedo… la Aletti è una casa editrice a pagamento?

Ops…

 

  • “Se lo avessi deto, l’opinione pubblica ne avrebbe tratto un’immagine falsa di quello che è stato i

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