Giochi tardivi – Luis Landero @feltrinellied

Lo sospendo a p. 106 (su 383) perché la mia rassegna di autori spagnoli era finalizzata alle prossime vacanze in spagna, e qui non si trova nulla di spagnolo, tranne l’autore. Per di più, non ho trovato niente in italiano in internet che mi permettesse di farmi un’idea al di là della quarta di copertina.

Chiariamo subito: l’autore è molto bravo a scrivere, usa delle immagini che ti fanno capire come se ne intenda di scrittura e natura umana. Tuttavia, la storia in sé scivola su un versante ironico/grottesco, e io con questo genere ho dei problemi. Peccato, perché il tema era carino…

C’è questo Gregorio Olìas di cui conosciamo subito l’infanzia, derelitta ma piena di fantasia; e vediamo che il protagonista si porta dietro la sua fantasia nella vita quotidiana, immaginando grandi avventure e sognando di diventare qualcuno di importante, ma senza mai applicarsi per diventarlo davvero.

Non so voi, ma io in uno così mi immedesimo: anche io faccio la segretaria e sogno di viaggiare per il mondo in luoghi esotici, ma non faccio nulla per cambiare (dovrei liberarmi prima di un marito e di un figlio un poco più stanziali…). Gregorio è stato spinto su questa china dallo zio:

Gli diceva che il sapere non occupa post, che ciò che fa un uomo lo può fare anche un altro, che la costanza è la madre di tutte le virtù e che non si coricasse mai senza aver imparato qualcosa di nuovo.

Insomma, aveva uno zio che era un antesignano Tony Robbyns. Solo che in realtà i personaggi qui sanno cosa è impossibile e cosa no, in un barcamenarsi tra illusione e realtà che si rivela in qualche frase qua e là:

C’è chi si dispera perché non piove o per un dolore alla gamba  perché la volpe gli ha mangiato un tacchino. I poveri si disperano perché sono poveri e i ricchi perché non sono più ricchi. E allora, non è meglio disperarsi per l’impossibile?

Sono in sintonia con questi concetti, ma poi la storia cade nel grottesco quando Gregorio parla con la moglie, una più inetta e insulsa di lui, una che non sa neanche cosa vuole (dice sempre “non so”), o con il rappresentante della sua ditta, che si lamenta di continuo:  non capisco dove vuole arrivare…

Una cosa ho notato, però: che la parola “abitudine” ritorna molto spesso. Sogni e abitudini. Ahi ahi…

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Filed under book, Libri & C., scrittori spagnoli

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