Entra nella mia vita, Clara Sànchez

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Boh, sarò io che sto diventando più selettiva, ma questo romanzo della Sanchez, a differenza di quello sulle foglie di limone (sebbene le foglie di limone non c’entrassero niente con la trama), l’ho interrotto (a pag. 139 su 446).

Fin dall’inizio ci sono delle incongruenze, dei punti poco chiari, e, soprattutto, poco verosimili.
Ad esempio: la bambina Veronica trova la foto di quella che potrebbe essere la sua sorella maggiore scomparsa, ma per sette anni non chiede nulla ai genitori per non scombussolare la famiglia (almeno credo sia questo il motivo definitivo). Cosa? Una bambina di dieci anni che non fa domande su una cosa del genere? Cos’è, autistica? Impossibile.

Poi: sua madre, da cosa deduce che la prima figlia è nata viva, e non morta come le è stato detto dai medici e dalle infermiere dopo il parto? Su che indizi si basava per arrivare una conclusione del genere e per farsi condizionare la vita in quel modo, con implicazioni che hanno influenzato la sua salute e la sua famiglia?? Non viene spiegato.
Senza parlare del fatto che nell’ultimo mese di gravidanza, il marito era coi genitori in gita a Roma… ma ti pare!? E’ credibile una cosa del genere? Ma neanche tra i maomettani…
Vogliamo nominare l’incontro di Veronica con Mateo e dell’innamoramento a prima vista? Puah…

Così ho sospeso la lettura. Certo, mi rode non sapere che ruolo ha l’amica della madre nella scomparsa della figlia… forse un giorno lo riprenderò in mano.

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