(…) in molte donne di tutte le età è spesso profondamente radicata l’idea che, per dare senso all’esistenza e trovare quell’appagamento che incautamente viene qualificato come “felicità”, si debba necessariamente investire nei rapporti con il prossimo; in modo particolare con il partner, con i famigliare e gli amici. Ogni altro investimento in progetti e interessi che non siano imperniati sulle relazioni affettive viene considerato meno importante e comunque secondario. Come se privilegiare il rapporto con se stessi – il rapporto affettivo per eccellenza, dire – cercando di realizzare nel modo più gratificante possibile le proprie aspirazioni, alimentando creatività e libertà d’espressione in diversi campi, rivelasse un approccio “egoistico” alla vita (…)
Ho scelto questo brano tra i tanti interessanti del saggio perché va un po’ in controtendenza rispetto ai vari manuali sulla c.d. felicità, che sottolineano sempre come gli ultracentenari – oltre che di una buona alimentazione, di buoni geni e di movimento fisico – godono di buoni e stabili rapporti sociali.
Il fatto è che non si possono aver buoni rapporti sociali se per tenerli si mettono a tacere le aspirazioni personali e ci si imbottisce di rimpianti. E questo vale in tutti i campi: affettivo, familiare, lavorativo, hobbistico.
Meditate donne, meditate…