Quando cadrà la pioggia tornerò – Takuji Ichikawa

Takuji ichikawa
Ho fatto un po’ di fatica a leggerlo, all’inizio. A metà ho continuato per senso del dovere. Alla fine mi ha incuriosito, ma non convinto del tutto.
Takumi perde la moglie e resta da solo col figlio Yuji. Dopo un anno dalla sua morte, lei torna. Non ha memoria di nulla, neanche di essere stata sposata e di aver avuto un figlio. Ma Takumi e il figlio la convincono a tornare a casa con loro e a comportarsi da moglie e mamma, nell’attesa che la memoria ritorni.

E qui si rivela subito l’improbabilità della storia: una che non si ricorda nulla di nulla, segue il primo che capita senza mostrare un attimo di ansia?? Niente.

L’amnesia è la scusa per raccontare come è nata la storia tra i due. Una storia come tante.
Tranne che lui, quello che dovrebbe essere l’uomo, soffre di strane fobie e attacchi di panico dall’origine sconosciuta (e che neanche alla fine del libro si risolveranno né saranno spiegati). Un uomo del genere, inetto e pauroso, non lo vorrei neanche se mi pagassero per tenerlo. Ma si può dare un’immagine del genere del giapponese medio?? Non è molto lontana da certi personaggi dei romanzi di Murakami. Se tutti i giovani giapponesi sono diventati così, non mi meraviglio del suicidio di Mishima!

Atmosfere velate, sentimenti annacquati, ridotta all’osso la gestualità (e quest’ultima può starci). Praticamente un manga (e infatti dal romanzo hanno tratto un manga, oltre che un film e una fiction). Neanche Candy Candy.

L’aspetto sovrannaturale si scioglie nella banalità.
Qualcun altro lo ha letto e ne ha ricevuto un’impressione migliore? Forse sono io prevenuta.

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