La donna da mangiare – Margaret Atwood

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Scrittrice canadese, non conosciutissima qui in Italia.

Questo è il suo primo romanzo, scritto quando aveva 24 anni. Ha subito avuto successo oltreoceano perché  uscito al momento giusto, alla fine degli anni Sessanta, quando imperversava il femminismo.

E infatti di donne si parla. Anzi, una donna parla di se stessa in prima persona (e poi in terza, e poi di nuovo in prima persona). Non succede gran ché, si gioca tutto sul piano psicologico: la protagonista riceve una proposta di matrimonio da Peter, il fidanzato storico e perfetto e, non si capisce bene come, le passa la voglia di mangiare. Ma questo cambiamento nelle sue voglie mangerecce cade quasi in secondo piano, di fronte ai suoi attacchi di panico e in concomitanza con l’incontro con Duncan, un tipo… che io ho trovato subito antipatico.

Duncan passa la vita fingendo di studiare, ma in realtà non si fa toccare da nulla. Neanche dal rapporto con Marian; e se ci finisce a letto, alla fine lo fa solo perché lei se lo aspettava. Ma tipi così, che non vanno da nessuna parte, atoni e apatici, perché non li sopprimono alla nascita? Sono più dannosi dei Cattivi.

Marian alla fine guarisce, e riesce a mangiare. Succede quando prende coscienza. Non ho capito bene di cosa… Ma ho l’impressione che fosse proprio questo il tema del romanzo: la presa di coscienza. Femminile, ovviamente.

Al di là della storia un po’ noiosa (eleggendo i blog stranieri vedo che non sono l’unica a pensarla così), quel che conta è proprio l’accento sulla presa di coscienza femminile. Finché Marian non si rende conto che sta per assumere un ruolo conformista, che sta per diventare conformista, che sta per adeguarsi alle aspettative dell’uomo e della società, non guarisce. Quella specie di anoressia è la malattia che la fa guarire. La guarigione passa attraverso il corpo.

Dovrò leggere altri libri della Atwood per decidere se mi piace.

 

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